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sabato 20 giugno 2026

🇵🇹 PORTOGALLO IN FIAMME, EUROPA IN SILENZIO: COME IL POPOLO HA AFFONDATO LA RIFORMA NEOLIBERISTA

Lavoratori in Portogallo manifestano con cartelli del sindacato CGTP contro la riforma del lavoro.

Manifestazione dei lavoratori a Lisbona. In alto, la grafica ufficiale diffusa dal sindacato: "Vale la pena lottare! Abbiamo sconfitto il pacchetto sul lavoro". (Foto: Ufficio Stampa CGTP-IN)

Il pacchetto "Trabalho XXI" viene bocciato in Parlamento dopo uno sciopero storico. Perché i telegiornali e i quotidiani europei non ti stanno raccontando questa vittoria?

di Vanessa Mazza, TLGBQI+
Negli ultimi giorni il Portogallo ha vissuto uno dei momenti più significativi della sua storia democratica recente. Una mobilitazione sindacale massiccia, culminata in scioperi generali e manifestazioni che hanno paralizzato l'intero Paese, ha costretto il governo di minoranza di centro-destra a subire una clamorosa sconfitta politica. Il controverso pacchetto di riforme denominato Trabalho XXI è stato ufficialmente bocciato in Parlamento.
Eppure, se provi ad aprire i grandi quotidiani o ad accendere i telegiornali fuori dai confini portoghesi, troverai solo un muro di silenzio. Il resto del panorama mediatico europeo ha scelto la linea dell'invisibilità. Analizziamo i fatti con dati e fonti alla mano, per capire cosa è successo e perché questa notizia fa così paura ai colossi dell'informazione.
📊 I FATTI: COSA PREVEDEVA IL PACCHETTO "TRABALHO XXI"?
La proposta di legge presentata dall'esecutivo mirava a modificare profondamente l'attuale impianto normativo regolato dal Código do Trabalho portoghese, toccando oltre 100 articoli. I punti più feroci, denunciati con forza dalle opposizioni e dai giuristi indipendenti, includevano:
  • Licenziamenti facili: la possibilità per le imprese di evitare il reintegro del dipendente anche in caso di licenziamento giudicato illegittimo dal tribunale.
  • Banca ore individuale obbligatoria: l'introduzione dell'obbligo di prestare fino a 2 ore extra al giorno senza passare dalla contrattazione sindacale.
  • Precarietà senza freni: estensione dei contratti a termine fino a un massimo di 3 anni consecutivi.
  • Outsourcing deregolamentato: la facoltà per le aziende di esternalizzare interi reparti anche subito dopo aver effettuato licenziamenti collettivi nella stessa area.
  • Gabbie allo sciopero: introduzione di rigidi vincoli burocratici per rendere più difficile l'indizione delle giornate di protesta.
✊ LA RIVOLTA DEI LAVORATORI: IL PAESE SI FERMA, IL PARLAMENTO BOCCIA
Di fronte a un attacco frontale alle tutele sociali, la reazione di classe è stata immediata e compatta. Per la prima volta dopo anni di divisioni strategiche, le due principali e storiche sigle sindacali del Paese — la CGTP (Confederação Geral dos Trabalhadores Portugueses) e l'UGT (União Geral de Trabalhadores) — hanno proclamato uno sciopero generale congiunto.
I dati dell'adesione, ampiamente documentati nelle cronache nazionali di testate storiche come Público e il Diário de Notícias, testimoniano un blocco totale dell'economia:
  • Trasporti e logistica: treni, metropolitane e porti commerciali completamente paralizzati.
  • Scuole e Sanità: serrata della maggior parte degli istituti scolastici e blocco dei servizi ospedalieri non urgenti.
  • Pubblica Amministrazione: uffici comunali, dogane e ministeri deserti.
La spinta della piazza ha tolto ogni spazio di manovra politica al governo. Nella cruciale votazione parlamentare alla Camera, l'esecutivo è andato sotto: le opposizioni unite hanno bocciato definitivamente la legge Trabalho XXI. Un trionfo della mobilitazione collettiva. 
🔎 IL PARADOSSO INFORMATIVO: PERCHÉ IL SILENZIO DEI MEDIA EUROPEI?
Mentre in Portogallo la notizia occupava le prime pagine del Jornal de Notícias o dell'Expresso, nel resto d'Europa si è preferito guardare altrove. Questa totale assenza nel dibattito continentale risponde a precisi meccanismi editoriali ed economici:
  1. Il tabù della lotta di classe vincente: mostrare all'opinione pubblica che lo sciopero generale unito può piegare un'agenda economica liberista rompe il dogma del "non ci sono alternative". I media mainstream non vogliono che i cittadini europei scoprano che protestare serve e funziona.
  2. Il razzismo geopolitico dell'informazione: le dinamiche interne dei Paesi dell'Europa meridionale (come Portogallo, Spagna o Grecia) vengono calcolate solo quando si parla di crisi finanziarie, debiti o folklore turistico. Quando producono avanguardia sociale, vengono silenziate.
  3. Il rifugio nel tecnicismo politico: come sottolineato dalle analisi indipendenti e dai video di denuncia diffusi da Fonsi Loaiza su X, la stampa mainstream si nasconde dietro al fatto che l'esecutivo non è caduto formalmente. Utilizzano i tecnicismi istituzionali per declassare una storica vittoria dei lavoratori a un semplice "intoppo parlamentare".
💬 L'ABDICAZIONE CIVILE DEL GIORNALISMO MAINSTREAM
Questo episodio è la prova lampante di come il diritto all'informazione venga regolarmente subordinato all'opportunità politica delle classi dominanti. Raccontare i successi dei diritti sociali è percepito come un pericolo contagioso per lo status quo europeo.
La democrazia non è un rito che si esaurisce dentro le cabine elettorali ogni cinque anni; si alimenta della partecipazione, del conflitto sociale e della difesa quotidiana della propria dignità lavorativa. Quando la stampa internazionale decide di oscurare una vittoria collettiva di queste proporzioni, smette di fare informazione e inizia a fare propaganda attraverso il silenzio.
Cosa ne pensate di questa selettività dei media europei? Sapevate cosa stava accadendo a Lisbona prima di leggere questo post? Lasciate un commento qui sotto, condividete l'articolo sui vostri canali e rompiamo insieme questo cordone sanitario di censura.
Vanessa Mazza, TLGBQI+
Autrice e attivista per i diritti civili

venerdì 19 giugno 2026

🌑🌈 JUNETEENTH E MEMORIA QUEER: LA LIBERAZIONE NEGATA CHE PARLA ANCHE DI NOI

Grafica istituzionale Juneteenth Proclamation con donna afroamericana avvolta nella bandiera USA e scritte storiche sullo sfondo
📸 Il volto della liberazione: la memoria storica del Juneteenth celebra le radici della libertà e dell'intersezionalità.

Orgoglio e Memoria – 19 giugno

Il 19 giugno negli Stati Uniti si celebra il Juneteenth, la giornata che ricorda l’annuncio della fine della schiavitù alle persone nere del Texas nel 1865. Una liberazione arrivata due anni in ritardo, nascosta, negata, trattenuta con violenza.
È una data che non appartiene solo alla storia afroamericana: è una data che parla a chiunque abbia vissuto sulla propria pelle la cancellazione, la disumanizzazione, la negazione dei diritti.
Per questo, oggi, nella nostra rubrica Pride, Juneteenth entra nella memoria queer.
✊🏾 La schiavitù non cancellò solo i corpi: cancellò anche le identità queer
Gli storici lo ripetono da anni: tra le persone schiavizzate esistevano relazioni e identità che oggi chiameremmo queer, gay, lesbiche, trans, non binarie. Non lo troviamo nei documenti ufficiali perché la schiavitù non concedeva nemmeno il diritto di nominarsi.
Ma le testimonianze orali, gli archivi familiari, gli studi antropologici e le ricerche accademiche più recenti (come quelle documentate dal National Museum of African American History and Culture) confermano che:
  • Esistevano relazioni affettive e sessuali non eterosessuali tra persone schiavizzate.
  • Esistevano identità di genere non conformi, spesso punite con violenze esemplari.
  • La schiavitù imponeva un modello di genere rigido, funzionale al controllo dei corpi e alla riproduzione forzata.
La cancellazione delle identità LGBTQ+ nella storia della schiavitù non è un dettaglio: è parte della stessa macchina di oppressione che ancora oggi colpisce le persone nere queer.
🏛️ L'attacco alla memoria storica: il caso dei musei sulla schiavitù
La storica fotografia del 1863 di Gordon, schiavo afroamericano fuggito, che mostra le profonde cicatrici da frustata sulla schiena
📸 La schiena di Gordon (1863): l'immagine simbolo della brutalità della schiavitù americana e della carneficina perpetrata sui corpi neri.

Oggi questa memoria è sotto attacco. Il legame tra passato e presente diventa evidente quando guardiamo ai tentativi politici di sbiancare la storia. Il governo Trump ha avviato una controversa e aggressiva revisione ministeriale per censurare i contenuti del Museo Smithsonian della storia afroamericana, accusato di promuovere tesi sul "razzismo sistemico".
A questo si sommano i drastici tagli ai fondi federali che hanno colpito istituzioni storiche indipendenti, come il celebre Whitney Plantation Museum in Louisiana, un santuario nato per raccontare la schiavitù dal punto di vista degli schiavizzati. Cancellare i musei e vietare i libri sulla Critical Race Theory serve a questo: impedire che le minoranze, comprese quelle Black Queer, riconoscano le radici della propria oppressione.
🌈 Juneteenth e Pride: due lotte che nascono dalla stessa domanda
Molti attivisti Black queer lo dicono chiaramente: non esisterebbe il Pride senza la lotta Black per la liberazione.
La genealogia della nostra liberazione è intrecciata alla loro. Per molte persone nere LGBTQ+, Juneteenth e Pride non sono due feste separate, ma due ferite aperte:
“La libertà sulla carta non è libertà nel corpo.”
Il Pride nasce per dire: non siamo liberi finché qualcuno non lo è.
🖤 La memoria Black trans e queer del Juneteenth
Oggi, negli Stati Uniti, molte comunità Black trans celebrano il Juneteenth come:
  • Un giorno di lutto per chi non ha mai potuto vivere la propria identità.
  • Un giorno di orgoglio per chi resiste ancora.
  • Un giorno politico per ricordare che la violenza contro le persone trans nere è una delle più alte al mondo.
Ricordare gli schiavi queer significa restituire dignità a chi è stato cancellato due volte: prima dalla schiavitù, poi dalla storiografia.
🔥 Perché questa storia appartiene al Pride
Perché il Pride non è una festa arcobaleno. È una lotta che nasce dalla memoria dei corpi oppressi. È una genealogia che parte molto prima di Stonewall. È un atto di giustizia verso chi non ha mai potuto raccontarsi.
Juneteenth ci ricorda che la libertà può essere proclamata, ma non garantita. Il Pride ci ricorda che la libertà va difesa ogni giorno.
Oggi, 19 giugno, uniamo queste due memorie. Perché la storia queer è storia del mondo. Perché la memoria Black è memoria nostra. Perché nessuna liberazione è completa finché non lo è per tutte e tutti.
💬 Cosa ne pensate di questo attacco politico alla memoria storica? Sapevate dei tentativi di censurare i musei sulla schiavitù e dell'invisibilizzazione subita dalle persone schiavizzate queer?
Lasciate un commento qui sotto e facciamo memoria insieme.
di Vanessa Mazza, TLGBQI+