domenica 31 agosto 2008

TORRE DEL LAGO - Miss Italia Trans 2008 - VINCE... SONIA !!

30/08/2008
TORRE DEL LAGO - Miss Italia Trans 2008. Ieri sera il grande evento. Al Priscilla Caffè di Regina Satariano e Luca Paone è andata in passerella la finale presentata da Fabio Canini Tante le concorrenti, ben quindici. Tutte bellissime, e tutte con il proprio sogno in un cassetto. Uno per tutte essere accettate per quello che sono, donne e da sempre. "Si nasce cosi – affermano – non si decide di cambiare. Una doppia sfilata, in elegantissimi abiti da sera e in costume da bagno che ha impegnato la giuria in due votazioni.Una scelta difficile per i giurati. Govanni e Valerio, i noti stilisti di moda I Divi che hanno verstito Regina e le miss, Mirko Tomei, lo stilista Viareggino, Vanni Piccolo, Presidente del Gay Left, Alessio De Giorgi, Consigliere Regionale alle Pari Opportunità, Marcella Di Folco, Presidente Nazionale del Mit, l'avvocato Antonio Vannucci Zauli del Foro di Lucca, Ilaria Bonuccelli de Il Tirreno di Lucca, Letizia Tassinari del Corriere della Versilia, Esmeralda, titolare del Bocachica, Romeo Puccini e Rosy Lamberti, Adele de Gregoris e Giuseppe Pucci, e Giovanna, la cantante, hanno dovuto scegliere la piu' bella del reame. La corona di miss Italia Trans 2008 è andata a Sonia, una bella mora abruzzese. Seconda Natalia, di Napoli, con la fascia di miss Portamento. Terza Valeria, di Napoli, con la fascia di miss Modella. Ramona è stata eletta Miss Trans Web, sponsor Piccole Trasgressioni, Martina miss Trans Erotismo, sponsor La Boutique dell'Eros, e Marika miss Trans Sensualità, sponsor Lara Damiani. Si è cosi' conclusa la XVI edizione di Miss Italia,con un folto pubblico, non solo trans, con ospiti di eccezione, con la esibizione della la sosia di Mina, di Ramona Paoletti e Wanda Fisher, con la sfilata dei tre Mister Trans, con le immancabili ed uniche Drastiq Queen, e il saluto dell' Assessore al Turismo Pierluigi Cinquini. " Stiamo già lavorando per il prossimo anni e le sorprese saranno ancora meglio – annuncia Regina commossa mentre il sipario stava calando. La promessa sarà certamente mantenuta, anche grazie all'impegno dell'assorato al turismo presente ieri sera sul palco cosi come sul palco del Mamamia durante il gay friendly Versilia,

fonte. Priscilla caffe

sabato 30 agosto 2008

Colombia, la silenziosa strage dei gay

Sono 67 gli omosessuali uccisi in due anni: e i delitti restano irrisolti

Rolando Pérez giaceva riverso in una pozza di sangue, la testa massacrata a martellate, nella sua casa, a Cartagena. Aveva 43 anni, e un «difetto»: era gay. Sarebbe questo il «movente» del delitto di questo professore universitario stando ai referti della polizia colombiana: «Tutto indica che il movente è assolutamente passionale perché questo cittadino conduceva una vita disordinata, era promiscuo e, nella sua condizione di omosessuale, aveva molti partner», andava via deciso il colonnello Carlos Mena Bravo. Quanto all'identità dell'aggressore, le indagini puntano, manco a dirlo, «a qualcuno dei suoi compagni omosessuali», precisava nel suo rapporto l'agente. E' passato più di un anno da quelle dichiarazioni ma l'assassino di Pérez resta senza volto.

Nessuna traccia nemmeno di chi ha finito brutalmente Mária Luisa Perea: lesbica, è stata ritrovata la mattina presto del 19 dicembre scorso con il volto tumefatto, seminuda, dentro uno stadio di calcio, il corpo che ancora parlava dello stupro subito prima dell'ultimo respiro. A cento metri di distanza, quindici giorni dopo, è toccato ad Andrea Anguacho, giovane trans di 29 anni, «bella di notte» con il cranio fatto a pezzi. E poi un suo collega noto nella cerchia come «La Luisa Fernanda». È lungo l'elenco dei «diversi» uccisi misteriosamente negli ultimi anni in Colombia: almeno 67 tra il 2006 e il 2007 secondo il rapporto di Colombia Diversa, Ong attiva nella difesa dei diritti di gay, lesbiche, bisessuali e trans (la categoria più colpita).

Le 356 pagine dello studio sottolineano che gli omicidi si concentrano nella capitale, Bogotà (13) e nella regione sudorientale della valle del Cauca (29), zona contesa tra la guerriglia e i paramilitari, «culturalmente allergici» ai «diversi» e passati tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 alla conquista di quest'area, una delle regioni economicamente più dinamiche del Paese, con le sue coltivazioni di droga e il suo porto sul pacifico, Buenaventura. Qui quest'anno le vittime gay sarebbero già 22. «Questi delitti restano impuniti, mancano indagini serie da parte delle autorità» dichiara al Corriere Marcela Sanchez, direttrice esecutiva della Ong. Poi alza il tiro: «Le aggressioni agli omosessuali non avvengono soltanto per mano di semplici cittadini, ma sono spesso commesse da polizia, istituzioni educative, su su fino allo stesso governo».

La cosa più preoccupante per lei è che questi crimini vengono spesso liquidati come passionali: «Questo contribuisce non soltanto a sviare le indagini ma anche a spiegare una condotta criminale in modo banale come perdita di controllo dovuta a relazioni emotivamente molto disturbate». Nel rapporto si mette in luce come la polizia spesso abusi del suo potere: se vede una coppia omosessuale che si abbandona a effusioni in uno spazio pubblico, scatta l'arresto (arbitrario) oppure botte e insulti omofobici. «Non ci sono differenze fra il trattamento riservato ai gay nei campi di concentramento di Hitler e il modo in cui sono trattati nelle carceri colombiane. Da entrambe le parti subiscono violenze e finiscono ammazzati» - ha denunciato sul quotidiano di Bogotà El Espectador Gina Parody, senatrice che ha presentato un progetto di legge che riconosce alle coppie omosessuali (300 mila in Colombia) pari diritti rispetto a quelle etero. Una legge fermata in extremis lo scorso giugno, quando entrambe le Camere del Congresso colombiano l'avevano approvata, ma alla fine il Senato non l'ha ratificata
Una tensione mai risolta, intrecciata con la crisi aperta in Parlamento dallo scontro tra il presidente Uribe e la Corte suprema, che sta indagando sulle infiltrazioni dei gruppi paramilitari e ha già mandato in carcere una trentina di parlamentari vicini al governo. «Nessuno finora ha mai avuto il coraggio di andare fino in fondo: quando qualcuno ci ha provato è stato ammazzato» osserva amaro Jesús Castañeda, colombiano della valle del Cauca rifugiatosi a Milano tre anni fa dopo che i paramilitari avevano ucciso il suo capo, l'allora direttore del parco di Tayrona.

Alessandra Muglia
30 agosto 2008

Gay violentato dai compagni di cella «Sono sieropositivo». E gli altri lo pestano

Dopo le violenze in un carcere calabrese, l'uomo viene trasferito e rinchiuso con i condannati per reati sessualiROMA- Un omosessuale viene ripetutamente violentato dai compagni di cella. I quali, quando scoprono che è sieropositivo, lo picchiano e minacciano anche di ucciderlo. L’uomo, a questo punto, viene messo in isolamento in una cella con topi e scarafaggi. Fino a quando non lo trasferiscono nel carcere di un’altra regione, dove per alcuni giorni viene incredibilmente rinchiuso in un reparto riservato a detenuti condannati per reati sessuali. È l'odissea di un detenuto 40enne, arrestato per tentato furto lo scorso giugno. A raccontarla è Franco Corbelli, leader del Movimento dei diritti civili, che ha raccolto la sua testimonianza, ora che l’uomo ha lasciato il carcere e si trova agli arresti domiciliari. «È un episodio di una brutalità e disumanità inaudite», denuncia Corbelli: «L'uomo da qualche giorno agli arresti domiciliari mi ha raccontato per telefono la sua allucinante e dolorosa odissea». «Sono profondamente indignato - continua Corbelli - per quanto accaduto. Chiedo che venga fatta luce e giustizia su questo gravissimo episodio, accertate e perseguite le responsabilità a tutti i livelli. Quel giovane merita rispetto, solidarietà e giustizia. Naturalmente chiedo che in questo carcere venga fatto un attento esame per verificare se a seguito della violenza al giovane omosessuale sieropositivo si siano registrati casi di infezione da Hiv in altri detenuti che devono naturalmente essere seguiti con attenzione e curati adeguatamente per evitare il dilagare della malattia e per scongiurare che si diffonda in questa casa circondariale della Calabria la psicosi Aids». - La vicenda denunciata dal Movimento diritti civili, commenta l’Arcigay, «ripropone in modo clamoroso ciò che si sa da sempre: nelle carceri italiane è usuale la violenza sessuale tra uomini. Il vero problema è che moltissimi giovani gay o eterosessuali maschi vengono quotidianamente violentati da singoli o gruppi di detenuti anche a causa del fatto che in questo paese non è possibile discutere civilmente della sessualità delle persone detenute». (ultima modifica: 30 agosto 2008) FONTE CORRIERI DELLA SERA

cristiani contro la Ford

USA: cristiani contro la Ford, è per diritti gay
L’associazione cristiana conservatrice “American Family” del Missouri ha lanciato un appello via mail per boicottare il gruppo automobilistico Ford, colpevole di supportare le unioni omosessuali. Lo stesso gruppo ha boicottato per nove anni anche Disney per gli stessi motivi. Stando al direttore della “American Family Association”, Randy Sharp, già 55.000 persone avrebbero sottoscritto l’iniziativa. Ford, così come General Motors e il gruppo Chrysler, è colpevole di offrire la copertura medica ai partner dei suoi impiegati, anche se dello stesso sesso, ma secondo la Afa, il colosso automobilistico avrebbe fatto anche di peggio come donare fondi a gruppi per i diritti dei gay e promuovere eventi come i Gay Pride. “Dalla ridefinizione del concetto di famiglia per includere il matrimonio omosessuale, all’aver dato centinaia di migliaia di dollari a gruppi omosessuali e aver forzato i manager a frequentare corsi su come promuovere l’accettazione dell’omosessualità… fino a sponsorizzare le parate del Gay Pride, Ford sta indicando una strada” si legge in una nota nel sito web del gruppo. Il vice presidente delle risorse umane della Ford, Joe Laymon, ha commentato a Detroit News che la compagnia “valorizza tutte le persone, indipendentemente dalla loro razza, religione, sesso, abitudini sessuali e differenze culturali o fisiche”.

Fonte: Yahoo! Notizie

venerdì 29 agosto 2008

Miss Trans Italia 2008


Il 30 agosto 2008 presso il Priscilla Caffè di Torre del Lago si terrà la sedicesima edizione del Miss Trans Italia.
l concorso nato nel 1992 per dare visibilità alle persone transessuali. L’obiettivo è quello di restituire un’immagine positiva e dignitosa a un mondo che, il più delle volte, è associato esclusivamente a fatti di cronaca o alla prostituzione. «La prima edizione del Concorso fu realizzata a Torre del Lago tra mille difficoltà - raccontano le ideatrici Regina Satariano e Anastasia La Monica – Il Vescovo di Lucca chiese al Prefetto di non permetterne lo svolgimento, la Circoscrizione di Torre del Lago minacciava barricate e cortei. Per fortuna tutto si svolse per il meglio perché la voglia di urlare la nostra gioia ha superato l’intenzione di esibizionismo che molti ci attribuivano». L'idea è nata perché il concorso di Miss Italia non permetteva (e non permette tuttora) ai trans, anche se operati e dunque donne sotto tutti i punti di vista, di partecipare alle selezioni. «A differenza di altri concorsi – afferma Regina Satariano – l’obiettivo non è solo quello di eleggere la più bella. E’ anche un modo per unire alla parte ludica l’aspetto della rivendicazione politica»
Dal Mit (Movimento d’Identità Transessuale) al Comitato Toscana Pride, dalla gestione del nuovo locale glbt sulla Marina di Torre del Lago, il Priscilla Caffè, all’organizzazioni di eventi nazionali come Miss Italia Trans, l’impegno senza sosta di Regina Satariano è a tutto campo. Dalla politica allo spettacolo, dall’associazionismo all’attività commerciale c’è un unico filo conduttore che lega la sua implacabile attività: la lotta ad ogni forma di discriminazione e la battaglia per l’uguaglianza dei diritti nel mondo del lavoro e nella vita sociale per le persone transessuali. Il concorso di Miss Italia Trans l’ha ideato lei insieme a Anastasia La Monica 16 anni fa. Una concorrente era da poco stata eliminata dal concorso di Miss Italia solo perché transessuale. In seguito a quell’episodio per evitare “discriminazioni immotivate” fu esplicitamente introdotto nel regolamento del concorso di Miss Italia la necessità di essere “biologicamente” nate donne. La misura era colma, una nuova Miss Italia, un po’ meno futile di quella tradizionale, faceva la sua comparsa sul piano nazionale: Miss Italia Trans.
Conclusione del Miss Italia Trans 2007

Leggi gli articoli sulla manifestazione dei Miss Trans Italia

Articoli tratti da:

- ANSA
LA NOTTE DELLE CORONE: MISS GRAND PRIX, MURETTO E TRANS

- La Stampa
Mery è Miss Italia Trans 2007

- TGCOM
Miss Italia Trans arriva da Napoli

- Babilonia
Miss Italia Trans è Mery Sommella

- Gay.it
È DI NAPOLI MISS ITALIA TRANS 2007

- G@YNews
LA FASCIA A MISS TRANS




Conclusione del Miss Italia Trans 2006

Leggi gli articoli sulla manifestazione dei Miss Trans Italia

Articoli tratti da:

- TGCOM
Miss Trans 2006 ama un calciatore

- FOTOGALLERY di Libero
Giada è Miss Italia Trans

- La Nazione
Miss Trans è la mannequin Giada



Conclusione del Miss Italia Trans 2005
Da "La Nuova Ferrara"
Miss Italia Trans 2005 ha il volto raggiante di una parrucchiera napoletana di 30 anni, Stefania, che ha coronato il suo sogno. La ragazza aveva partecipato nel 2003 al concorso, ma senza successo. Così quando Platinette le ha consegnato la fascia, dopo aver sbaragliato 24 concorrenti, non ha saputo trattenere l’emozione. Ma non ha sorriso. <<>>. Stefania ha sfilato, in abito lungo e in costume da bagno. Sulla pedana si sono esibite pittrici, parrucchiere, estetiste, bibliotecarie, cassiere, che continuano ad animare una manifestazione nata nel 1992, come risposta a Miss Italia. Miss Trans Sorriso è stata eletta Valere, 22 anni, estetista, di Maddaloni (Caserta). Di Napoli è anche Miss Trans Web, Sara, 32 anni, Parrucchiera per la Rai. Napoletane anche Miss Trans Eleganza, Mary, 31 anni, e Miss Trans Ingambissime, Lisa, 32 anni.



FONTE http://www.misstrans.net/news.asp

NEGAZIONISMO

Negare è la più feroce e crudele forma di distruzione possibile per l’umanità praticata durante i regimi nazisti e comunisti, ma anche da quelli capitalistici e fondamentalisti, generalmente contro alcune minoranze o specifiche persone, che di volta in volta erano usate come capro espiatorio.

Di NEGAZIONISMO oggi in Italia possiamo accusare tranquillamente la stampa nazionale, come La Repubblica , che non pubblica MAI storie omosessuali adducendo ragioni volgari e violente, come fu violenza negare l’omosessualità degli italiani mentre morivamo nei campi di concentramento.

Di NEGAZIONISMO oggi in Campania possiamo accusare per la sua perversione il Corriere del Mezzogiorno che ha pubblicato almeno due volte notizie su persone o coppie omosessuali, con tanto di foto esplicite, senza mai usare questa parola né trattare questo argomento come se fosse ancora proibito (Bolle, Neri; Lanza di Lampedusa, Lancaster, Visconti).

Di GIORNALISMO ONESTO è evidentemente colpevole solo il Corriere della Sera e Il Mattino che invece le NOSTRE STORIE, di cronaca o di politica, rosa, gialle, verdi o nere, le raccontano proprio tutte, intervistando tutti i soggetti interessati e rendendo così “normale” la NOSTRA VITA , anche di fronte alla tragedia immensa del volo della Spainair o alla splendida vittoria della Medaglia d’oro alle Olimpiadi di Pechino dell’atleta GAY dichiarato nel Trampolino 10 mt. Il mito di Paestum ritorna infatti grazie a Matthew Mitcham mentre la tragedia si abbatte su una famiglia arcobaleno con Domenico Riso a cui il paese tutto deve gli onori che non ha potuto avere in vita!

CUI PRODEST? Chiediamolo al neutrale Lanza di Lampedusa, maleducato anch’egli per il negare la forma vera del suo amore, relegandolo a mercimonio anziché aspirare, come me, come l’atleta tuffatore ma soprattutto come il defunto siciliano, al ben alto e lodevole matrimonio! Sappiamo tutti che farsi adottare da un ricco benestante nasconde nella maggior parte dei casi non il Mecenatismo neutrale ma il Matrimonio Gay negato ancora dallo stato italiano!

Solo chi sa sognare può volare!

La strega maligna

Manliok

[LOBBYGAY] NEGAZIONISMO


E` MORTA LA PIONIERA DEI DIRITTI LGBT DEL MARTIN: AVEVA SPOSATO LA COMPAGNA PHYLLIS DOPO 50 ANNI INSIEME

Si è spenta mercoledì all'età di 87 anni la pioniera dei diritti LGBT Del Martin.Del e la sua compagna Phyllis Lyon sono state la prima coppia ad unirsi in matrimonio nello stato della California il 16 giugno 2008. Sua moglie Phyllis le era accanto al momento della morte. Le due donne, insieme da oltre 50 anni, furono le fondatrici nel 1955 della Daughters of Bilitis, la prima associazione a battersi per i diritti delle lesbiche.


Del Martin (a sinistra) e sua moglie Phyllis Lyon (a destra) durante la festa per
il loro matrimonio celebrato il 16 giugno scorso.

A dare la triste notizia Gavin Newsom, sindaco di San Francisco che aveva unito in matrimonio la coppia, che ha rilasciato una dichiarazione durante la conventon democratica di Denver: "Del e Phyllis hanno dato nuovo senso alle parole amore, devozione e costanza".
Più tardi è giunta anche la dichiarazione di Barack Obama: "Michelle ed io siamo profondamente addolorati dalla notizia. Del ha dedicato la sua vita alla lotta contro le discriminazioni e al trionfo dell'uguaglianza. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono tutti per la sua sposa Phyllis Lyon, e per coloro che l'hanno conosciuta".
Un tributo alla vita di Del sarà celebrato nelle prossime settimane.


redazione@gay.tv

giovedì 28 agosto 2008

25 MILA EURO: DOPO 7 ANNI ARRIVA IL RISARCIMENTO PER ESSERE STATO PICCHIATO E CHIAMATO `FROCIO`

Dopo sette anni Massimo Frana, ex assessore comunale di Polistena, provincia di Reggio Calabria, è stato risarcito. Aggredito nel 2001, insultato con epiteti come "frocio di merda, frocio bastardo", costretto da allora a periodiche visite di controllo medico dopo l`intervento di applicazione di una placca in pieno viso, Massimo era addirittura stato condannato penalmente insieme ai suoi aggressori per il reato di rissa. Nel 2006 è stato prosciolto perchè il fatto non sussisteva; nel 2007sono stati condannati a due anni di reclusione per i delitti di lesioni personali gravi e di ingiuria, ed oggi il giudice monocratico del tribunale penale di Reggio Calabria ha stabilito che Massimo venisse risarcito con la somma di 25 mila euro oltre al pagamento delle spese legali.

Un'odissea che ha finalmente premiato Frana che ha commentato: "Dopo sette anni finalmente ottengo una sentenza esemplare che mi rende giustizia rispetto a quanto ho subito". Per il suo avvocato Paola Balducci la sentenza "riconosce non solo le ragioni dell’offeso e il diritto di questi ad un pieno ristoro del danno subito, ma che ribadisce soprattutto l’assoluto rifiuto e la piena condanna da parte dell’ordinamento italiano per ogni forma di intolleranza e di aggressione, fisica o verbale, da chiunque realizzata, per motivi di discriminazione sessuale."
Per Federico Cerminara, Presidente del Comitato Eos Arcigay Calabra, la sentenza "evidenzia un gap positivo tra giurisprudenza e produzione normativa" perchè, a nonostante l'assenza di una legge anti-omofobia rappresenta una condanna dei "comportamenti ingiuriosi legati all’orientamento sessuale". Solidarietà anche da Aurelio Mancuso, presidente nazionale Arcigay, che sottolinea "come da alcuni anni grazie alle sentenze dei Tribunali i gay si sentono finalmente più tutelati e, quindi, prendono coraggio ed escono dalla clandestinità", oltre ad un attestato di stima a Frana " per aver avuto la forza della denuncia, atto non semplice per chi in questo paese è considerato un fantasma senza diritti".

redazione@gay.tv

mercoledì 27 agosto 2008

MILANO: LETTERA APERTA AL SINDACO MORATTI PER LA CHIUSURA DELLA GAY STREET

LETTERA APERTA AL SINDACO DI MILANO LETIZIA MORATTI

In riferimento all'ordinanza di chiusura anticipata del locale After Line di via Sammartini 25 a Milano del 14 dicembre 2007 disposta dal Comune di Milano e revocata con sentenza del Tar della Lombardia ed in seguito reiterata da codesto Comune dopo sentenza di appello del Consiglio di Stato facciamo presente quanto segue:

Detta ordinanza si basava su una relazione della Questura di Milano nella quale si affermava che gli esercizi commerciali e pubblici esercizi della via Sammartini "costituiscono luoghi di ritrovo di soggetti dalla chiara tendenza omosessuale tendenti al consumo di stupefacenti e all'abuso di sostanze alcoliche e soliti a gesti di intemperanza, oscenità e disturbo agli abitanti della zona".

In tutte le vie della "movida" milanese si denuncia l'abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti nonchè il disturbo agli abitanti della zona ma, in nessun caso, si ritiene di far rilevare che di ciò ”sono responsabili soggetti dalla chiara tendenza eterosessuale"? come hanno evidenziato anche alcuni deputati radicali in una interrogazione parlamentare rivolta ai Ministri dell'Interno e delle Pari Opportunità. In via Sammartini la sessualità dei clienti però assume rilevanza.

Agli scriventi sembra di percepire una non troppo latente discriminazione nei confronti degli omosessuali che frequentano la via, che a partire dal 1993 si era qualificata per la presenza di varie attività commerciali e culturali rivolte espressamente alla comunità gay e lesbica.

Altresì ci sembra che il provvedimento sindacale adottato sia eccessivo in quanto se alcune manifestazioni di comportamento inurbano si sono verificate, queste potevano essere ascritte alla clientela di un ben determinato ed identificabile bar ma non a tutti indistintamente i frequentatori della via; tenuto anche conto che l'After Line in quindici anni non ha mai subito alcuna sanzione per la sua attività.

La chiusura anticipata alle 22.00 di alcuni ritrovi comporta un'evidente disparità di trattamento e una limitazione alla libertà di impresa oltre al fatto che la clientela inizia a frequentare i locali notturni proprio a partire dalle 22.00. Questo significa la cessazione definitiva di queste attività con conseguente perdita del lavoro dei dipendenti e il coprifuoco anche per gli altri esercizi non soggetti al provvedimento con il conseguente azzeramento di quanto realizzato con il lavoro di anni. Senza contare il venir meno di luoghi di libera aggregazione per la comunità omosessuale.

D'altra parte la regolamentazione dei pubblici esercizi vigente in Italia non permette ai gestori alcuna forma di selezione della clientela lasciando loro soltanto una responsabilità oggettiva che, come in questo caso, viene sanzionata. Sarebbe stato opportuno un intervento delle forze dell'ordine in funzione più preventiva che repressiva, una maggiore presenza delle istituzioni locali e un interesse dell'amministrazione a combattere realmente il degrado della zona Stazione Centrale come sollecitato in appelli, lettere aperte e richieste di incontri mai accolte.

Ci auguriamo che queste argomentazioni possano portare ad una nuova valutazione del provvedimento adottato e alla sua revoca fermo restando la più ampia disponibilità ad una collaborazione con tutte le autorità per riqualificare la zona.

Cordiali saluti,
on. Franco Grillini, ex deputato - Alessandro Golinelli, scrittore - Felix Cossolo, giornalista (seguono altre 500 firme)

Per sottoscrivere la lettera aperta puoi inviare una mail indicando nome e cognome a redazione@gayclubbing.it, specificando come oggetto "sottoscrivo lettera aperta al Comune di Milano"

martedì 26 agosto 2008

di Karl Einrich Ulrichs, Eroe della lotta di emancipazione e liberazioneo mosessuale, il "Nonno Gay" della nostra Varia Comunità.



gli appartenenti alla Comunità GayLesbicaTransQuee r,
le associazioni e le persone Eterosolidali
a celebrare assieme il 31 agosto prossimo
il 183° compleanno ( 28 agosto 1825)
di Karl Einrich Ulrichs,
di Karl Einrich Ulrichs,
Eroe della lotta di emancipazione e liberazioneo mosessuale,
il "Nonno Gay" della nostra Varia Comunità.


In ricordo del suo epico coming-out proprio nel suo 42° compleanno, probabilmente il più drammatico e coraggioso della storia GLBTQ, oltre che il primo di cui abbiamo notizia, che gli è costato persecuzioni, esilio, povertà, ma di cui tutti noi dobbiamo ringraziarlo e raccoglierne il messaggio .

"Fino al momento della mia morte guarderò con orgoglio indietro a quel giorno, 29 agosto1867, quando trovai il coraggio di lottare faccia a faccia contro lo spettro di un'antica idra irata che da tempo immemorabile stava iniettando veleno dentro di me e dentro gli uomini della mia stessa natura.
Parecchi sono stati spinti al suicidio perché tutta la loro gioia di vivere erasciupata. Infatti, sono orgoglioso di aver trovato il coraggio di assestare a questa idra il colpo iniziale del pubblico disprezzo".

Emozioni nel regno animale anche gli elefanti amano

Emozioni nel regno animale anche gli elefanti amano
SE potessero parlare ci direbbero "Mi fai male", "Sono triste", "Sono felice di vederti". Etologi e neurobiologi ne sono sempre più convinti: per quanto riguarda le emozioni l'unica cosa che differenzia animali e uomini è il modo in cui si esprimono. Agli animali mancano gli organi adatti per articolare il linguaggio e quindi per comunicare quel che provano, ma poiché possiedono vista, tatto, attività cerebrale e una buona porzione del Dna simili o, in alcuni casi, quasi uguali ai nostri, a scimmie, cani, corvi, polpi e perfino tartarughe e pesci è giusto attribuire la capacità di amare, soffrire, gioire.

Il dibattito è annoso, ma si è riacceso lo scorso 21 agosto, quando un gorilla di tre mesi, affetto da un difetto cardiaco congenito, è morto nello zoo di Münster, in Germania. Davanti ai visitatori commossi fino alle lacrime, la mamma di Claudio ha cullato e stretto al seno il cadavere per giorni, cercando disperatamente di rianimarlo. Il comportamento della gorilla Gana è stato commentato sui giornali e molti lettori hanno mandato le loro condoglianze all'animale. Di fronte a tanta empatia alcuni scienziati hanno ribadito che è un errore proiettare sugli animali sentimenti che sono solo umani. La risposta di zoologi, etologi e neurobiologi, e soprattutto dell'ultima branca dell'etologia, la neuroetologia, è stata unanime: che gli animali provino emozioni è sotto gli occhi di tutti, ma è ancora difficile provarlo scientificamente.

La valutazione scientifica delle emozioni, argomentano i sostenitori dell'uguaglianza tra uomini e animali, è molto difficile anche per gli esseri umani, quindi perché stupirsi se non si riesce a stabilire quanto dolore prova un cane sottoposto a un intervento chirurgico, cosa sente un elefante quando riconosce il vecchio compagno di zoo, o quanto è depresso un maialino che viene allontanato prematuramente dalla madre. A dirci che i mammiferi e gli uccelli possono sentire le emozioni come noi è il loro cervello, sostengono i neuroetologi, che possiede come il nostro il sistema limbico. Quest'area contiene un insieme di strutture cerebrali che sovrintendono a varie funzioni quali le emozioni, il comportamento e la memoria a lungo termine.

Chi ha un animale da compagnia obietta che non ha bisogno di conoscere la struttura cerebrale per definire vergogna quella che osserva nel suo gatto, quando l'animale non riesce ad agguantare una preda e, caduto rovinosamente, si lecca distrattamente una zampa per far finta di niente. Lo psicologo prestato all'etologia Jeffrey Moussaief Masson ha scritto tomi riportando osservazioni ed esperimenti sulle emozioni animali, fino ad affermare che un coniglio è capace di mostrare riconoscenza al gatto che lo ha salvato da un'aggressione.

Le taccole intelligenti di Lorenz sono un caposaldo nella storia dell'etologia, ma ultimamente gli studiosi hanno accertato che i corvi sono in grado di divertirsi e che percepiscono la tristezza umana manifestando solidarietà. Le emozioni non sarebbero appannaggio solo di mammiferi e uccelli: l'intelligenza dei polpi è accertata, in più questi molluschi cambiano colore non solo per mimetizzarsi ma, secondo gli scienziati, per esprimere sentimenti quali la rabbia e la gioia. Perfino i pesci rossi e le tartarughe sarebbero in grado di provare emozioni, come mostrano le loro differenti personalità e capacità di adattamento alle situazioni. Se c'è tanta resistenza ad accettare le capacità emotive degli animali dipende dal modo in cui continuiamo a servirci di loro. Ammettere che soffrono quanto noi significa smettere di ucciderli, maltrattarli, rinchiuderli, smettere, in sostanza, di considerarli inferiori a noi.

di CRISTINA NADOTTI

(26 agosto 2008)

lunedì 25 agosto 2008

Cagnetta salva neonato abbandonato Il piccolo accudito insieme ai cuccioli

«La China», la cagnetta che ha salvato un neonato a Buenos Aires. (Daniel Forneri)
«La China», la cagnetta che ha salvato un neonato a Buenos Aires. (Daniel Forneri)
ROMA
- Come la leggendaria lupa capitolina, una cagna argentina di otto anni ha salvato un neonato di pochi giorni. Il piccolo era stato abbandonato in un campo vicino ad una baraccopoli di Buenos Aires; «la China» - questo il nome dell'animale, letteralmente sassolino ma anche fortuna - è riuscita a trasportarlo nella sua cuccia, a circa 50 metri di distanza, e lo ha accudito insieme ai suoi cuccioli appena partoriti.

«ACCUDITO CON DELICATEZZA» - Il padrone del cane, un 27enne, ha poi avvertito la polizia e ora il bambino - che pesa circa quattro chili ed è in discrete condizioni di salute - è stato affidato alle autorità. Secondo quanto si legge sul quotidiano argentino Clarin, la cagnetta avrebbe spinto con delicatezza il bambino fino alla cuccia senza afferrarlo con i denti, perché non sono stati trovati segni di morsi sul piccolo. Il bambino, che presentava solo leggeri escoriazioni, è stato salvato da una morte certa che altrimenti sarebbe sopraggiunta per ipotermia. Il calore dei cuccioli e della China, invece, l’hanno protetto. Cuore di mamma.

sabato 23 agosto 2008

Oggi giornata della memoria in ricordo dell'abolizione della schiavitu'

Save the Children lancia una campagna per difendere i bambini da tutte le schiavitu'
Save the Children lancia una campagna per difendere i bambini da tutte le schiavitu'

Popoli sradicati, culture distrutte, famiglie disgregate. Uomini, donne e bambini messi all'asta, comprati come animali da fatica, ridotti a vivere in condizioni disumane. Per produrre il cotone, il caffè e lo zucchero che diventavano consumi quotidiani della civiltà europea.

Da dieci anni le Nazioni unite il 23 agosto ricordano l'abolizione del commercio degli schiavi. Lo scorso anno è stato inaugurato un museo a Liverpool, il porto inglese da cui partivano le navi negriere dirette in Africa

23 agosto 1791, gli schiavi delle piantagioni di Haiti, allora colonia francese, insorgono contro il governo coloniale. Erano i discendenti degli africani ridotti in schiavitù e portati in America, la materia prima del traffico di esseri umani che coinvolgeva Inghilterra, Francia e le loro colonie oltremare.

Anche quest'anno, tra Stati Uniti, Inghilterra e Francia, una serie di manifestazioni ricorderanno la brutale tratta che tanto ha contribuito alla ricchezza dell'occidente. Una visita del presidente Clinton in Senegal nel 98 fu l'occasione per affrontare questo passato. Dall'isola di Goree, centro di smistamento dei carichi umani che partivano per le Americhe, Clinton riconobbe il tributo pagato dagli africani alla ricchezza americana. Ma il papa Giovann Paolo II era andato oltre, con una storica richiesta di perdono, e l'ammissione delle colpe della Chiesa nella giustificazione del commercio degli schiavi.

ANCHE GLI INDIANI D`AMERICA RICONOSCONO I MATRIMONI GAY

Una tribù indiana nativa dell'Oregon è la prima tribu' a introdurre e riconoscere il matrimonio gay. I Coquille, originari della costa sud dell'Oregon, sono una nazione sovrana a cui è riconosciuta e garantita l'indipendenza dalla costituzione dello stato, quindi l'introduzione del matrimonio ha valore legale all'interno della riserva. Unico limite: uno dei due contraenti deve essere indiano.

Tuttavia la legge approvata dagli indiani potrebbe essere contestata in base al Defense of Marriage Act nazionale anche se ne risulterebbe in crisi la sovranità e l'indipendenza delle varie tribù native. Per tale motivo la legge sui matrimoni gay viene vista come una sorta di test dell'effettiva sovranità dei nativi.
Storicamente, le relazioni omosessuali sono state riconosciute all'interno delle tribu indiane anche se Cherokee e Navajos ne hanno proibito il riconoscimento legale.

Giorgio Lazzarini
redazione@gay.tv

BOTTE E MALTRATTAMENTI A GENOV

Ferma la violenza ora!

«Guarda come cammini, ricchione»; «Sbirri di merda» e inizia l'inseguimento. Non è il copione di un film, è la storia che Nicola (il nome è di fantasia, Ndr) si è deciso a raccontare a Liberazione tre mesi dopo averla vissuta in prima persona.

E' il 28 maggio 2008, Nicola sta aspettando un treno alla stazione di Genova Piazza Principe quando avviene questo scambio di battute con i due agenti della Polfer. Dopo le offese, Nicola inizia a correre e esce dalla stazione, mettendo un po' di metri fra lui e gli agenti. A quel punto loro fanno una telefonata e da una macchina ferma là davanti esce una persona che blocca Nicola permettendo agli agenti di raggiungerlo. Subito dopo Nicola si è trovato con la faccia al muro, picchiato alle spalle sempre al grido di "frocio, sei sieropositivo, fatti curare".

La tappa al pronto soccorso del Galliera è obbligata. Arrivato sanguinante in ambulanza, a Nicola viene assegnato un codice verde e cinque giorni (diventati 10 dopo la visita del medico di famiglia) di prognosi per «trauma escoriato al cuoio capelluto, soffusioni cutanee al collo e un'escoriazione alla spalla destra». Tradotto: botte in testa, sulle spalle e una presa energica al collo da dietro.
Uscito dall'ospedale, Nicola si reca alla questura per denunciare quanto avvenuto, ma anche là la musica non cambia di molto. Ripartono le offese e Nicola viene portato in una cella della questura accanto ad un'altra dove è rinchiuso un nomade. Passa un po' di tempo e arrivano i due agenti della Ferroviaria accusati dell'aggressione, Nicola li riconosce, ma nessuno dei presenti gli dà ascolto.

Dopo un'altra serie di "frocio" e "sieropositivo", Nicola passa nella cella del nomade («dove il puzzo di piscio era insopportabile» racconta) e chiede i nomi dei vari agenti con la minaccia di denunciarli. Non riceve - ovviamente - risposta finché gli dicono di alzarsi per andare da un legale. La destinazione non è però un ufficio, bensì la polizia scientifica dove a Nicola vengono fatte le foto, prese le generalità e pure le impronte digitali («che quindi non è un trattamento riservato solo agli immigrati» sottolinea). Il tutto finisce in un database, ma non dà origine ad alcuna denuncia nei confronti di Nicola. Una raccolta dati pro forma, insomma.

Nicola viene dalla Calabria, riconosce dall'accento che uno degli agenti è suo conterraneo. Ne approfitta per prendere qualche informazione e riceve un consiglio: «Non denunciare nulla, potresti rovinare le famiglie di questi agenti». Nicola allora fa passare un po' di tempo e alla fine si decide a sporgere denuncia presso la Procura di Genova. E' il 26 giugno scorso, e da allora non ha ricevuto più notizie. Ha quindi deciso di rendere pubblica la storia, «perché sono una persona civil e non mi va di vivere in un Paese razzista e intollerante».

C'è dunque da aspettarsi che la Procura del capoluogo ligure stia facendo gli accertamenti del caso per accertare quanto successo. I telefoni degli uffici giudiziari squillano a vuoto, trovandoci in un pomeriggio di pieno agosto, ma la speranza è che venga fatta luce su quanto accaduto precisamente in quel 28 maggio scorso in una città che ultimamente sta guadagnandosi gli onori della cronaca soprattutto per episodi di violenza e intolleranza. D'altronde non è che i diretti interessati aiutino a fugare eventuali dubbi.

Raggiunti telefonicamente gli uffici della Polfer, tutto quello che otteniamo è una sorta di intimidazione: «Lei non deve scrivere e non capisco la sua insistenza. La farò parlare con i miei superiori, se vorranno. Ma non ho una posizione ufficiale per lei» è la risposta che otteniamo. Fatto notare che fare domande è il nostro lavoro, ci viene risposto che «le carte su quanto accaduto ci sono arrivate stamattina e non è andata per niente come racconta il ragazzo,ci sono testimoni oculari a conferma». Ma come è andata non è dato saperlo.

Nicola ha 30 anni, viene da un paesino calabrese, e a Genova si è pure iscritto a Rifondazione comunista. Si trasferisce a Genova nel 1999 per studiare a giurisprudenza grazie al sostegno economico del padre. Un sostegno che adesso non gli permette di pagarsi un avvocato, tanto che la denuncia alla Procura l'ha scritta da solo. Quel giorno era alla stazione di Genova per andare a Imperia a parlare con la sua professoressa di francese. A Imperia però, il 28 maggio non ci è mai arrivato.

«Non sono gay, non ho precedenti né penali né civili, non capisco perché si siano accaniti contro di me. Al mio piccolo paese, dove la mentalità è pure più "conservatrice" di quella che ho trovato in città non mi è mai successo niente. Da quando sono a Genova mi è successo di tutto» racconta Nicola. Gay o presunti tali, extracomunitari o presunti tali: sembra che la nuova Italia targata Lega e militari nessuno si possa sentire più al sicuro.

A Roma hanno portato in caserma due ragazze peruviane hanno passato una notte in cella perché gli agenti le avevano scambiate per prostitute (sugli scalini di Santa Maria della Vittoria!), adesso la storia di Nicola. E chissà quante altre ce ne sono che non vengono denunciate per paura. «Ma io non ho interesse a vivere in un Paese così» dice ora Nicola. Qualcuno ci dica che non sarà questa l'Italia del futuro.

Fonte: Liberazione

venerdì 22 agosto 2008

Stato bambinaia

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Riporto un articolo del quotidiano britannico The Independent dal titolo
"Attenti, turisti: se è divertente, l’Italia ha una legge che lo proibisce".

"Andate in una spiaggia o sulla panchina di un parco senza conoscere le regole, scrive Peter Popham, e potreste tornare a casa con una bella multa.

Oltre ai normali pericoli quali scottature, attacchi di meduse e palpeggiamenti, i vacanzieri in Italia fronteggiano una nuova serie di minacce questa estate, il risultato della risposta frontale del governo Berlusconi a quello che definisce “emergenza sicurezza”.

I sindaci italiani hanno ottenuto carta bianca per emanare leggi per risolvere le proprie problematiche relative alla sicurezza. Il risultato è una tempesta di nuove leggi e regolamenti che minaccia di trasformare il bel paese nel più grande stato bambinaia di sempre.

Ignari stranieri rischiano multe salate per cose perfettamente legali in tutto il mondo esclusa la determinata città in cui si trovano.

A Genova, per esempio, adesso è reato andare in giro con in mano una bottiglia di vino o una lattina di birra. A Roma invece questo va bene, ma se vi stendete sotto un pino o sulle scale di piazza di Spagna per berle, o semplicemente per mangiare un sandwich, il vostro “indecoroso” comportamento potrebbe essere punito. Stesso discorso se il vostro spuntino al fresco è seguito da un pisolino.

Per i bagnanti sono previsti regolamenti severi: su una spiaggia di Olbia, in Sardegna, i fumatori rischiano una multa di 360€, mentre a livello nazionale, il ministro del welfare ha imposto il divieto dei massaggi offerti dagli immigrati, per i possibili effetti nocivi dei “servizi estetici o terapeutici” offerti da persone “che non possiedono adeguata formazione o competenza”.

A Eraclea, vicino a Venezia, i genitori devono controllare attentamente i propri bambini: i castelli di sabbia sono vietati perché “ostacolano il passaggio” lungo la battigia. I racchettoni ed altri giochi con palle sono proibiti in molte spiagge ed i nuotatori che si tuffano noncuranti in mare possono andare incontro a multe salate qualora non si trovino in “aree che lo permettano”.

E attenti voi vacanzieri in località di mare che vi aggirate lontano dalla spiaggia indossando solo boxer o bikini: è contro la legge.

La caccia alla streghe nazionale contro i venditori di borse contraffatte è stata rafforzata a Ostia, la spiaggia più popolare di Roma, attraverso l’uso di elicotteri in pattugliamento, rendendo l’esperienza della spiaggia italiana persino più infernale del solito.

Lontano dall’acqua, le cose non migliorano. Due persone possono sedersi su una panchina di un parco nella città di Novara, ma se una terza si unisce a loro dopo le 11 di sera, i tre stanno infrangendo la legge. A Viareggio possono sedersi sulle panchine tutte le persone per cui c’è posto, ma se uno di loro ci appoggia i piedi rischia una multa. Spargete briciole di pane per i piccioni nella città di Lucca e potreste diventare più poveri di centinaia di euro.

La guerra all’accattonaggio è stata intrapresa da molte città - inclusa Assisi, la città di S. Francesco che proprio qui iniziò la sua vita religiosa come mendicante. Nella romantica città di Verona questa tendenza è stata portata fino alla sua logica conclusione: la confisca dei guadagni dei mendicanti. A Firenze adesso è illegale pulire i parabrezza delle automobili in coda ai semafori.

Il governo di Silvio Berlusconi potrebbe essere il primo al mondo ad avere introdotto un “Ministro della semplificazione” con il compito di identificare ed abolire le leggi superflue, ma nell’interesse di una maggiore democrazia e sicurezza a livello locale il suo Ministro degli interni, Roberto Maroni, ha permesso lo sbocciare di migliaia di leggi.

La maggior parte di esse con tutta probabilità non verrà mai applicata, ma sarà una magra consolazione per chi, dopo aver dato da mangiare ai piccioni, si ritroverà una multa salata tra i souvenir delle vacanze."


Traduzione tratta da Italiadallestero.info.



Carla Bruni incontra il Dalai Lama



La première dame vede il leader spirituale tibetano. Alta la tensione tra Francia e Cina La premiere dame francese, Carla Bruni-Sarkozy, ha raggiunto il tempio buddista di Lerab Ling, a Roqueredonde nell'Herault, nel sud della Francia per incontrarsi, al termine della cerimonia d'inaugurazione del tempio in presenza del Dalai Lama, con il capo spirituale buddista. Il faccia a faccia tra la moglie del presidente francese e il Dalai Lama è avvenuto a porte chiuse.

SCIARPA BIANCA - Carla Bruni-Sarkozy è stata accolta dal Dalai Lama che le ha posto la tradizionale sciarpa bianca attorno al collo. In precedenza erano arrivati il ministro degli esteri Bernard Kouchner e il segretario di stato ai diritti umani Rama Yade. Anche i due membri del governo francese ahanno deciso di assistere alla cerimonia e di incontrare il leader spirituale dei tibetani.

POLEMICHE E RITORSIONI - Una decisione, questa, che potrebbe innescare nuove polemiche. Già a inizio luglio la Cina aveva ammonito l'Eliseo circa le possibili conseguenze negative nei rapporti tra i due Paesi in caso di un incontro ufficiale tra il Dalai Lama e Sarkozy. L'ambasciatore cinese a Parigi era stato molto netto e aveva paventato per la Francia la perdita di contratti e commesse commerciali per diverse decine di miliardi di euro.


Il Dalai Lama accusa la Cina
«Lunedì ha massacrato 140 tibetani»

Secondo il leader spirituale, l’esercito cinese il 18 agosto scorso ha «sparato sulla folla» nella regione di Kham

PARIGI - Il Dalai Lama accusa l’esercito cinese di aver «sparato sulla folla» il 18 agosto scorso nella regione di Kham, nell'est del Tibet. Secondo il leader spirituale buddista, sarebbero stati uccisi circa 140 tibetani, cifra che «deve essere confermata». La denuncia del Dalai Lama è contenuta in un’intervista a Le Monde sul numero in edicola giovedì pomeriggio con la data di venerdì.

«SOLO A LHASA 400 VITTIME DAL 10 MARZO» - Secondo il Dalai lama, dall' inizio delle proteste in Tibet, il 10 marzo, «testimoni affidabili hanno riferito che 400 persone sono state uccise nella sola regione di Lhasa. Uccisi da colpi d'arma da fuoco, mentre i manifestanti erano senza armi». Il Dalai Lama ha affermato inoltre che «nessuna apertura c'è stata» nelle discussioni con Pechino. «Dopo le proteste di marzo e l'Olimpiade, avevamo creduto a dei segnali positivi. Siamo stati presto smentiti, i nostri emissari si sono trovati davanti a un muro»

giovedì 21 agosto 2008

LA FOTO DEL GIORNO


21 agosto 2008 - Le foto che hanno fatto il giro del mondo: la mamma gorilla dello zoo di Muenster con il figlio morto da giorni sulle spalle.

(Apcom) - Resta seduta, immobile, lo sguardo nel vuoto, tra le mani il suo cucciolo di tre mesi, morto. Poi, all'improvviso, si incammina a quattro zampe e si mette il corpo senza vita sulle spalle. Una mamma gorilla, Gana, ospite dello zoo di Muenster, in Germania, non sembra voler accettare la morte del figlio.

Il cucciolo, cui era stato dato il nome di Claudio, è morto sabato, per ragioni ancora poco chiare. I veterinari dello zoo si erano accorti che qualcosa non andava all'inizio della settimana scorsa: il cucciolo beveva poco ed era sempre più debole.

Già l'anno scorso Gana aveva richiamato su di sé l'attenzione per aver ripudiato la figlia Mary, di sole sei settimane. La cucciola venne salvata in extremis e adesso vive nello zoo di Stoccarda.

Se Gana sia responsabile della morte di Claudio ancora non è dato sapere. Il direttore dello zoo, Joerg Adler, spiega che "al momento non riusciamo a prendere il cadavere. E' normale che le mamme gorilla si tengano vicino il corpo dei figli morti, a volte anche per settimane. Sapremo come è morto Claudio solo quando Gana lo lascerà e noi potremo fare un'autopsia".

Penso a questa mamma da quando ho letto questa notiza....nel nostro gergo, questi animali (mi turba anche chiamarli animali in questo momento.....ho il magone a pensare alla scena che anche contro voglia ce l'ho davanti gli occhi), li chiamiamo bestie..

ARGENTINA E BRASILE: IL SUD AMERICA ALL`AVANGUARDIA NEL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI LGBT

(20/08/2008) I paesi del Sud America si muovono verso l`approvazione di norme e leggi a favore della comunità: in Argentina sarà possibile per il partner di una coppia omosessuale richiedere la pensione di reversibilità mentre in Brasile sarà gratuito l`intervento per il cambio di sesso.

ARGENTINA

Il governo argentino ha approvato la sua prima legge a favore delle coppie omosessuali: sarà infatti garantita la pensione di reversibilità. I partner che potranno ottenere tale sussidio in seguito alla morte del loro compagno saranno quelli che avranno almeno 5 anni di convivenza alle spalle. Il direttore dell'Amministrazione per la Sicurezza Sociale Nazionale, Amado Boudo, firmerà nei prossimi giorni che sarà poi trasformato in un decreto legge vero e proprio.

Gli attivisti gay hanno accolto la notizia come il raggiungimento di un obiettivo dopo anni di lotte affinchè le unioni civili (permesse sin dal 2002 in 5 città dell'Argentina) venissero equiparate ai matrimoni fra persone eterosessuali. La decisione è stata definita "storica" e "un passo avanti" per i diritti umani, in quanto il provvedimento vale per l'intera nazione ed è stato emanato dal governo del paese.

"Il governo ha mantenuto la parola data in passato" ha detto l'attivista gay Pedro Paradiso Sottile, membro dell'Argentine Homosexual Community di Buones Aires, alla stampa. Ora le organizzazioni nazionali mirano al riconoscimento di diritti come l'adozione e l'ereditarietà.

BRASILE

Mentre in Italia il clima omofobo e violento non accenna a migliorare, con ultima testimonianza il barbaro assassino di una trans brasiliana a Milano per mano due ragazzini, il resto del mondo fa passi in avanti. Il governo del Brasile ha infatti deciso che l'operazione per il cambio di sesso sarà gratuita e non più a carico del paziente. Il diritto di sottoporsi all'intervento è stato sancito come imprescindibile per il cittadino e la costosa operazione è stata così resa gratuita. Si stima che in futuro l'intervento verrà richiesto da 1 persona su 10mila, mentre nell'ultimo anno le operazioni in cliniche private sono stimate intorno ai 300. Gli interventi riguarderanno solo coloro che hanno compiuto i 21 anni di età e che sono stati sottoposti ad esami psicologici e fisici della durata di due anni. Al termine delle analisi, le associazioni sanitarie locali potranno autorizzare o meno il cambiamento di sesso.

Non c'e' che dire. Il Sud America scopre nel campo dei diritti civili un progresso da noi in Italia sconosciuto. E sì che i diritti civili delle persone dovrebbero essere il campo su cui si misura la civiltà di una nazione, a partire dai partiti che si definiscono progressisti.


Giorgio Lazzarini
redazione@gay.tv

martedì 19 agosto 2008

Tredici ragazzi aggrediscono giovane angolano a Genova

Simboli fascisti allo stadio
Simboli fascisti allo stadio

"Stasera ho voglia di picchiare qualcuno. Guarda sta passando uno sporco negro...quasi quasi mi sfogo con lui. Puzzi, lo sai negro? Te ne devi tornare al tuo paese, in Africa. Ti ammazzo". Pronunciando queste frasi 13 giovani descritti come estremisti di destra avrebbero aggredito, insultato e ferito un ventiquattrenne angolano, Assundao Benvindo Muteba, figlio di un dirigente del ministero dell'Innovazione dell'Angola, laureando in economia e commercio a Genova. Il giovane, attraverso le pagine del quotidiano genovese "Corriere Mercantile", ha denunciato l'aggressione subita venerdì notte sulla passeggiata Anita Garibaldi di Genova Nervi. Sul caso indaga la polizia di Genova che sta procedendo all'identificazione degli aggressori.

Il ventiquattrenne ha riportato lesioni al capo e agli arti giudicate guaribili in otto giorni dai medici del pronto soccorso dell'ospedale San Martino di Genova che lo hanno visitato e dimesso. Secondo quanto riferito dalla vittima e dalla ragazza che era con lui, in principio otto giovani italiani dall'aspetto hanno preso ad insultare il giovane angolano. Avrebbero pronunciato frasi pesantissime. Il ventiquattrenne ha cercato di evitare contatti, senza riuscirvi. Gli otto gli si sono fatti intorno e hanno preso a malmenarlo. Al primo gruppo di aggressori si sono unite altre cinque persone. Solo quando la ragazza ha chiamato la polizia, il gruppo si è dileguato.

"E' stato terribile - racconta il giovane sulle pagine del quotidiano - Mi arrivavano colpi da ogni parte. Al volto, alle gambe, all'addome. Non riuscivo a respirare, non vedevo nulla. E poi gli insulti, terribili. Non voglio neppure ripeterli. Cosa ho pensato in quel momento? Solo a non cadere, a rimanere in piedi. Se fossi finito a terra probabilmente a quest'ora non sarei qui a raccontare questa storia".

lunedì 18 agosto 2008

Ellen e Portia: matrimonio a Beverly Hills

{B}Ellen e Portia: matrimonio a Beverly Hills{/B}
Hanno coronato il loro sogno d'amore sposandosi. L'attrice americana Ellen DeGeneres, che oltre dieci anni fa rese pubblica e decise di ostentare la sua omosessualità, è convolata a nozze a Los Angeles lcon a sua compagna, l'attrice Portia de Rossi. Le nozze tra DeGeneres, 50 anni, e de Rossi (classe 1973) sono state celebrate nella casa californiana dove la coppia vive da alcuni anni

giovedì 14 agosto 2008

sono la tua puttana.

sono la tua puttana. da Gìpics.
"e oggi vi dirò, che non solo bisogna impegnarsi nello scrivere,
ma nel vivivere:
bisogna resistere nello scandalo
e nella rabbia, più che mai,
ingenui come bestie al macello,
torbidi come vittime, appunto:
bisogna dire più alto che mai il disprezzo
verso la borghesia, urlare contro la sua volgarità,
sputare sopra la sua irrealtà che essa ha eletto a realtà,
non cedere in un atto e in una parola
nell'odio totale contro di esse, le sue polizie,
le sue magistrature, le sue televisioni, i suoi giornali:
e qui
io, piccolo borghese che drammatizza tutto,
così ben educato da una madre dalla dolce e timida anima
della morale contadina,
vorrei tessere un elogio
della sporcizia, della miseria, della droga e del suicidio:
io privilegiato poeta marxista
che ha strumenti e armi ideologiche per combattere,
e abbastanza moralismo per condannare il puro atto di scandalo,
io, profondamente perbene,
faccio questo elogio, perchè, la droga, lo schifo, la rabbia,
il suicidio
sono, con la religione, la sola speranza rimasta:
contestazione pura e azione
su cui si misura l'enorme torto del mondo."

Pier Paolo Pasolini, da Poeta delle ceneri, Nuovi Argomenti, luglio-dicembre 1980

Cresce il numero di blogger arrestati

pubblicato: giovedì 14 agosto 2008 da PG in: Varie Blog

Cresce il numero di blogger arrestatiIl grafico presente a questa pagina mostra il numero di blogger arrestati negli ltimi anni, sulla base dei dati raccorti da World Information Access. Il numero è salito da cinque arresti del 2003 a 35 l’anno scorso. Sembra che, agli occhi di qualche governo, bloggare sia diventato un pericolo da arginare.

La maggior parte di questi arresti sono avvenuti in paesi con regimi oppressivi, come Egitto, Cina, Arabia Saudita e Iran. Ma, e questo potrebbe sorprendere, arresti sono avvenuti anche in Canada, Francia, Grecie e Stani Uniti. E le motivazioni sarebbero, nella maggior parte dei casi, di tipo politico.

Questo documento di Google mostra i nomi di tutti i 64 blogger arrestati negli ultimi anni, con la data di arresto, il paese d’origine e la ragione dell’arresto

L'odissea di una peruviana "In cella perché straniera"

La denuncia di due ragazze sudamericane maltrattate da un poliziotto a Roma
Una fermata e poi rilasciata: erano sedute sugli scalini di una chiesa

L'odissea di una peruviana "In cella perché straniera"

La Chiesa di Santa Maria della Vittoria, davanti alla quale le due peruviane sono state fermate

di MARIA ELENA VINCENZI
ROMA - Scambiata per prostituta, umiliata davanti ai passanti proprio nel centro della città, portata all'ufficio Immigrazione. E lasciata lì, tutta la notte, in una cella minuscola, sporca e maleodorante con prostitute vere, che le passano accanto e sbrigano le pratiche per il rilascio ben più velocemente di lei. Succede a Roma, la città che, su disposizione del governo, avrà il maggior numero di militari a presidiare strade, stazioni, ambasciate. La stessa dove i primi appuntamenti nell'agenda del sindaco sono le nuove ordinanze anti-rovistaggio, anti-accattonaggio Scambiata per prostituta, una notte in cella


Le vittime sono due ragazze normalissime. Vestite come qualsiasi altra giovane romana. Jeans, T-shirt a girocollo, ballerine, 28 anni, occhiali a goccia, capelli legati e un filo di trucco. Solo che, nonostante l'inflessione romanesca, sono peruviane. Almeno di nascita: a Roma ci vivono da cinque anni. Sono diplomate in Italia e frequentano regolarmente l'università "La Sapienza". Si mantengono con qualche lavoretto, una fa la cameriera e l'altra la baby sitter. Vivono in zona Prati. La domenica insegnano catechismo a Santa Maria degli Angeli, piazza della Repubblica, poco distante dalla centralissima stazione Termini.

Un racconto fatto di lacrime e paura, quello delle due protagoniste della storia, M. J. P. e Y. V. "Erano le 17 quando sono arrivata in via XX Settembre per aspettare che la mia amica uscisse dal lavoro. Dovevamo andare con amici a prendere l'aperitivo. Lei era in ritardo, così ho deciso di sedermi sui gradini di Santa Maria della Vittoria. Cinque minuti e una volante della polizia mi si avvicina. Gli agenti abbassano il finestrino e uno dei due mi chiede: "Ma che fai ti metti a lavorare proprio qui, davanti a una chiesa?". Io, incredula, rispondo: "Come?". Lui ripete lo stesso concetto. Rimango senza parole, non riesco a credere che si possano essere permessi di confondermi con una prostituta: sono una ragazza normale, vestita con gonna e camicia. Non riesco a reagire. L'unica cosa che faccio è chiamare la mia amica". Che racconta: "Sono scesa, ho trovato M. in lacrime. Mi sono avvicinata e gli agenti hanno ripetuto a me la stessa cosa, con lo stesso tono sprezzante: "Bella, diglielo pure alla tua amica, questa è una chiesa, non potete mettervi a lavorare qui". Vado su tutte le furie e loro, di tutta risposta, ci chiedono i documenti: io li avevo, la mia amica no perché aveva una borsetta da sera molto piccola. Intorno, la gente iniziava a innervosirsi per la reazione dei poliziotti. Tanto che, dopo qualche schermaglia, decidono di andare via".

Ma non finisce qui: alcune donne che hanno assistito alla scena convincono le studentesse ad andare a denunciare l'accaduto in questura. Hanno preso pure il numero di targa della volante. Le due ragazze decidono di seguire il consiglio e a piedi arrivano a via San Vitale, sede della questura di Roma.
"Entriamo in portineria e chiediamo di fare una denuncia: il poliziotto all'entrata è gentilissimo. Dopo un minuto, dall'ingresso entra lo stesso agente con cui avevamo litigato. "Ancora qui state? Adesso vi faccio passare la voglia". E mi prende per un braccio - racconta Y. V. - io mi divincolo e gli dico che lo denuncerò. L'agente per la prima volta abbandona il tono arrogante, si stizzisce e carica la mia amica in macchina. "Con te non posso ma con lei sì, è senza documenti".

E se ne vanno senza nemmeno dirmi dove la portano. I colleghi della questura, che hanno visto la scena senza battere ciglio, dopo la mia insistenza mi dicono la destinazione, l'ufficio immigrati di via Patini. Chiamo un amico, vado a casa di M. a prendere i documenti e li porto là. Arrivo alle 20 e consegno tutto. Chiedo quanto ci metteranno a rilasciarla: due ore circa. Decido di aspettare. Passano le ore e delle mia amica nemmeno l'ombra".

"Mi hanno tolto tutto quello che avevo - spiega l'amica - e mi hanno chiuso dentro una cella sporca di immondizia. Non riuscivo a smettere di piangere. Tutti gli altri stranieri che stavano lì uscivano prima di me, ladre, prostitute, pusher, abusivi. La notte è passata così, tra lacrime e preghiere. Sono uscita solo alle 10.30 del mattino". Versione confermata anche da un amico italiano, C. B., che ha accompagnato Y. a prendere i documenti a casa della ragazza e poi a via Patini. "Siamo stati lì davanti fino alle 3 del mattino, poi siamo tornati più tardi. E, infine, alle 10.30 sono stato io a prendere M. quando, sconvolta, è stata rilasciata e l'ho accompagnata a casa in motorino".

E ancora ieri, una volta fuori, le ragazze non riescono a dimenticare. "Roma è diventata invivibile per gli stranieri: siamo regolari, parliamo romano, abbiamo amici italiani eppure veniamo trattate così. Siamo qui da tanti anni, continuiamo ad amare questa città, ma facciamo fatica a viverci". Forse tutto questo andrebbe denunciato. "Volevamo farlo ieri, ma poi è andata come è andata. Ora abbiamo paura, chi ci torna in questura?".

(14 agosto 2008)

martedì 12 agosto 2008

Prostituzione, dopo il blitz la rabbia: "Quella foto è una vergogna"

L'immagine, scattata all'interno del comando della polizia municipale dopo l'ultima retata, scatena l'indignazione dei lettori e delle organizzazioni di volontariato. Carla Corso, leader storica delle prostitute, si scaglia contro i sindaci sceriffi
di Stefania Parmeggiani
Arrabbiata, spaventata e infine esausta. Rannicchiata a terra, mezza nuda, con il corpo sporco di polvere sul pavimento di una cella di sicurezza. La ragazza nigeriana fermata durante l'ultima retata anti-prostituzione e fotografata al comando della polizia municipale di Parma dopo che si era lasciata cadere a terra senza più forze, è diventata, suo malgrado, il simbolo di una nuova "caccia alle streghe", cominciata con la carta sulla sicurezza e proseguita con le ordinanze (applicate o solo annunciate) dei sindaci-sceriffo.

"Che cosa ha fatto di male quella donna per essere messa in una cella?", si chiede indignato un lettore. La risposta, provocatoria, arriva da Carla Corso, leader storica delle prostitute: "E' una indesiderata, un'emarginata, una donna che forse è vittima di una tratta e che cerca di vivere o sopravvivere con il proprio corpo. E questo, in una Italia sempre più intollerante, è diventata una colpa". La lista dei divieti si allunga di giorno in giorno: vietato chiedere l'elemosina, lavare i vetri, rovistare nei cassonetti… "Essere poveri sta diventando un crimine e in questa fascia di nuovi perseguitati i più deboli sono gli immigrati e le donne… Ci sono troppe lucciole che sono schiave e si vendono sui marciapiedi perché minacciate da chi le ha fatte arrivare in Italia". "Le retate anti-prostituzione – continua – servono solo a fare impazzire le lucciole che scappano da una città all'altra o da un quartiere all'altro in cerca di un clima più tollerante. La ragazza fotografata chiederà mai aiuto a chi l'ha trattenuta in quella cella? Si fiderà mai delle forze dell'ordine? Anche se è vittima della tratta non glielo dirà e se, insieme alle sue colleghe, sarà cacciata in un cono d'ombra ancora maggiore, ad esempio se sarà costretta a prostituirsi in un appartamento, non incontrerà neppure volontari in grado di spiegargli che può entrare in un percorso di protezione. I sindaci-sceriffo stanno cavalcando il tema della prostituzione ottenendo come unico effetto quello di criminalizzare chi avrebbe bisogno di protezione".

"Trovo vergognoso – continua Corso, riferendosi alla foto – quel corpo abbandonato a terra in un comando di polizia municipale. Trovo vergognoso che i nostri poliziotti, carabinieri e vigili urbani controllino gli immigrati senza informarli dei loro diritti e che si scambi la prostituzione per un problema di sicurezza". Informare chi è vittima senza criminalizzarlo, è questo quanto il sindacato delle prostitute e le organizzazioni che scendono quotidianamente in strada per strappare le lucciole ai marciapiedi vorrebbero. A Parma come a Verona, a Roma come a Milano.

Marco Bufo, coordinatore dell'associazione nazionale "On the road", che dal 1990 si sta occupando di prostituzione e tratta, si dice preoccupato del nuovo clima italiano: "Siamo scettici nei confronti delle ordinanze dei sindaci nati sulla scia della Carta di Parma e delle retate anti-prostituzione. Le forze dell'ordine dovrebbero essere inviate in strada non a fare multe, ma a capire i meccanismi che soggiacciono a certi fenomeni, dovrebbero essere preparati per leggere i segnali, capire se di fronte hanno donne vittime dello sfruttamento o meno. Sarebbe necessario guardare in faccia la realtà e trovare soluzioni pragmatiche, ad esempio zone in cui la prostituzione possa avvenire alla luce del sole, invece di alimentare o cavalcare politicamente la percezione d'insicurezza dei cittadini".

Un lettore che si firma con il nick Zavarollo ha una sua soluzione, ovviamente provocatoria (Nei commenti l'intervento integrale, ndr): "Almeno voi, clienti di Parma, siate onesti. Voi che siete sempre riusciti a eludere, chissà come mai, i controlli della municipale e dei carabinieri, unitevi per aiutare le donne che stuprate. Comprategli un appartamento collettivo. Così almeno il sindaco sarà contento. Sotto il tappeto della malavita la polvere del degrado non si muove. E Parma risplenderà più che mai".

L'assessore alla Sicurezza Costantino Monteverdi, dopo le polemiche, assicura che non c'è stata alcuna violenza: "Tutto si è svolto secondo le procedure". La donna sarebbe stata rinchiusa nella camera di sicurezza, che ha le pareti in gomma, per evitare che si facesse del male. Il mattino è stata rilasciata insieme alle altre donne controllate.
(11 agosto 2008)

http://parma.repubblica.it/dettaglio/Prostituzione-dopo-il-blitz-la-rabbia:-Quella-foto-e-una-vergogna/1500460


Prostitute, lo show dei controlli
"Colpiamo solo le vittime"


Le prostitute: violate due volte
A restare impressa nella mente però è la reazione delle prostitute ai controlli. Alcune ormai abituate si portano i documenti in tasca e prendono la multa senza fiatare. Altre subiscono la trafila burocratica dell'identificazione senza tanti patemi d'animo. Alcune invece sono prese dal terrore. Come la ragazza nigeriana identificata in via Emilia ovest. Che ha reagito all'arrivo della pattuglia dei vigili urbani con urla, pugni, calci, morsi, spaccando quello che poteva dentro la macchina di servizio che l'ha portata in via del Taglio. Lì, nella centrale operativa, ha iniziato a urlare e a piangere. Messa nella cella di guardiola si è rannicchiata sul cemento, dove il contrasto della sua pelle nera con il cemento asettico è rimasto impresso negli occhi. Vittima della schiavitù e della delinquenza da una parte. Dell'esigenza di "sicurezza" dall'altra

venerdì 8 agosto 2008

A SAMANTHA

http://blog.libero.it/mancuso/commenti.php?msgid=5208751&id=65641#comments

A SAMANTHA
Aurelio Mancuso pubblica sul suo blog un commento sull'omicidio della trans a Milano. In poche ore migliaia di contatti e decine di commenti



Ecco il tuo corpo dilaniato ed abbandonato, ormai scomposto dalla crudeltà della decomposizione! Ecco i giornali, di nuovo il caso crudo, clamoroso, da Arancia Meccanica, il (mai che ti riconoscano la tua femminilità) trans ucciso barbaramente, da due giovanissimi balordi, forse in preda alla droga, certo con una crudeltà da baratro. La tua storia è perfetta per far sentire almeno un po' in colpa gli atroci benpensanti del nostro tempo: trans, prostituta, povera che manda i soldi per curare il suo caro papà. Che dilaniazione tutta questa ipocrisia tipica dei guardoni assatanati di storie macabre, ma edificanti. Cara Samantha, voglio dirti che oggi ho pianto, per te, per tanti, perché è diventato un vero e proprio Calvario dover commentare storie quotidiane di persone trans, gay, lesbiche, che vengono picchiate, violentate, uccise. I nostri corpi sembrano perfetti per un novello martirio senza Dio, senza speranze per un aldilà che comunque c'è già negato anche quì. Come possiamo continuare a vivere così? Dove c'è una lacrima vera per noi? Dopo che hanno visto il tuo corpo, disgustati dalle esalazioni della decomposizione, dalle ferite, dalle violenze, si dimenticheranno, pronti al prossimo bliz contro le prostitute trans a Roma come a Milano. Riprenderà il sopravvento la cara italietta tutta ordine e vomitevole ipocrisia. Tra due giorni non sarai più niente, come le tue tante compagne di sventura, anzi per quelle che vivono l'esistenza riprenderà più dura di prima. Nessun lavoro possibile se non la prostituzione, nessuna casa che si apra, nessun gesto di solidarietà.... Ed infatti, il solito prete anche stasera commentava sulle tv del regime le disgraziate vite dei tuoi maschi carnefici. Per te nemmeno una parola, tu sei niente, feccia, carne macellata che fa sobbalzare i nasi importanti, che poi si ricompongono. Ti abbraccio Samantha, credimi siamo in tanti a capire cosa è stata la tua troppo breve vita. Ma, ancora una volta, nessuno ci ascolterà

mercoledì 6 agosto 2008

Transessuale stuprata e uccisa, due arrestat


La vittima, il trans  «Samantha» (Emmevì)
La vittima, il trans «Samantha» (Emmevì)
MILANO - «Mai vista una violenza simile. Il loro racconto è peggio di Arancia meccanica». Persino i poliziotti della Squadra Mobile, pure abituati a casi del genere, sono rimasti sconvolti. E hanno usato queste parole per descrivere l'omicidio di Samantha, all'anagrafe Gustavo Rangel Brandau, transessuale brasiliano di 30 anni, in Italia da tre senza permesso di soggiorno. Samantha, presa di mira forse perché la più esile e indifesa del gruppo dei trans di via Novara, è stata uccisa dopo aver subito violenze terrificanti da parte di due ragazzi, che hanno confessato tutto. Gli arrestati sono un marocchino di 17 anni (con precedenti per droga e reati contro il patrimonio, «rimbalzato» molte volte tra una dozzina di istituti e da quattro mesi affidato a «Comunità Nuova»), e un italiano di 19, Davide Giuseppe Grasso detto Peppe, originario di Catania e abitante a Rozzano nel Milanese, disoccupato e già noto alle forze dell'ordine. Due «balordi», che non si sono ancora resi conto della gravità di quello che hanno fatto e non hanno dato segni di pentimento. Probabilmente erano sotto l'effetto della droga, ma neppure questo può spiegare un'esplosione di violenza così efferata contro una persona indifesa, con l'unico torto di aver rifiutato loro una prestazione sessuale gratuita. Non poteva permetterselo, Samantha: metteva da parte i soldi per il papà malato, in Brasile. Il papà che non sapeva nulla, che la pensava felice, a lavorare come parrucchiera.
LA NOTTE BRAVA - Secondo le ricostruzioni della polizia e le confessioni degli arrestati, la notte del 29 luglio i due giovani, dopo aver rubato una Ford Escort e probabilmente assunto stupefacenti, si sono diretti in via Novara, zona frequentata da transessuali. Hanno abbordato una coppia di trans brasiliani, Paola e Samantha, cercando di ottenere un rapporto sessuale senza pagare. Al rifiuto è nata una lite: Paola è riuscita a fuggire, mentre Samantha è stata bloccata, picchiata, presa di peso e gettata nell'auto. Qui è stata ripetutamente colpita, ma è riuscita a scendere. Ripresa, è stata caricata nuovamente sull’auto, sotto l’occhio elettronico di una telecamera di sicurezza del Comune che ha ripreso la scena (guarda il video).
POCHI SPICCIOLI - Quando i giovani hanno capito che nella colluttazione Samantha aveva perso la borsetta sono tornati indietro e l'hanno raccolta dal marciapiede. Volevano i soldi, ma nella borsa c'erano pochi spiccioli, così i due hanno ricominciato a infierire sulle vittima a pugni e coltellate. Le ultima parole di Samantha sarebbero state: «I soldi sono dietro un albero in via Novara». Erano 60 euro: il prezzo di una vita. I due, cominciando a rendersi conto della situazione, hanno rinunciato a recuperarli.
IL MASSACRO - In auto hanno imboccato la tangenziale Ovest in direzione Sud, mentre Samantha, con il volto tumefatto, perdeva copiosamente sangue da diverse ferite, inondando l'abitacolo dell'auto. Questo non ha fermato i due aguzzini, che in quelle condizioni l'hanno violentata. Lei ha tentato un’ultima volta di fuggire, è uscita dall’auto in tangenziale ma è stata immediatamente raggiunta e rimessa a forza sulla Escort. Qui altre botte, altri fendenti: fino alla fine.
«ANCORA VIVA» - Secondo il racconto di uno degli aguzzini, quando l'hanno lasciata Samantha era ancora viva. L'altro ragazzo ha dato una versione diversa: sarà ora l’esame autoptico a dare il responso definitivo. Viva o morta, hanno deciso di abbandonarla all’altezza del km 9,2 della tangenziale. Poi sono tornati in città, hanno abbandonato la Escort in via Maffeo Bagarotti, poi hanno rubato un altro veicolo.«È uno dei delitti più efferati che mi sia mai capitato in 20 anni di professione - ha affermato Francesco Messina, capo della Squadra mobile di Milano -. Il loro racconto è peggio di Arancia meccanica».
«TANTO SANGUE» - Paola, sotto shock dopo aver visto portare via l'amica a forza, è riuscita a chiamare la polizia dal cellulare (leggi la testimonianza). Ha avuto molto coraggio, considerando che è in Italia da clandestina. L'1 agosto ha sporto denuncia al commissariato Bonola. La Ford Escort rubata è stata rinvenuta da una volante intorno alle 7.30 del 29 luglio. L’interno dell’auto era completamente invaso di sangue: «Una scena raccapricciante, ce ne saranno stati almeno due litri», rivela un investigatore. I filmati delle telecamere del Comune in via Novara e le impronte trovate dalla Scientifica sulla portiera della Escort hanno permesso di risalite al minorenne di origine marocchina, che è stato fermato dagli agenti mentre, la sera, stava rientrando in comunità.
LA CONFESSIONE - Durante un interrogatorio durato oltre sette ore il 17enne ha confessato, rivelando dov'era stata abbandonata la vittima e fornendo elementi utili per rintracciare il suo amico e complice. Il corpo di Samantha è stato rinvenuto dalla polizia «in condizioni pietose e in avanzato stato di decomposizione». Intorno all’1.30 del 6 agosto gli agenti fermano Davide «Peppe» Grasso nella casa di Rozzano dove vive con la madre. Di fronte alle evidenze, il 19enne non ha potuto fare altro che confessare, ma come il suo socio non ha mostrato alcun segno di pentimento. I due giovani sono accusati di sequestro di persona, rapina, violenza sessuale di
gruppo e omicidio.




«Era buona e dolce. Hanno preso lei perché era la più esile»
«Si prostituiva per curare il padre malato»
La testimonianza di Paola, trans brasiliano che lavorava insieme con Samantha. E' stata la sua denuncia a incastrare i colpevoli

MILANO - «Gli ho gridato di lasciarla andare, e quando mi sono avvicinata per aiutarla a scappare mi hanno afferrata per i capelli e picchiata. Così sono scappata perché avevo paura che se la prendessero anche con me». E' il racconto di Paola, il trans che da due mesi divideva il marciapiede di via Novara a Milano con Samantha, massacrata il 29 luglio scorso. «Dopo l’aggressione ero sconvolta e ho provato a fermare un’auto di passaggio, poi ho cercato di avvertire subito la polizia ma ero talmente sotto choc che non riuscivo nemmeno a comporre il numero di telefono sul cellulare».
LA PIU' INDIFESA - «Se la sono presa con lei perché fisicamente era la più esile tra noi trans: era la vittima più facile e probabilmente l’avevano adocchiata quando era da sola. Lei iniziava a lavorare presto, intorno a mezzanotte, mentre io iniziavo solitamente più tardi». Samantha, all'anagrafe Gustavo Rangel Brandau, era in Italia da circa tre anni e sognava in questi giorni di andare a ballare al Festival Latinoamericano. «Ma aveva bisogno di soldi, voleva tornare in Brasile. Per aiutare i genitori, che vivono a Bahia, lavorava tutte le sere e le notti.
IL PAPA' MALATO - Samantha, 30 anni compiuti il 4 febbraio scorso, viveva in un modesto appartamento di via Forze Armate che divideva con un’amica. Era in Italia da circa tre anni, ma solo da tre mesi lavorava alla fine via Novara, tra il distributore di benzina della Total e il deposito delle auto dei vigili urbani. Ricorda Paola: «Era una persona riservata e buonissima, era una brava parrucchiera e il suo sogno era poter aprire un suo negozio. Non beveva e non si drogava. Si prostituiva per pagare le cure per il padre malato, che non sapeva nulla di quello che faceva in Italia».
ALTRE SPARIZIONI - Paola spiega di aver avuto paura, da irregolare in Italia, a fare denuncia: «Ma di fronte a questa cosa non potevo stare in silenzio, non potevo fare finta di niente, la mia coscienza me lo impediva». Poi parla di un fatto inquietante: «Conoscevo altri due trans che sono spariti nel nulla, uno nel 2002 e l’altro nel 2005, sono scomparsi qui e le loro famiglie in Brasile non hanno più saputo nulla». Paola avrà da settembre un permesso di soggiorno di tre mesi per motivi di giustizia e vuole cambiare vita. «Proverò a cercarmi un lavoro». Il Brasile mi manca da morire, ma è un Paese poverissimo. Vorrei solo comprare una casa a mia madre e una bella macchina da cucire: è il mio sogno, sono brava a cucire».

fonti
Corriere della Sera

A pagare con la vita questa volta è Samantha. Prima di lei Stefania ed Emanuela. Tutte uccise dalla cultura dell’odio in un paese che ha l’esercito nelle città ma non ancora una legge sulla trans e omo fobia

06 agosto 2008

“Senza rosa né celeste". Diario di una madre sulla transessualità della figlia”: di Mariella Fanfarillo, prefato da Cirinnà.

«Ho imparato a mie spese la differenza tra vedere e guardare: ora so che da sempre io vedevo mio figlio ma guardavo mia figlia».  È da...