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martedì 9 giugno 2026

🇮🇹 L’Italia approva l’obbligo di “consenso scritto”: una legge che non protegge, ma controlla

“Silenzio imposto”

Editoriale di Vanessa Mazza — voce militante e critica

Il Parlamento italiano ha approvato una nuova norma che introduce l’obbligo di consenso scritto per alcune attività legate all’educazione affettiva e sessuale nelle scuole. Una legge presentata come “tutela dei minori”, ma che nella sostanza rappresenta un passo indietro culturale enorme, un ritorno a un’Italia che diffida, censura e teme tutto ciò che riguarda il corpo, la libertà e le differenze umane.

Il ministro Valditara e la sua maggioranza parlano di “protezione delle famiglie”. Ma la domanda vera è: protezione da cosa? Dall’educazione al rispetto? Dalla conoscenza? Dalla possibilità che un ragazzo o una ragazza imparino che il proprio corpo è loro, e che il consenso non è un modulo da firmare ma una cultura da vivere?

Cosa significa davvero questa legge

  • Trasforma il consenso in burocrazia, non in educazione.

  • Ostacola i percorsi di formazione su affettività, identità, prevenzione della violenza.

  • Rende più difficile parlare di differenze, orientamenti, corpi, diritti.

  • Rafforza l’idea che la sessualità sia un tabù da controllare, non un ambito da comprendere.

  • Lascia spazio a chi vuole imporre un modello unico di famiglia, di genere, di vita.

È una legge che non nasce per proteggere i giovani, ma per impedire che crescano liberi.

Il vero obiettivo: zittire la complessità umana

Questa norma non è neutra. È parte di un progetto politico più ampio: cancellare tutto ciò che non rientra nell’ordine “naturale” imposto da chi governa.

Non vogliono che si parli di identità di genere. Non vogliono che si parli di orientamento sessuale. Non vogliono che si parli di consenso come relazione, ascolto, rispetto. Non vogliono che i giovani imparino a riconoscere la violenza prima che sia troppo tardi.

Perché un popolo che conosce, che pensa, che si riconosce nelle differenze… è un popolo che non si lascia governare dalla paura.

Un Paese che ha paura del futuro

Mentre l’Europa discute di consenso esplicito, di diritti, di protezione delle vittime, l’Italia sceglie la strada opposta: più moduli, meno educazione. Più divieti, meno libertà. Più sospetto, meno fiducia.

È l’ennesimo segnale di un Paese che non vuole crescere, che teme la modernità, che preferisce l’oscurantismo alla responsabilità.

La nostra risposta: non arretrare di un millimetro

Noi continueremo a parlare di rispetto, di corpi, di consenso, di libertà. Continueremo a difendere l’educazione come strumento di emancipazione, non come minaccia. Continueremo a dire che le differenze non sono un pericolo, ma la ricchezza più grande che abbiamo.

E continueremo a denunciare ogni tentativo di riportarci indietro.

Perché la storia ci guarda. E noi non abbiamo nessuna intenzione di abbassare lo sguardo.

— vanessa mazza TLGBQI+

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