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mercoledì 24 giugno 2026

🌈 CELEBRAZIONE PRIDE — ORGOGLIO E MEMORIA: Osh‑Tisch: la guerriera Two‑Spirit che sfidò il colonialismo e difese la sua identità”

Osh-Tisch ritratto originale d'archivio leader Two-Spirit della tribù Crow
Ritratto storico originale di Osh-Tisch (1854-1929), leader Badé (Two-Spirit) della nazione indigena Crow, fotografata davanti a una capanna nella riserva. Questo scatto d'archivio documenta la sacralità e il ruolo sociale delle identità di genere non-conformi prima delle conversioni forzate della colonizzazione.

Il viaggio della nostra rubrica quotidiana per il Mese del Pride prosegue senza sosta. Dopo aver attraversato le strade della memoria italiana con il ricordo di Deborah Lambillotte, e dopo aver analizzato la resistenza delle travestis partigiane in Cile e il martirio dei 400 desaparecidos in Argentina, oggi facciamo un salto temporale nel mondo antico. Voliamo nel Nord America del diciannovesimo secolo per celebrare una figura e una tradizione indigena di una potenza culturale e politica sconvolgente. Questa pagina di storia documentata dimostra che l'identità trans e l'autodeterminazione non sono una "moda moderna", ma una realtà vissuta con onore secoli prima che la violenza coloniale e l'oscurantismo tentassero di cancellarci.

La narrazione eurocentrica e patriarcale ha spesso tentato di descrivere le identità transgender e non-binarie come fenomeni culturali recenti. Tuttavia, l'antropologia e gli archivi storici delle nazioni indigene dimostrano l'esatto contrario. Moltissime tribù native riconoscevano e celebravano quelle che oggi vengono definite identità Two-Spirit (Due Spiriti). All'interno della nazione dei Crow (Apsáalooke), queste persone assumevano il nome di Badé: individui nati biologicamente maschi che vivevano, si vestivano e ricoprivano ruoli sociali, religiosi e civili tipicamente femminili, considerati sacri e dotati di un profondo equilibrio spirituale.
La figura storica più documentata e potente di questa tradizione millenaria è Osh-Tisch (1854–1929), il cui nome nella lingua nativa significa "Colui che li trova e li sconfigge". Osh-Tisch non fu solo una guida spirituale e un'esperta artigiana della tribù, ma scrisse una pagina di vera e propria resistenza militare a difesa del suo popolo.
La guerriera in prima linea: la battaglia del Rosebud
Osh-Tisch e The-Other-Magpie fotografia originale d'archivio della nazione Crow
Osh-Tisch (a sinistra) e la sua compagna d'armi The-Other-Magpie (a destra), fotografate insieme alla fine del diciannovesimo secolo. Entrambe combatterono con immenso coraggio nella Battaglia del Rosebud del 1876, diventando il simbolo vivente della resistenza della nazione Crow e della dignità della cultura Two-Spirit.
Il valore civile e militare di Osh-Tisch è registrato ufficialmente negli annali della storia americana. Il 17 giugno 1876, durante la celebre Battaglia del Rosebud, le forze degli Stati Uniti e i loro alleati indigeni (tra cui i Crow) si scontrarono con l'esercito dei Lakota Sioux e dei Cheyenne guidato da Cavallo Pazzo. Quando un guerriero Crow di nome Bull Snake venne ferito e circondato dai nemici, Osh-Tisch non esitò: imbracciò il fucile, scese in prima linea nel cuore del combattimento e aprì il fuoco, salvando la vita al compagno e respingendo l'attacco. Le cronache dei capi tribù dell'epoca descrissero il suo comportamento come uno dei più coraggiosi dell'intero scontro, cementando il suo ruolo di leader e protettrice del popolo Apsáalooke.
La violenza coloniale e l'assalto del fondamentalismo religioso
La fine delle guerre indiane e l'inizio della reclusione delle tribù nelle riserve segnarono l'inizio della persecuzione sistematica contro la cultura dei Due Spiriti. Verso la fine dell'Ottocento, l'Ufficio degli Affari Indiani degli Stati Uniti e le missioni religiose cristiane avviarono una violenta campagna di assimilazione forzata e "pulizia morale". Gli agenti governativi, impregnati di perbenismo e fondamentalismo religioso, considerarono l'esistenza dei Badé come un'aberrazione intollerabile.
Come registrato nelle memorie storiche della tribù, nel 1890 l'agente governativo bianco James Briscoe ordinò l'arresto di Osh-Tisch. Sotto la minaccia delle armi, le istituzioni coloniali la costrinsero a tagliare i suoi lunghi capelli, a svestire gli abiti tradizionali femminili e a essere sottomessa a lavori forzati per piegarla al binarismo di genere europeo. Briscoe tentò di sradicare la sua identità attraverso la violenza e l'umiliatione pubblica, applicando i dogmi delle chiese evangeliche e coloniali.
La rivolta dei Crow: la difesa collettiva dell'identità
Il tentativo di cancellazione istituzionale operato dal governo coloniale si scontrò però con la resistenza compatta dell'intera nazione Crow. La tribù considerò l'attacco a Osh-Tisch come un insulto intollerabile alla propria sovranità e alla propria spiritualità. Il capo supremo Chief Plenty Coups e gli altri anziani della riserva intervennero direttamente, denunciando l'agente governativo e costringendo le autorità di Washington a rimuovere Briscoe dall'incarico. Osh-Tisch poté così riprendere la sua vita e il suo ruolo di Badé, rimanendo l'ultima grande custode di questa tradizione fino alla sua scomparsa nel 1929.
Celebrare il Pride: sradicare le bugie storiche del conservatorismo globale
Riscoprire la biografia documentata di Osh-Tisch non è solo un atto di giustizia storica, ma rappresenta la spina nel fianco dell'impianto ideologico dell'estrema destra mondiale e delle moderne sette fondamentaliste religiose. Nei parlamenti occidentali e nei media, i movimenti ultraconservatori ripetono costantemente la menzogna secondo cui la fluidità di genere e l'esistenza trans sarebbero "invenzioni contemporanee contro natura" destinate a distruggere la civiltà.
I documenti d'archivio dei popoli nativi dimostrano l'esatto contrario: prima che la violenza coloniale e il bigottismo teocratico imponessero con la forza la gabbia del binarismo, le identità di genere non-conformi erano integrate, protette e onorate come elementi cardine della società. Celebrare il Mese del Pride significa proprio rivendicare questa verità antica e incontestabile. Quando oggi scendiamo in piazza e difendiamo i percorsi di transizione o l'autodeterminazione dei corpi, stiamo portando avanti la stessa identica battaglia di Osh-Tisch contro lo stesso identico oscurantismo istituzionale. La storia parla chiaro: la diversità è millenaria, il pregiudizio è solo un'imposizione della storia.
Quando oggi difendiamo l’autodeterminazione dei corpi, stiamo continuando la stessa battaglia che Osh‑Tisch combatté contro lo stesso oscurantismo.

— vanessa mazza TLGBQI+

📚 Fonti storiche e scientifiche d'archivio .
La cultura Two-Spirit: Per comprendere le radici antropologiche e i termini nativi delle identità di genere non-conformi nelle tribù americane, puoi consultare la ricerca ufficiale pubblicata sulla prestigiosa enciclopedia di storia indigena Two-Spirit - Wikipedia.
  1. Biografia ufficiale d'archivio: I dettagli sul ruolo di leader, la sua vita nella riserva dei Crow e la persecuzione subita dall'agente James Briscoe sono ampiamente documentati e verificabili nei registri storici biografici internazionali disponibili su Osh-Tisch - Wikipedia Foundation.
  2. Annali civili e militari della nazione Crow: I dati sul coraggio e sul valore militare dimostrati durante lo scontro a fuoco contro l'esercito dei Lakota e dei Cheyenne sono custoditi negli atti della storica e decisiva Battaglia del Rosebud - Archivi Storici.
  3. La leadership politica e istituzionale: La testimonianza sulla rivolta collettiva degli anziani della tribù e sull'intervento diretto a Washington del grande capo per difendere l'identità di Osh-Tisch è dettagliata nella cronaca biografica di Chief Plenty Coups - Storia Indigena.

martedì 23 giugno 2026

🌈 CELEBRAZIONE PRIDE — ORGOGLIO E MEMORIA Una strada per Deborah Lambillotte: Milano apre il dibattito sulla memoria trans

Illustrazione artistica e colorata di Deborah Lambillotte sorridente. Indossa il suo iconico cappello a tesa larga blu, occhiali da vista, scialle blu e collane di perle. Sullo sfondo si intrecciano la bandiera arcobaleno e la bandiera dell'orgoglio transgender, illuminate da raggi di luce solare.
Un vibrante ritratto artistico dedicato a Deborah Lambillotte. I colori e le bandiere sullo sfondo celebrano la sua eredità indivisibile nel movimento trans e in tutta la comunità LGBTQI+ italiana.

 Giugno è il mese in cui le nostre storie tornano a respirare.

All’interno della collana Celebrazione Pride, dedicata alle vite che hanno aperto sentieri di libertà, riportiamo oggi al centro una figura che ha cambiato la storia del movimento italiano: Deborah Lambillotte.

Mentre il mondo celebra l’orgoglio e la memoria queer, Milano discute la possibilità di intitolare un luogo pubblico a una delle sue pioniere trans. Non è un atto simbolico: è un gesto politico, culturale e civile che parla direttamente al cuore della nostra comunità.

🏛️ CHI ERA DEBORAH LAMBILLOTTE Una madre per la comunità trans, una pioniera per l’Italia

Deborah Lambillotte è stata una delle figure più importanti del movimento LGBTQIA+ italiano. Donna trans, militante instancabile, ha partecipato all’organizzazione del primo Pride della storia italiana, quando visibilità e coraggio erano atti quasi impensabili.

Chi l’ha conosciuta la descrive come “una madre per tante donne trans”: una presenza che accoglieva, proteggeva, costruiva spazi di dignità quando la società li negava. La sua lotta ha aperto strade legali, culturali e sociali da cui oggi beneficiano intere generazioni.

Deborah non ha solo chiesto diritti: li ha incarnati.

🗺️ PERCHÉ MILANO DEVE INTITOLARLE UNA VIA

  • Rompere l’invisibilità — Le identità trans sono quasi assenti nella toponomastica italiana. Inserire il nome di Deborah significa colmare un vuoto democratico.

  • Educare alla cittadinanza — Ogni persona che attraverserà quel luogo incontrerà una storia di coraggio, diritti e memoria.

  • Dare un segnale nazionale — Milano può aprire la strada ad altre città, mostrando che la memoria trans è parte integrante della storia civile del Paese.

  • Sostenere l’iter politico — La discussione è in corso: la società civile deve farsi sentire perché la proposta non venga rallentata o annacquata.

LA NOSTRA MOBILITAZIONE CONTINUA

Seguiamo da vicino questo processo. Non permetteremo che la memoria delle nostre pioniere venga sacrificata ai calcoli politici.

Chiedere che i nomi della nostra comunità entrino nelle strade delle nostre città non è un privilegio: è giustizia. È storia. È dignità.

La strada è tracciata. Ora tocca alla politica milanese dimostrare coraggio e coerenza.

— vanessa mazza TLGBQI+

Fonti e approfondimenti

👉 Milano Today – “A Milano un luogo pubblico intitolato a Deborah Lambillotte: ‘Fu una madre per tante donne trans’” https://www.milanotoday.it/attualita/deborah-lambillotte.html 📅 22 giugno 2026 – di Max M. 💬 Dall’impegno nel primo Pride all’attivismo LGBTQIA+: chi era la storica attivista trans a cui la città dedicherà uno spazio pubblico.

🌍 DIRITTI SENZA CONFINI: DA KENYA, NEPAL E GIAPPONE LA LEZIONE CHE SVEGLIA IL MONDO (E L'ALLARME SUGLI ARRETRAMENTI)


Giustizia e Diritti – 23 giugno 2026
Mentre celebriamo straordinari passi avanti sul fronte della civiltà e dell'uguaglianza, questo mese di giugno ci costringe a guardare in faccia una realtà globale a due velocità. Da un lato, la spinta inarrestabile della società civile che abbatte storici muri burocratici; dall'altro, una preoccupante ondata di restaurazione reazionaria che tenta di cancellare i diritti già acquisiti. Analizziamo questa mappa del mondo in chiaroscuro con dati e riscontri reali, perché ogni vittoria va difesa e ogni attacco richiede una risposta militante ferma.
📈 I PASSI AVANTI: QUANDO LA SOCIETÀ CIVILE VINCE
🇳🇵 NEPAL: IL MATRIMONIO EGUALITARIO È REALTÀ LEGALE
Un gruppo di attiviste e attivisti sfila sorridente al Nepal Pride Parade tenendo cartelli in inglese e nepalese. Al centro spicca un cartello con la scritta "Transwoman" e il termine corrispondente in lingua nepalese "पारलैङ्गिक महिला" (Paralaingik Mahila).
Attiviste durante l'annuale Nepal Pride Parade a Kathmandu. I cartelli celebrano la visibilità transessuale introducendo il termine corretto in lingua nepalese "Paralaingik" (पारलैङ्गिक), un passo storico per l'inclusione linguistica e sociale del Paese

Il Nepal si conferma un faro di progresso nell'Asia Meridionale. La Corte Suprema ha emesso una direttiva vincolante storica a favore del matrimonio egualitario, stabilendo in via definitiva che le coppie formate da persone dello stesso sesso e tutte le minoranze sessuali devono avere pieno e incondizionato accesso alla tutela burocratica e legale garantita dal matrimonio. Una sentenza che mette fine ad anni di limbo e riconosce la piena cittadinanza degli affetti.
🇰🇪 KENYA: L'ALTA CORTE TUTELA IL DIRITTO ALL'IDENTITÀ
Attivisti e attiviste in Kenya sfilano per le strade di Nairobi tenendo cartelli scritti a mano e una grande bandiera arcobaleno inclusiva con lo slogan "You Are Included". I cartelli recitano frasi come "Gay rights are human rights" e "Queer kids deserve safety in school too".
  • Una mobilitazione di attivisti per i diritti civili a Nairobi, Kenya. Le proteste della comunità chiedono sicurezza e tutele legali, ponendo le basi per la storica decisione giudiziaria sul diritto all'identità. (Foto: Agence France-Presse)
Una svolta epocale sul fronte dei diritti civili arriva dall'Africa. L'Alta Corte del Kenya ha stabilito che la legge nazionale non vieta espressamente la modifica dei marcatori di genere sui documenti ufficiali. Con una sentenza di altissimo valore costituzionale, i giudici hanno sancito che negare alle persone transgender e intersessuali la rettifica dei documenti viola direttamente il diritto alla dignità umana e all'uguaglianza. Un colpo durissimo al pregiudizio istituzionale.
🇯🇵 GIAPPONE: IL GOVERNO CONSERVATORE ASCOLTA LA PIAZZA
Un gruppo di cinque ragazzi sorridenti scatta una foto insieme durante il Tokyo Rainbow Pride in Giappone. Indossano occhiali da sole e camicie estive floreali, e uno di loro tiene in mano una bandierina arcobaleno simbolo della comunità LGBTQI+.
 Attivisti e partecipanti celebrano con orgoglio durante l'annuale manifestazione del Tokyo Rainbow Pride in Giappone. La mobilitazione della società civile e la visibilità nelle piazze stanno spingendo il dibattito pubblico verso il traguardo del matrimonio egualitario.

Il caso del Giappone merita una riflessione politica profonda. Il Paese ha formalmente approvato il suo primo piano di base nazionale per promuovere la comprensione delle minoranze sessuali. La vera notizia politica sta tutta qui: un esecutivo storicamente conservatore si è visto costretto a dare ascolto a una società civile che chiede a gran voce il matrimonio egualitario e tutele reali.
Questo nuovo programma governativo introduce finalmente l'educazione standardizzata sull'orientamento sessuale e l'identità di genere nelle scuole, potenziando i servizi di supporto nei luoghi di lavoro e negli enti locali. Quando la base sociale si mobilita in modo compatto, anche la politica più conservatrice è obbligata a cedere il passo alla modernità.
📉 L'ALLARME GLOBALE: I GRAVI PASSI INDIETRO DI QUESTO MESE
Mentre alcune nazioni avanzano, i dati globali monitorati dalle reti per i diritti umani (tra cui l'ultimo report di ILGA World) evidenziano una violenta controffensiva ai danni della nostra comunità:
  • Senegal: Si registra una drammatica stretta autoritaria. L'applicazione di un drastico inasprimento del codice penale ha innalzato le pene detentive fino a 10 anni di carcere per gli atti omosessuali, scatenando un'ondata immediata di persecuzioni e arresti.
  • Turchia: Il governo centralizzato ha accelerato l'iter per una riforma legislativa esplicitamente mirata a criminalizzare i comportamenti queer e a vietare tassativamente qualunque manifestazione pubblica legata al Pride.
  • Stati Uniti e asilo politico: diverse associazioni umanitarie stanno denunciando le nuove restrizioni federali sui confini. L'estensione degli accordi per i "paesi terzi sicuri" sta di fatto permettendo il respingimento di richiedenti asilo trans e queer verso nazioni in cui la loro vita è costantemente a rischio.
  • Brasile (Santa Catarina): Sul piano dell'istruzione si consuma un grave arretramento culturale, con una legge locale che consente ufficialmente ai genitori di vietare l'educazione all'uguaglianza di genere e alle tematiche LGBTQI+ nelle scuole.
✊ L'IMPEGNO MILITANTE NON SI FERMA
Queste notizie ci dimostrano che i diritti non sono mai conquistati una volta per tutte. Celebrare i traguardi storici di Kenya o Nepal serve a darci speranza, ma guardare al fango repressivo che si muove in Senegal o in Turchia deve tenerci in uno stato di mobilitazione permanente.
Il rispetto di ogni singolo cittadino non è una concessione politica, ma un pilastro di civiltà. Continueremo a vigilare, a denunciare dalle pagine di questo blog e a scendere nelle piazze finché l'uguaglianza non sarà totale, senza lasciare indietro nessuno.
di Vanessa Mazza, TLGBQI+
🌐 Fonti e Approfondimenti (Per saperne di più)
Per garantire la massima trasparenza e un'informazione accurata, militante e documentata, i dati sui progressi e sui monitoraggi legislativi citati in questo articolo sono direttamente consultabili presso le piattaforme ufficiali delle principali organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani:
  • Rapporti e Mappe dei Diritti Globali: Per consultare lo stato aggiornato delle leggi, delle discriminazioni e dei progressi in tutti i continenti, visita la piattaforma di monitoraggio di ILGA World.
  • Analisi Geopolitica e Sentenze: Per approfondimenti legali dettagliati sulle ultime storiche sentenze in Africa e in Asia, leggi i dossier sul campo curati da Human Rights Watch.
  • Monitoraggio dei Diritti Umani: Per verificare i dati legati ai passi indietro istituzionali e alle tutele dei rifugiati, consulta i report globali messi a disposizione da Amnesty International.

sabato 20 giugno 2026

🇵🇹 PORTOGALLO IN FIAMME, EUROPA IN SILENZIO: COME IL POPOLO HA AFFONDATO LA RIFORMA NEOLIBERISTA

Lavoratori in Portogallo manifestano con cartelli del sindacato CGTP contro la riforma del lavoro.

Manifestazione dei lavoratori a Lisbona. In alto, la grafica ufficiale diffusa dal sindacato: "Vale la pena lottare! Abbiamo sconfitto il pacchetto sul lavoro". (Foto: Ufficio Stampa CGTP-IN)

Il pacchetto "Trabalho XXI" viene bocciato in Parlamento dopo uno sciopero storico. Perché i telegiornali e i quotidiani europei non ti stanno raccontando questa vittoria?

di Vanessa Mazza, TLGBQI+
Negli ultimi giorni il Portogallo ha vissuto uno dei momenti più significativi della sua storia democratica recente. Una mobilitazione sindacale massiccia, culminata in scioperi generali e manifestazioni che hanno paralizzato l'intero Paese, ha costretto il governo di minoranza di centro-destra a subire una clamorosa sconfitta politica. Il controverso pacchetto di riforme denominato Trabalho XXI è stato ufficialmente bocciato in Parlamento.
Eppure, se provi ad aprire i grandi quotidiani o ad accendere i telegiornali fuori dai confini portoghesi, troverai solo un muro di silenzio. Il resto del panorama mediatico europeo ha scelto la linea dell'invisibilità. Analizziamo i fatti con dati e fonti alla mano, per capire cosa è successo e perché questa notizia fa così paura ai colossi dell'informazione.
📊 I FATTI: COSA PREVEDEVA IL PACCHETTO "TRABALHO XXI"?
La proposta di legge presentata dall'esecutivo mirava a modificare profondamente l'attuale impianto normativo regolato dal Código do Trabalho portoghese, toccando oltre 100 articoli. I punti più feroci, denunciati con forza dalle opposizioni e dai giuristi indipendenti, includevano:
  • Licenziamenti facili: la possibilità per le imprese di evitare il reintegro del dipendente anche in caso di licenziamento giudicato illegittimo dal tribunale.
  • Banca ore individuale obbligatoria: l'introduzione dell'obbligo di prestare fino a 2 ore extra al giorno senza passare dalla contrattazione sindacale.
  • Precarietà senza freni: estensione dei contratti a termine fino a un massimo di 3 anni consecutivi.
  • Outsourcing deregolamentato: la facoltà per le aziende di esternalizzare interi reparti anche subito dopo aver effettuato licenziamenti collettivi nella stessa area.
  • Gabbie allo sciopero: introduzione di rigidi vincoli burocratici per rendere più difficile l'indizione delle giornate di protesta.
✊ LA RIVOLTA DEI LAVORATORI: IL PAESE SI FERMA, IL PARLAMENTO BOCCIA
Di fronte a un attacco frontale alle tutele sociali, la reazione di classe è stata immediata e compatta. Per la prima volta dopo anni di divisioni strategiche, le due principali e storiche sigle sindacali del Paese — la CGTP (Confederação Geral dos Trabalhadores Portugueses) e l'UGT (União Geral de Trabalhadores) — hanno proclamato uno sciopero generale congiunto.
I dati dell'adesione, ampiamente documentati nelle cronache nazionali di testate storiche come Público e il Diário de Notícias, testimoniano un blocco totale dell'economia:
  • Trasporti e logistica: treni, metropolitane e porti commerciali completamente paralizzati.
  • Scuole e Sanità: serrata della maggior parte degli istituti scolastici e blocco dei servizi ospedalieri non urgenti.
  • Pubblica Amministrazione: uffici comunali, dogane e ministeri deserti.
La spinta della piazza ha tolto ogni spazio di manovra politica al governo. Nella cruciale votazione parlamentare alla Camera, l'esecutivo è andato sotto: le opposizioni unite hanno bocciato definitivamente la legge Trabalho XXI. Un trionfo della mobilitazione collettiva. 
🔎 IL PARADOSSO INFORMATIVO: PERCHÉ IL SILENZIO DEI MEDIA EUROPEI?
Mentre in Portogallo la notizia occupava le prime pagine del Jornal de Notícias o dell'Expresso, nel resto d'Europa si è preferito guardare altrove. Questa totale assenza nel dibattito continentale risponde a precisi meccanismi editoriali ed economici:
  1. Il tabù della lotta di classe vincente: mostrare all'opinione pubblica che lo sciopero generale unito può piegare un'agenda economica liberista rompe il dogma del "non ci sono alternative". I media mainstream non vogliono che i cittadini europei scoprano che protestare serve e funziona.
  2. Il razzismo geopolitico dell'informazione: le dinamiche interne dei Paesi dell'Europa meridionale (come Portogallo, Spagna o Grecia) vengono calcolate solo quando si parla di crisi finanziarie, debiti o folklore turistico. Quando producono avanguardia sociale, vengono silenziate.
  3. Il rifugio nel tecnicismo politico: come sottolineato dalle analisi indipendenti e dai video di denuncia diffusi da Fonsi Loaiza su X, la stampa mainstream si nasconde dietro al fatto che l'esecutivo non è caduto formalmente. Utilizzano i tecnicismi istituzionali per declassare una storica vittoria dei lavoratori a un semplice "intoppo parlamentare".
💬 L'ABDICAZIONE CIVILE DEL GIORNALISMO MAINSTREAM
Questo episodio è la prova lampante di come il diritto all'informazione venga regolarmente subordinato all'opportunità politica delle classi dominanti. Raccontare i successi dei diritti sociali è percepito come un pericolo contagioso per lo status quo europeo.
La democrazia non è un rito che si esaurisce dentro le cabine elettorali ogni cinque anni; si alimenta della partecipazione, del conflitto sociale e della difesa quotidiana della propria dignità lavorativa. Quando la stampa internazionale decide di oscurare una vittoria collettiva di queste proporzioni, smette di fare informazione e inizia a fare propaganda attraverso il silenzio.
Cosa ne pensate di questa selettività dei media europei? Sapevate cosa stava accadendo a Lisbona prima di leggere questo post? Lasciate un commento qui sotto, condividete l'articolo sui vostri canali e rompiamo insieme questo cordone sanitario di censura.
Vanessa Mazza, TLGBQI+
Autrice e attivista per i diritti civili