venerdì 29 gennaio 2010

bacio gay durante il Super Bowl. Wath

L'emittente televisiva statunitense CBS sta studiando la possibilità di pubblicare il video commerciale di un bacio gay, durante il Super Bowl , manifestazione sportiva considerata molto conservatora. la società è fiduciosa che il bacio gay non è una ragione per il rifiuto del video.

Guarda, è divertente.

"Pozzoromolo": storia di una trans rinchiusa in manicomio


Sabato 30 gennaio, alle 18.30, presso la sede Arcigay Roma di via Zabaglia 14, avrà luogo la presentazione di "Pozzoromolo", libro di Luigi Romolo Carrino che racconterà il suo nuovo lavoro al pubblico. Dopo il successo di “Acqua Storta”, vero e proprio caso editoriale del 2008, Carrino torna in libreria con “Pozzoromolo” un libro emozionante e poetico che racconta la storia di Gioia, transessuale rinchiusa in un ospedale psichiatrico giudiziario che fa i conti con i fantasmi del passato in un vortice di terapie e pagine di diario. Un libro affascinante e intenso quanto commovente.
A condurre l'evento lo scrittore e autore tv Matteo B. Bianchi (“Generations of love”, “Fermati tanto così”, “Esperimenti di felicità provvisoria”). Durante la presentazione sono previsti interventi musicali curati dalla cantautrice Viola Selise.
Arcigay Roma si dichiara orgogliosa di presentare questo libro che affronta una tematica complessa in un modo totalmente innovativo e con uno stile alto e attuale.




Titolo

Pozzoromolo

Autore
Luigi Romolo Carrini


Casa Editrice

Meridiano Zero


Prezzo
15 euro


Pagine

288





Fonte: Comunicato Stampa

http://www.gay.tv/articolo/2/10025/-Pozzoromolo---storia-di-una-trans-rinchiusa-in-manicomio

Primo marzo 2010, un giorno senza immigrati

Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?

Primo marzo 2010 si propone di organizzare una grande manifestazione non violenta per far capire all'opinione pubblica italiana quanto sia determinante l'apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società. Questo movimento nasce meticcio ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli. Si collega e si ispira La journée sans immigrés: 24h sans nous, il movimento che in Francia sta organizzando uno sciopero degli immigrati proprio per il 1 marzo 2010. Il colore di riferimento di Primo marzo 2010 è il giallo. Lo abbiamo scelto perché è considerato il colore del cambiamento e per la sua neutralità politica: il giallo non rimanda infatti ad alcuno schieramento in particolare.

Vi invitiamo, quindi, a usare già da oggi un braccialettino o un nastrino giallo come segno di riconoscimento. La struttura di Primo Marzo 2010 prevede un Coordinamento nazionale, formato dalle fondatrici: Stefania Ragusa, presidente e coordinamento comitati, Daimarely Quintero, portavoce, Nelly Diop, tesoriere, Cristina Seynabou Sebastiani.

Mettiamo a disposizione dell'iniziativa questo spazio su PeaceReporter perché vorremmo che foste voi a raccontarci le vostre storie. Siamo certi che niente sia più importante del conoscere storie concrete, persone reali, per capire un fenomeno complesso. Scriveteci, dunque a questo indirizzo: primomarzo2010@peacereporter.net

Il manifesto della giornata

«Primo Marzo 2010, una giornata senza di noi è un collettivo non violento che riunisce persone di ogni provenienza, genere, fede, educazione e orientamento politico.
Siamo immigrati, seconde generazioni e italiani, accomunati dal rifiuto del razzismo, dell'intolleranza e della chiusura che caratterizzano il presente italiano.
Siamo consapevoli dell'importanza dell'immigrazione (non solo dal punto di vista economico) e indignati per le campagne denigratorie e xenofobe che, in questi ultimi anni, hanno portato all'approvazione di leggi e ordinanze lontane dal dettato e dallo spirito della nostra Costituzione.
Condanniamo e rifiutiamo gli stereotipi e i linguaggi discriminatori, il razzismo di ogni tipo e, in particolare, quello istituzionale, l'utilizzo stumentale del richiamo alle radici culturali e della religione per giustificare politiche, locali e nazionali, di rifiuto ed esclusione.
Ricordiamo che il diritto a emigrare è riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e che la storia umana è sempre stata storia di migrazioni: senza di esse nessun processo di civilizzazione e costruzione delle culture avrebbe avuto luogo. La violazione di questo e di altri diritti fondamentali danneggia e offende la società nel suo complesso e non solo le singole persone colpite.
Vedere negli immigrati una massa informe di parassiti o un bacino inesauribile di forza lavoro a buon mercato rappresentano, a nostro avviso, impostazioni immorali, irrazionali e controproducenti. La parte preponderante degli immigrati presenti sul territorio italiano lavorano duramente e svolgono funzioni essenziali per la tenuta di una società complessa e articolata come la nostra. Sono parte integrante dell'Italia di oggi.
La contrapposizione tra «noi» e «loro» , «autoctoni» e «stranieri» è destinata a cadere, lasciando il posto alla consapevolezza che oggi siamo «insieme», vecchi e nuovi
cittadini impegnati a mandare avanti il Paese e a costruirne il futuro.

Vogliamo che finisca, qui e ora, la politica dei due pesi e delle due misure, nelle leggi e nell'agire delle persone.
Il nostro primo obiettivo è organizzare per il 1° marzo 2010 una grande manifestazione non violenta dal respiro europeo, non solo con la Francia che con la Journée sans immigrés, 24h sans nous ci ha ispirato, ma anche con la Spagna, la Grecia e gli altri Paesi che si stanno viavia attivando. Vogliamo stimolare insieme a loro una riflessione seria su cosa davvero accadrebbe se i milioni di immigrati che vivono e lavorano in Europa decidessero di incrociare le braccia o andare via.
Il 1° marzo faremo sentire la nostra voce in modi diversi, che saranno definiti, di concerto con i comitati territoriali, in base alla concreta praticabilità e all’efficacia.Non ci precludiamo nessuno strumento, ma agiremo sempre nel rispetto della legalità e della non violenza».

L'organizzazione di Primo marzo 2010 e' inoltre affidata a molteplici comitati locali. Il nostro logo è opera dell'artista siciliano Giuseppe Cassibba (www.giuseppecassibba.com).

Primo marzo 2010 e' presente su PeaceReporter, media partner dell'iniziativa.

E su Facebook al seguente indirizzo: http://www.facebook.com/group.php?gid=208029527639&ref=search&sid=100000518162752.1170953750..1

Il blog di Primo marzo 2010 e' invece: http://primomarzo2010.blogspot.com


fonte:http://it.peacereporter.net/articolo/19703/Primo+marzo+2010%2C+un+giorno+senza+immigrati

Lettera aperta del parroco genovese ai migranti, 'figli di questa terra'Don Farinella: riprendetevi la vostra dignità



Da questa rubrica, mi rivolgo a voi, Donne e Uomini che provenite da ogni paese del mondo, dando forma alla visione del profeta che alla fine del secolo I contemplava "una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua" (Ap 7,9). Voi siete Arabi e Asiatici, Indiani e Pakistani, Latinoamericani e Romeni, Orientali e Occidentali. Non possiamo più considerarvi "ospiti", perché i vostri figli nascono e crescono in terra d'Italia e voi a buon diritto siete cittadine e cittadini, parte integrante del popolo italiano. La grande maggioranza della città di Genova e dell'Italia lo sa e ne è consapevole. Sappiamo che voi saldate in positivo il rapporto tra nascite e morti, impedendo che la Liguria diventi sempre più una regione vecchia senza speranza. I vostri bambini salvano molte nostre scuole che la precaria intelligenza della ministra Gelmini vorrebbe chiudere. Accompagnate i nostri anziani nella fatica dell'ultimo miglio, accudite i nostri bambini nelle case, curate i malati e vi umiliate a fare i lavori che gli Italiani e le Italiane non vogliono più fare: lavori manuali pesanti come muratori, raccoglitori di frutta, contadini, operatori nelle stalle e nelle fattorie, ecc. Senza di voi, noi saremmo già morti, sì, perché una parte del vostro lavoro garantisce la pensione alle donne e agli uomini italiani nel rapporto di uno a tre. Vi dovremmo essere riconoscenti concedendovi, trascorsi cinque anni di permanenza, il diritto alla cittadinanza come diritto basilare perché collaborate e contribuite alla crescita e allo sviluppo del nostro/vostro popolo. Eppure, voi sapete che così non è perché una parte, una minoranza che per nostra disgrazia e maledizione governa la nostra nazione, ha paura di voi, della vostra pelle, della vostra religione, se ne avete una, e si oppone con veemenza al diritto dei Musulmani e delle Musulmane di avere una moschea. Farebbero lo stesso per una pagoda giapponese o un tempio buddista. Dicono di credere in Dio, invece sono pagani perché se credessero, saprebbero che la libertà religiosa e il diritto alla preghiera in un tempio/chiesa/moschea/pagoda, ecc... sono il fondamento della religione e della civiltà. Il giorno 17 gennaio 2010, il papa cattolico è andato nel tempio ebraico di Roma e ha detto parole importanti: "Mai più l'antisemitismo", che è la madre e il padre di tutte le forme di razzismo, di cui i nostri cuori sono ancora intrisi e macchiati. Quel grido significa molto anche per noi e per voi: mai più discriminazione in nome del colore, della religione, del sesso, del paese di provenienza. Sta scritto nell'articolo 3 della nostra Legge fondamentale, la Costituzione, che è il nostro orgoglio e la nostra civiltà: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». I nostri Padri scrissero quel comma per voi, per darvi il benvenuto, per dirvi che nel Terzo Millennio non esistono più confini nazionali, ma solo cittadine e cittadini del mondo. Credenti e non credenti. Tutti uguali nei diritti e nella dignità. Non considerate la Lega che è la vera extracomunitaria della storia. Poiché però alcuni fanno fatica a capire tutto ciò, è necessario che voi ci aiutiate a comprendere l'importanza della vostra presenza nella nostra città. Per questo io vi invito a partecipare in massa allo sciopero del 1 marzo 2010 per "dimostrare" al popolo di Genova e all'Italia intera quanto siete importanti. Cessate per un giorno ogni attività, ogni servizio. Lasciate gli anziani da soli, i bambini a casa, le case da pulire, i lavori deserti. Vi supplico in nome della vostra e nostra dignità di incrociare le braccia e di riposarvi un giorno. Lo pagherete economicamente, ma dimostrerete a tutti che senza di voi, l'Italia cola a picco. Un abbraccio affettuoso e riconoscente.

Don Paolo Farinella Riprendiamo e pubblichamo da La repubblica, cronaca di Genova

fonte:http://it.peacereporter.net/articolo/19935/Don+Farinella%3A+riprendetevi+la+vostra+dignit%E0


Burqa e niqab a rischio


La Francia si prepara a vietare l'uso del burqa e del niqab nei luoghi pubblici. Offende i valori nazionali francesi. Questa la conclusione a cui è giunta dopo mesi di lavoro la Commissione di studio istituita dal Parlamento e presieduta dal deputato comunista André Gerin. Sia il burqa che il niqab coprono interamente il volto della donna, rendendone impossibile il riconoscimento. I due indumenti, se la proposta venisse accettata, saranno vietati nelle scuole, negli ospedali, negli uffici statali e sui mezzi di trasporto pubblico. Anche per poter guidare, sarà necessario togliersi il velo.

Nonostante le polemiche e le discussioni, la decisione della Commissione parlamentare sembrava scontata. Proprio ieri sera il presidente Sarkozy aveva “affittato” buona parte del principale telegiornale francese per cercare di porre freno alla caduta libera che lo vede affondare nei sondaggi. Il difficile periodo economico, la disoccupazione, le promesse non mantenute, gli stipendi da capogiro dei manager pubblici e privati hanno affossato la popolarità del capo dell'Eliseo che deve riconquistare la fiducia dei propri elettori. “Non possiamo accettare nel nostro Paese – aveva detto Sarkozy nei giorni scorsi - delle donne prigioniere dietro una griglia. Non è questa l'idea che la Repubblica francese si fa della dignità della donna”. Sulla questione, però, ci sarà ancora molta da dibattere.

Il testo redatto dalla Commissione, che contiene 18 raccomandazioni di vario genere, si pronuncia a favore di una risoluzione parlamentare del valore simbolico e non giuridicamente vincolante. Una sorta di orientamento generale, un principio guida a cui far riferimento a seconda delle singole situazioni. Questo spiegherebbe anche perché gli esperti, incaricati di redigere il rapporto dal Parlamento, in caso di violazione della regola non avrebbero previsto conseguenze penali. Chi indossa il burqa o il niqab nei luoghi pubblici, potrebbe semplicemente vedersi rifiutare il servizio richiesto o costretto a fare a meno dei trasporti pubblici. Un divieto assoluto del velo integrale potrebbe mettere a repentaglio diritti fondamentali sanciti da una delle prime e più moderne costituzioni degli stati europei, come appunto è quella francese. Da sempre modello teorico, studiato e analizzato nelle aule dei principali atenei di diritto.

La Francia, da sempre nazione poco incline alla sensibilità religiosa, confermerebbe la propria laicità e il divieto potrebbe aprire un nuovo corso in Europa. Sono tanti i Paesi dell'Unione alle prese con la questione del velo. Austria, Danimarca e Olanda sembrano orientati per il divieto, così come l'Italia. E' in particolare la Lega a chiedere che alle donne islamiche non sia concesso di indossare il burqa in pubblico, in quanto ne rende impossibile l'identificazione. Germania, Inghilterra e Belgio hanno preferito non ricorrere a una legge nazionale, ma affidarsi a singole ordinanze o provvedimenti emessi dai singoli lander e comuni.


di:Benedetta Guerriero

fonte:http://it.peacereporter.net/articolo/19937/Francia.+Burqa+e+niqab+a+rischio

Tribunale del Malawi nega il rilascio su cauzione a coppia gay

L'Alta Corte del Malawi ha rifiutato oggi di rilasciare su cauzione una coppia gay dalla prigione di massima sicurezza dove è detenuta da un mese, dicendo di aver negato la richiesta per la loro stessa incolumità.
La polizia ha arrestato Steven Monjez, 26 anni, e Tiwonge Chimbalanga, 20, alla fine di dicembre per essersi uniti in un matrimonio tradizionale. Sono stati accusati di pratiche innaturali e di atti osceni in luogo pubblico.
In Malawi l'omosessualità è un reato penale.
"Lo Stato ha paura delle possibili ripercussioni sui richiedenti viste le reazioni dei membri del pubblico che seguivano il caso in tribunale", ha sentenziato il giudice Rowland Mbvundula.
Il giudice ha fatto notare che il pubblico è stato ostile nei confronti dei due sin dall'inizio del processo. Questa è la seconda volta che un tribunale nega loro la scarcerazione provvisoria.
L'arresto e le successive analisi mediche hanno destato l'attenzione di attivisti ma anche di 34 membri del Parlamento britannico che si sono uniti all'appello di Amnesty International al rilascio senza condizioni.

fonte:http://www.notiziegay.it

giovedì 28 gennaio 2010

Aurelio Mancuso: CONTRO I NOSTRI DIRITTI L'INGERENZA VATICANA SBARCA IN EUROPA


Proprio nel Giorno della Memoria si scopre che le gerarchie cattoliche cercano di portare la loro omofobia nel Consiglio d’Europa

Veniamo a scoprire proprio oggi, Giorno della Memoria in cui il movimento omosessuale commemora i suoi martiri vittime di tutti i regimi totalitari, che il nunzio apostolico vaticano a Parigi, Luigi Ventura, ha inviato una lettera ai 201 componenti del PPE membri dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, per
opporsi alla risoluzione sulle discriminazioni sessuali, prevista al voto oggi e slittata ad aprile, risoluzione che chiede, tra l'altro, la garanzia del riconoscimento legale alle coppie dello stesso sesso.

“La vergognosa ingerenza vaticana supera i confini e cerca di portare l’ignoranza dei diritti civili e l’omofobia anche in Europa” – dichiara il presidente nazionale Arcigay Aurelio Mancuso – “le gerarchie cattoliche hanno capito che l’Europa sta tracciando la direzione per la parità dei diritti e che tra poco la sola Italia non potrà più fermare il processo di liberazione e per questo tentano di allargare il cortile vaticano fino a Strasburgo.”

“Proprio oggi in cui attraverso la commemorazione di tutte le vittime dei regimi vogliamo ricordare come il pregiudizio verso le differenti identità ha prodotto e produce ancora milioni di vittime nel mondo” – conclude Mancuso – “il vaticano dà l’ennesima prova della sua responsabilità nel diffondere odio e nel infilarsi nel progresso civile di altre nazioni, responsabilità già messa in luce con la presa di posizione contro la depenalizzazione universale dell’omosessualità.”

fonte:http://www.facebook.com/?ref=home#/note.php?note_id=272443802197&id=1044506230&ref=nf

martedì 26 gennaio 2010

Il senso del Giorno della Memoria


Renzo Gattegna, Presidente Unione Comunità Ebraiche Italiane

Sessantacinque anni fa, il 27 gennaio 1945, venivano aperti i cancelli di Auschwitz. Le immagini che apparvero agli occhi dei soldati sovietici che liberarono il campo, sono impresse nella nostra memoria collettiva. Ad Auschwitz, come negli innumerevoli altri campi di concentramento e di sterminio creati dalla Germania nazista, erano stati commessi crimini di incredibile efferatezza. Tali crimini non furono commessi solo contro il popolo ebraico e gli altri popoli e categorie oppressi, ma contro tutta l’umanità, segnando una sorta di punto di non ritorno nella Storia.

L’uomo contemporaneo, con il suo grande bagaglio di conoscenze, nel cuore del continente più civile e avanzato, era caduto in un baratro. Aveva utilizzato il suo sapere per scopi criminali, tramutando quelle conquiste scientifiche e tecnologiche, di cui l’Europa era allora protagonista indiscussa, in strumenti per annichilire e distruggere intere popolazioni, primi fra tutti gli ebrei d’Europa.

Da quel trauma l’Europa e il mondo intero si risvegliarono estremamente scossi. Si domandarono come era stato possibile che la Shoah fosse avvenuta. E, soprattutto, quali comportamenti e azioni mettere in atto per scongiurare che accadesse di nuovo.

Dalla consapevolezza dei crimini di cui il nazismo si era macchiato nacque nel 1948 la Dichiarazione universale dei diritti umani, promulgata dalle Nazioni Unite allo scopo di riconoscere a livello internazionale i diritti inalienabili di tutti gli uomini in ogni nazione.

La consapevolezza di ciò che era stato Auschwitz fu tra gli elementi fondamentali per la costruzione, identitaria prima ancora che giuridica, della futura Europa unita.

Scriveva il filosofo Theodor Adorno che dopo Auschwitz sarebbe stato “impossibile scrivere poesie”, intendendo rendere l’idea di quali implicazioni radicali comportava assumersene la responsabilità, negli anni della ricostruzione e della nascita dell’Europa unita.

Era indispensabile stabilire con esattezza ciò che l’Europa non sarebbe stata. Alle radici dell’impostazione ideale dell’attuale Unione Europea c’è il rispetto per la dignità umana e il rigetto per ciò che era accaduto, sia prima che durante la guerra, a causa di idee razziste e liberticide. Auschwitz è la negazione dei principi ispiratori dell’Europa coesa, economicamente, socialmente e culturalmente avanzata che conosciamo oggi.

Il 27 gennaio 2010 il Giorno della Memoria si celebra in Italia per la decima volta. Dieci anni sono passati da quando fu chiesto all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane di partecipare all’attuazione delle iniziative, promosse dalle istituzioni dello Stato italiano e in particolare dal Ministero dell’Istruzione, che avrebbero caratterizzato lo svolgimento di questa giornata. Oggi il Giorno della Memoria è diventato un’occasione fondamentale, per le scuole, di formare tanti giovani tramite una importante attività didattica e di ricerca.

Da allora l’ebraismo italiano si è a più riprese interrogato sul modo di proporre una riflessione che non fosse svuotata dei suoi significati più profondi, riducendosi a semplice celebrazione. Al di là delle giuste, necessarie parole su Shoah e Memoria, crediamo infatti che occorra cercare di perpetuare il senso vero di questo giorno.

Molti sono stati in questi anni gli studi, gli articoli, le riflessioni, le pubblicazioni di studiosi e intellettuali che hanno tentato di definire e ridefinire costantemente il senso della Memoria.

Esiste infatti una problematica della relazione tra Storia e Memoria. La Shoah è ormai consegnata ai libri di Storia, al pari di altri avvenimenti del passato. Pochi testimoni sono rimasti a raccontarci la loro esperienza. Si potrebbe ipotizzare una Memoria cristallizzata nei libri, come un evento importante ma lontano nel tempo, da studiare al pari di qualsiasi altro capitolo di un libro scolastico, con il rischio di rendere distante il significato e la ragione vera per cui il Giorno della Memoria è stato istituito per legge.

L’umanità esige che ciò che è avvenuto non accada più, in nessun luogo e in nessun tempo. E’ di enorme importanza che le nuove e future generazioni facciano proprio questo insegnamento nel modo più vivo e partecipato possibile, stimolando il dibattito, le domande, i “perché” indispensabili per la comprensione di quei tragici eventi.

Scriveva la filosofa Hannah Arendt, che il male non ha né profondità, né una dimensione demoniaca. Può ricoprire il mondo intero e devastarlo, precisamente perché si diffonde come un fungo sulla sua superficie. E’ una sfida al pensiero, perché il pensiero vuole andare in fondo, tenta di andare alle radici delle cose, e nel momento che s’interessa al male viene frustrato, perché non c’è nulla. Questa è la banalità. Solo il Bene ha profondità, e può essere radicale.

La filosofa che forse più in profondità ha studiato le aberrazioni del nazismo, coniando quella ormai famosa espressione, “la banalità del male”, riferita a uno dei principali esecutori della Shoah, dà una definizione di tetra neutralità e ignavia a chi non pensa, a chi non riflette, a chi non ha idee proprie, a chi non dà valore e giudizio alle proprie azioni e alle loro conseguenze. La Arendt collega il “bene” direttamente al pensiero, fonte vitale di comprensione del mondo.

Favorendo noi una riflessione vivace nei ragazzi, renderemo forse il servizio migliore a questo Giorno che, per essere vissuto nel modo più autentico, necessita di un pensiero non statico, non nozionistico.

Occorre fornire alle nuove generazione gli strumenti, anche empirici, per riflettere su cosa l’umanità è stata in grado di fare, perché non accada mai più.

Questo, forse, è il senso più vero del Giorno della Memoria, ed è un bene prezioso per tutti.


Un omaggio ai milioni di uomini, donne e bambini passati per il camino dell'intolleranza e della crudeltà. Ricordare per non dimenticare e perchè non accada mai più!


fonte:http://www.ucei.it/giornodellamemoria/index2.htm

lunedì 25 gennaio 2010

"Masquerade"

Masquerade from Aziz K. on Vimeo.


"Masquerade" - animazione che di seguro emoziona qualsiasi persona. L'animazione scritta da Aziz K. dimostra quanto teniamo a dimostrare agli altri che stiamo bene, ma dietro la maschera la verità è completamente diversa.

fonte:http://www.vimeo.com/4670828#signin

giovedì 21 gennaio 2010

«Ribellione» nella famiglia McCain Moglie e figlia: «Sì ai matrimoni gay»



Entrambe protagoniste di una campagna contro il referendum che boccia l'unione tra omosessuali



WASHINGTON – Terremoto nel partito repubblicano. Cindy e Meghan McCain, la moglie e la figlia del senatore John McCain, il candidato alla Presidenza sconfitto da Barack Obama nel 2008, si stanno battendo a favore dei matrimoni gay. Entrambe si sono fatte fotografare con un enorme cerotto argenteo sulla bocca, con la scritta NOH8, «No alla Proposta 8». H8 fu il referendum tenuto dalla California, sempre nel 2008, che bocciò i matrimoni gay legittimati dalla Corte suprema dello stato. Di fronte all'inattesa presa di posizione della moglie e della figlia, che fecero la campagna elettorale con lui, John McCain è corso ai ripari. «Rispetto le loro opinioni» ha scritto in un breve comunicato «ma credo nella santità del matrimonio come unione tra l’uomo e la donna».

LE POLEMICHE - La ribellione di Cindy e Meghan alla politica ufficiale del partito sta suscitando accese polemiche. Dai sondaggi, la maggioranza degli americani è contraria ai matrimoni gay, un punto di forza per i repubblicani. Ma le due donne hanno deciso di attenersi ai propri principi. La prima a uscire allo scoperto è stata la figlia del senatore, sul proprio sito twitter, dove discute di problemi sociali. La madre la ha subito seguita, offrendosi come «poster lady» al gruppo NOH8 in California, che intende promuovere un contro referendum. «Sono orgogliosa di mia madre» ha commentato Meghan, che è una nota anti conformista. «È una donna coraggiosa. Nella mia generazione, molti sono per i matrimoni gay, ma nella sua lo sono pochi». L'intervento della moglie e della figlia nella delicata questione ha destato scandalo nel partito e potrebbe intaccare il prestigio di John McCain, che nelle ultime settimane è emerso come il critico più ascoltato del presidente Obama, e che è stato rivalutato dagli elettori nei sondaggi. Per i repubblicani, il no ai matrimoni gay è quasi un dogma. Vi si oppone persino l'ex vicepresidente Richard Cheney, che ha una figlia gay, da molti anni unita a una compagna. Non a caso, nel suo comunicato, il senatore ha osservato che al momento il Congresso deve discutere della ripresa economica, della lotta alla disoccupazione, della regolamentazione delle grandi banche prima dei matrimoni gay.

Ennio Caretto
21 gennaio 2010

fonte:http://www.corriere.it/esteri/10_gennaio_21/matrimoni-gay-caretto_16b315c2-0681-11df-a8ce-00144f02aabe.shtml

Hijras, le transessuali indiani .










Hijras è la parola Urdu che significa ermafrodita. Loro si definiscono nè uomo nè donna e in testi piuttosto antichi vengono considerati come il risultato della parità tra le forze generatrici del padre e della madre.

Nel caleidoscopico mondo indiano ogni sfumatura viene codificata, ma non per questo meno discriminata. In testi posteriori già si sancisce che, chi nasca Hijra, non possa ereditare proprietà, non possa condurre i riti e i sacrifici propri dei figli maschi e che debba essere espulso dalla comunità castale di nascita.

Oggi, a causa della loro condizione, è inoltre precluso loro l'accesso agli studi, al lavoro, al passaporto e persino ad un conto bancario. E' invece recentissima la modifica applicata dalla Commissione elettorale indiana alle liste di iscrizione che permetterà loro di votare.

I transessuali indiani trovarono la loro collocazione sociale rispecchiando alcune divinità androgine e si distinguono dai semplici omosessuali maschi, conosciuti come Zenana, donna, o Anmarad, non uomo, che mantengono la loro identità formale maschile nella società, soprattutto da quando la legislazione coloniale britannica, in via di revisione, sancì nel 1861 la punibilità dell'omosessualità con pene severe. Gli Hijras invece abbandonano la famiglia di nascita, rinunciano alla sessualità maschile, assumono nome, abbigliamento e identità femminili.

Molto raramente, ormai, viene praticata loro una castrazione rituale e totale, che li trasformava, da maschio impotente, in una nuova e potenzialmente poderosa persona. Offrendo alla loro divinità protettrice i loro genitali, confidavano di ricevere una straordinaria virilità nelle loro prossime sette esistenze, ma non sempre questa pratica era volontaria. Sono considerati sacerdotesse della dea Bauchara Mata, qualunque fosse la loro religione di provenienza. Nel Tamil Nadu, a Koovagam, si trova il tempio principale degli Hijras. Qui annualmente si svolge una celebrazione durante la quale gli Hijras di tutto il paese si riuniscono e ritualmente rappresentano il loro matrimonio con Krishna, manifestazione del dio Vishnu. Al giorno seguente ne piangono la morte.

Come Shiva, che secondo la mitologia lanciò sulla terra il suo pene amputato estendendo così il suo potere sessuale all'universo - da cui il culto del Lingam, pene, nei templi a lui dedicati - così anche gli Hijras hanno potere di apportare fertilità agli altri con la loro benedizione. Gruppi di Hijras si presentano, cantando e ballando, alle celebrazioni che si tengono per la nascita di un figlio maschio, augurando al piccolo virilità e, di conseguenza, la capacità di continuare la sua stirpe. Ricevono in cambio doni in denaro ma, spesso, questi sono elargiti proprio perchè si decidano ad allontanarsi, poichè facilmente creano imbarazzo con le loro allusioni scandalose, i gesti osceni e gli scherzi pesanti. La stessa cosa si verifica nella casa di uno sposo che si appresta a raggiungere la sua promessa per contrarre matrimonio. Gli Hijras sono considerati ad un livello sociale inferiore anche ai comuni intoccabili; tuttavia, il timore popolare di ricevere una maledizione in ambito sessuale e procreativo permette generalmente loro di sopravvivere in pace nel contesto sociale.


La comunità degli Hijras funziona come una casta: hanno proprietà comuni, case nelle quali vivono insieme creando nuove parentele fittizie. Si suddividono in sette sottocaste nazionali derivanti da altrettanti avi simbolici, con rappresentanti nazionali e regionali ed un consiglio degli anziani. Esiste inoltre una gerarchia tra discepoli e guru ed è, come di consueto, prevista l'espulsione dalla comunità in caso di disobbedienza alle regole di casta.

La memoria dell'antico ruolo di "sacerdotesse" e prostitute sacre - o di eunuchi di corte in contesto islamico - è oggi sempre più messa in ombra rispetto alla necessità di mendicare e di prostituirsi. Soltanto nelle comunità chiuse, dove viene ricostituita la cellula familiare formata dalla guru-maestra e dalle chela-discepole, o durante la loro grande festa annuale, si possono ritrovare i riflessi di uno splendore che pare ormai definitivamente perduto. La Guru svolge oggi semplicemente funzioni di protettore, alla quale le discepole devono versare i guadagni ottenuti con la prostituzione.

Attualmente molti Hijras sono politicamente attivi riguardo all'emergenza rappresentata dal diffondersi del virus HIV e nella lotta per i diritti degli omosessuali. Nel 2000 un Hijra, Asha Devi, venne eletta sindaco di una città di media grandezza, Gorakhpur, nell' Uttar Pradesh.

Battono le mani in segno di sfida, come gesto di ostilità. Quando chiedono l’elemosina o quando sono respinte, vessate o aggredite. Le palme aperte, gli occhi sgranati e la minaccia di sollevare il Sari e mostrare i genitali. O meglio ciò che dei genitali rimane. Sono le hijras, o il ‘terzo genere’ dell’India. Non si sentono né donne né uomini e occupano un posto preciso nella società: rappresentano i tre quarti della domanda complessiva della prostituzione in India.



Il regista Thomas Wartmann è disceso negli ‘inferi’ di questa realtà, in alcuni degli slam più poveri di Bombay, per raccontare le storie di questi moderni eunichi. In particolare le storie di Asha, Rambha e Laxmi. Molto diverse fra loro, oltre il trucco pesante, il sari coloratissimo e la condivisione di una stessa vita di elemosina e prostituzione. Wartmann è interessato quasi esclusivamente alle loro storie, personali e intime. Decide

quindi di lasciare da parte e mostrare solo indirettamente il ruolo sociale delle hijras, concentrandosi sui loro sogni, desideri, modi di vita. Naturalmente questo non è facile per un occidentale. Forse non sarebbe neanche stato possibile, per lui, realizzare da solo questo film. Ha deciso allora di chiedere aiuto ad Anita Khemka, una giovane fotografa indiana, conosciuta per caso in un aeroporto, anche lei interessata a comprendere e conoscere queste persone, prima ancora che a fotografarle. Anita riesce a entrare in grande sintonia con loro. Riesce a farsi accogliere nelle loro case e nella loro intimità. Ne risulta un ritratto poetico di questa complessa realtà della società indiana. Le hijras sono prevalentemente castrate, anche se non necessariamente. Lasciano le loro famiglie e vivono in comunità organizzate intorno a una rigida gerarchia, ma in un ambiente umano di grande solidarietà reciproca. I gruppi di hijras sono formati da un guru (maestro) e da alcune chelas (discepole). Tra loro si stabiliscono dei veri e propri legami di tipo familiare, si sviluppa una comunità e una solidarietà che permette di affrontare la difficile vita in società. Difficilmente, infatti, le hijras hanno la possibilità di formare una propria famiglia o perfino di trovare un lavoro. Vivono così di elemosina e di prostituzione. Questa una delle domande a cui più sono interessati Anita e Thomas, cioè perché gli uomini, nella prostituzione, cercano più le hijras che le donne. Perché da un lato le cercano e, dall’altro, le considerano esseri spregevoli e immondi. «Quando ero piccola – ricorda Anita – mia nonna mi minacciava, se non stavo buona, di lasciarmi nelle loro mani». Sbagliava inoltre Anita a considerarlo un fenomeno a lei distante, un fenomeno da osservare da lontano. In uno dei bordelli visitati, durante le riprese, la giovane fotografa incontra suo zio, un uomo sposato, ben collocato e integrato nella società… e cliente abituale. La ragione per cui gli uomini le preferiscono è abbastanza semplice, nelle parole delle intervistate. Le donne, normalmente, non sono molto cooperative nel sesso. Non partecipano, non hanno alcuna espressione. Ecco perché il rapporto anale con una hijra è più soddisfacente. Tutto ciò è credibile, in una società dove le donne non devono certo provare piacere nel sesso. Non devono essere ‘soggetti’ del sesso, ruolo riservato solo agli uomini, che altrimenti perderebbero ‘il controllo’ della situazione. La hijra diviene allora una doppia trasgressione, più eccitante e accattivante per il cliente maschio. Un’esperienza più iorderline. Si ritiene, nella società indiana, che le hijras siano dotate di certi poteri speciali e perfino magici, che siano portatrici di buona o di cattiva sorte. Ecco perché un’altra fonte di reddito, per loro, è la partecipazione a feste religiose e a cerimonie. Quando c’è un nuovo nato nel quartiere, ad esempio, si presentano in gruppo fuori della porta per festeggiarlo e le famiglie danno loro in elemosina denaro, cibo (in genere riso e zucchero), sari nuovi. Naturalmente il dono viene negoziato e, inutile dirlo, se il neonato è maschio l’offerta è ben più consistente. Fino a oggi la loro presenza nel cinema è stata marginale. Comparivano, in alcuni film bollywoodiani, come esseri spregevoli e grotteschi, a tratti mostruosi, a rappresentare tutto il rifiuto di questa società per la devianza, a cavallo in questo caso fra natura e cultura, fra omosessualità e transessualità da un lato e scelta di vita dall’altro. Bombay, di Mani Ratman, contestatissimo per la rappresentazione dei moti del dicembre 1992-gennaio 1993 nella grande città indiana, è la prima pellicola a mostrare una hijra in una nuova luce, come una persona tenera e sensibile. Oggi la situazione comincia a cambiare. Le hijras hanno formato importanti movimenti di sensibilizzazione, ad esempio sul problema dell’Aids. Molte di loro sono entrate in politica, occupando posizioni di grande importanza, nelle amministrazioni nazionali e anche in parlamento. Ma Wartmann e Khemka hanno deciso di non approfondire questi aspetti e di restare nella piccola ma non meno ricca sfera personale delle tre hijras intervistate. Nell’ultima parte del film, allora, assistiamo al rito preparatorio per la castrazione di una nuova hijra. Bahuchara Mata, la dea a cui sono devote, veglierà a che tutto si svolga nel migliore dei modi. Le offerte votive sono deposte ai piedi della sua statua, l’incenso profuma l’aria, la lama è pronta. Non c’è da preoccuparsi di problemi igienico-sanitari nelle parole dell’‘anziana’ che effettuerà l’operazione. Non fa neanche molto male, sanguina un po’ e poi smette. Tutto va sempre per il meglio. In una sorta di trance la nuova castrata si appresta alla cerimonia. È già adulta, questo influirà sulla trasformazione del suo corpo. Se l’operazione viene effettuata precocemente, raccontano, la pelle diviene liscia, cresce il seno e i lineamenti diventano di grande bellezza. Questo è più difficile se la castrazione viene fatta in età adulta. Ma per le hijras questo sembra avere un’importanza relativa. Si apprestano a entrare in una nuova vita, dai confini ambigui e dai contorni ambivalenti, fra poteri magici ed emarginazione, fra solidarietà comunitaria e miseria individuale della prostituzione. Tra le linee dei generi l’identità diventa davvero qualcosa di fluido, sfuggente e transitorio. Le hijras sono presenti anche nella cultura islamica. Si narra ad esempio della loro presenza in tutte le corti reali dell’epoca classica. Non si dovrà confondere tuttavia, come ricordano i dizionari enciclopedici, la parola indiana con quella araba, che ha la stessa traslitterazione, la hijra o ‘egira’, il cui significato è la ‘migrazione’. Proprio questo, tuttavia, non sembra estremamente lontano da ciò che le hijras indiane vogliono vivere e intendono essere. La migrazione, per loro, è davvero una dimensione costitutiva della personalità, il fondamento stesso di una nuova identità.







fonte:http://www.jgcinema.com/single.php?sl=eunuchi-india-beetween-the-lines

http://www.guidaindia.com/index.php?option=com_content&view=article&id=865:hijras-i-travestiti-indiani&catid=47:usi&Itemid=60

Memorie LGBT 2010

Ormai da diversi anni le associazioni LGBT, con in prima linea Arcigay e i suoi Comitati, sono state impegnate a recuperare dal fondo la memoria delle drammatiche sequenze di vita che le persone lesbiche e gay hanno vissuto sulla loro pelle nel periodo più buio dell'europa del novecento.

La giornata della memoria cade il 27 gennaio per ricordare la liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, e simboleggia l'inizio della fine delle sofferenze per tutti i perseguitati, ebrei in primis.

Per le persone omosessuali questo però non accadde. Finita la guerra tutto o quasi tornò come prima, ma non nel segno della libertà; si ridimensionò la ferocia della discriminazione che perdette la sua logica omicida legalizzata, ma gli omicidi (o omocici, dal titolo di un libro ad essi dedicato) continuarono.

Di memoria storica e di ricerche sul tema non si parlò: soltanto in questi ultimi vent'anni le società occidentali si sono accorte dell'esistenza delle cittadine lesbiche e dei cittadini gay. La sola visibilità di alcune persone LGBT e le richieste di uguali diritti hanno portato alla ribalta una forte avversione per le diverse sessualità che esisteva da tempo.

L'omofobia di oggi non è l'ultimo colpo di coda storicamente fuori posto, ma la continuazione di una discriminazione che vide nel nazismo, nel fascismo e nello stalinismo gli apici più drammatici di un percorso discriminatorio che caratterizza la contemporaneità fin dai suoi esordi.

Non a caso ancor oggi qualcuna parla di lobby gay come negli anni trenta o di "mondo omosessuale" o del "mondo Trans" apparso recentemente alla ribalta nella cronaca del "bel paese". L'equiparazione legale della cittadinanza LGBT ha lambito la maggior parte dell'Europa; In Italia siamo ancora in attesa della liberazione della nostra Auschwitz.

Marco Reglia - referente Memoria storica Arcigay
memoria@arcigay.it

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La pagina di archivio dei documenti digitali Arcigay sulle memorie LGBT

www.memorialgbt.it


La pagina di notizie sulla memoria LGBT sul sito Arcigay

www.arcigay.it/memoria

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Le iniziative promosse da Arcigay in occasione della
Giornata della Memoria - 27 gennaio 2010

Bologna

Presentazione de "La Breve Vita dell'Ebrea Felice Schragenheim"
Incontro con l'autrice Erica Fischer - Arcigay Il Cassero - lunedì 25 gennaio

"Sorella, Fratello", un ritratto di Erika Mann
Conferenza-spettacolo di Luca Scarlini - Arcigay Il Cassero - martedì 26 gennaio

Deposizione di una Corona di Fiori
Sul Monumento alle vittime omosessuali del nazi-fascismo

Mercoledì 27 gennaio 2010 ore 10.30
Giardino Villa Cassarini, Porta Saragozza

Perugia

Le iniziative di Arcigay Omphalos per la giornata della Memoria 2010

Napoli

Il comunicato di Arcigay Napoli sul caso del Liceo Calamandrei di Ponticelli

Trieste

Presentazione de "La Breve Vita dell'Ebrea Felice Schragenheim"
Incontro con l'autrice Erica Fischer
Scuola Superiore Lingue Moderne - martedì 26 gennaio

Milano

Presentazione de "La Breve Vita dell'Ebrea Felice Schragenheim"
Incontro con l'autrice Erica Fischer
Libreria delle Donne - mercoledì 27 gennaio

Terranuova Bracciolini (AR)

Lo spettacolo teatrale "Le Rose di Jurgen"
della compagnia Con-Fusione
Mercoledì 27 gennaio, Auditorium Le Fornaci

Mantova

Le iniziative promosse dall'Osservatorio sulle Discriminazioni Articolo 3 di cui Arcigay La Salamandra fa parte in occasione della Giornata della Memoria 2010
Scarica il file

fonte:http://www.arcigay.it/memorie-lgbt-2010

mercoledì 20 gennaio 2010

RUSSIA: GIORNALISTA STUPRATO E UCCISO DA UN POLIZIOTTO IN SIBERIA


(AGI/AFP/INTERFAX) - Mosca, 20 gen. - Un giornalista russo inerme e’ stato stuprato e ucciso da un poliziotto in Siberia. Il fatto e’ avvenuto a Tomsk, dove tutto era cominciato il 4 gennaio scorso. Kostantin Popov, 47 anni, si trovava da solo nella propria abitazione, dove beveva e ascoltava musica. Erano stati i vicini a chiamare la polizia, infastiditi dal volume alto dell’impianto stereofonico. La pattuglia trasferi’ Popov in un centro di accoglienza per alcolizzati, uno dei tanti che al tempo dell’Unione Sovietica servivano a far smaltire la sbornia -con le buone o con le cattive- agli ubriachi trovati in strada. Quando e’ arrivato al centro, Popov ha trovato ad aspettarlo l’agente Alexei Mitayev, 26 anni, che ha fatto dell’uomo cio’ che voleva. Secondo quanto riporta il quotidiano locale Tomskaya Nedelya, il giornalista e’ stato pestato selvaggiamente e violentato con il manico di una scopa o di un badile. Un’emorragia interna ha costretto la polizia a ricoverarlo in ospedale, dove e’ morto oggi.

Mitayev ha ammesso le proprie responsabilita’, affidandosi alla comprensione del capo della polizia locale che ha attribuito a stress le ragioni del comportamento del sottoposto.

Il centro per alcolizzati di Tomsk e’ stato chiuso e gli attivisti dei diritti umani hanno lanciato un allarme sull’assoluto libero arbitrio di cui la polizia russa mostra

di godere quando ha a che fare con cittadini inermi. L’ex Unione Sovietica si conferma un Paese a rischio non solo per i giornalisti, da sempre nel mirino se danno troppo fastidio con le loro inchieste: “Il ministero dell’Interno ha dovrebbe diventare un luogo piu’ civile”, ha detto Lyumila Alexeyeva, capo del Moscow Helsinki Group, “sentiamo continuamente di poliziotti che picchiano o uccidono qualcuno”.

Il riferimento piu’ recente e’ agli episodi di gennaio, quando a Mosca un poliziotto ha sparato contro l’autista di uno spalaneve nel corso di una lite, e a dicembre, quando e’ cominciato il processo contro un colonnello di polizia che ad aprile aveva ucciso due persone e ferite sette in un supermercato. (AGI) Fab

fonte:http://www.diritto-oggi.it/archives/00046678.html

Graffiti anti-Aids in video.


Video di un’agenzia francese, che si serve di alcuni graffiti in movimento per sensibilizzare il pubblico sull’importanza dell’utilizzo del condom.

Messaggio diretto, chiaro e senza ipocrisie. Perché scopare è bello.

Translesbismo: Istruzioni per l'uso - il primo libro italiano dedicato alla realtà delle transgender Lesbiche. Di Mirella Izzo


Novità per l'Italia, "Translesbismo..." è il primo libro che racconta la realtà delle transgender lesbiche e femministe. Un testo volto a far confrontare, per la prima volta, lesbiche e translesbiche. Negli ultimi anni le translesbiche sono passate dal ruolo di reiette a fonte di riflessione e ispirazione per il movimento internazionale lesbico e femminista. Tacere, di questa realtà, relegherebbe l'Italia nella provincia del mondo. Il confronto, infatti, è aperto da anni in Europa ed USA e molti testi sono stati pubblicati sul translesbismo e sull'apporto transfemminista al movimento femminista.C'è bisogno di informazione."Translesbismo" parte dai bisogni elementari. Un testo teorico ma con fini di utilità pratica per lo sviluppo della reciproca conoscenza. Perché è un fatto che trans e lesbiche entrino sempre più spesso in contatto e conoscersi meglio significa disfarsi dei pregiudizi e allargare il senso di una identità.


Altre informazioni sul libro

Mirella Izzo (Genova, 23 aprile 1959) è una attivista italiana. Nella sua vita è diventata un personaggio di riferimento per il panorama transessuale italiano, lavorando lungamente per i diritti civili e umani delle persone transessuali, anche a livello politico. E' fondatrice di Crisalide AzioneTrans ONLUS, una delle più importanti associazioni italiane su questo tema, di cui è stata presidente dal 1999 a maggio 2006. Nel febbraio 2008 ha dato vita insieme ad altre persone ad AzioneTrans e ne ha assunto la presidenza (Crisalide AzioneTrans assume un ruolo locale per la regione liguria di AzioneTrans). È lei stessa una donna transessuale e si autodefinisce pansessuale e lesbica[1]. Fra le altre attività, ha curato la rubrica "La Posta di Mirella" su Gender Channel di Gay.TV, negli anni 2006 e 2007.


fonte:http://books.google.it/books?id=R9oJ8Y1Oz2sC&dq=transgender+in+italiano&cd=1

Le buttane


Lunedi 25 gennaio il settimo appuntamento di Another Gay Movie ciclo: La strada: scenografie urbane di vita! prevede la proiezione del film LE BUTTANE di Aurelio Grimaldi.

Trama:
Scandalo, irritazione, avversione. Le reazioni al festival di Cannes nascono dalla forza con cui rappresenta in bianco e nero le giornate di alcune prostitute, d’un prostituto e d’un travestito a Palermo, città vista come una periferia di detriti e rifiuti; dalla essenzialità naturale e violenta con cui racconta l’esercizio della prostituzione senza retoriche né psicologismi né alibi sentimentali né indulgenze estetiche.

Ognuno potrà partecipare ed intervenire al dibattito che seguirà dopo il film, e di volta in volta i volontari, i docenti, critici, registi ed altri ospiti faranno da facilitatori per gli interventi!

Another Gay Movie? c/o Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, via Efeso 2A Roma (a pochi passi dalla Metro S.Paolo).

Aperitivo alle 20, inizio proiezione alle 20,30. La visione del film per motivi di SIAE è soggetta alla sottoscrizione della tessere mensile del circolo, tessera mensile obbligatoria, 3 euro. Al suddetto prezzo è possibile poter presenziare ad almeno 3 proiezioni per ogni ciclo di film!

Per informazioni: cultura@mariomieli.org
tel 065413985

fonte:http://www.mariomieli.org/spip.php?article1602

‘Mio figlio è transessuale’. Un padre racconta

Testimonianza di Bill Pickett tratta da fortunatefamilies.com dell’aprile 2003, liberamente tradotta da Luca G.

Di tutte le cose impensabili che uno dei miei bambini avrebbe potuto trovarsi ad affrontare nella sua vita, mai avrei immaginato il problema con cui Brian è stato alle prese sin dall’infanzia.
All’inizio di quest’anno, Brian è riuscito a rivelare che ha sofferto di disturbi di disforia di genere da quando aveva cinque anni e che è transessuale.

La rivelazione è giunta inaspettata come una sorpresa e ha scioccato me, i suoi fratelli e sorelle. Nessuno di noi aveva avuto il minimo sospetto che Brian si sentisse una donna e che fin dall’adolescenza fosse conscio, talvolta più chiaramente altre volte meno, di essere una donna albergata nel corpo di uomo.

Brian è stato sposato per 12 anni e ha due bambini, Harry di 10 anni e Bronwen di 8. Come è facile immaginare l’anno scorso è stato difficile e traumatico per tutti noi, ma soprattutto per sua moglie Kate.
Si sono separati la scorsa estate e divorzieranno il prossimo giugno. Sono tuttavia arrivati ad un buon punto nel loro rapporto: sono buoni amici e stanno collaborando molto bene e con attenzione nell’interesse dei bambini.

Nel mese di dicembre hanno cominciato a spiegare ai bambini quello che sta succedendo a Brian. Lo stanno facendo dopo aver consultato uno psichiatra e uno psicologo infantile. Hanno anche avvertito il counselor (nrd consulente-psicologo) della loro scuola.
Per il momento i bambini stanno affrontando la situazione molto bene. Certo ci saranno molte difficoltà davanti a loro ma la buona collaborazione tra i loro genitori e l’impegno di Brian e Kate nei loro confronti li sosterranno in tutto questo.

L’attentato dell’11 settembre 2001 aveva colpito Brian particolarmente. Sebbene non fosse stato coinvolto direttamente e nessun amico o membro della famiglia fosse stato coinvolto, l’attacco lo ha fatto cadere in depressione a causa dell’ansia di nuovi attentati.

Ha cominciato prima a vedere uno psichiatra e poi uno psicologo per una talk therapy (terapia con l’uso delle parole). Così Brian il gennaio seguente ha rivelato il suo problema esistenziale prima allo psicologo e poco dopo a Kate.
Io e il resto della famiglia l’abbiamo scoperto ad aprile. La reazione di ognuno di noi è stata la stessa: tristezza per il dolore che Brian aveva sopportato durante tutta la sua vita e tristezza per l’impatto che tutto questo avrebbe avuto su Kate e i bambini.

Quando ho cominciato ad affrontare la questione, ho chiesto e ottenuto il permesso da Brian di parlare direttamente con la sua terapista. L’ho fatto.
La conversazione con lei mi è stata davvero d’aiuto.
In primo luogo, fu importante per me capire che lei non era specializzata in “casi di disforia di genere”. Infatti Brian era stato indirizzato a lei dal suo Employee Assistance Program e non ci fu alcun pregiudizio nello psichiatra che poi avrebbe fatto la diagnosiIn secondo luogo, lei mi confermò che Brian non era delirante, che stava affrontando la realtà, consapevole delle conseguenze delle sue scelte e che stava procedendo con grande senso di responsabilità.

All’inizio mi sembrava che Brian stesse correndo troppo nel voler risolvere la situazione che aveva scoperto e capito solo da poco. Ma era solamente il mio punto di vista.
Per lui era stata una vita di accettazione, poi di rifiuto, il tentativo costante di vivere come se non fosse vero sperando in effetti che non lo fosse. Inevitabilmente però tornava a scontrarsi con la stessa realtà.
L’11 settembre gli aveva ricordato che la vita è breve e lo ha spinto a fare delle scelte relative alla sua identità in un modo che non posso pienamente condividere.

La scorsa estate Brian ha iniziato il processo di transizione da uomo a donna. Questo comporta cure di ormoni, elettrolisi, talk therapy, controlli medici e infine l’intervento chirurgico di rassegnazione del sesso.
Quest’ultimo può essere autorizzato solo dopo che lui abbia vissuto per un anno intero come una donna. Chiaramente la tecnica medica ha messo a punto standard di cura per ridurre il rischio di un intervento chirurgico mal consigliato e irreversibile.

Mi aspetto che Brian inizi la completa transizione nel settembre del 2003 o nel gennaio del 2004. A quel punto il suo nome sarà Megan Kathleen Pickett, un nome con cui era solito chiamarsi sin da bambino. Ho imparato molto riguardo alle questioni di identità di genere e disforia di genere nel corso dell’anno passato.
Spesso è stato inquietante e preoccupante ma in fondo Brian sta compiendo delle scelte che sembrano essere le uniche che possono permettergli di raggiungere un senso di identità e di completezza che la maggior parte di noi dà per scontato.

Lui sta bene e io mi tengo in costante contatto con lui. Nessun membro della famiglia lo ha rifiutato, paura che ha sempre avuto da quando aveva cinque anni. Delle tante persone a cui lo ha detto, ben poche non lo hanno accettato e questo la dice lunga sul rapporto tra Brian, la sua famiglia e i suoi amici.

Kate ha accettato un posto all’università di York e tornerà nella sua nativa Inghilterra con i bambini la prossima estate. Io e lei continuiamo a coltivare uno stretto e produttivo rapporto che non si interromperà con il suo ritorno in Inghilterra.
Brian ogni estate trascorrerà il suo tempo all’università di Leeds che si trova ad un’ora di distanza da York e così potrà passare del tempo con i bambini come anche in altri momenti durante l’anno.
Non posso che provare la più grande ammirazione e il più grande affetto per Kate sia come nuora sia come madre dei miei nipoti.

Se ci sono persone che ritengono che altri dovrebbero conoscere questa storia, per favore non esitate a condividere questa testimonianza con loro.
C’è un certo numero di risorse davvero utili per chi volesse saperne di più riguardo ai disturbi dell’identità di genere.



Testo originale

A Parent’s Perspective: Transsexual Identity and Wholeness
fonte:http://www.gionata.org/notizie/approfondimenti/mio-figlio-un-transessuale-.-un-padre-racconta.html

Sanremo: 25enne a processo per presunta violenza ai danni di una transessuale toscana.


Si apre giovedì prossimo al Tribunale di Sanremo il processo per Alessio Canil 25enne barista di Pompeiana. Difeso dall'avvocato Simona Costantini il 25enne si trova invischiato in una vicenda difficile culminata lo scorso 24 luglio con l'arresto per abusi sessuali e sequestro di persona nei confronti di una giovani transessuale toscana.

In base a quanto ricostruito dai Carabinieri che si occuparono delle indagini, Canil ed la giovane transessuale avevano avuto per qualche tempo una relazione sentimentale poi conclusasi. Le accuse che pendono attualmente sul barista di Pompeiana sono nate a seguito delle indagini compiute dai militari dopo che il 12 luglio scorso la transessuale toscana vieni trovata in lacrime e ferita ha raccontato di essere stata segregata dal Canil e violentata per una notte intera. Rimane tuttavia da appurare l'esatta realtà dei fatti che troverà spazio nelle aule del Palazzo di Giustizia di Sanremo.




fonte:http://www.sanremonews.it/it/internal.php?news_code=108424

EMERGENZA HAITI: DONA ORA!


E' possibile donare via SMS o con carta di credito, ognuno scelga il suo modo e l'associazione che gli dà maggiore fiducia.

Energia per i dirtti umani
www.energiaperidirittiumani.it

Save the Children
www.savethechildren.it

Medici Senza Frontiere
www.medicisenzafrontiere.it

UNICEF Italia
www.unicef.it

Croce Rossa Italiana
http://www.cri.it

Uganda, Musaveni boccia proposta legge contro omosessualità

Roma, 19 gen. - Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha indicato che non appoggera' una proposta di legge mirante ad imporre la pena di morte per il crimine di "omosessualita' aggravata" (quando una persona sieropositiva ha un rapporto sessuale con un invalido o minore di 18 anni). Musaveni sembra essersi piegato alla pressione internazionale, dicendo ai membri del suo partito al governo, il Movimento di Resistenza Nazionale (Nrm) che il primo Ministro britannico Gordon Brown, il primo Ministro canadese Stephen Harper e il Segretario di Stato americano Hillary Clinton lo hanno tutti incoraggiato ad assicurarsi che la controversa proposta di legge non venga approvata. "Ho detto loro che questa proposta di legge e' stata promossa da un membro privato e non ho nemmeno avuto il tempo di discutere con lui; il governo e il partito Nrm non c'entrano", ha detto ai membri del partito durante un incontro il 13 gennaio, secondo quanto riportato dai media locali. "Questa e' una questione di politica estera e dobbiamo discuterla in modo che non comprometta i nostri principi ma che tenga anche in considerazione i nostri interessi nei rapporti con l'estero." La proposta di legge contro l'omosessualita' - introdotta come proposta personale da parte del parlamentare David Bahati nell'ottobre del 2009 - costringerebbe inoltre le persone accusate di omosessualita' aggravata a sottoporsi a test per l'Hiv, e imporrebbe la condanna al carcere o pesanti multe ai membri della comunita' che omettessero di denunciare attivita' omosessuali. Bahati ha dichiarato che non vedeva l'ora di discutere con Musaveni per elaborare una versione della proposta di legge che possa adattarsi agli interessi internazionali senza tradire i "principi interni" dell'Uganda. Attivisti per i diritti ed operatori sanitari hanno espresso sollievo per il fatto che per ora sembra che la proposta di legge non verra' approvata nella sua forma attuale. "Ho sempre saputo che questa proposta di legge non poteva essere approvata; se viene approvata influira' sulle nostre relazioni internazionali, ma sarebbe anche una legge molto crudele", ha affermato Frank Mugisha, presidente dell'organizzazione per i diritti degli omosessuali, Minoranze sessuali ugandesi (Smug), "Anche senza la proposta di legge, la comunita' gay agisce clandestinamente; come fornitori di servizi eravamo preoccupati, ma ora sappiamo che la proposta di legge sara' discussa e migliorata", ha detto Janeva Busingye, coordinatore dell'Iniziativa per la popolazione ad alto rischio del Ministero della Salute. Gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini sono stati identificati come popolazione ad alto rischio di contrarre e trasmettere l'Hiv, ma non sono mai stati inclusi nei programmi nazionali ugandesi di risposta all'Hiv/Aids, soprattutto a causa delle leggi esistenti che mettono fuorilegge l'omosessualita'; uno studio del 2009 sulle modalita' di trasmissione ha suggerito che gli impedimenti legali all'inclusione degli omosessuali nella risposta nazionale vengano riesaminati.

fonte:http://www.diregiovani.it/gw/producer/dettaglio.aspx?id_doc=32363

Rivoluzione a Venezia: case pubbliche anche alle coppie gay

Il nuovo regolamento sulle graduatorie degli alloggi Erp (Edilizia residenziale pubblica) apre alle coppie di fatto. "Quindi anche a quelle omosessuali - dice l'assessore Mara Rumiz - a condizione che un atto ne attesti la coabitazione"
Le graduatorie delle case Erp del Comune di Venezia si aprono alle coppie di fatto - anche omosessuali - equiparate nei punteggi alle famiglie di neosposi. Premiati con un punto anche quanti denuncino un contratto d’affitto in nero.

Queste alcune delle novità introdotte nei criteri di assegnazione degli alloggi di edilizia popolare adottate dal Consiglio comunale, che ha approvato due emendamenti presentati dal consigiere di Rifondazione comunista, Sebastiamo Bonzio. Per quanto riguarda le coppie o famiglie di fatto - che esibiscano la certificazione rilasciata dall’anagrafe comunale che attesti una coabitazione già in atto - il Comune riconosce loro 2 punti, per parificarle alle coppie unite dal vincolo del matrimonio, già «premiate» dalla normativa regionale.

La delibera non parla certo di coppie di fatto etero o gay, ma fa riferimento all’articolo 4 del dpr 223/89, che stabilisce come per «famiglia anagrafica» s’intenda quella composta da «persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune». «Non c’è dubbio che ricomprenda tutte le famiglie di fatto, anche omosessuali, a condizione che un atto ne attesti la coabitazione», chiarisce l’assessora alla Casa, Mara Rumiz, «in generale, si è inteso dare un incentivo alla formazione di nuove famiglie di residenti, dare loro una chance in più, si tratti di coppie sposate o no».

Con il secondo emendamento proposto da Rifondazione, chi faccia emergere - con una denuncia all’autorità giudiziaria - l’esistenza del proprio contratto di locazione in nero, avrà un punto riconosciuto in graduatoria. «Sono due modifiche importanti», sottolinea soddisfatto Sebastiano Bonzio, «una sul piano della giustizia civile, l’altra per la ricaduta sociale importantissima, per stimolare i proprietari a comportamenti virtuosi, rispettosi dei diritti degli inquilini e della fiscalità in generale».

Il Consiglio ha poi approvato un maxi-emendamento di giunta - concordato con la commissione Casa - con il quale vengono assegnati 7 punti aggiuntivi a chi è seguito dai servizi delle politiche sociali. Confermati inoltre - respingendo al mittente le proteste di Lega e Pdl - anche i 4 punti aggiuntivi punti già riconosciuti ai cittadini extracomunitari con regolare permesso di soggiorno,che si ricongiungono alla famiglia, e due punti agli emigranti di ritorno.

Approvata la delibera, entro febbraio sarà ora aperto il nuovo bando, per la formazione deglla graduatoria dalla quale attingere nelle prossime assegnazioni di alloggi comunali. «Altra novità è rappresentata dal fatto, che la graduatoria non sarà più chiusa e azzerata ogni 4, 5 anni», conclude l’assessora Rumiz, «ma sarà aggiornata di anno in anno, con le nuove domande, ricomprendendo anche sfrattati o famiglie con disagio abitativo».

Lady Gaga,devolve aiuti per Haiti e madrina al galà per matrimoni gay


Lady Gaga, sempre impegnata nel sociale...

Se i volantini della chiesa Battista avevano creato sdegno con la loro scritta tutt’altro che cristiana, contro la nota cantante: Dio odia Lady Gaga, c’è da chiedersi se ora non siano addirittura da creare locandine con slogan che invitano a prenderla in esempio: Fate come Lady Gaga! Senza dubbio più appropriati a una donna tanto impegnata nel sociale. Se infatti il suo look ha da sempre fatto discutere e le sue canzoni sono state ritenute al limite del decente, è però da rilevare come la star italo americana, non perda occasione di fare del bene!

La terribile sciagura che ha colpito Haiti, per esempio, ha spinto molti vip a generose donazioni: Madonna; Fugees; Cold Play;e tanti altri tra cui appunto Lady Gaga. La star iquesti giorni ha indetto il The Gaga Helping Haiti Day, che si svolgera il 24 gennaio durante la tappa newyorkese del suo Monster Baal Tour, e l’intero ricavato andrà proprio in aiuto di questa sfortunata popolazione, così pure il ricavato delle vendite che la star otterrà in tutto questo periodo tramite le vendite nel suo sito.

Non solo, pochi giorni fa, il 16 gennaio, questa discussa cantante è stata madrina al galà Hands Up For Marriage Equality, ad Atlantic City, dove si è battuta come sempre in prima linea per difendere l’uguaglianza dei gay. Nessun lancio pubblicitario strategico, nessuna mossa studiata per un tornaconto prorio. Solo molta sensibilità per le sfortune altrui, come si percepisce dalle sue parole: Mi sento onorata di essere adatta nel continuare a cercare di aumentare la conoscenza e i fondi per questa causa e per le organizzazioni coinvolte. Sono proprio loro ad essere in trincea, al lavoro, tutti i giorni, a nome di tutti noi, che tu sia etero o Lgbt. I diritti uguali e totali devono essere garantiti per ciascuno di noi. Che dire? Credo proprio che Dio ami Lady Gaga…

Valentina Doro

fonte:http://donna.fanpage.it/lady-gagadevolve-aiuti-per-haiti-e-madrina-al-gala-per-matrimoni-gay/

martedì 19 gennaio 2010

Sostegno allo sciopero della fame iniziato il 4 gennaio da Francesco e Manuel coppia gay di Savona.

19 gennaio
Appello al parlamento

Movimento LGBTI – lesbico, gay, bisessuale, transgender, intersessuato
APPELLO AL PARLAMENTO:
AVVIATE LA DISCUSSIONE SULLE COPPIE LGBTI
Sostegno allo sciopero della fame iniziato il 4 gennaio da Francesco e Manuel coppia gay di Savona.


Al Presidente del Senato della Repubblica, Sen. Renato Schifani
Al Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini
Ai Capigruppo del Senato della Repubblica
Ai Capigruppo della Camera dei Deputati
Al Presidente della 2^ Commissione Giustizia del Senato, Sen. Filippo Berselli
Al Presidente Commissione Straordinaria per la tutela e promozione dei diritti umani del Senato, Sen. Pietro Marcenaro
Al Presidente della Commissione II Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno
Al Presidente della Commissione XII Affari Sociali della Camera dei Deputati, On. Giuseppe Palumbo

In 20 paesi europei sono in vigore leggi che riconoscono, pur nella pluralità e nella differenza di istituti e strumenti civili, le coppie di persone dello stesso sesso e ad esse attribuiscono precisi diritti e doveri, analogamente a quanto è previsto per le coppe formate da persone di sesso diverso.
Nella Carta dei Diritti, parte integrante del Trattato di Lisbona, e in diversi atti ufficiali dell’Unione si sollecitano i paesi aderenti a non discriminare le coppie omosessuali e quindi a legiferare in materia.

Milioni di persone omosessuali, transessuali, trans gender, intersessuali in Italia si devono invece confrontare con un’umiliante indifferenza da parte delle istituzioni nazionali rispetto alla necessità che i loro amori, progetti di vita, diritti umani siano finalmente previsti nell’ordinamento. Il movimento lgbti italiano, formato dalle persone che subiscono discriminazioni a causa della loro identità di genere o del loro orientamento sessuale, da decenni, attraverso grandi manifestazioni nazionali, iniziative, campagne sociali e culturali, ha tentato di far comprendere alla politica che in assenza di una legge, le coppie di persone lgbti sono consegnate a un’ingiusta e insopportabile clandestinità sociale.

Dal 4 gennaio Francesco e Manuel, una coppia di ragazzi gay di Savona hanno iniziato uno sciopero della fame per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica rispetto al fatto che migliaia di coppie non sono tutelate dallo Stato italiano e non possono accedere a diritti e doveri che sono normali ed imprescindibili per tutti gli altri cittadini.

Il loro gesto segnala più di ogni altra cosa la situazione in cui siamo costretti a vivere e esprime l’impossibilità per tutte e tutti noi di continuare a sopportare quello che è di fatto lo status di fantasmi sociali, ovvero la negazione del nostro diritto ad una vita serena, diritto che riteniamo ci appartenga pienamente in qualità di cittadine, cittadini e contribuenti di questo Stato, ma negato a causa dell’assenza dei necessari provvedimenti legislativi in questa materia.

Per tutte queste ragioni, facciamo appello alla vostra sensibilità e, quali rappresentanti di tutto il popolo italiano e dell’unità della nazione, vi chiediamo di superare quelli che per noi sono incomprensibili veti e pregiudizi e di dare un chiaro segnale di interesse avviando al presto nei rami del Parlamento una discussione che porti finalmente al riconoscimento della pari dignità e pari diritti per le persone e le coppie lgbti.

Arcigay, Arcilesbica, Agedo, Associazione Radicale Certi Diritti, Associazione Crisalide PanGeneder, Associazione Lista Lesbica italiana, Associazione Trans Genere, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Coordinamento Torino Pride, Famiglie Arcobaleno, Gay Roma.it,I Ken Onlus Napoli, Ireos Onlus Firenze, Liberamente NOI Roma, Mit, Nuova Proposta Roma, Open Mind Catania, Queer. Sel – Sinistra e Libertà Ecologia per la cultura differenze, 3 D – Democratici per pari Diritti e Pari Dignità di lesbiche, gay, bisessuali, trans*, Roma Rainbow Choir, Arcigay Napoli, Arcilesbica Napoli, Arcigay Roma, Alessandra Brussato Mestre-Venezia.

fonte:http://www.mariomieli.org/spip.php?article1615

“Senza rosa né celeste". Diario di una madre sulla transessualità della figlia”: di Mariella Fanfarillo, prefato da Cirinnà.

«Ho imparato a mie spese la differenza tra vedere e guardare: ora so che da sempre io vedevo mio figlio ma guardavo mia figlia».  È da...