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lunedì 8 giugno 2026

🌈🔥 IL PRIDE DEGLI IPOCRITI La caccia alle streghe in Africa e nel mondo arabo — e il silenzio complice dell’Occidente

Un simbolo visivo della trincea globale: due mani che si stringono oltre il filo spinato della persecuzione di Stato, illuminate dall'arcobaleno della resistenza che nessun regime può cancellare

Mentre le città occidentali si colorano con i loghi arcobaleno dei grandi marchi, in questo giugno 2026 si sta consumando una delle più feroci cacce alle streghe della storia moderna contro le persone TLGBQI+. Ma c’è una verità ancora più marcia da raccontare: l’ipocrisia dei governi occidentali.

Quegli stessi Paesi europei e americani che si proclamano “paladini dei diritti umani” finanziano, stringono mani e mantengono relazioni commerciali strategiche con regimi dittatoriali che puniscono l’esistenza queer con il carcere, la tortura e la pena di morte.

Non si tratta di opinioni, ma di fatti, geografie e sangue. Facciamo i nomi e i luoghi di questa vergogna globale.

🔥 Oggi non parlo dei morti illustri. Parlo dei vivi che stanno morendo adesso.

Oggi non voglio parlare di chi ha lasciato un segno nella storia. Non voglio evocare eroine, poeti, rivoluzionari queer del passato. Oggi parlo di chi sta lottando per sopravvivere adesso, nel 2026. Di chi non diventerà mai un simbolo perché deve restare vivo fino a domani. Di chi viene trascinato per strada in Pakistan, torturato nelle carceri ugandesi, condannato in Russia per un video, braccato in Egitto attraverso un’app di incontri. Di chi non ha tempo per la memoria, perché è intrappolato nella sopravvivenza.

Ed è quasi grottesco — osceno — che dopo decenni di Pride, dopo Stonewall, dopo le leggi conquistate a fatica, siamo ancora qui a dover spiegare che esistere non è un crimine. Che amare non è terrorismo. Che un’identità non è una minaccia. Che nessuno dovrebbe rischiare la vita per un pronome, un bacio, un corpo.

Il Pride non è un anniversario. È un bollettino di guerra. E ogni anno ci ricorda che i diritti non sono garantiti: vengono negati, cancellati, barattati, venduti. E mentre l’Occidente si fa bello con le bandiere arcobaleno, la nostra comunità continua a sanguinare nel silenzio generale.

🇵🇰 Pakistan — Le Khwaja Sira massacrate nelle strade

In questi giorni, non nel passato remoto, giugno 2026, la polizia e i fondamentalisti hanno assaltato le marce pacifiche delle Khwaja Sira. Donne trans trascinate per i capelli, picchiate, arrestate, rinchiuse in centri di detenzione dove subiscono torture fisiche e psicologiche: – capelli tagliati a forza – vestiti strappati – umiliazioni sessuali – isolamento punitivo

E l’Occidente? Silenzio. Troppo impegnato a vendere armi e droni a Islamabad.

🇷🇺 Russia — Il totalitarismo che condanna un ragazzo per un video

Nella Russia di Putin, dichiarare il proprio orientamento è diventato un atto “terroristico”. Un ragazzo è stato appena condannato a una lunga pena in un carcere di massima sicurezza per un semplice video sui social. Da quando il Cremlino ha inserito il “movimento LGBT internazionale” nella lista delle organizzazioni estremiste, basta un like, una bandiera, un post per finire in cella.

Eppure, le cancellerie occidentali continuano a comprare gas e a stringere mani insanguinate.

🌍 Africa — Le leggi inquisitoriali finanziate dagli USA ultraconservatori

In molti Paesi africani non è in corso un’ondata di omofobia: è in corso un progetto politico di sterminio giuridico, alimentato da lobby evangeliche statunitensi che esportano odio come fosse merce.

🇺🇬 Uganda

L’Anti-Homosexuality Act prevede la pena di morte per l’“omosessualità aggravata” e fino a 20 anni per chi fa attivismo. Ragazze giovanissime processate, torture, violenze mediche. E l’Occidente continua a finanziare Museveni in nome della “stabilità regionale”.

🇬🇭 Ghana

Il nuovo Human Sexual Rights and Family Values Bill criminalizza l’identità stessa. Dire “sono queer” può costarti anni di carcere duro. E l’Europa applaude Accra come “partner democratico”.

🕌 Mondo arabo — Il silenzio comprato con il petrolio

Qui l’ipocrisia occidentale diventa totale. Non c’è nemmeno la finta indignazione. Solo contratti, armi, gas, petrolio.

🇸🇦 Arabia Saudita

Il regime punisce l’omosessualità e le identità trans con la pena di morte e la fustigazione. Eppure, i leader occidentali fanno la fila per stringere la mano a Mohammed bin Salman.

🇪🇬 Egitto

Il governo di Al-Sisi — partner strategico dell’UE — usa la polizia per infiltrare app di incontri, adescare giovani queer, arrestarli, torturarli. E Bruxelles continua a pagare miliardi per “cooperazione”.

🔴 Il doppio gioco dei “liberatori”

Per l’Occidente i diritti umani sono un interruttore: si accendono quando serve a punire un nemico geopolitico, si spengono quando l’aggressore è un alleato o un fornitore di idrocarburi.

Accettare i soldi degli Emirati Arabi Uniti, dell’Arabia Saudita, dell’Egitto, significa accettare la persecuzione. Significa essere complici.

Il Pride non può essere un carnevale sponsorizzato. Non può essere un mese di glitter mentre nel mondo si muore per un pronome, un bacio, un’identità.

Il Pride deve essere denuncia, memoria, lotta. Perché la storia ci guarda. E la nostra complicità è scritta col sangue.

E allora basta ipocrisie. Basta Pride da vetrina, basta governi che si travestono da alleati mentre firmano contratti con chi ci vuole morti. Basta inchini ai dittatori, basta silenzi comprati con il petrolio, basta arcobaleni stampati sulle pubblicità mentre i nostri corpi vengono torturati, incarcerati, cancellati.

Se il Pride deve avere un senso, allora deve essere questo: smettere di chiedere diritti a chi ci usa come merce di scambio. Smettere di aspettare che l’Occidente ci salvi, quando l’Occidente è parte del problema. Smettere di credere che la libertà sia garantita, quando ogni anno ci dimostra che può essere ritirata, negoziata, venduta.

Il Pride non è un mese. È un ultimatum. È il grido di chi vive oggi, non il ricordo di chi è morto ieri. È la voce di chi non vuole diventare un martire, ma pretende di restare vivo.

E se il mondo continua a voltarsi dall’altra parte, allora saremo noi a costringerlo a guardare. Perché la nostra esistenza non è negoziabile. Perché non siamo carne da sacrificare per la geopolitica. Perché la storia ci guarda, e questa volta non saremo noi a vergognarci.

— vanessa mazza TLGBQI+

domenica 7 giugno 2026

🌈🏳️‍⚧️ORGOGLIO E MEMORIA: MARCELLA DI FOLCO, DALLA DOLCE VITA DI FELLINI ALLA LOTTA PER I DIRITTI TRANS

Marcella Di Folco in uno scatto intenso degli anni '80, nel pieno della sua transizione e all'inizio della sua straordinaria vita da attivista e leader del MIT. 

Dopo aver ricordato il coraggio di Mariasilvia Spolato, la nostra rubrica speciale quotidiana per il mese del Pride prosegue con il ritratto di una donna che ha rivoluzionato la storia del movimento TLGBQI+ in Italia. Una figura straordinaria che ha dimostrato come la cultura, l'arte e lo spettacolo possano trasformarsi in uno strumento formidabile di militanza e di azione politica diretta: Marcella Di Folco.

Prima di diventare il faro dei diritti delle persone transessuali nel nostro Paese, Marcella ha vissuto una vita da grande protagonista del cinema d'autore. Notata per la sua presenza carismatica da registi del calibro di Roberto Rossellini e Dino Risi, fu scelta dal maestro Federico Fellini per interpretare ruoli iconici in capolavori immortali come Satyricon, Roma e, soprattutto, nei panni del memorabile Principe in Amarcord.
La transizione e la scelta della militanza
Nonostante il successo nel cinema della "Dolce Vita", la ricerca della propria autenticità spinse Marcella a compiere una scelta radicale. All'inizio degli anni '80 affrontò il suo percorso di affermazione di genere a Casablanca, allontanandosi definitivamente dai riflettori dello spettacolo per dedicare tutta la sua immensa energia alla causa dei diritti civili.
Marcella comprese subito che per sconfiggere l'emarginazione sociale e il bigottismo delle istituzioni non bastava la semplice visibilità artistica: serviva l'organizzazione politica. Nel 1988 entrò nel MIT (Movimento Identità Trans), diventandone in seguito la storica presidente e trasformandolo in una delle associazioni più importanti d'Europa per il supporto legale, medico e psicologico alle persone trans.
Una pioniera nelle istituzioni politiche
La sua determinazione la portò a rompere un altro storico soffitto di cristallo. Nel 1990, a Bologna, Marcella Di Folco venne eletta consigliera comunale, diventando a tutti gli effetti la prima donna apertamente transgender al mondo a ricoprire una carica istituzionale.
Dagli scranni del consiglio comunale, Marcella non ha mai smesso di lottare contro la discriminazione sul lavoro, per il diritto alla salute e per una piena dignità anagrafica e sociale delle persone storicamente relegate ai margini. La sua azione fu fondamentale per l'applicazione e la difesa della Legge 164 del 1982 in merito al cambiamento di sesso in Italia, guidando le istituzioni verso una visione più umana e giusta.
L'eredità di una guerriera
Marcella Di Folco ci ha lasciati nel dicembre del 2010, ma il suo esempio vive in ogni singola battaglia che la comunità transessuale e queer porta avanti oggi nelle piazze. In un momento storico in cui la destra reazionaria tenta continuamente di patologizzare le identità di genere, censurare i percorsi di transizione e colpire i diritti conquistati a caro prezzo, la memoria di Marcella ci ricorda che le istituzioni si cambiano occupando gli spazi con orgoglio, rabbia e intelligenza.
Marcella diceva sempre che la dignità non si baratta con il silenzio. E noi, su questo blog, continuiamo a darle voce.
— vanessa mazza TLGBQI+

sabato 6 giugno 2026

🌈 Mariasilvia Spolato — la prima donna in Italia a dichiararsi lesbica pubblicamente

Dalla piazza alla solitudine imposta: una storia che l’Italia non deve dimenticare.

Dopo aver omaggiato la memoria internazionale di García Lorca, la nostra rubrica speciale per il mese del Pride torna in Italia per raccontare una storia di immenso coraggio, ma anche di profonda ingiustizia di Stato. Una storia che dimostra, ancora una volta, come la destra e le istituzioni conservatrici abbiano storicamente usato la punizione economica e l’emarginazione sociale per distruggere chi rivendica la propria libertà.

Parliamo di Mariasilvia Spolato.

La prima donna a dichiararsi lesbica in Italia

Laureata in Scienze Matematiche con il massimo dei voti, stimata docente e saggista, Mariasilvia era una mente brillante. Ma l’Italia bigotta degli anni ’70 non poteva tollerare la sua esistenza.

Il 1° maggio 1972, durante la manifestazione dei lavoratori a Roma, scese in piazza stringendo un cartello con la scritta: «Liberazione omosessuale».

La sua foto finì sul settimanale Panorama. Fu il primo coming out pubblico di una donna in Italia.

La violenza delle istituzioni: il licenziamento per “indegnità”

La risposta dello Stato fu immediata e feroce. Poco dopo quella manifestazione, il Ministero della Pubblica Istruzione la licenziò in tronco, dichiarandola “indegna” di formare i giovani a causa del suo orientamento sessuale.

Da lì iniziò una discesa agli inferi burocratica ed economica: – perdita del lavoro – perdita della casa – isolamento familiare – marginalizzazione totale

Come ricostruito in un approfondimento de Il Post, Mariasilvia trascorse decenni come senzatetto, vagando di città in città, fino a trovare un fragile rifugio a Rovereto, dove è morta nel 2018.

Fondare la lotta: il FUORI! e il femminismo lesbico

Prima che lo Stato provasse a cancellarla, Mariasilvia aveva già gettato le fondamenta del movimento di liberazione omosessuale italiano.

Fu tra le fondatrici del FUORI! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) e creò il Collettivo delle Lesbiche Femministe. Scrisse libri pionieristici per affermare che la liberazione delle donne non può esistere senza la liberazione sessuale.

La sua non è solo una storia di sofferenza, ma di rifiuto radicale del compromesso. Mariasilvia preferì la povertà e l’invisibilità piuttosto che l’ipocrisia di nascondersi per compiacere una società patriarcale e reazionaria.

Un monito per il presente

Ricordare Mariasilvia Spolato oggi, nel pieno del mese del Pride, è un dovere politico.

La destra contemporanea continua a usare gli stessi schemi del passato: – la retorica della “protezione dei minori” per censurare la cultura LGBT+ – l’attacco alle famiglie arcobaleno – l’uso del potere statale per marginalizzare le differenze

La storia di Mariasilvia ci ricorda che i diritti di cui godiamo oggi sono stati pagati a caro prezzo da chi ci ha preceduto. E che non possiamo permetterci di arretrare, nemmeno di un millimetro.

Mariasilvia Spolato ha sfidato lo Stato a testa alta. Il minimo che possiamo fare è non lasciarla sola nella memoria.

— vanessa mazza TLGBQI+

venerdì 5 giugno 2026

ORGOGLIO E MEMORIA: FEDERICO GARCÍA LORCA, LA VOCE DELLA LIBERTÀ CHE IL FASCISMO NON È RIUSCITO A ZITTIRE

«Io sarò sempre dalla parte di coloro che non hanno nulla e ai quali non è concesso nemmeno il diritto di godere della pace di ciò che non hanno.»
Federico García Lorca
Il mese del Pride non è solo una celebrazione del presente, ma un profondo esercizio di memoria storica. Per questa ragione, inauguriamo sul blog una serie speciale dedicata alle figure della cultura, dell'arte e della politica che hanno lasciato un'impronta indelebile nella lotta per l'uguaglianza. E non potevamo che iniziare con un gigante nato proprio il 5 giugno 1898: Federico García Lorca.
Poeta sublime, drammaturgo rivoluzionario e intellettuale finissimo, Lorca è stato una delle menti più brillanti della Generazione del '27. Ma la sua grandezza artistica era inseparabile dalla sua identità e dal suo amore per la libertà. In un'epoca di crescenti oscurantismi, Lorca ha vissuto la propria omosessualità con audacia e sensibilità, riversandola in versi immortali e in capolavori teatrali che ancora oggi scuotono le coscienze.
Il bersaglio del fascismo: "Omosessuale e socialista"
La storia di Lorca ci ricorda drammaticamente che i diritti e la cultura sono sempre i primi bersagli delle destre autoritarie. Nell'agosto del 1936, all'inizio della guerra civile spagnola, il poeta venne brutalmente arrestato e fucilato dalle milizie franchiste a Viznar.
I documenti storici emersi dagli archivi della polizia di Granada, resi noti anche da testate come Il Post, hanno confermato ufficialmente quello che il mondo già sapeva: Lorca fu condannato a morte e definito dai suoi carnefici come un "socialista, massone" e, con disprezzo, per le sue "pratiche di omosessualità". Il franchismo voleva cancellare l'uomo e l'intellettuale scomodo, seppellendolo in una fossa comune rimasta inviolata per decenni.
Un'eredità che continua a splendere
Hanno ucciso l'uomo, ma non sono riusciti a uccidere il suo spirito. Oggi, ricordare Federico García Lorca all'inizio del mese del Pride significa rivendicare il valore della bellezza contro la brutalità, della diversità contro l'omologazione patriarcale e fascista. La sua poesia d'amore, spesso intrisa di una malinconia potente ed erotica, rimane un faro di autenticità.
La storia, come spesso ricordiamo su questo blog, tende a ripetersi quando si perde la memoria. Celebrare il Pride oggi significa anche fare scudo attorno alla cultura e ai diritti civili, affinché l'oscurantismo e la censura non abbiano mai più l'ultima parola. Buon compleanno, Federico. La tua voce continua a cantare nelle nostre lotte.
— vanessa mazza TLGBQI+

Marjane Satrapi: la voce che l’Iran non potrà mai zittire


 Marjane Satrapi non è più tra noi, ma la sua voce continua a risuonare.

Una voce che ha attraversato continenti, regimi, esili, rivoluzioni. Una voce che ha trasformato la memoria personale in memoria collettiva, il dolore in linguaggio, la resistenza in arte.


Con Persepolis, Satrapi ha aperto una finestra sull’Iran che molti non volevano vedere: l’Iran delle bambine costrette al velo, delle famiglie spezzate, degli esili forzati, dei sogni che resistono anche quando tutto sembra crollare. Ha raccontato ciò che la politica spesso nasconde: la vita quotidiana sotto un regime, la paura, la rabbia, la dignità.

Marjane Satrapi (1969–2026) è stata una fumettista, illustratrice, regista e scrittrice iraniana naturalizzata francese, considerata una delle voci più importanti della narrativa grafica contemporanea. Nata a Rasht e cresciuta a Teheran durante gli anni della Rivoluzione islamica, ha vissuto in prima persona la repressione del nuovo regime, l’imposizione del velo, la guerra Iran‑Iraq e l’esilio. Trasferitasi in Europa da adolescente, ha studiato arte a Vienna e poi si è stabilita a Parigi, dove ha iniziato la sua carriera artistica. La sua opera più celebre, Persepolis, è un’autobiografia a fumetti che racconta l’infanzia e la giovinezza sotto la dittatura iraniana: un libro tradotto in oltre 40 lingue e diventato un film d’animazione premiato a Cannes. Oltre a essere un’artista, Satrapi è stata una figura centrale della diaspora iraniana e una voce internazionale del movimento “Donna, Vita, Libertà”, impegnata nella difesa dei diritti delle donne e della libertà di espressione.

La sua morte arriva in un momento storico in cui le donne iraniane continuano a pagare con il corpo e con la libertà il prezzo della loro disobbedienza.

E proprio per questo la sua assenza pesa ancora di più.

Marjane Satrapi è stata un ponte: tra generazioni, tra culture, tra chi è rimasto e chi è dovuto partire. Ha dato forma a un immaginario che non appartiene solo all’Iran, ma a chiunque abbia conosciuto l’esilio, la censura, la nostalgia, la lotta.

Oggi la salutiamo sapendo che il suo lavoro non si spegne. Resta nelle mani di chi continua a disegnare, a scrivere, a denunciare. Resta nelle piazze dove si grida “Donna, Vita, Libertà”. Resta nei volti anonimi e collettivi che ricordano che la libertà non è mai un fatto individuale.

Grazie Marjane

Per averci insegnato che anche un tratto nero su bianco può diventare un atto politico. Per aver mostrato che la memoria è una forma di resistenza. Per aver trasformato la tua storia in un linguaggio che ci riguarda tutti. 💔

— vanessa mazza TLGBQI+

giovedì 4 giugno 2026

🔥 IL SUDAMERICA BRUCIA NEL SILENZIO: DAL CILE ALL’ARGENTINA, LA RESISTENZA CONTRO L’AGENDA TRUMP–KAST


4 giugno 2026 — di Vanessa Mazza TLGBQI+

Mentre i telegiornali italiani continuano a ignorare ciò che accade nel Sudamerica, l’intero continente è attraversato da una nuova ondata di proteste popolari. Quello che i media mainstream liquidano come “disordini locali” è in realtà una battaglia continentale contro lo smantellamento dello Stato sociale, la privatizzazione dei diritti e l’avanzata della destra radicale.

🇨🇱 Cile: studenti feriti, diritti calpestati


A Santiago, durante la mobilitazione nazionale indetta dalla Confech, una studentessa di Giurisprudenza dell’Università del Cile è stata aggredita brutalmente dalle forze dell’ordine. Il video circolato su X mostra la ragazza con fratture al volto, colpita durante le cariche della polizia .

Migliaia di studenti erano scesi in piazza per difendere il diritto allo studio contro i tagli del governo Kast. La risposta? Lacrimogeni, manganelli, repressione sistematica.

Secondo i dati del Instituto Nacional de Derechos Humanos, solo nell’ultimo mese si contano oltre 120 feriti durante le manifestazioni studentesche. Il governo continua a minimizzare, ma le immagini raccontano altro: lo Stato preferisce colpire gli studenti piuttosto che finanziare l’istruzione pubblica.

🇺🇸 L’asse Kast–Trump: austerità per il popolo, fedeltà a Washington

La polizia a Santiago, in Cile, ha utilizzato cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e altre misure di controllo della folla per disperdere i manifestanti studenteschi che tentavano di marciare verso il palazzo presidenziale

La repressione non è un incidente: è una strategia politica. Il governo Kast è pienamente allineato all’agenda ultra-conservatrice degli Stati Uniti di Donald Trump.

Negli ultimi mesi il Cile ha:

  • tagliato del 22% il budget per l’istruzione superiore

  • ridotto i fondi per la sanità pubblica

  • accelerato privatizzazioni nel settore energetico

  • approvato misure di ordine pubblico che ampliano i poteri della polizia

Una ricetta che ricorda gli anni più bui del neoliberismo latinoamericano.

🇦🇷 Argentina: “Vive, libere e senza debiti ci vogliamo”

A Buenos Aires, l’undicesimo anniversario di Ni Una Menos si è trasformato in una mobilitazione oceanica contro il governo Milei.

Il femminicidio della quattordicenne Agostina Vega ha riacceso la rabbia. Le attiviste hanno unito la lotta contro la violenza di genere alla denuncia della violenza economica:

«Senza debiti ci vogliamo» uno slogan che punta dritto ai tagli del governo, che ha azzerato i fondi per i centri antiviolenza.

Secondo l’Observatorio de las Violencias de Género “Ahora Que Sí Nos Ven”, nei primi cinque mesi del 2026 si contano un femminicidio ogni 28 ore. La crisi economica — inflazione oltre il 280%, salari crollati — colpisce soprattutto le donne, che perdono autonomia e possibilità di fuga.

🇨🇴 🇧🇴 Colombia e Bolivia: tensioni interne e crisi sociale

In Colombia, le proteste contro le riforme del governo e le tensioni tra comunità indigene e forze armate stanno crescendo. Secondo la Defensoría del Pueblo, nel 2026 sono già stati registrati più di 70 episodi di violenza politica.

In Bolivia, come hai già raccontato nel tuo articolo precedente, la crisi dei carburanti e l’aumento dei prezzi stanno generando proteste diffuse, soprattutto nelle regioni rurali. Il governo risponde con militarizzazione e silenzi.

🔴 Riflessione: la destra radicale e la memoria corta

Il ritorno della destra radicale in America Latina ripropone gli stessi fantasmi del passato:

  • autoritarismo

  • disuguaglianza feroce

  • privatizzazione dei diritti

  • repressione del dissenso

Dimenticare cosa ha significato il neoliberismo repressivo per questo continente significa ripetere gli stessi errori, consegnando il potere a chi considera i diritti un lusso.

🌐 Un filo rosso: rompere il muro del silenzio

Le proteste antigovernative continuano in #Bolivia.

Cile, Argentina, Colombia, Bolivia: contesti diversi, stessa radice. La resistenza dei popoli contro la restaurazione conservatrice.

I media occidentali tacciono perché raccontare queste piazze significherebbe ammettere il fallimento delle politiche economiche che difendono da decenni.

Ma il silenzio non può cancellare ciò che accade. Gli studenti, le donne, i movimenti sociali del Sudamerica hanno scelto di non arretrare. E noi abbiamo il dovere di rompere il muro mediatico e amplificare la loro lotta.


Fonti (con link)

• INDH – Instituto Nacional de Derechos Humanos (Cile) Rapporti sulle violazioni dei diritti umani durante le proteste studentesche. https://www.indh.cl

• T13 – Tele13 (Cile) Notizia e video della studentessa ferita durante la mobilitazione Confech. https://www.t13.cl

• Observatorio “Ahora Que Sí Nos Ven” (Argentina) Dati aggiornati sui femminicidi e la violenza di genere in Argentina. https://ahoraquesinosven.com.ar (ahoraquesinosven.com.ar in Bing)

• Defensoría del Pueblo (Colombia) Report sugli episodi di violenza politica e sociale nel 2026. https://www.defensoria.gov.co

• Media locali latinoamericani (Cile, Argentina, Bolivia, Colombia) Copertura delle proteste e delle crisi sociali. https://www.eldesconcierto.cl https://www.pagina12.com.ar https://www.la-razon.com https://www.elespectador.com

vanessa mazza TLGBQI+

📝 "Ai miei tempi certe cose non esistevano!"... Sicuri? Parliamo del Battaglione Sacro di Tebe 🏳️‍🌈🏛️

 

La copertina del saggio "Il Battaglione Sacro" di James Romm, edito da Keller, che ricostruisce la storia del leggendario corpo militare tebano.

Mentre in questo momento sono immersa nella lettura de "La canzone di Achille" 🏛️✨, ho trovato questo splendido saggio di James Romm, "Il battaglione sacro" (Keller Editore). Mi incuriosisce tantissimo e non ho potuto fare a meno di pensare a come la storia, a volte, smonti i pregiudizi con un pizzico di ironia.

Avete presente la classica frase nostalgica "Anticamente non esistevano queste cose" riferita all'omosessualità?
Bene, la storia antica ci porta nel IV secolo a.C. per scoprire che non solo esistevano, ma venivano celebrate ai massimi livelli della società e persino... in guerra! Come cita la copertina di questo libro: «Tra i "300" famosi della Storia, pochi meritano di essere ricordati quanto quelli del Battaglione sacro dell'antica città greca di Tebe».
Ma chi erano esattamente?
Non parliamo di un gruppo qualunque, ma del corpo militare d'élite più letale, temuto e rispettato di tutta la Grecia antica, capace di sconfiggere persino gli invincibili spartani.
La loro particolarità?
Questo esercito era composto esattamente da 300 soldati, ovvero 150 coppie di uomini legati da un profondo legame sentimentale. I generali antichi avevano capito una verità psicologica straordinaria: un soldato che combatte fianco a fianco con la persona che ama non si ritirerà mai, non mostrerà vigliaccheria e combatterà con un coraggio sovrumano pur di proteggere il proprio partner o di non sfigurare davanti ai suoi occhi.
Per quasi quarant'anni sono rimasti imbattuti, diventando leggenda. Quando alla fine caddero valorosamente nella battaglia di Cheronea, il re nemico Filippo II di Macedonia, vedendoli tutti schierati e caduti uno accanto all'altro, scoppiò in lacrime e disse: "Sia dimenticato chiunque sospetti che questi omen abbiano fatto o subito qualcosa di vergognoso".
Una riflessione importante per l'inizio dei festeggiamenti del Pride:
Oggi iniziano le celebrazioni del Pride Month, un momento di visibilità, orgoglio ma anche di profonda consapevolezza. Spesso, mentre noi in Italia ed Europa possiamo parlarne e manifestare, dimentichiamo quanto questi eventi siano un privilegio e un dovere collettivo. Nel mondo ci sono ancora troppi paesi in cui l'esistenza stessa di una comunità LGBT+ non è permessa, dove amare liberamente o essere se stessi è un reato punito con il carcere o con la vita.
Ricordare il Battaglione Sacro ci mostra che le nostre identità e i nostri legami non sono una "moda moderna", ma hanno radici millenarie nella storia dell'umanità. Finché nel mondo ci sarà anche solo una persona costretta a nascondersi, fare memoria e lottare sarà l'unica strada possibile. 🛡️❤️
Voi cosa ne pensate di questa pagina di storia dimenticata? Lasciate un commento qui sotto.
vanessa mazza TLGBQI+