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lunedì 29 giugno 2026

Milano 27 giugno – Turchia 28 giugno: libertà in strada, repressione dall’altra parte del Mediterraneo

Manifestanti sfilano a Izmir in Turchia durante la quattordicesima marcia del Pride sfidando i divieti della polizia, sventolando bandiere arcobaleno e transgender.
Attivisti e giovani manifestanti sfidano i divieti governativi durante la 14ª marcia del Pride nel distretto di Konak a Izmir (Turchia), poco prima delle cariche e dei fermi effettuati dalle forze dell'ordine. (Foto: Murat Kocabas / Middle East Images) 

Sotto lo stesso cielo di fine giugno, la distanza tra la libertà e le manette si misura in poche ore di volo. Mentre sabato 27 giugno 300.000 corpi liberi facevano tremare le strade di Milano rivendicando orgoglio e dignità, a Izmir e Istanbul il diritto di esistere veniva soffocato dai gas lacrimogeni e dai blindati della polizia. Due mondi opposti, divisi non dalla geografia, ma dalla violenza di uno Stato che vuole l'invisibilità. Ma la resistenza queer non si cancella con un decreto di divieto.
Sabato ho attraversato la parata di Milano, raccogliendo immagini di pura felicità politica fino all'Arco della Pace. Domenica 28 giugno, però, mentre riordinavo gli scatti, il flusso dei social e i network internazionali hanno catapultato la mia attenzione sulla Turchia. La cronaca che arriva da lì è un pugno nello stomaco.
La violenza a Izmir e l'assedio di Istanbul
A Izmir, il governatorato locale ha vietato preventivamente ogni evento all'aperto. La risposta degli attivisti è stata immediata, così come la violenza della polizia nel distretto di Konak: 36 persone sono state arrestate e portate via sui furgoni solo per aver tentato di sfilare per la 14ª marcia del Pride.
A Istanbul, dove il Pride è bandito sistematicamente dal 2015, la polizia ha blindato Piazza Taksim e bloccato le linee della metropolitana per impedire i raduni. Nonostante lo stato d'assedio, piccoli gruppi di attivisti hanno occupato i quartieri centrali al grido di "Non ci arrendiamo, siamo solo all'inizio". La caccia all'uomo delle forze dell'ordine ha portato a oltre 50 fermi.
Il giornalismo sotto attacco: il caso di Müberra Ünsal
La repressione non ha colpito solo chi manifestava, ma anche chi cercava di documentare la verità. Il Sindacato dei Giornalisti Turchi (TGS) ha denunciato con forza l'arresto della reporter Müberra Ünsal, fermata e presa in custodia dalla polizia a Istanbul nonostante avesse mostrato ripetutamente la propria tessera stampa e si fosse identificata come giornalista. Non si tratta di un errore, ma di una strategia mirata a creare il vuoto informativo e a impedire che il mondo veda gli abusi di potere.
"Sono fiero di te": la voce che la polizia non può spegnere
Tra le immagini drammatiche degli scontri, una testimonianza orale sta rimbalzando tra le reti di attivisti indipendenti. Un padre, guardando suo figlio caricato a forza su una camionetta della polizia, ha gridato tra la folla:
“Oğlum seninle gurur duyuyorum, hırsızlık yapmadın, namussuzluk yapmadın”
(“Sono fiero di te figlio mio, non hai rubato, non hai fatto nulla di disonorevole”).

 

 In questa frase c'è l'essenza della nostra lotta. Il disonore sta nelle manette di chi reprime, non nei corpi di chi ama.

Il contrasto profondo tra i sorrisi liberi all’Arco della Pace, dove il Milano Pride del 27 giugno si è concluso senza incidenti, e le immagini che arrivano dalla Turchia il 28 giugno, con decine di persone arrestate durante i Pride di Izmir e Istanbul, racconta due realtà politiche opposte. Ci ricorda una verità fondamentale: nessun diritto è acquisito per sempre. Dobbiamo prestare la nostra voce a chi, in questo momento, rischia la prigione per il solo fatto di esistere. 
La nostra resistenza non ha confini. 
🌐 FONTI DI RIFERIMENTO E APPROFONDIMENTI
  • Per la cronaca dettagliata dei fermi e il caso della giornalista Müberra Ünsal, consulta il reportage di Il Fatto Quotidiano.
  • Per i dettagli internazionali e i numeri dei fermi a Istanbul, leggi la corrispondenza europea di France 24.
  • Per i dati relativi ai 36 attivisti detenuti a Izmir e le dinamiche degli scontri a Konak, vedi l'agenzia fotografica di JNA Press su Instagram.
  • Per una panoramica sulle dichiarazioni sindacali e la chiusura dei trasporti a Istanbul, leggi l'articolo del South China Morning Post.   
— vanessa mazza TLGBQI+

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