Roma, 29 dic. - (Adnkronos) - "Lo scorso 18 dicembre, ricorrenza di un'importante festa religiosa islamica, e' stata arrestata a Dubai una cittadina italiana transgender di Roma, Sandra Gozzi, che aveva conosciuto un uomo al Rotana Tower, prestigioso hotel saudita, dove stava trascorendo le sue vacanze. Nella stanza dell'hotel l'uomo si e' rivelato essere un poliziotto e ha condotto Sandra in prigione". Lo rende noto Wladimir Luxuria.
"Sia io che il movimento italiano transessuali -aggiunge- siamo molto preoccupate della situazione, soprattutto in considerazione del fatto che in Arabia Saudita vige la pena di morte per atti omosessuali e transessuali. Della questione e' a conoscenza il consolato italiano e la viceministro degli Esteri Patrizia Sentinelli e mi auguro che ogni sforzo diplomatico possa servire a riportare presto Sandra all'affetto dei suoi cari".
"Mentre in Italia si discute di pizze e fichi, in America Latina è iniziata da tempo una primavera dei diritti civili. E' del 20 dicembre la notizia che il Parlamento dell'Uruguay ha approvato in via definitiva la legge dal titolo 'Unioni concubinarie' che estendono a tutte le coppie etero ed omosessuali, dopo cinque anni di convivenza, tutti i diritti riconosciuti alle coppie sposate eccetto l'adozione di minori".
Lo ha dichiarato Aurelio Mancuso, presidente nazionale arcigay. "Una proposta di legge simile - haaggiunto - è in discussione in Cile e in Brasile, mentre persino il regime cubano ha dichiarato l'intenzione di approvare un provvedimento di riconoscimento delle coppie omosessuali.
L'Uruguay è il primo paese latino americano ad aver adottato una legislazione nazionale di questo tipo. Nel continente, infatti, vi erano per ora solamente due città, Città del Messico e Buenos Aires che avevano approvato regolamenti comunali di riconoscimento delle convivenze etero ed omosessuali.
Bisogna inoltre ricordare che l'Uruguay è uscito da una sanguinosa dittatura solamente nel 1984 e, che si sta avviando ad una riforma sociale e politica coraggiosa portata avanti dal Frente amplio che dal 2005 governa lo stato latino-americano.
E' bene inoltre sottolineare, che per quanto riguarda il nostro continente, il 18 dicembre l'Ungheria ha approvato una legge sulle Unioni Civili registrate. Ogni commento - ha aggiunto - crediamo sia ormai superfluo".
il 1 marzo 2007 il parlamento spagnolo ha definitivamente approvato la Legge sull'Identità di Genere, la più avanzata al mondo. Questa Legge consente il cambio di identità (sesso.ndt) a seguito della semplice prova di un trattamento di due anni e un certificato medico che accerti una diagnosi di "disforia di genere". Le persone che abbiano già provveduto alla RCS (Riassegnazione Chirurgica di Sesso. NdT) non avranno bisogno di presentare i due certificati sopra menzionati. Tutti i gruppi parlamentari hanno votato a favore della legge, con l'eccezione del conservatore Partito Popolare. Dopo 10 mesi di pressioni del movimento, e l'annuncio di uno sciopero della fame generale nel maggio 2006, il movimento trans e le associazioni trans spagnole considerano questo 1 marzo 2007 come una data storica che rappresenta la più grande vittoria del nostro movimento. Kim Pérez
Della pena dei morte se ne può fare a meno. Lo ha stabilito la larga maggioranza dei Paesi del mondo, oltre cento. È una data storica: dopo una battaglia lunga 13 anni, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la risoluzione per la moratoria contro la pena di morte nel mondo con 104 voti a favore, 54 contro e 29 astenuti.
È stato un successo: la moratoria - una iniziativa italiana - ha conquistato cinque voti in più rispetto al pronunciamento della terza Commissione in novembre. Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema: è «un grande risultato», che va oltre quelle che erano le speranze alla vigilia del voto. «La maggioranza è stata oltre le aspettative», dice D'Alema, «adesso lavorare per l'abolizione». Romano Prodi: «È una giornata davvero storica», osserva il premier, «l'Italia diffonde pace e giustizia nel mondo».
PALMA DI MONTECHIARO - All'anagrafe si chiamava Paolo, 16 anni, sesso maschile, nata a Catania, ma lei si sentiva donna, si vestiva da donna, si truccava e si faceva chiamare Loredana. Alcuni anni fa aveva subito maltrattamenti dal padre, faceva una vita sregolata, dormiva di giorno e viveva di notte. La madre non riusciva a sostenerla, con il padre, dopo le violenze subite, non aveva rapporti, era intervenuto il Tribunale dei Minori di Catania. Sette giorni fa Loredana si è impiccata con il suo foulard preferito dentro la stanzetta della "Comunità Alice", a Marina di Palma di Montechiaro (Agrigento) dove era ospite da tre mesi per essere "recuperata". E per "recuperarla" il Tribunale dei Minori di Catania l'aveva assegnata a una comunità dove era costretta a vivere insieme a 35 ragazzi, tutti maschi, extracomunitari, tunisini, marocchini, algerini tra i 15 e i 17 anni, tutti clandestini arrivati dalle coste nordafricane.
Lei, Loredana, era l'unica "donna" di quella comunità e l'avevano assegnata li "perché nessuno la voleva" dice Linda Lumia, l'assistente sociale del centro che quattro giorni fa, insieme ad altri "ospiti" di "Alice" l'ha accompagnata al cimitero di Assoro (Enna) dove Loredana è stata seppellita. "C'erano la madre e i suoi fratelli, ma nessuno dell'Arci Gay, neanche un fiore" sottolinea Linda Lumia che ha dovuto affrontare una situazione incredibile.
Ma è mai possibile che un ragazzo, di fatto donna, per essere recuperata sia mandata in una comunità fatta solo di maschi extracomunitari? L'assistente sociale del centro di accoglienza "Alice" - una bella struttura che sorge a poche centinaia di metri dal mare, con una piscinetta, un campetto di calcio, ottima cucina e stanze da albergo a tre stelle - allarga le braccia e non nasconde la sua impotenza davanti a una situazione del genere finita in tragedia.
Dentro il centro Loredana, che "era in prova", non avrebbe avuto problemi di sorta, sostengono i responsabili della struttura, ma gli operatori tentavano comunque di "proteggerla". "Era la prima volta che ospitavamo in un centro per maschi, una "ragazza" e per lei avevamo allestito - dice Linda Lumia - una stanzetta singola. Aveva in qualche modo la sua privacy, utilizzava il bagno delle donne per le operatrici del centro, mangiava con noi. Era anche contenta perché aspettava con ansia l'inizio del corso professionale per parrucchiera, ma l'altro giorno ha deciso di farla finita".
La Procura di Agrigento ha aperto un'indagine che avrebbe accertato il suicidio ma sta ancora indagando per accertare eventuali responsabilità di altri. Si vuole accertare anche come e perché un ragazzo, di fatto donna, sia finita in quel centro popolato da soli uomini e non in un'altra struttura più adeguata. La notizia del suicidio di Loredana era stata diffusa dal deputato di Rifondazione Comunista, Vladimir Luxuria: "Nonostante l'impegno degli assistenti sociali - dice la parlamentare - la giovane non era in una struttura specializzata ad affrontare i problemi della disforia di genere, soprattutto in una fase delicata come quella adolescenziale. Occorre attivare una seria politica di inserimento sociale e lavorativo a partire dalla realizzazione di strutture più specifiche e mirate".
"Ma dov'era l'Arci Gay quando ho chiesto di darmi una mano?" dice l'assistente sociale Linda Lumia. "E' chiaro che la nostra struttura non era certo la più adatta per affrontare una situazione del genere, così delicata e complicata. Ma noi siamo stati gli unici e non buttare fuori Loredana. Nessuno la voleva, tutti gli altri centri ai quali era stato chiesto di ospitarla hanno detto di no. Loredana aveva "precedenti" era stata ospitata in altri centri da dove era fuggita e dove forse aveva creato qualche problema. Ma noi abbiamo fatto il possibile, abbiamo chiesto anche all'Arci Gay di darci una mano. A parole dicevano che avrebbero fatto qualcosa, ma non si sono mai visti né sentiti".
L'assistente sociale che con Loredana aveva stabilito un ottimo rapporto e con la quale si confidava non nasconde le difficoltà incontrate nel gestire quel centro con 35 maschi e una donna. "Noi abbiamo fatto il possibile e se Loredana si fosse trovata male poteva andarsene in qualunque momento perché in questi centri tutti sono liberi di entrare ed uscire, poteva fare come tanti altri minori extracomunitari che stanno qui o in altri posti un paio di giorni e poi spariscono. Ma non lo aveva fatto, anche perché non aveva dove andare, perché nessuno la voleva".
Prima d'impiccarsi Loredana aveva scritto due lettere, una alla madre e un'altra ad un suo amico con il quale intratteneva una fitta corrispondenza. Fra tre giorni si sarebbe trovata faccia a faccia con suo padre nel processo. "Non posso più vivere così, non ce la faccio più e ho deciso di farla finita...", ha scritto prima di impiccarsi alla finestra della sua stanza vicino alla parete dove aveva affisso un grande poster di Marilyn Monroe.
"Non importa chi ti piace, l'importante è che ti piaccia molto!". Un messaggio semplice eppure fortissimo: mentre si discute di omofobia in Parlamento e pare che sia difficile se non impossibile far approvare persino le più basilari norme contro la discriminazione, parlare semplicemente di piacersi, di amore, di rispetto può sembrare banale. Eppure è proprio quello che forse ci serve. Il 15 dicembre la casa editrice Il Dito e La Luna in collabarazione con ArciLesbica, ArciGay, Agedo (Associazione Genitori e amici di Omosessuali) e Famiglie Arcobaleno ha dato vita al 'Ci Piacciamo Day', con una serie di iniziative, banchetti, incontri in giro per l'Italia per invitare al rispetto di ogni forma d'amore. Sarà presentato in questa occasione il libretto illustrato 'Ci piacciamo!', adattamento italiano di 'Nos gustamos!' del disegnatore JuanolO, pubblicato lo scorso anno nella Spagna di Zapatero e riproposto anche da noi per sensibilizzare per la prima volta anche i bambini sul tema del rispetto dell'amore, in ogni sua forma e manifestazione.
Nelle vignette di JuanolO le persone si piacciono che siano alte, basse, grasse, uomini, donne, di colore, perchè "ciò che abbiamo in comune noi umani è che ci piacciamo". Per restituire nuove e veritiere immagini di quelli che sono i diversi modi di amare e piacersi. Perchè per superare i pregiudizi occorre veicolare, anche e soprattutto in maniera semplice e adatta ai bambini, una cultura di apertura e tolleranza: ossia che le persone che si piacciono hanno mille motivi diversi per farlo.
Arriva da Hackney, multi-etnico quartiere di Londra, ha soli 22 anni e il suo album di debutto "Spirit" sta registrando cifre da capogiro. Che il segreto sia una voce in grado di fermare i cuori e delle curve mozzafiato? Scopri Leona, guarda i video:
giovedì 13 dicembre 2007
TRANSGENDER DAY OF REMEMBRANCE Intervento di Vladimir Luxuria alla Camera dei Deputati
Anche quest'anno, l'Italia partecipa all'evento internazionale del Day of Remembrance per ricordare le vittime transgender della transfobia. Quest'anno, per la prima volta, tutto il movimento LGBT italiano, ha inserito nella propria agenda questa data come può evincersi dalla lettura del comunicato stampa finale relativo alll'Assemblea Nazionale delle Associazioni LGBT tenutosi recentemente a Bologna.
LISTA BIOGRAFIE IN PRIMA PERSONA Valentina Falco Luogo: Novara, Italia Età: 34 Data: 25-26 Novembre 2006
Il mio nome era Valentina Falco. Avevo 34 anni e sono morta in Italia. I miei vicini di casa, insospettiti da una luce rimasta accesa per oltre un giorno, hanno chiamato la polizia. Quando la polizia è arrivata mi hanno trovata nel mio letto sgozzata. L’assassino è stato catturato In Memoria.
Nakia Ladelle Baker Luogo: Nashville, Tennessee (USA) Età: 31 anni
Il mio nome era Nakia Ladelle Baker. Avevo 31 anni e vivevo sulla Richardson Road a Nashville, Tennessee (USA). Mi hanno trovata nella mia automobile vicino al Club Adventura nella prima mattina del 7 gennaio 2007. Sebbene in un primo momento la causa della mia morte era stata attribuita ad un pestaggio, successivamente la mia autopsia ha rivelato la presenza di un proiettile nel mio corpo. Lasciai il bar quando stava chiudendo e quando fu ritrovato il mio corpo c’erano segni di lotta intorno alla mia auto. Nessuno – incluse le guardie di sicurezza del locale – ha riferito di avere sentito il colpo di pistola o urla di alterco o il mio assassinio. Il mio omicidio è ancora insoluto.
Tamara (Hasan Sabeh) Luogo: Baghdad, Iraq Età: 34 anni
Mi chiamavo Hasan Sabeh, ma ero conosciuta come Tamara. Ero una transgender di 34 anni che lavorava nella moda a Baghdad, disegnando abiti femminili. Vivevo nel Distretto di al-Mansor a Baghdad, Iraq. Sono stata sequestrata in strada da una squadra della morte islamista e poi impiccata In un giorno santo della Shia, l’undici gennaio 2007. Dopo l’impiccagione il mio corpo è stato mutilato e tagliato a pezzi.
Cognato di Tamara Luogo: Baghdad, Iraq Età: sconosciuta
Hasan Sabeh era mia cognata, ma era conosciuta ai più come Tamara. E’ stata impiccata in pubblico in un giorno santo della Shia, l’undici gennaio 2007. Dopo che è stata impiccata, il suo corpo è stato mutilato e tagliato a pezzi. Quando ho provato a difenderla, hanno ucciso anche me
Keittirat Longnawa Luogo: Rassada, Tailandia Età: 31 anni
Il mio nome era Keittrat Longnawa, una transessuale di 31 anni che viveva a Rassada, Tailandia, ed ero una conosciuta come tossica di colla. Ero nativa del distretto di Krabiand, in Tailandia. Sono stata picchiata e sgozzata il giorno 31 gennaio 2007. Come miei assassini sono stati identificati sette uomini e due donne appartenenti ad una gang di età fra i 14 e i 21 anni. Un ragazzo di 16 anni, ha iniziato a provocarmi perché trans mentre stavamo fumando colla. Ha preso un coltello da cucina da una delle due ragazze e mi ha colpita. Dopo avermi colpita, gli altri ragazzi lo hanno raggiunto freneticamente ed hanno continuato ad accoltellarmi a turno, dandomi calci, e colpendomi con dei bastoni Il mio cadavere sanguinante è stato scoperto il pomeriggio seguente da un abitante del villaggio ed ha informato la polizia. Ero vestita solo con dei jeans, e sono stata trovata con un reggiseno, un agenda, sandali e uno stick di rossetto insanguinato e – vicine a me – due borse insanguinate contenenti colla. Sei dei nove componenti della banda sono stati arrestati per il mio assassinio.
Tatiana (Aldomiro Gomes) Luogo: Trani, Italia Età: 57 anni
Il mio nome anagrafico era Aldomiro Gomes, ma ero conosciuta come Tatiana ed ero originaria del Brasile, ma vivevo in Italia a Trani. Avevo 57 anni. Il mio corpo è stato scoperto da un uomo mentre faceva jogging la mattina di martedì 19 febbraio 2007, al centro di una strada. Ho ricevuto un colpo fatale alle tempie che la polizia in un primo momento ha sospettato essere stato causato dall’uso di una pietra. In realtà la mia testa era stata sbattuta tra la portiera di un’automobile e la carrozzeria.
Moira Donaire González Luogo: Viña del Mar, Cile Età: 30 anni
Ero Moira Donaire González, e sono stata uccisa a Viña del Mar, Cile. Sono morta il 5 marzo 2007 dopo essere stata pugnalata 5 volte da un venditore ambulante. Avevo appena compiuto 30 anni.
Michelle Carrasco "Chela" Luogo: Santiago, Cile Età: 54 anni
Mi chiamavo Michelle Carrasco ma tutti mi conoscevano come Chela. Avevo 54 anni ed esercitavo la prostituzione. Approssimativamente intorno alle 8 della mattina del 16 marzo 2007, la polizia ha trovato il mio corpo senza vita nella periferia di Santiago del Cile. I membri delle mia famiglia sono stati chiamati per identificare il mio corpo in quanto il mio volto era stato colpito al punto di risultare totalmente sfigurato. Sono stata abbandonata in una fossa, presumibilmente dalla persona che mi ha brutalmente attaccata mentre lavoravo in strada a Melipilla, aspettando clienti per la notte.
Ruby Rodriguez Luogo: San Francisco, California (USA) Età: 27 anni
Il mio nome era Ruby Ordenana, ma ero conosciuta anche come Ruby Rodriguez. Ero una donna transgender di 27 anni e vivevo nella Baia di San Francisco. Ero originaria del Nicaragua, ed ero emigrata negli Stati Uniti per una vita migliore, come tanti altri del mio paese. Facevo parte della comunità locale, e frequentavo i gruppi di supporto della zona e un corso di inglese. Lavoravo anche come prostituta lottando contro alcuni problemi di tossicodipendenza, e dovevo combattere contro l’Ufficio di Immigrazione. Sono stata trovata da alcune mie amiche in strada intorno alle 6 di mattina del 16 marzo 2007. Ero stata spogliata dei miei abiti e presumibilmente abbandonata dal mio assassino. Sono stata strangolata a morte. Michael Savage ha detto per radio che io ero una "psicopatica" che " come miglior cura sarei dovuta stare dentro una camicia di forza per anni, lasciandomi urlare "
Erica Keel Luogo: Philadelphia, Pennsylvania (USA) Età: 21 anni
Sono stata uccisa per strada intorno alle 2 di notte del 21 Marzo 2007. Sono morta dopo due giorni in Ospedale a causa di “ferite multiple”. Il medico legale ha classificato la mia morte come un investimento dove il colpevole scappa invece di prestare soccorso. Avevo soltanto 21 anni. I testimoni della scena e le mie amiche si sono rifiutate di considerare la mia morte come accidentale. Io stavo lavorando in strada ed i testimoni hanno dichiarato che sono entrata in un’auto e dopo pochi metri sono stata scaraventata fuori e successivamente investita per ben 4 volte mentre giacevo a terra. L’autista, Roland Button, abbandonò la scena dopo avermi uccisa ma è stato successivamente catturato dalla polizia.
Bret T. Turner Luogo: Madison, Wisconsin (USA) Età: 48 anni Il mio nome era Bret T. Turner ed avevo 48 anni e sono stata trovata morta nel mio appartamento, con abiti femminili. Sono stata pugnalata 14 volte. Un uomo di nome Nigel Head ha confessato alla polizia di avere perso la testa durante un rapporto sessuale con la vittima. E’ stato condannato a 30 anni di reclusione per l’omicidio.
Manuela Di Cesare Luogo: Pescara, Italia Età: 37 anni
Il mio nome anagrafico era Emanuela. Nome ottenuto dopo avere finito il mio percorso di transizione. Per lo Stato italiano ero quindi una donna a tutti gli effetti legali. Purtroppo – pur essendomi persino offerta di vendere un rene per uscire dalla prostituzione, non riuscivo a trovare un lavoro. Mi ero iscritta anche ad una Associazione trans (Crisalide) per cercare conforto e aiuto. Vivevo a Pescara e sono stata brutalmente assassinata nella notte fra sabato 21 e domenica 22 di Aprile 2007. Mi hanno trovata nuda sul divano con la testa fracassata da sei colpi e la mia faccia era schiacciata contro un cuscino, per nascondere le mie grida. Dopo la mia morte i giornali di tutta Italia mi hanno uccisa una seconda volta, rivelando il mio nome maschile, infrangendo la legge sulla privacy e la mia dignità. Nonostante le proteste della famiglia e delle Associazioni trans, nessun provvedimento è stato preso contro quei giornali che hanno rivelato un mio dato sensibile così importante. Sono stata ricordata al Pride Nazionale del 2007. L’assassino (forse due) non è stato ancora identificato.
Persona non identificata in abiti femminili Luogo: Kingston, Giamaica Età: Sconosciuta
La polizia mi ha trovata morta con abiti femminili addosso, una minigonna di jeans e altri abiti femminili. Sono stata uccisa ed il mio corpo scaricato dentro la stazione di polizia di Matilda’s Corner, mercoledì 11 luglio 2007 Gli investigatori sostengono che sono stata uccisa altrove e poi gettata lungo la Munroe Road. Nessuno mi ha identificata e sono stata uccisa con colpi di pistola all’addome e alla schiena. La polizia teorizza che il mio omicidio sia da inserire tra i “crimini d’odio”.
Victoria Arellano Luogo: San Pedro, California (USA) Età: 23 anni
Il mio nome era Victoria Arellano. Sono immigrata negli Stati Uniti illegalmente per condurre una vita migliore. Sono stata però fermata presso il centro detentivo per immigrati clandestini di San Pedro e durante tutto questo periodo mi sono state negate le cure per la mia malattia: l’Aids. Nelle mie ultime settimane di vita i miei compagni di cella hanno cercato di farmi curare, invano. I miei ultimi giorni li ho spesi dentro un dormitorio cella, costruito per ospitare 50 uomini, ma spesso occupato da molte più persone, fino ad una ottantina. Ho vomitato sangue ed ho sofferto di una violenta diarrea ed i miei compagni di cella hanno dovuto usare una scatola di cartone per raccogliere il mio vomito. Negli ultimissimi giorni di vita sono stata trasferita nel reparto cure intensive dell’ospedale della Piccola Compagnia di Maria, dove sono morta il 20 luglio 2007 per complicazioni da AIDS e – nonostante le mie condizioni di salute, ero ammanettata al letto e avevo due agenti dell’Ufficio Immigrazione di guardia alla porta della mia stanza.
Oscar Mosqueda Luogo: Daytona Beach, Florida (USA) Età: 34 anni
Il mio nome all’anagrafe era Oscar Mosqueda, ed ero una persona di 34 anni, abitante a Daytona Beach, Florida. Indossavo una minigonna e scarpe con i tacchi alti nella notte in cui sono stata uccisa. Il mio amico Wesley Rosser ha dichiarato di avere visto come sono stata uccisa fuori dal locale “Pasta Amore”. Un uomo di nome Cesar Israel Villazano ha poi confessato alla polizia di avermi sparato intorno alle 2 di notte di Domenica 29 luglio 2007. Egli ha dichiarato di avermi uccisa dopo una mia imbarazzante avance sessuale, ma il mio amico Wesley ha dichiarato alla polizia che sono morta difendendo un’amica. Un proiettile mi ha colpita alla testa e sono morta più tardi, lo stesso giorno presso l’ospedale Halifax Medical Center.
Stefania Coppi Luogo: Roma, Italia Età: 35 anni
Mi chiamavo Stefania coppi, avevo 35 anni e vivevo a Roma. Il primo di agosto 2007 sono stata trovata in un bagno di sangue dentro il mio appartamento con il cranio fracassato. La polizia ha arrestato successivamente un uomo di nome Domenico Broscella, di 35 anni per il crimine e sta cercando un secondo sospetto, un uomo extracomunitario, che potrebbe essere di nazionalità Serba.
Il mio nome era Maribelle Reyes. Sono stata rifiutata da molti centri medici per la cura dell’AIDS a causa del mio essere una persona transgender. Sono morta il 30 agosto 2007 a Houston, Texas, a causa di complicazioni per la mia malattia non curata, mio malgrado.
(12/12/2007) Internet Book Shop ha ritenuto "non in linea con la comunicazione del portale" un`inserzione a pagamento de Il Dito e la Luna, casa editrice LGT. Ma le parole lesbica, gay e transgender fanno così paura?
Internet Book Shop, il più grande sito di vendita on line di libri in Italia ha rifiutato un'inserzione a pagamento alla casa editrice LGT Il Dito e La Luna. L'inserzione censurata riportava scritto:"Libri lesbici gay e transgender. Butta via i pregiudizi! Vieni a conoscere la cultura LGT". Francesca Polo, titolare della casa editrice nonché presidente nazionale di ArciLesbica, dopo aver chiesto spiegazioni ad IBS, si è sentita rispondere che l'inserzione non era in linea con la politica di comunicazione del portale: " nonostante le nostre richieste, IBS non ci ha fornito altri elementi per comprendere le loro motivazioni, dobbiamo ritenere che il problema stia nelle parole che ci qualificano. Si tratta evidentemente di un atteggiamento omofobico: i termini LESBICA GAY e TRANSGENDER sono parole in uso nella lingua italiana, non sono né parolacce né volgarità e ritenere che possano toccare la sensibilità di qualcuno vuol dire attribuire ingiustamente all’omosessualità e alla transessualità un valore negativo. Significa farsi promotori, coscientemente e volontariamente, dei valori della disuguaglianza e dell’esclusione". Riportiamo parte del comunicato stampa di ArciLesbica
"Evidentemente le parole LESBICA GAY e TRANSGENDER sono considerate delle parolacce, delle volgarità che possono offendere il comune sentire; e come sempre ci si dimentica di non offendere proprio il ‘comune sentire’ di lesbiche gay e transgender, dei loro amici e dei loro parenti: se si iniziasse a dare valore alle relazioni di tutti questi soggetti, ci si accorgerebbe che con queste censure si stanno offendendo e violando i sentimenti di milioni di persone in Italia. L’atto di censura di IBS ha l’impronta tipicamente italiana dell’ignoranza e dell’ipocrisia: ignoranza perché continua a dare valore negativo e volgare a scelte di vita che sono seguite serenamente e orgogliosamente da milioni di persone (e che all’estero sono saggiamente protette da violenze e discriminazioni); ipocrisia perché IBS continua a commercializzare (e dunque guadagnare) con i libri de Il Dito e La Luna, nonostante siano libri lesbici gay e transgender: l’importante è farlo senza dirlo, senza dargli troppo risalto, senza pubblicità appunto. (...) Riteniamo che questo atto di censura sia uno dei tanti effetti nefasti dell’ignoranza e della viltà della classe dirigente politica italiana: un paese che non è in grado di produrre delle leggi che sanzionino l’omofobia la violenza e le discriminazioni nei confronti di lesbiche gay e transgender e delle leggi che riconoscano e diano valore alle relazioni omosessuali, è un paese incivile, le cui istituzioni hanno ormai rinunciato al buon governo e sono responsabili del degrado culturale e dell’intolleranza di cui siamo testimoni ogni giorno".
redazione@gay.tv
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13/12/2007) Anticipazione. Il capo dello Stato Pontificio prepara un attacco privo di senso e tendente al ridicolo contro le legislazioni che tutelano l`amore.
Svelato il messaggio annuale del capo della chiesa cattolica al mondo. Sarà letto il primo gennaio in occasione della giornata mondiale della pace. E' intitolato "la famiglia umana, comunità di pace": in esso si chiede la distruzione delle armi nucleari, il rispetto per l'ambiente. Ma la minaccia più grande alla pace pare essere, nella testa del pastore tedesco, la presenza e regolamentazione di coppie gay. Per il capo della chiesa pace e famiglia tradizionale sono un link indissolubile e ogni tentativo di minacciare l'esclusività della famiglia tradizionale sarà combattuto con ogni mezzo dai cattolici. "Molte iniziative legislative lavorano contro la pace indebolendo la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, forzando direttamente o indirettamente le famiglie a non essere aperti nell'accettare una vita moralmente responsabile". Il messaggio del Papa mette la sua enfasi nell'opposizione alle relazioni gay e lesbiche: "la famiglia naturale come intima comunione di vita e amore, basata sul matrimonio tra uomo e donna costituisce il posto primario di umanizzazione per la persona o la società. La famiglia è quindi definita come prima società naturale, istituzione divina che sta alla base della vita. Chiunque minacci l'istituzione famiglia minaccia la pace della comunità nazionale e internazionale poichè ne minaccia la base essenziale".
AGGIORNAMENTO 11 DICEMBRE ADN-KRONOS La Commissione Europea ha inviato all'Italia una lettera d'ingiunzione per insufficienti misure normative contro l'omofobia. Lo ha reso noto un comunicato diffuso dall'eurodeputato radicale Marco Cappato, che un mese fa aveva inviato una interrogazione parlamentare all'esecutivo comunitario insieme alla liberale olandese Sophie In't Veld. I due parlamentari denunciavano il mancato recepimento della direttiva 2000/78 contro le discriminazione per orientamento sessuale. In risposta a tale interrogazione, si legge nella nota di Cappato, "la Commissione ha oggi fatto sapere che 'ha gia' inviato a tre Stati membri (Lettonia, Finlandia e Italia) lettere d'ingiunzione relative a problemi manifesti concernenti il pieno recepimento delle disposizioni che vietano ogni discriminazione basata sulle tendenze sessuali. Si prevede che nei prossimi mesi la Commissione prendera' un'ulteriore decisione per quanto riguarda i provvedimenti per infrazione". A questo punto, conclude Cappato, "ci auguriamo che intervenga il Parlamento approvando il maxiemendamento sulla lotta alla discriminazione ed alla violenza approvato dal Senato, senza le quali l'Italia potra' essere portata davanti alla Corte di Giustizia e condannata per violazione del diritto comunitario".
IL PAESE CHE NON CI VUOLE: ITALIA ADDIO. Torno da New York tappezzata di campagne che accolgono i gay di tutto il mondo nella città "fatta per loro". Qualche giorno fa in una lavanderia a gettoni dell'East Village in attesa del bucato leggevo, su Details di Novembre con Jonathan Rhys Myers in copertina, un articolo che spiegava come da tutto il mondo arrivino persone gay a New York a fars una vita. Si parlava di paesi come Messico, Santo Domingo, India. Ma le interviste ai ragazzi che, dopo essersi trasferiti a New York dai loro paesi, avevano trovato se stessi, una società che li rendesse liberi di amare apertamente e alcuni anche un fidanzato stabile, ebbene quelle interviste non sarebbero state per nulla diverse da quelle che avrebbe potuto rilasciare un qualsiasi gay italiano. La manovra umiliante con cui il governo italiano in queste ore ha cercato di tamponare i pressing di parte della maggioranza che voleva l'emendament anti-omofobia nel decreto sicurezza, è l'ultima goccia che personalmente fa traboccare il mio vaso. Da oggi è deciso che io farò di tutto per lasciare questo paese. Non solo. Rifletterò sul lanciare un manifesto Addio Italia, per convincere tutte le giovani lesbiche e i giovani gay di questo paese ad attrezzarsi subito per fuggire via, lontano da questo paese. Posso pensare di accettare di vivere in un paese dove non venga riconosciuta alla mia affettività un ruolo di vincolo sociale e dunque potrei persino sopravvivere senza sposare in Italia il mio fidanzato. Ma non penso che potrei continuare a vivere in un paese dove il Parlamento della Repubblica cerca escamotage e modalità truffaldine concordate con il Vaticano, per evitare che su una sua legge venga scritto che non si possono picchiare individui solo perché gay. E' forse accettabile continuare a vivere, lavorare e pagare le tasse in un paese che non vuole difendere la mia incolumità legata alla mia inclinazione affettiva? Presto o tardi lo dirò: Italia Addio.
Giuliano Federico
Un errore in buona o mala fede? Stranamente, quando il Sen. Marcello Pera (centrodestra) aveva sottolineato l'errore in aula, il ministro per i Rapporti con il Paramento Vannino Chiti aveva già rassicurato il centrodestra e l'ala integralista cattolica del centrosinistra dicendo "Cancelleremo questo riferimento". Il decreto sulla sicurezza infatti ha seguito prima l'iter del Senato e ora approderà alla Camera. Dove il centrosinistra ha però una maggioranza più solida. E dove il Partito Democratico sarà seriamente messo alla prova su quanto sia immune da influenze clericali. Il Ministro per l'Istruzione Fiorono ha già fatto sapere che lui seguirà le orme della Binetti.
La sen. Binetti pare abbia ricevuto chiare indicazioni dal segretario della CEI cardinal Betori. La condanna arriva stamane (Domenica 9 Dicembre) in un passaggio dell'editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblica (versione integrale >):
Paola Binetti è senatrice cattolica. Ultracattolica. Di tanto in tanto porta il cilicio (l'ha detto lei) per mortificare il corpo e offrire a Gesù il suo sacrificio. Questa prassi, ormai desueta, suscita rispetto ma fa anche impressione. Nello smaliziato mondo di oggi può perfino provocare comicità. Infine la Binetti è seguace dell'Opus Dei. Ma si è iscritta al Partito democratico o meglio: viene dai Popolari di Marini, quindi dalla Margherita, per avvenuta fusione è infine approdata al partito di Veltroni.
Sembra che ci si trovi a suo agio. Fa piacere saperlo, la democrazia pluralista del Pd non può che essere rafforzata da questa "contaminazione". Per i valori che rappresenta, la Binetti è stata inserita nella commissione di quel partito e incaricata di redigere il "manifesto", cioè appunto la carta dei valori. Il presidente della commissione è Alfredo Reichlin, una vita da dirigente del Pci, un intelletto fervido e rispettoso delle diversità, ma certo non un baciapile.
La Binetti e i valori da lei rappresentati saranno indubbiamente contaminanti (utilmente contaminanti) ma dovranno a loro volta venir contaminati dai valori della laicità (utilmente a loro volta contaminanti). Insomma ci dovrà essere una sintesi. Da subito perché il caso Binetti è già scoppiato, rischia di provocare la caduta del governo, il Pd deve dunque prendere una decisione. È evidente che la Binetti non può essere espulsa dal partito: un partito democratico non può, per definizione, sanzionare i casi di coscienza.
Da parte sua la senatrice ultracattolica deve rispondere a due domande. La prima: è vero che alla vigilia del voto ha ricevuto una telefonata dal segretario della Conferenza episcopale che le raccomandava di votare contro? Se è vero, il fatto è molto grave. Non tanto per lei, che avrà certamente seguito la sua coscienza, quanto per monsignor Betori. Lo spazio pubblico di cui la Chiesa gode in abbondanza le dà titolo a propagandare i suoi principi di dottrina, di fede e di morale. Spesso sconfina - e non dovrebbe - nella politica. Ma assolutamente non può intervenire direttamente per condizionare il voto di un membro del Parlamento.
L'intervento del segretario della Cei raffigura una macroscopica lesione delle norme concordatarie. Se l'intervento c'è stato, il ministro degli Esteri della Repubblica italiana dovrà chiedere spiegazioni e scuse formali alla Segreteria di Stato vaticana. Perciò la Binetti ha l'obbligo di dirci la verità su questo punto essenziale.
C'è però una seconda domanda cui deve rispondere. La Costituzione italiana prescrive in modo esplicito che non vi possano essere discriminazioni nei confronti dei cittadini, eguali di fronte alla legge indipendentemente dall'età, dal sesso, dalla religione. Perciò parlare, o peggio ancora legiferare, discriminando gli omosessuali è un atteggiamento anticostituzionale.
L'emendamento inserito nel decreto in questione tende a dare attuazione con legge ordinaria ad un principio essenziale stabilito dalla Costituzione. La senatrice Binetti contesta la stesura di quell'emendamento (che può essere modificato) o contesta il principio sancito in Costituzione? Nel primo caso è giusto che operi per emendare l'emendamento; nel secondo è doveroso che si dimetta dal Partito democratico che tutti può ospitare salvo chi anteponga i suoi principi a quelli della Costituzione.
Non mi pare che sul caso Binetti ci sia altro da dire. C'è solo da attendere le risposte dell'interessata. Se vorrà darle a noi le saremo grati. Comunque le deve dare al suo partito e, più ancora, al Senato della Repubblica. (Eugenio Scalfari su Repubblica )
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L'errore sull'indicazione dell'articolo 13, anziché 2 comma 7, del Trattato di Amsterdam è comunque un pasticciaccio dare un alibi alla componente della maggioranza che aveva promesso battaglia se quell'emendamento non fosse stato fatto proprio dall'Unione tutta. Ma soprattutto per confezionare l'ennesima presa per i fondelli verso i cittadini omosessuali di questa Repubblica. (gf)
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Nella giornata di ieri 6 dicembre con 160 voti favorevoli e 158 contrari è passata la fiducia sul maxiemendamento al decreto della sicurezza che a questo punto è atteso alla Camera. Insieme alle norme sulle espulsioni degli immigrati è stato votata anche quella che presentava un richiamo al Trattato di Amsterdam ratificato dall'Italia con cui si punisce con la reclusione di 3 anni chi commette atti di discriminazione "fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali".
Vannino Chiti e Clemente Mastella
L'inserimento del passaggio sulla discriminazione sessuale ha da una parte rischiato di far cadere il governo sulla fiducia al maxiemendamento, dall'altra evidenziato i fragili equilibri nonchè le reali intenzioni in materia di apertura legislativa agli omosessuali dei vari schieramenti. Una norma inserita sostanzialmente per assicurarsi il voto di Rifondazione Comunista, che mai avrebbe fatto passare il decreto sicurezza, e che il ministro per i rapporti con il Parlamento Vannino Chiti ha subito precisato il governo si impegnerà a cancellare improrogalbimente entro fine anno.
La maggioranza è stata raggiunta unicamente con i voti dei senatori a vita Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro, Emilio Colombo e Rita Levi Montalcini, data l'assenza del senatore Luigi Pallaro della maggioranza, il voto contrario annunciato di Giulio Andreotti e quelli dell'esponente di Sinistra Critica ex Prc Franco Turigliatto e della senatrice Paola Binetti, esponente della corrente cattolica Teodem del Pd. E proprio la Binetti ha alimentato il maggior numero di polemiche basando il proprio voto su una scelta di coscienza, contrariamente a Cossiga che invece ha dichiarato di aver votato la fiducia solo perchè una crisi di governo sarebbe stata "drammatica". Altre parole, ma che esprimono lo stesso concetto quelle del Guardasigilli Clemente Mastella: "Oggi la fiducia è passata solo perchè la norma sulla parità di genere verrà modificata attraverso modalità parlamentari. Su questi temi è chiaro che non c'è una maggioranza. Se la sinistra imporrà questa norma alla Camera, ci sarà crisi di Governo". Sul voto contrario della Binetti ha poi aggiunto "sui temi che esprimono valori non c'e' la maggioranza come la vuole la sinistra": il comportamento della senatrice è stato quello di chi "agisce in nome dei valori ma magari è meno avvezzo alla politica (...) Chi lo è di più come me arriva allo stesso risultato in maniera diversa". Riferendosi alle rassicurazioni di Chiti sul fatto che se "per motivi procedurali non è stato possibile sopprimere" il passaggio sulle discriminazioni rispetto alle tendenze sessuali, l'abrogazione sarà attuata nel voto alla Camera. Idem il voto di un altro senatore Teodem Luigi Bobba che, sempre riferendosi alla Binetti, ha sottolineato come il voto favorevole degli esponenti cattolici del Pd e dell'Udeur è stato dato tenendo conto del far parte di una maggioranza: "ma abbiamo tutti operato per dare un segnale: adesso basta con emendamenti abnormi, basta intervenire su temi così delicati con bombe a orologeria magari inserite di soppiatto in un emendamento". All'ordine del giorno invece gli avvertimenti di Franco Giordano segretario di Rifondazione: "Se tutta la coalizione sosterrà le modifiche unitariamente condivise votiamo sì, se no valuteremo le conseguenze". Quelli di Antonio Di Pietro: "Piaccia o no, dopo il voto di fiducia di ieri al Senato la maggioranza politica non c'è più. Di questo va preso atto". E il penultimatum (come definito da Massimo D'Alema) di Clemente Mastella "Se non viene ritirato l'emendamento sull'omofobia sarà crisi di governo".
(07/12/2007) Nonostante il voto contrario della senatrice Pd Paola Binetti e grazie ai voti di Cossiga e dei senatori a vita il decreto sicurezza è passato. Ma forse non per molto.
Nella giornata di ieri 6 dicembre con 160 voti favorevoli e 158 contrari è passata la fiducia sul maxiemendamento al decreto della sicurezza che a questo punto è atteso alla Camera. Insieme alle norme sulle espulsioni degli immigrati è stato votata anche quella che presentava un richiamo al Trattato di Amsterdam ratificato dall'Italia con cui si punisce con la reclusione di 3 anni chi commette atti di discriminazione "fondate sul sesso, la razza o l'origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali".
Vannino Chiti e Clemente Mastella L'inserimento del passaggio sulla discriminazione sessuale ha da una parte rischiato di far cadere il governo sulla fiducia al maxiemendamento, dall'altra evidenziato i fragili equilibri nonchè le reali intenzioni in materia di apertura legislativa agli omosessuali dei vari schieramenti. Una norma inserita sostanzialmente per assicurarsi il voto di Rifondazione Comunista, che mai avrebbe fatto passare il decreto sicurezza, e che il ministro per i rapporti con il Parlamento Vannino Chiti ha subito precisato il governo si impegnerà a cancellare improrogalbimente entro fine anno.
La maggioranza è stata raggiunta unicamente con i voti dei senatori a vita Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi, Oscar Luigi Scalfaro, Emilio Colombo e Rita Levi Montalcini, data l'assenza del senatore Luigi Pallaro della maggioranza, il voto contrario annunciato di Giulio Andreotti e quelli dell'esponente di Sinistra Critica ex Prc Franco Turigliatto e della senatrice Paola Binetti, esponente della corrente cattolica Teodem del Pd. E proprio la Binetti ha alimentato il maggior numero di polemiche basando il proprio voto su una scelta di coscienza, contrariamente a Cossiga che invece ha dichiarato di aver votato la fiducia solo perchè una crisi di governo sarebbe stata "drammatica". Altre parole, ma che esprimono lo stesso concetto quelle del Guardasigilli Clemente Mastella: "Oggi la fiducia è passata solo perchè la norma sulla parità di genere verrà modificata attraverso modalità parlamentari. Su questi temi è chiaro che non c'è una maggioranza. Se la sinistra imporrà questa norma alla Camera, ci sarà crisi di Governo". Sul voto contrario della Binetti ha poi aggiunto "sui temi che esprimono valori non c'e' la maggioranza come la vuole la sinistra": il comportamento della senatrice è stato quello di chi "agisce in nome dei valori ma magari è meno avvezzo alla politica (...) Chi lo è di più come me arriva allo stesso risultato in maniera diversa". Riferendosi alle rassicurazioni di Chiti sul fatto che se "per motivi procedurali non è stato possibile sopprimere" il passaggio sulle discriminazioni rispetto alle tendenze sessuali, l'abrogazione sarà attuata nel voto alla Camera. Idem il voto di un altro senatore Teodem Luigi Bobba che, sempre riferendosi alla Binetti, ha sottolineato come il voto favorevole degli esponenti cattolici del Pd e dell'Udeur è stato dato tenendo conto del far parte di una maggioranza: "ma abbiamo tutti operato per dare un segnale: adesso basta con emendamenti abnormi, basta intervenire su temi così delicati con bombe a orologeria magari inserite di soppiatto in un emendamento". All'ordine del giorno invece gli avvertimenti di Franco Giordano segretario di Rifondazione: "Se tutta la coalizione sosterrà le modifiche unitariamente condivise votiamo sì, se no valuteremo le conseguenze". Quelli di Antonio Di Pietro: "Piaccia o no, dopo il voto di fiducia di ieri al Senato la maggioranza politica non c'è più. Di questo va preso atto". E il penultimatum (come definito da Massimo D'Alema) di Clemente Mastella "Se non viene ritirato l'emendamento sull'omofobia sarà crisi di governo".
SICUREZZA: PARITA' GENERE, SCOGLIO AGGIRATO CON RICHIAMO TRATTATO UE =
(ASCA) - Roma, 6 dic - Come dire le stesse cose con parole diverse. O quasi. E' questa la strada trovata, nel
maxiemendamento approntato dal governo sul decreto legge sicurezza su cui stasera si votera' la fiducia al Senato, per ricomporre le tensioni scoppiate ieri all'interno della
maggioranza tra i rappresentanti teodem ed il senatore dei Verdi, Gianpaolo Silvestri.
L'ultimo scoglio sulla strada del
decreto si era rivelato quello di un emendamento Prc relativo all'identita' di genere ed alla difesa contro le discriminazioni , oltre che ''razziali, etniche, nazionali, religiose'', anche quelle fondate ''sull'orientamento
sessuale o sull'identita' di genere''.
In sede di vertice di maggioranza la senatrice Binetti aveva posto con forza la richiesta di ritirare questo emendamento, su cui pure il governo aveva dato parere favorevole, pena il venir meno del suo voto.
Un atteggiamento che ha subito scatenato le reazioni del senatore Verde, il quale rispondeva sullo stesso tono: ''Se l'esecutivo cancella il riferimento all'identita' di genere, io non voto il dl''.
Successivamente il sottosegretario all'Interno, Marcella Lucidi, rassicurava tutti gli animi: l'accordo della maggioranza sul maxiemendamento e' piena, compreso il punto dell'identita' di genere. Scorrendo il testo del maxiemendamento si scopre l'escamotage che ha disinnescato la
bomba: via tutti i riferimenti alle singole discriminazioni,
sostituiti da un burocraticissimo riferimento alle
''discriminazioni dell'articolo 13, numero 1 del trattato di
Amsterdam'', firmato e ratificato anche dall'Italia.
Articolo 13, numero 1 che fa riferimento testualmente alle
''discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l'origine
etnica, la religione o le convinzioni personali, gli
handicap, l'eta' o le tendenze sessuali''.
(ANSA) - ROMA, 6 DIC - Nel maxi-e mendamento messo a punto dal centrosinistra sul decreto sulla sicurezza su cui il governo ha posto la fiducia al Senato si e' trovato l'accodo anche sull' ultimo punto controverso dopo aver sciolto il nodo sui Cpt: l'emendamento che contiene norme antidiscriminazione in relazione all' orientamento sessuale e all' identita' di genere.
Lo ha riferito la sottosegretario degli Interni Marcella Lucidi, che per il governo sta seguendo a palazzo Madama l' esame del provvedimento.
Le senatrici teodem, Paola Binetti e Emanuela Baio, avevano annunciato che non avrebbero votato quest'emendamento nonostante il parere favorevole del governo.
Per reazione, il senatore dei Verdi Giampiero Silvestri aveva detto che se il testo fosse stato cambiato secondo le indicazioni dei teodem non avrebbe
votato.
In attesa di conoscere il nuovo testo, l'emendamento contestato prevede pene detentive fino a tre anni per coloro che diffondono idee fondate sulla superiorita' o sull'odio razziale
o etnico, ma anche di discriminazione per motivi religiosi, orientamento sessuale e identita' di genere. E pene da sei a quattro anni per chiunque incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza sempre per gli stessi motivi.(ANSA).
ROMA, 6 DIC - 'Oggi il quadro era abbastanza complesso, ma del resto lo e' dall'inizio della legislatura. Sui temi che esprimono valori non c'e' la maggioranza come la vuole la sinistra'. Lo ha detto il ministro Guardasigilli Clemente Mastella dopo le votazioni in Aula al Senato. Per quanto riguarda il comportamento della senatrice teodem Paola Binetti che non ha votato la fiducia a causa di una norma anti-omofobia ha osservato che questo e' il comportamento di chi 'agisce in nome dei valori' ma magari 'e' meno avvezzo alla politica'.
'Chi lo e' di piu' come me - conclude - arriva allo stesso risultato in maniera diversa...'.(ANSA).
Colpevole di sodomia a 13 anni Gay 21enne giustiziato in Iran L'esecuzione di Makwan Moloudzadeh è avvenuta nella prigione di Kermanshah. Pollastrini: «Indignata» ROMA - Makwan Moloudzadeh è stato giustiziato. L'esecuzione del curdo iraniano di 21 anni condannato a morte il 7 luglio scorso per il presuntoi stupro di un 13enne avvenuto nel 1999, anche quando Moloudzadeh aveva 13 anni quindi, è avvenuta nella prigione di Kermanshah, nell’ovest dell’Iran. Meno di un mese fa pareva che la Corte suprema, dopo aver ratificato la condanna, avesse accettato di esaminare il caso. Quella di Moloudzadeh, sottolinea Amnesty International, è stata la sesta esecuzione di un minorenne al momento del reato dall’inizio dell’anno in Iran.
PENA DI MORTE INVECE CHE FUSTIGAZIONE - Moloudzadeh era stato arrestato il primo ottobre 2006 a Paveh, nella provincia di Kermanshah. Dopo essere stato sottoposto a numerosi interrogatori, durante i quali aveva subito maltrattamenti, la Corte penale di Kermanshah lo ha processato e condannato a morte per «atti omosessuali», riferisce Anmnesty. Nonostante la legge iraniana preveda che gli atti omosessuali commessi da minori di età non superiore a 14 anni e mezzo debbano essere puniti con la fustigazione, il giudice ha esercitato il proprio potere discrezionale stabilendo che Moloudzadeh, che aveva raggiunto la pubertà all’epoca del reato, dovesse essere condannato a morte come un adulto.
LA CONDANNA DI AMNESTY - «L’uso della pena di morte in Iran ha raggiunto livelli aberranti: tra le persone già messe a morte o a rischio di esecuzione quest’anno vi sono omosessuali, adulteri, prigionieri di coscienza, giornalisti. L’Iran è il paese che dal 1990 ha assassinato il maggior numero di minorenni all’epoca del reato, 28 in totale, in violazione del diritto internazionale che impedisce queste esecuzioni» dichiara Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty.
POLLASTRINI«INDIGNATA» - E un forte grido di denuncia arriva anche dal ministro per i Diritti e le Pari Opportunità, Barbara Pollastrini. «Apprendo con dolore e indignazione dell'esecuzione, in carcere, di Makwan Moloudzadeh, colpevole di aver amato e avuto rapporti sessuali con un ragazzo». Per il ministro si tratta di un «dramma assurdo che attiene al grande tema dei diritti umani verso i quali non sono permesse distrazioni e relativismi».
Nel prossimo film dedicato alla "justice league of america"Per la parte erano girati i nomi di Jessica Biel e Katie Holmes
LOS ANGELES - Dopo Kelly Hu, la giapponesina Kaori degli spot del formaggio Philadelphia, diventata una star in film come Il Re Scorpione e X-Men 2, adesso è Megan Gale, la top model divenuta celeberrima in Italia per fatto pubblicità alla Omnitel negli anni ‘90, ad essere pronta a sfondare a Hollywood. Il magazine australiano Who conferma che Gale sarebbe stata scelta per vestire nel film Justice League i panni di Wonder Woman, una parte per cui erano girati i nomi di attrici del calibro di Jessica Biel e Katie Holmes.
PRECEDENTI - Non si tratta di una prima volta per la 32enne modella di Perth, che sulla scia del successo degli spot, aveva recitato in Stregati dalla luna di Teo Mammucari ed era apparsa nei panni di se stessa in Body Guards di Neri Parenti e Vacanze di Natale 2000 di Carlo Vanzina (dove Nino D’Angelo le dedicava lo spassoso ritornello “Quant’è bella, meganghella!”).
JLA - Ma certo quello dell’amazzone seminuda e dotata di superpoteri, eroina nata nei fumetti DC Comics anni ’40, sarebbe il ruolo fin qui di maggior spicco della sua carriera d’attrice. Con i film dei supereroi che vanno a gonfie vele, Warner Bros. ha deciso di investire su un cast di attori giovani e meno conosciuti per realizzare la pellicola sulla Justice League of America (JLA), la squadra di supereroi che lottano fianco a fianco contro il male, nata negli anni ’60 sulle pagine dei fumetti DC e che vede primeggiare oltre a Wonder Woman paladini del calibro di Superman, Batman, Flash e Aquaman. Wonder Woman/Lynda Carter
REGIA - Il film, molto atteso, vede dietro la macchina da presa di George Miller, sceneggiatore di Babe maialino coraggioso (‘95) che nel 2006 ha interrotto la sua lunga inattività da regista per dirigere il cartoon digitale Happy Feet. E non è forse un caso che il regista sia australiano proprio come Gale. Oltre che alle sue forme prorompenti, gli occhi dei fan sono ora puntati sul casting degli altri supereroi, per i quali si parla di Adam Brody e Scott Porter, giovani star della tv a stelle e strisce.
23/11/2007) Il bel Piero si è trasferito a Barcellona, ha partecipato al GF spagnolo e ha intrecciato una liason con la bella 18enne Amor. Per poi scoprire che si trattava di una transessuale 'El concursante más sexy de Gran Hermano': Piero Righetto, 27 anni, vicentino doc, è tra i concorrenti della nona edizione del Grande Fratello Spagnolo. O meglio, era: due settimane fa è stato espulso dalla casa-bunker iberica. Ma poco importa, in Spagna ormai è già Piero-mania.
Il bel Piero, figlio di un commercialista veneto, ha lasciato Vicenza un anno e mezzo fa per trasferirsi a Barcellona. Mai avrebbe immaginato che nel giro di pochi mesi sarebbe diventato un vero e proprio vip. Partecipa per gioco ai casting del Gran Hermano, e viene preso. L'accento italiano, il fisico scolpito dallo sport e la passione per le belle ragazze hanno immediatamente catalizzato le attenzioni del pubblico su Piero. Ma il motivo per cui il riccioluto ventisettenne si è trovato sulla bocca di tutti è stata la sua infuocata liason con Amor, altra concorrente del GH. Uno dei tanti amori scoppiati nella casa, forse un po' più spinto (i due avrebbero consumato un rapporto orale sotto le coperte), se non fosse che..
Se non fosse che la bellissima diciottenne è una transessuale. Gli unici in tutta la Spagna a non saperlo erano i concorrenti, compreso Piero. Che ha appreso la notizia solo una volta fuori dalla casa, in diretta tv con milioni di spettatori in ascolto. Il vicentino dice di non essersi accorto di nulla: «Giuro che non mi sono accorto che si trattava di un maschio – spiega Piero – altrimenti non so come avrei reagito. Me l'ha rivelato la conduttrice del programma, in diretta tv. Telecinco continua a mandare in onda la mia faccia allibita e il mio "Noooo", che è diventato una specie di tormentone. Ad ogni modo non serbo rancore: quando sono entrato nella casa ho deciso di lasciarmi andare e così ho fatto ».
Intanto Piero si gode la popolarità regalatagli dal Grande Hermano, e spera di riuscire a sfondare nel mondo dello spettacolo: «Da quando sono uscito dalla casa – spiega al telefono – passo da un'intervista all'altra. Servizi fotografici, autografi... Me la sto spassando, insomma. Finché il successo dura voglio viverlo. Il futuro non so come sarà. D'altro canto, entrare nel mondo dello spettacolo non è semplice per chi, come me, non ha esperienza. Se non riuscirò a ritagliarmi uno spazio tutto mio non importa: potrò sempre ritornare in Italia e ricominciare a fare il commercialista ».
PUL-E-KHUMRI (Afghanistan). Sono conosciuti come "bacha bereeshe", ragazzi senza barba, giovani che si vestono da donna e ballano alle feste nel nord dell'Afghanistan. E' una pratica ormai antica che ha trasformato alcuni di questi ragazzini in schiavi sessuali di ricchi e potenti padroni, spesso ex signori della guerra, che li costringono a vestirsi da donna, li coprono di regali e ne fanno le loro "amanti".
La polizia afghana sta facendo il possibile per combattere questo fenomeno che ha provocato l'ira dei religiosi islamici, arrivati a proporre di lapidare questi schiavisti per sodomia, vergogna delle leggi islamiche. In una società in cui i due sessi sono tenuti severamente separati, è normale per gli uomini danzare per altri uomini ai matrimoni; ma nel nord del Paese la situazione è degenerata, con gli ex signori della guerra e i capi mujahidin che organizzano delle vere e proprie gare tra i propri danzatori.
«Ogni ragazzo cerca di essere il migliore. Indossano vestiti femminili, hanno dei campanelli ai piedi e seni artificiali», afferma Mohammad Yawar, un ex combattente mujahidin contro i Talebani, residente a Pul-e-Khumri. Questa usanza, chiamata "bacha bazi", letteralmente "gioco dei ragazzi", a volte purtroppo non si limita solo al ballo; «mi piace tantissimo abbracciare un ragazzino. Il suo odore mi uccide», continua Yawar. Quest'uomo d'affari trentottenne racconta di aver reclutato un giovane quindicenne tre anni fa per farsi aiutare con il proprio lavoro. «E' con me da almeno tre anni, da quando ne aveva quindici. Cercava un lavoro e io gli ho dato un posto dove stare - racconta Yawar mostrando la foto del ragazzo - Non ho una moglie, e lui per me è come se lo fosse. Lo faccio vestire da donna e dormire accanto a me. Mi diverto con lui e per me è tutto», continua baciando la fotografia.
Avere il ragazzo più bello e più bravo nel ballo è un segno di prestigio. «Tutti cercano di avere il ragazzo migliore, il più bello - afferma un ex comandante mujahidin che non vuole essere nominato - Ogni tanto ci raduniamo e facciamo ballare i nostri ragazzi, quello che vince è il ragazzo migliore». Questo signore dà una festa alla settimana a Pul-e-Khumri e dintorni. «Avere un ragazzo è diventata un'usanza per noi. Chiunque voglia apparire, si procura un ragazzino - dice Enayatullah, un proprietario terriero quarantaduenne della provincia di Baghlan - Vent'anni fa ero sposato, ma mia moglie mi ha lasciato a causa del mio ragazzo. Giocavo con lui ogni notte ed ero spesso fuori casa, alla fine mia moglie ha deciso di lasciarmi. Sono contento della mia decisione, adesso dormo e gioco ogni notte con il mio giovane ragazzo».
Questi uomini coprono di regali e di soldi i loro "giocattoli" umani. «Avevo solo quattordici anni quando un ex comandante Uzbeko mi costrinse a fare sesso con lui - racconta Shir Mohammad - In seguito, ho abbandonato la mia famiglia e sono diventato il suo segretario. Sto con lui da dieci anni, adesso sono cresciuto, ma lui continua ad amarmi e a dormire con me».
Ahmad Jawad, 17 anni, negli ultimi due anni è stato con un ricco proprietario terriero. «Ci sono abituato. Amo il mio signore. Mi piace tanto ballare ed atteggiarmi come una donna e giocare con il mio padrone». Se gli si chiede cosa farà da grande, risponde: «Quando sarò cresciuto, diventerò anche io un padrone e avrò i miei ragazzi».
Ma Shir Mohammad con i suoi ventiquattro anni, è troppo vecchio per essere un ballerino. «Sono cresciuto ora e non ho più il fascino dei primi anni. Allora ho chiesto al mio padrone il permesso di sposare sua figlia e lui ha acconsentito».
Molti abitanti del posto hanno chiesto che si ponga fine a questo fenomeno, ma non credono che sarà facile perchè molti di questi uomini sono dei ricchi ex comandanti ben armati. Jahan Shah, residente a Pul-e-Khumri, afferma che il governo e gli organi preposti alla sicurezza dovrebbero agire con decisione contro questi atti immorali e anti-islamici. «Se non si fa qualcosa in fretta, diventerà un'abitudine e centinaia di ragazzi verranno coinvolti».
La polizia dell'Afghanistan settentrionale afferma che è stato fatto il possibile per arrestare gli uomini coinvolti. «E' triste dover dire che questa pratica che include il far ballare i ragazzi, abusarne sessualmente e a volte venderli, va avanti da anni», dice il generale Asadollah Amarkhil, capo della sicurezza della provincia di Kunduz. «Abbiamo fatto tutto quello che potevamo limitatamente ai nostri mezzi per fermare questo fenomeno». Amarkhil afferma che la povertà, ampiamente diffusa dopo quasi trent'anni di guerra, rende i ragazzi accondiscendenti. «Abbiamo preso provvedimenti severi per salvare le vite dei ragazzi e punire i loro sfruttatori. Stiamo facendo delle indagini per scoprire dove si riuniscono questi uomini con i loro ragazzi, arrivare sul posto e arrestarli».
Hafizullah Khaliqyar afferma che coloro che saranno dichiarati colpevoli verranno imprigionati per almeno 15 anni. «Abbiamo 25 casi colpevoli di questi atti immorali; sono stati processati e ora stiamo facendo del nostro meglio per affrontare il problema». Gli studiosi islamici consigliano pene severe. «Coloro che fanno cose simili, sono dei veri e propri diavoli - afferma Mewlawi Mohammad Sadiq Sadiqyar, studioso e capo preghiera nella città più importante del nord, Mazar-i-Sharif - Secondo la legge islamica, coloro che sono avvezzi a tali pratiche dovrebbero essere lapidati a morte».
Alcuni di questi uomini dichiarano di non essere interessati alle donne. «Sappiamo che è immorale e anti-islamico, ma come facciamo a smettere? Non ci piacciono le donne, vogliamo i ragazzi», afferma Chaman Gul, 35 anni, della provincia di Takhar.
(22/11/2007) Sul documento d`identità solo nome, cognome, data di nascita e fotografia. Per rendere finalmente la questione sesso un non-problema.
Uomo o donna, a San Francisco non fa più differenza. E' stata infatti approvata ieri in Comune la legge per cui sulle nuove carte di identità, e su tutti i documenti di riconoscimento, verranno eliminate le voci relative al sesso del possessore. Il provvedimento, volto a fronteggiare la discriminazione sessuale verso le persone transgenere, consentirà di rendere noti come dati solo nome, data di nascita e fotografia. Aspettando ansiosamente il momento in cui, per non discriminare sull'età, si eliminerà anche la voce data di nascita (o almeno l'anno) non possiamo che accogliere con piacere la notizia. In realtò la legge non rappresenta una vera e propria novità: la stessa regola è stata adottata già da qualche mese a New Haven, nel Connecticut. A partire da luglio sono state rilasciate 4.650 carte d'identità asessuate agli abitanti della città. "La carta - spiega Kristina Wertz, responsabile del centro legale per transgender di San Francisco - finalmente rende la questione del sesso un non-problema".
Nel frattempo evitate di dare la notizia ad Elisabetta Gardini
20/11/2007) L`Italia al primo posto nel mondo per numero di vittime transessuali. Noi vogliamo ricordarle con un`iniziativa di integrazione della Caritas di Catania: per un futuro all`insegna del rispetto.
Oggi si celebra nel mondo e in Italia il 'Giorno della memoria transgender': per ricordare le vittime transessuali e transgender che sono state assassinate nel mondo per odio o pregiudizio transfobico. Solo nel 2007 gli omicidi di persone transessuali sono state 17 nel mondo e 4 nella sola Italia. Il nostro paese si colloca al primo posto per numero di vittime se si considera il rapporto tra omicidi e popolazione.
Vogliamo però, in un giorno di dolore e ricordo, segnalare un'iniziativa che lascia una porta aperta alla speranza. La Caritas di Catania, di cui è responsabile padre Valerio Di Trapani, in collaborazione con la cooperativa sociale Linus, ha promosso un progetto di formazione finanziato con i fondi dell'assessorato regionale alla famiglia (314.774 euro) che prevede un corso per 45 trans che si prostituivano nel quartiere di San Berillo. Al termine di questo percorso formativo le partecipanti avranno acquisito le conoscenze atte a trovare lavoro come badanti o assistenti in case di riposo.
Nella speranza che si possa un giorno parlare solo di integrazione e rispetto.
Non è da me far girare una mail a tutta la mia rubrica, ma stavolta è diverso. Il video del link mostra quello che tutti sapevamo ma che non abbiamo mai voluto immaginare. Se volete vederlo, siate pronti a stopparlo se siete deboli di cuore o troppo sensibili. Io non l'ho finito di guardare, e mi tremano ancora le dita mentre scrivo.
Bisogna fermarli!Tutto Questo deve finire, per favore non restare fermo come se non avessi visto niente. In coscienza puoi davvero permettere che continuino senza fare niente? Per cercare di impedire che si ripeta anche una sola volta questa mostruosità stiamo raccogliendo un minimo di 500 firme ma più saranno e meglio sarà. Il filmato è veramente duro.Io nn riesco a guardarlo tutto.. Ti prego dammi una mano..
QUANDO LA LISTA AVRA' 500 FIRME PER FAVORE INVIALA A : _PETA2@peta.org_ Grazie di cuore vaneesa mazza
Thailandia proprio nei giorni scorsi. Stiamo parlando di Miss International Queen 2007, la manifestazione di bellezza che premia ogni anno le più belle trans provenienti da tutto il mondo. Come tutte le altre Miss hanno sfilato, con splendidi abiti e con costumi da bagno.
La vincitrice del concorso Miss International Queen 2007 la potete vedere nell’immagine qui sopra. Miss Trans si chiama Tanyarat ed è riuscita a sbaragliare la concorrenza con il suo fascino orientaleggiante. La premiazione è avvenuta in uno splendido resort di Pattaya. Le partecipanti hanno sfoggiato splendidi abiti, ma anche acconciature e trucchi davvero particolari, come l’applicazione di farfalle sulla punta dell’occhio o trucchi davvero coloratissimi.
Qui sotto il video di Tanyarat e della sua esibizione