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venerdì 19 giugno 2026

🌑🌈 JUNETEENTH E MEMORIA QUEER: LA LIBERAZIONE NEGATA CHE PARLA ANCHE DI NOI

Grafica istituzionale Juneteenth Proclamation con donna afroamericana avvolta nella bandiera USA e scritte storiche sullo sfondo
📸 Il volto della liberazione: la memoria storica del Juneteenth celebra le radici della libertà e dell'intersezionalità.

Orgoglio e Memoria – 19 giugno

Il 19 giugno negli Stati Uniti si celebra il Juneteenth, la giornata che ricorda l’annuncio della fine della schiavitù alle persone nere del Texas nel 1865. Una liberazione arrivata due anni in ritardo, nascosta, negata, trattenuta con violenza.
È una data che non appartiene solo alla storia afroamericana: è una data che parla a chiunque abbia vissuto sulla propria pelle la cancellazione, la disumanizzazione, la negazione dei diritti.
Per questo, oggi, nella nostra rubrica Pride, Juneteenth entra nella memoria queer.
✊🏾 La schiavitù non cancellò solo i corpi: cancellò anche le identità queer
Gli storici lo ripetono da anni: tra le persone schiavizzate esistevano relazioni e identità che oggi chiameremmo queer, gay, lesbiche, trans, non binarie. Non lo troviamo nei documenti ufficiali perché la schiavitù non concedeva nemmeno il diritto di nominarsi.
Ma le testimonianze orali, gli archivi familiari, gli studi antropologici e le ricerche accademiche più recenti (come quelle documentate dal National Museum of African American History and Culture) confermano che:
  • Esistevano relazioni affettive e sessuali non eterosessuali tra persone schiavizzate.
  • Esistevano identità di genere non conformi, spesso punite con violenze esemplari.
  • La schiavitù imponeva un modello di genere rigido, funzionale al controllo dei corpi e alla riproduzione forzata.
La cancellazione delle identità LGBTQ+ nella storia della schiavitù non è un dettaglio: è parte della stessa macchina di oppressione che ancora oggi colpisce le persone nere queer.
🏛️ L'attacco alla memoria storica: il caso dei musei sulla schiavitù
La storica fotografia del 1863 di Gordon, schiavo afroamericano fuggito, che mostra le profonde cicatrici da frustata sulla schiena
📸 La schiena di Gordon (1863): l'immagine simbolo della brutalità della schiavitù americana e della carneficina perpetrata sui corpi neri.

Oggi questa memoria è sotto attacco. Il legame tra passato e presente diventa evidente quando guardiamo ai tentativi politici di sbiancare la storia. Il governo Trump ha avviato una controversa e aggressiva revisione ministeriale per censurare i contenuti del Museo Smithsonian della storia afroamericana, accusato di promuovere tesi sul "razzismo sistemico".
A questo si sommano i drastici tagli ai fondi federali che hanno colpito istituzioni storiche indipendenti, come il celebre Whitney Plantation Museum in Louisiana, un santuario nato per raccontare la schiavitù dal punto di vista degli schiavizzati. Cancellare i musei e vietare i libri sulla Critical Race Theory serve a questo: impedire che le minoranze, comprese quelle Black Queer, riconoscano le radici della propria oppressione.
🌈 Juneteenth e Pride: due lotte che nascono dalla stessa domanda
Molti attivisti Black queer lo dicono chiaramente: non esisterebbe il Pride senza la lotta Black per la liberazione.
La genealogia della nostra liberazione è intrecciata alla loro. Per molte persone nere LGBTQ+, Juneteenth e Pride non sono due feste separate, ma due ferite aperte:
“La libertà sulla carta non è libertà nel corpo.”
Il Pride nasce per dire: non siamo liberi finché qualcuno non lo è.
🖤 La memoria Black trans e queer del Juneteenth
Oggi, negli Stati Uniti, molte comunità Black trans celebrano il Juneteenth come:
  • Un giorno di lutto per chi non ha mai potuto vivere la propria identità.
  • Un giorno di orgoglio per chi resiste ancora.
  • Un giorno politico per ricordare che la violenza contro le persone trans nere è una delle più alte al mondo.
Ricordare gli schiavi queer significa restituire dignità a chi è stato cancellato due volte: prima dalla schiavitù, poi dalla storiografia.
🔥 Perché questa storia appartiene al Pride
Perché il Pride non è una festa arcobaleno. È una lotta che nasce dalla memoria dei corpi oppressi. È una genealogia che parte molto prima di Stonewall. È un atto di giustizia verso chi non ha mai potuto raccontarsi.
Juneteenth ci ricorda che la libertà può essere proclamata, ma non garantita. Il Pride ci ricorda che la libertà va difesa ogni giorno.
Oggi, 19 giugno, uniamo queste due memorie. Perché la storia queer è storia del mondo. Perché la memoria Black è memoria nostra. Perché nessuna liberazione è completa finché non lo è per tutte e tutti.
💬 Cosa ne pensate di questo attacco politico alla memoria storica? Sapevate dei tentativi di censurare i musei sulla schiavitù e dell'invisibilizzazione subita dalle persone schiavizzate queer?
Lasciate un commento qui sotto e facciamo memoria insieme.
di Vanessa Mazza, TLGBQI+

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