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giovedì 18 giugno 2026

🏛️ REALTÀ NUMERICA E CRISI ISTITUZIONALE: DALLA BOCCIATURA DEL DDL ZAN AI CORI DI STRASBURGO

Migranti, l'Eurocamera vota la stretta sui rimpatri
Grafica di Rai Radio 1 sul voto del Parlamento Europeo per la stretta sui rimpatri dei migranti, con la bandiera dell'Unione Europea in primo piano e un gommone di migranti in mare sullo sfondo.

Esiste un filo conduttore che unisce l’applauso del Senato italiano che nel 2021 ha affossato il Ddl Zan e il coro "Send them back" intonato dai banchi della destra al Parlamento europeo dopo il voto sui rimpatri. Al di là delle passioni politiche, analizzare questi due eventi attraverso i dati ufficiali ci mette di fronte a una realtà che merita una riflessione seria e non ideologica.
📊 I FATTI E I NUMERI DELLE DUE VOTAZIONI
Se guardiamo ai passaggi istituzionali, i numeri dicono chiaramente come si muove il legislatore:
  1. Il Regolamento Rimpatri UE: È stato approvato a Strasburgo con 418 voti a favore, 218 contrari e 30 astensioni, come riportato nel resoconto sul voto di Sky TG24. La votazione ha visto compattarsi l'intera area di destra ed estrema destra (Popolari, Conservatori, Patrioti). Tra gli eurodeputati italiani, hanno espresso voto favorevole i partiti dell'attuale maggioranza di governo (Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia), mentre hanno votato contro le opposizioni di centro-sinistra e sinistra (PD, M5S, AVS).
  2. La "tagliola" al Ddl Zan (2021): Il testo che estendeva le tutele della legge Mancino alle discriminazioni per sesso, genere, orientamento sessuale e disabilità è stato affossato in Senato con 154 voti favorevoli al blocco e 131 contrari, come documentato dal lancio d'agenzia ANSA sul voto segreto. Il voto segreto ha permesso una celebrazione collettiva con applausi in aula alla negazione di una tutela giuridica fondamentale.
⚖️ IL PARADOSSO GIURIDICO E I DATI SULLA SICUREZZA
La critica più solida non nasce da un'opinione personale, ma dal diritto stesso e dalle statistiche ufficiali sulla criminalità:
  • L'irregolarità non è un reato penale: Sotto il profilo puramente giuridico, la mancanza di un permesso di soggiorno costituisce un illecito amministrativo, non un reato penale. Equiparare un cittadino non documentato a un criminale per il solo fatto di non avere una carta contrasta con i principi basilari del diritto moderno. Un individuo è criminale se commette un reato previsto dal codice penale, indipendentemente dalla sua nazionalità.
  • Cosa dicono le statistiche del Ministero dell'Interno? Le analisi storiche fornite dal Viminale sull'andamento dei reati dimostrano che, a fronte dell'aumento della popolazione straniera residente negli ultimi decenni, i reati in Italia sono in costante e drastico calo. Inoltre, il report del Ministero dell'Interno sulla criminalità tra realtà e percezione evidenzia come la devianza statistica non sia legata alla nazionalità o all'etnia, ma alla marginalità socio-economica. Gli immigrati regolari e stabilmente integrati nel tessuto lavorativo presentano tassi di criminalità del tutto sovrombili a quelli dei cittadini italiani.
  • La creazione della marginalità: Il nuovo testo europeo introduce un forte inasprimento, estendendo la detenzione amministrativa nei centri di permanenza fino a un massimo di 30 mesi e aprendo ai cosiddetti "return hubs" extra-UE. Tuttavia, quando la politica ostacola l'integrazione, spinge le persone nell'ombra dell'irregolarità, trasformandole involontariamente in manovalanza vulnerabile per lo sfruttamento del caporalato e della criminalità organizzata.
💬 L'ABDICAZIONE CIVILE DELLE ISTITUZIONI
La vera emergenza non risiede solo nel merito delle leggi, ma nel comportamento di chi ci rappresenta. Le istituzioni democratiche nascono come camere di compensazione, luoghi in cui la forza del diritto dovrebbe proteggere le minoranze e governare la complessità dei fenomeni sociali.
Quando l'approvazione di norme fortemente restrittive o l'affossamento di tutele minime per le persone vulnerabili vengono accolti con cori da stadio e applausi di scherno, la politica smette di essere una guida civile. Diventa uno strumento di polarizzazione che usa la legge per dividere la società in "noi" e "loro".
La sicurezza si costruisce con l'inclusione, la legalità e la lotta al crimine reale, non criminalizzando la vulnerabilità umana per puro calcolo elettorale.
— vanessa mazza TLGBQI+
Autrice e attivista per i diritti civili

Fonte: 
voto sui migranti a Strasburgo
resoconto sul voto di Sky Tg24
Fonte per l'affossamento del Ddl Zan
lancio d'agenzia ANSA sul voto segreto

Viminale | Ministero dell‘Interno sull'andamento dei reati
Ministero dell'Interno sulla criminalità tra realtà e percezione

🌈🔥ORGOGLIO E MEMORIA: I 400 DESAPARECIDOS QUEER, LA RESISTENZA TRAVESTI CONTRO L'INFERNO DI VIDELA

Jorge Rafael Videla e i ritratti dei 400 desaparecidos queer in Argentina
Jorge Rafael Videla davanti ai ritratti delle vittime della dittatura argentina (1976-1983). Tra i 30.000 desaparecidos, i tribunali e gli archivi di polizia hanno accertato la presenza di almeno 400 persone perseguitate specificamente per il loro orientamento e la loro identità di genere.

La storiografia sulla dittatura civile-militare che ha governato l'Argentina dal 1976 al 1983 ha ampiamente documentato il dramma dei desaparecidos sequestrati e fatti sparire nei centri di detenzione clandestini del Paese. Tuttavia, per decenni, un capitolo specifico di questa tragedia è rimasto escluso dalle prime relazioni ufficiali: la persecuzione mirata e sistematica subita dalle persone trans, travestis e omosessuali. Ricerche storiche e atti giudiziari successivi hanno accertato che, all'interno della cifra complessiva delle vittime, almeno 400 persone appartenenti alle minoranze sessuali furono colpite da retate e violenze specifiche a causa della loro identità di genere e del loro orientamento sessuale.

La documentazione di questi fatti è emersa grazie al lavoro di pionieri dell'attivismo e della ricerca come Carlos Jáuregui, fondatore della Comunidad Homosexual Argentina (CHA). Nel suo saggio del 1987 La homosexualidad en la Argentina, Jáuregui denunciò per la prima volta l'esistenza di questa lista di 400 persone, un dato che era stato inizialmente escluso dal celebre rapporto Nunca Más del 1984, redatto dalla Commissione Nazionale sulla Scomparsa delle Persone (CONADEP).

I verbali della repressione: il ruolo della polizia di Buenos Aires

I meccanismi della persecuzione non erano casuali, ma basati su precisi regolamenti amministrativi e codici di condotta delle forze di sicurezza. Nella provincia di Buenos Aires, la polizia rispondeva ai famigerati "Edictos Policiales" (Editti di Polizia), in particolare agli articoli 2° F (che puniva chiunque si mascherasse con abiti del sesso opposto) e 2° H (che criminalizzava l'omosessualità pubblica).

Come evidenziato dalle indagini della Comisión Provincial por la Memoria (CPM), l'ex Direzione dell'Intelligence della Polizia della Provincia di Buenos Aires (DIPPBA) gestiva un immenso archivio di schedatura. Nei verbali d'archivio, oggi desecretati, le persone trans e le travestis venivano esplicitamente catalogate sotto la voce "delinquenza contro l'ordine morale" e inserite nelle liste dei soggetti da neutralizzare per motivi di sicurezza nazionale.

Il doppio castigo nei centri di detenzione clandestini

Le testimonianze dei sopravvissuti raccolte nei processi penali per crimini contro l'umanità hanno svelato che, all'interno di centri di sterminio come la ESMA (Escuela de Mecánica de la Armada) o i campi del Circuito Camps, i detenuti LGBTQI+ subivano un trattamento di isolamento e sadismo aggravato. La violenza esercitata dai funzionari del regime assumeva una connotazione "correttiva": le persone trans venivano sottomesse a torture fisiche e psicologiche specifiche volte a punire la loro non conformità di genere.

Questa realtà è stata formalmente riconosciuta dallo Stato argentino solo in tempi recenti. Un passaggio storico fondamentale è avvenuto con le ricerche della Segreteria per i Diritti Umani della Nazione e con l'impulso di attiviste trans come Diana Sacayán. Il riconoscimento istituzionale definitivo di questa violenza di Stato mirata ha trovato spazio anche nelle pubblicazioni ufficiali del Ministero della Giustizia e dei Diritti Umani argentino, che ha inserito e integrato la memoria dei 400 desaparecidos queer all'interno delle celebrazioni della Giornata Nazionale della Memoria per la Verità e la Giustizia.

La rete delle travestis: solidarietà e sopravvivenza nelle periferie

Nonostante il clima di terrore, la comunità non rimase inerte. Nelle periferie più povere e marginalizzate di Buenos Aires, le stanze e i piccoli spazi autogestiti dalle travestis si trasformarono in reti informali di mutuo soccorso. Le militanti offrivano rifugio sicuro, cibo e protezione logistica a compagne e conoscenti che tentavano di sfuggire ai sequestri della polizia e ai posti di blocco militari. Questa forma di resistenza silenziosa e solidale ha permesso a molte persone di sopravvivere alla clandestinità fino alla caduta del regime nel 1983.

Celebrare il Pride: la memoria storica diventa orgoglio in piazza

Riscoprire oggi i dati numerici e documentali di questi 400 militanti non è solo un atto di rigore accademico, ma rappresenta la radice profonda del nostro orgoglio. Celebrare il Mese del Pride nel 2026 significa proprio strappare questi nomi all'oblio a cui la dittatura e il perbenismo istituzionale li avevano condannati. Ogni sfilata, ogni striscione e ogni bandiera arcobaleno che attraversa le nostre strade porta con sé l'eredità di chi ha pagato con la vita il solo diritto di esistere alla luce del sole.

In Argentina, questa unione indissolubile tra la memoria dei desaparecidos e l'attivismo attuale si concretizza ogni anno durante la Marcha del Orgullo LGBTQI+ di Buenos Aires. In testa ai cortei, le storiche attiviste e le nuove generazioni sfilano tenendo alti i ritratti dei 400 compagni fatti sparire dal regime militare. Il Pride cessa così di essere una semplice ricorrenza festiva per riappropriarsi della sua natura originaria: una manifestazione politica di visibilità, una celebrazione della vita che sconfigge la cancellazione di Stato e un'affermazione fiera di dignità umana. Ricordiamo i fatti del passato per difendere i corpi del presente.

📚 Fonti e approfondimenti

— vanessa mazza TLGBQI+

mercoledì 17 giugno 2026

Dignità contro propaganda: cosa ci insegna Évian sulla politica estera italiana

Dignità contro propaganda vertice G7 Evian leader mondiali
I leader mondiali e gli ospiti speciali riuniti sul palcoscenico di Évian-les-Bains, in Francia, per la foto di famiglia ufficiale dell'ultimo vertice del G7.

L'ultimo vertice internazionale a Évian-les-Bains ha offerto uno spettacolo imbarazzante per l'Italia, mettendo a nudo la totale mancanza di una reale spina dorsale politica da parte della nostra Premier, Giorgia Meloni. Mentre la propaganda nostrana cerca di dipingerla come un leader forte, i fatti e i retroscena della diplomazia globale raccontano tutta un'altra storia.
Il siparietto catturato durante il vertice è da conati di vomito. Giorgia Meloni si avvicina a Donald Trump mentre parla con Merz. Interviene Costa chiedendo: “Siete tornati amici?”. La risposta della Premier? “Lo siamo sempre stati”. E al vittimismo di Trump (“Sono stato abbandonato”), si affretta subito a rassicurarlo: “Non è vero”.
Siparietto Giorgia Meloni Donald Trump e Friedrich Merz al G7 di Evian
l momento esatto del siparietto al G7 di Évian: la Premier italiana Giorgia Meloni si avvicina a Donald Trump mentre quest'ultimo è a colloquio con il leader tedesco Friedrich Merz, dando vita al contestato scambio di battute sull'amicizia e sul disgelo diplomatico

Questo atteggiamento servile da "zerbino internazionale" fotografa perfettamente un opportunismo totale. Si professa leader atlantista, ma cede subito al fascino del magnate dai capelli arancioni. Lo scambio di battute ha fatto immediatamente il giro delle cancellerie straniere, svelando un "incontro di chiarimento" blindato, cercato a tutti i costi dalla Meloni a margine della cena per farsi perdonare da Trump i vecchi attriti politici del passato. Una vera figura barbina per l'Italia, ridotta a fare da spalla alle derive populiste globali per rincorrere un finto legame di vecchia amicizia.
Il contrasto abissale con un vero Statista: il fattore Lula
Presidente Lula da Silva con Ursula von der Leyen e Antonio Costa al G7
l Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, cammina sottobraccio alla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e al fianco di António Costa durante il vertice di Évian, a dimostrazione della centralità diplomatica del leader brasiliano sullo scacchiere globale.
Mentre la Meloni bacia l'anello dei potenti, c'è chi sul palcoscenico globale mostra cosa significhi avere dignità istituzionale: il Presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva.
Al vertice, la differenza di postura è stata monumentale, trasformandosi in una vera e propria lezione magistrale ai leader mondiali:
  • L'attacco frontale sull'economia di guerra: Durante la sessione plenaria, Lula ha letteralmente dato una lezione di etica e politica ai leader mondiali con una dichiarazione epica che ha raggelato la stanza: "Il mondo ha investito 3 mila miliardi di dollari in guerre e nemmeno il 10% di questa cifra per porre fine alla fame". Mentre le superpotenze occidentali parlano solo di bombe, armamenti e distruzione, Lula ha rimesso al centro l'unica priorità che conta: il cibo sulla tavola dei popoli e la lotta alla disuguaglianza globale.
  • Dito in faccia a Trump e difesa della sovranità: Il Presidente brasiliano non ha avuto alcun timore reverenziale. Quando Trump ha provato a provocare, Lula ha risposto alzando i toni senza esitazione, dicendogli chiaramente sul tema elettorale che "Trump conosce poco il Brasile" e che se valuta il Paese solo basandosi sul rapporto con la famiglia Bolsonaro, non ha capito nulla. Blindando il sistema di voto elettronico brasiliano, ha mandato un messaggio durissimo a Washington: "Lui può farsi piacere Bolsonaro, il figlio o il nipote, problema suo. Ora, non si metta nelle elezioni del Brasile, perché l'elezione in Brasile è un problema del Brasile". Un freno netto e storico all'ingerenza americana.
  • Pragmatismo e centralità diplomatica: Davanti al Cancelliere tedesco e alla direttrice del FMI, l'ex sindacalista ha rivendicato la via dell'indipendenza strategica, dichiarando apertamente al tavolo dei grandi di essere un pragmatico e non un estremista. Una centralità confermata anche dal faccia a faccia ufficiale con Volodymyr Zelensky. È stato lo stesso presidente ucraino a cercare Lula per un confronto sulle vie diplomatiche per porre fine alla guerra, riconoscendo di fatto al Brasile il ruolo di mediatore globale imprescindibile, capace di dialogare con tutti a testa alta.
  • Fatti, non parole: Il Brasile non fa vuota propaganda. Lo dimostra la storica decisione di schierarsi a tutela del diritto internazionale arrivando ad annullare il maxi-accordo sulle armi da 134 milioni di dollari con Israele, lasciando un'eredità di reale e concreto impegno per i diritti dei popoli.
Una forza politica talmente centrale che persino la Presidente della Commissione Europea ha dovuto riconoscere il peso di questa leadership, ammettendo pubblicamente che l'Unione Europea e il Brasile guardano il mondo con gli stessi occhi, rilanciando l'accordo commerciale UE-Mercosur su basi finalmente paritarie.
Il muro di gomma dei media italiani: perché vi nascondono leader come Lula?
Foto di gruppo leader mondiali con Lula Macron e Trump al vertice G7
Un momento ravvicinato della foto di famiglia a Évian: la serenità d'azione dello statista Lula contrasta con la presenza delle superpotenze occidentali, offrendo l'istantanea perfetta di un mondo multipolare in piena evoluzione.
A questo punto sorge spontanea una domanda che tutti i cittadini comuni dovrebbero farsi: come mai i nomi dei veri leader globali come Lula vengono sistematicamente nascosti o oscurati dai telegiornali e dai grandi quotidiani italiani? Quale interesse c'è dietro questa colossale mancanza di informazione?
La risposta risiede in precisi schemi di potere e controllo dell'opinione pubblica:
  1. Protezione della propaganda interna: Mostrare a reti unificate un gigante della politica internazionale che mette i piedi in faccia a Trump, che striglia il G7 sulle spese militari per la fame nel mondo e che viene cercato persino da Zelensky per trovare vie diplomatiche, farebbe crollare istantaneamente la finta narrazione mediatica della "Meloni leader forte all'estero". I media italiani preferiscono il provincialismo per difendere l'establishment.
  2. Eurocentrismo e allineamento NATO: La stampa nostrana racconta il mondo esclusivamente attraverso il filtro di Washington. Chi propone una visione multipolare, indipendente e pragmatica a difesa del Sud globale viene percepito como un elemento di disturbo e censurato. Non vogliono che la gente sappia che un'alternativa al pensiero unico occidentale è possibile.
  3. Gli interessi dei mercanti di armi: Le scelte storiche di Lula, come il blocco dei contratti militari con Israele e la denuncia aperta dei 3 mila miliardi buttati in armamenti, colpiscono direttamente gli interessi del complesso militare-industriale. Poiché i grandi gruppi industriali e finanziari controllano le proprietà dei principali quotidiani europei, la parola d'ordine è una sola: censurare le notizie scomode.
  4. La paura del "buon esempio": Mostrare che si può governare senza svendere la dignità del proprio paese e senza calarsi davanti ai prepotenti è pericoloso. Vogliono mantenere la gente comune rassegnata all'idea che "non ci sono alternative" ai poteri forti e ai lobbisti di turno.
La foto di famiglia ufficiale scattata in Francia al vertice di Évian immortala perfettamente questa realtà: da un lato la fermezza orgogliosa di uno statista che difende la propria terra e i diritti dei popoli, dall'altro una Premier italiana debole, disposta a cambiare casacca e a fare lo zerbino pur di compiacere l'estremista di turno.
È ora di svegliarsi da questo torpore informativo e iniziare a cercare la verità oltre i confini della propaganda di regime.
Scritto da:
Vanessa Mazza
Autrice e blogger indipendente
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📚 Fonti e approfondimenti (Link cliccabili)