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martedì 21 luglio 2026

🚨 CHI ERA ABDERRAHIM FAKIR E PERCHÉ LA SCIENZA CONDANNA L'IMMOBILIZZAZIONE PRONA

Ritratto fotografico ufficiale in primo piano di Abderrahim Fakir, l'uomo deceduto a Bologna durante un intervento delle forze dell'ordine.
Il volto di Abderrahim Fakir. Titolare di una ditta di logistica e residente nel Bolognese da 35 anni, l'uomo è morto a 42 anni in via Svevo. (Foto: Agenzia / Archivio familiare)

Davanti ai commenti cinici che riducono una vita umana a un elenco di precedenti penali o a uno stato di alterazione, abbiamo il dovere di fare un passo indietro e ristabilire due cose fondamentali: l’umanità di chi non c’è più e la verità scientifica. Abderrahim Fakir non era un fantasma della strada né un bersaglio da abbattere. Era un uomo, e la sua morte non può essere archiviata come un banale incidente.

💼 La vita di Abderrahim: la famiglia, la logistica e i 35 anni in Italia
Le informazioni emerse in queste ore cancellano ogni tentativo di sciacallaggio sulla sua figura. Abderrahim Fakir, 42 anni, è arrivato in Italia dal Marocco quando era solo un bambino di sette anni, insieme alla sua famiglia. Ha trascorso l’intera esistenza nel nostro Paese, crescendo e lavorando nel Bolognese.
  • Il lavoro: Abderrahim era pienamente integrato nel tessuto economico locale. Viveva a Borgonuovo di Sasso Marconi ed era il titolare di una ditta di facchinaggio attiva nel settore della logistica. Aveva anche un passato di iscrizione e vicinanza al sindacato di base SI Cobas.
  • La famiglia: Era sposato e circondato da una famiglia unita e stimata — composta da fratelli, sorelle e nipoti — che oggi piange un uomo descritto da tutti come un grande lavoratore, pacifico, che si era recato in via Svevo al Pilastro semplicemente per fare visita ad alcuni conoscenti.
  • Il paradosso della cittadinanza: Nonostante 35 anni di vita, lavoro e radicamento sul territorio italiano, Abderrahim si trovava ancora nell'assurda condizione burocratica di attendere una risposta per la cittadinanza.
🩺 Il crollo emotivo e il giallo dei soccorsi: cosa è successo in via Svevo
Nessuno nega che Abderrahim si trovasse nei garage di via Svevo in un forte stato di agitazione psicofisica. Ma i testimoni sul posto e le prime ricostruzioni escludono qualsiasi reato predatorio o violenza contro persone: l'uomo stava sfogando un malessere profondo e personale da solo.
Soffriva di patologie croniche, tra cui asma e problemi cardiaci. Quello che i cinici da tastiera definiscono "fare casino" era con ogni probabilità una gravissima crisi di panico respiratoria e psichiatrica, una condizione di vulnerabilità estrema in cui il corpo, privato dell'ossigeno, entra in un meccanismo di agitazione incontrollabile.
La cronaca cronologica dei 38 minuti dell'intervento pubblicata dai quotidiani è agghiacciante:
  1. La chiamata: La Polizia chiama il 118 alle 12:15 segnalando esplicitamente una "crisi psichiatrica", ma richiedendo un "codice verde" (bassa gravità).
  2. L'attesa fatale: L'ambulanza arriva sul posto alle 12:30. Tuttavia, secondo i riscontri, i soccorritori sanitari rimangono fermi a guardare per lunghi minuti senza intervenire dal punto di vista medico, attendendo che i poliziotti finiscero di "mettere in sicurezza" l'uomo a terra.
  3. L'arresto cardiaco: Quando ai sanitari viene dato il via libera per avvicinarsi e somministrare un sedativo, Fakir si trova in posizione prona da troppo tempo e ha già smesso di respirare.
🧬 La trappola mortale: l'effetto letale di stress, alcol e posizione prona
I sostenitori della linea dura affermano che "la polizia non c'entra, è morto di infarto". La medicina legale e i protocolli scientifici spiegano invece l'esatto contrario: l'immobilizzazione prona prolungata trasforma lo stress e l'alterazione in una vera e propria trappola mortale.
Ecco perché dal punto di vista didattico-scientifico questa pratica causa la cosiddetta Asfissia Posizionale:
  • La meccanica della respirazione impedita: Quando una persona viene schiacciata a pancia in giù sull'asfalto, con le mani legate dietro la schiena e il peso degli agenti sopra, il torace non può espandersi. Il polmone non riesce a incamerare ossigeno.
  • La tempesta di adrenalina: Lo stato di agitazione innesca un aumento spaventoso del battito cardiaco. Se in quel momento si blocca la respirazione, il cuore va rapidamente in debito di ossigeno (ipossia), accelerando l'arresto cardiaco.
  • Il fattore spray al peperoncino: Lo spray utilizzato dagli agenti provoca un broncospasmo immediato. In un soggetto asmatico come Abderrahim, questo restringe le vie respiratorie già prima del blocco a terra, rendendo la posizione prona una condanna a morte matematica.
Tenere una persona in forte delirio psicofisico schiacciata a terra per quasi 40 minuti viola le stesse linee guida del Ministero dell'Interno, che vietano categoricamente la compressione del torace dopo aver ammanettato il soggetto.
📉 Bologna respira tensione: la notte di scontri in centro
La rabbia per questa tragedia è esplosa drammaticamente nella notte a Bologna. Dopo un presidio pacifico indetto nel pomeriggio in Piazza Nettuno, un'ala della manifestazione (composta da reti studentesche e collettivi per i diritti dei migranti) si è mossa in corteo verso la Prefettura e la Questura.
La situazione è degenerata in violenti scontri e guerriglia urbana con le forze dell'ordine in assetto antisommossa, con un bilancio provvisorio di 11 feriti tra manifestanti e agenti. La famiglia di Abderrahim Fakir ha preso ufficialmente e nettamente le distanze dalle violenze della notte, ribadendo con dignità di volere unicamente verità e giustizia per via legale.
⚖️ Restituire dignità
L'inchiesta della Procura di Bologna, che vede indagati due poliziotti e quattro sanitari per condotte colpose, stabilirà le responsabilità legali. Ma a noi spetta il compito culturale di rifiutare la narrazione secondo cui certe vite valgono meno di altre. Abderrahim Fakir era un marito, un fratello, un imprenditore della logistica e un cittadino cresciuto nella nostra terra. Merita verità, merita giustizia, e merita che la sua morte serva a fermare una volta per tutte queste pratiche disumane.
💬 ORA DICCI LA TUA NEI COMMENTI:
  • Conoscere la storia lavorativa e familiare di Abderrahim cambia il modo in cui percepite la narrazione mediatica di questa tragedia?
  • Ritenete che l'attesa dei sanitari del 118, rimasti fermi mentre l'uomo veniva immobilizzato a terra, evidenzi un difetto strutturale nei protocolli di soccorso per le crisi psichiatriche?
— Vanessa Mazza, TLGBQI+
📌 Fonti consultate e approfondimenti giornalistici:

lunedì 20 luglio 2026

🚨 L'ITALIA A FACCIA IN GIÙ: SE MORIRE PER MANO DELLA POLIZIA DIVENTA CRONACA QUOTIDIANA

Un fermo immagine tratto dai video diffusi in rete che mostrano le fasi dell'immobilizzazione a terra di Abderrahim Fakir in via Italo Svevo a Bologna, il 19 luglio 2026. (Foto: Frame da video amatoriale / Social)

Il video che circola in queste ore sui social toglie il fiato. Un uomo bloccato a terra, prono sull’asfalto, schiacciato dal peso di due agenti di Polizia. Le sue grida strazianti, «Aiuto, basta, basta!», interrompono il silenzio del pranzo della domenica nel quartiere Pilastro di Bologna. Poi, il silenzio definitivo.
Abderrahim Fakir, 42 anni, residente a Sasso Marconi, è morto così il 19 luglio 2026. Un evento drammatico, documentato sia dai cellulari dei residenti sia dai filmati shock pubblicati da ANSA. Un episodio che ci catapulta violentemente in una realtà distopica, dove tecniche di contenimento letali sembrano essere diventate la macabra normalità sulle nostre strade.

⛓ I 39 minuti della bodycam: i fatti oggettivi al vaglio della magistratura
Per evitare speculazioni e respingere ogni tentativo di contestazione, la ricostruzione poggia sui dati ufficiali dell'inchiesta aperta dal Procuratore Capo di Bologna e dal pm Domenico Ambrosino:
  • Il fascicolo: La Procura ha iscritto il procedimento con il "Modello 45 bis" (atti relativi a fatti nei quali si accertano eventuali condotte colpose). Sotto la lente della magistratura ci sono sei persone: due agenti della Polizia di Stato e quattro operatori sanitari del 118.
  • Il filmato integrale: La prova regina non è solo il video amatoriale del cittadino, ma il contenuto integrale delle bodycam dei poliziotti, già acquisito formalmente dagli inquirenti. Le telecamere di servizio hanno registrato l'intero sviluppo dell'azione, quantificato in 39 minuti esatti dall'arrivo della pattuglia fino all'arresto cardiaco dell'uomo.
  • La dinamica certificata: Fakir si trovava in via Italo Svevo in forte stato di agitazione. Ha subìto prima la contaminazione da spray al peperoncino e poi un blocco forzato a terra in posizione prona per impedirne i movimenti. Come evidenziato dai dettagli dell'inchiesta pubblicati da Sky TG24, le urla d'aiuto si sono trasformate in lamenti prima che sopraggiungesse la perdita di coscienza. 
🧠 Sicurezza o Sanità? Didattica di un fallimento sistemico
Il caso di Abderrahim Fakir solleva un problema strutturale enorme: la totale e fallimentare sovrapposizione tra gestione dell'ordine pubblico e gestione del disagio sociale o psichico. Quando una persona attraversa una crisi emotiva o vive uno stato di forte alterazione, la risposta dello Stato non può essere di natura militare.
Dal punto di vista didattico, è necessario comprendere la differenza tra due approcci radicalmente opposti:
  • L'approccio securitario (repressivo): Tratta il soggetto in agitazione come una minaccia criminale da neutralizzare. Si ricorre subito a strumenti di coercizione fisica e all'immobilizzazione prona. Quest'ultima è una tecnica pericolosissima, scientificamente correlata al rischio di asfissia posturale, soprattutto in soggetti con battito cardiaco accelerato o sotto l'effetto di sostanze.
  • L'approccio socio-sanitario (de-escalation): Riconosce lo stato di alterazione come un'emergenza medica o psichiatrica. Prevede l'intervento immediato di personale sanitario specializzato e di mediatori capaci di contenere la crisi verbalmente, riducendo gli stimoli di stress per evitare lo scontro fisico.
In Italia, i tagli sistemici ai servizi sociali e alla sanità pubblica hanno trasformato le forze dell'ordine nell'unico "pronto soccorso" disponibile sul territorio. Il risultato è che agenti non formati a gestire la fragilità psicologica intervengono con logiche di scontro su corpi già vulnerabili.
📉 Una deriva autoritaria che non possiamo accettare
Il "Privilegio Bianco" e la giustizia a due velocità si mostrano chiaramente anche qui. Solo pochi giorni fa, l'opinione pubblica e la politica di governo difendevano e chiedevano la grazia per la violenza privata del gioielliere Mario Roggero, condannato in via definitiva per duplice omicidio volontario. Oggi, davanti a un cittadino di origini straniere che muore soffocato sull'asfalto gridando aiuto, la stessa politica si stringe nella difesa corporativa della divisa, parlando di "sciacallaggio" prima ancora dell'esito dell'autopsia.
Non possiamo abituarci a vedere le immagini di Minneapolis riprodotte sotto i portici di Bologna. Uno Stato di diritto si misura da come tratta i corpi degli ultimi, dei fragili, di chi si trova in un momento di estrema vulnerabilità. Finché la violenza sarà l'unica risposta al disagio, nessuno di noi sarà davvero al sicuro.
💬 ORA DICCI LA TUA NEI COMMENTI:
  • Secondo te, è accettabile che lo Stato risponda a una crisi di disagio psicologico o alterazione con tecniche di contenimento militare anziché con un protocollo sanitario di de-escalation?
  • Credi che le forze dell'ordine italiane ricevano una formazione adeguata per distinguere un criminale pericoloso da una persona fragile in preda a un forte stato di alterazione?
  • Come possiamo, come società civile, pretendere che le istituzioni locali e sanitarie tornino a occuparsi del territorio per evitare che queste tragedie vengano delegate interamente alle divise?
— Vanessa Mazza, TLGBQI+
📌 Fonti consultate e approfondimenti giornalistici: