
Dalla piazza alla solitudine imposta: una storia che l’Italia non deve dimenticare.
Dopo aver omaggiato la memoria internazionale di García Lorca, la nostra rubrica speciale per il mese del Pride torna in Italia per raccontare una storia di immenso coraggio, ma anche di profonda ingiustizia di Stato. Una storia che dimostra, ancora una volta, come la destra e le istituzioni conservatrici abbiano storicamente usato la punizione economica e l’emarginazione sociale per distruggere chi rivendica la propria libertà.
Parliamo di Mariasilvia Spolato.
La prima donna a dichiararsi lesbica in Italia
Laureata in Scienze Matematiche con il massimo dei voti, stimata docente e saggista, Mariasilvia era una mente brillante. Ma l’Italia bigotta degli anni ’70 non poteva tollerare la sua esistenza.
Il 1° maggio 1972, durante la manifestazione dei lavoratori a Roma, scese in piazza stringendo un cartello con la scritta: «Liberazione omosessuale».
La sua foto finì sul settimanale Panorama. Fu il primo coming out pubblico di una donna in Italia.
La violenza delle istituzioni: il licenziamento per “indegnità”
La risposta dello Stato fu immediata e feroce. Poco dopo quella manifestazione, il Ministero della Pubblica Istruzione la licenziò in tronco, dichiarandola “indegna” di formare i giovani a causa del suo orientamento sessuale.
Da lì iniziò una discesa agli inferi burocratica ed economica: – perdita del lavoro – perdita della casa – isolamento familiare – marginalizzazione totale
Come ricostruito in un approfondimento de Il Post, Mariasilvia trascorse decenni come senzatetto, vagando di città in città, fino a trovare un fragile rifugio a Rovereto, dove è morta nel 2018.
Fondare la lotta: il FUORI! e il femminismo lesbico
Prima che lo Stato provasse a cancellarla, Mariasilvia aveva già gettato le fondamenta del movimento di liberazione omosessuale italiano.
Fu tra le fondatrici del FUORI! (Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) e creò il Collettivo delle Lesbiche Femministe. Scrisse libri pionieristici per affermare che la liberazione delle donne non può esistere senza la liberazione sessuale.
La sua non è solo una storia di sofferenza, ma di rifiuto radicale del compromesso. Mariasilvia preferì la povertà e l’invisibilità piuttosto che l’ipocrisia di nascondersi per compiacere una società patriarcale e reazionaria.
Un monito per il presente
Ricordare Mariasilvia Spolato oggi, nel pieno del mese del Pride, è un dovere politico.
La destra contemporanea continua a usare gli stessi schemi del passato: – la retorica della “protezione dei minori” per censurare la cultura LGBT+ – l’attacco alle famiglie arcobaleno – l’uso del potere statale per marginalizzare le differenze
La storia di Mariasilvia ci ricorda che i diritti di cui godiamo oggi sono stati pagati a caro prezzo da chi ci ha preceduto. E che non possiamo permetterci di arretrare, nemmeno di un millimetro.
Mariasilvia Spolato ha sfidato lo Stato a testa alta. Il minimo che possiamo fare è non lasciarla sola nella memoria.
— vanessa mazza TLGBQI+
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