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venerdì 5 giugno 2026

Marjane Satrapi: la voce che l’Iran non potrà mai zittire


 Marjane Satrapi non è più tra noi, ma la sua voce continua a risuonare.

Una voce che ha attraversato continenti, regimi, esili, rivoluzioni. Una voce che ha trasformato la memoria personale in memoria collettiva, il dolore in linguaggio, la resistenza in arte.


Con Persepolis, Satrapi ha aperto una finestra sull’Iran che molti non volevano vedere: l’Iran delle bambine costrette al velo, delle famiglie spezzate, degli esili forzati, dei sogni che resistono anche quando tutto sembra crollare. Ha raccontato ciò che la politica spesso nasconde: la vita quotidiana sotto un regime, la paura, la rabbia, la dignità.

Marjane Satrapi (1969–2026) è stata una fumettista, illustratrice, regista e scrittrice iraniana naturalizzata francese, considerata una delle voci più importanti della narrativa grafica contemporanea. Nata a Rasht e cresciuta a Teheran durante gli anni della Rivoluzione islamica, ha vissuto in prima persona la repressione del nuovo regime, l’imposizione del velo, la guerra Iran‑Iraq e l’esilio. Trasferitasi in Europa da adolescente, ha studiato arte a Vienna e poi si è stabilita a Parigi, dove ha iniziato la sua carriera artistica. La sua opera più celebre, Persepolis, è un’autobiografia a fumetti che racconta l’infanzia e la giovinezza sotto la dittatura iraniana: un libro tradotto in oltre 40 lingue e diventato un film d’animazione premiato a Cannes. Oltre a essere un’artista, Satrapi è stata una figura centrale della diaspora iraniana e una voce internazionale del movimento “Donna, Vita, Libertà”, impegnata nella difesa dei diritti delle donne e della libertà di espressione.

La sua morte arriva in un momento storico in cui le donne iraniane continuano a pagare con il corpo e con la libertà il prezzo della loro disobbedienza.

E proprio per questo la sua assenza pesa ancora di più.

Marjane Satrapi è stata un ponte: tra generazioni, tra culture, tra chi è rimasto e chi è dovuto partire. Ha dato forma a un immaginario che non appartiene solo all’Iran, ma a chiunque abbia conosciuto l’esilio, la censura, la nostalgia, la lotta.

Oggi la salutiamo sapendo che il suo lavoro non si spegne. Resta nelle mani di chi continua a disegnare, a scrivere, a denunciare. Resta nelle piazze dove si grida “Donna, Vita, Libertà”. Resta nei volti anonimi e collettivi che ricordano che la libertà non è mai un fatto individuale.

Grazie Marjane

Per averci insegnato che anche un tratto nero su bianco può diventare un atto politico. Per aver mostrato che la memoria è una forma di resistenza. Per aver trasformato la tua storia in un linguaggio che ci riguarda tutti. 💔

— vanessa mazza TLGBQI+

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