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giovedì 11 giugno 2026

Il vuoto che parla: la mia analisi del discorso di Vannacci a Otto e Mezzo

Lilli Gruber e Roberto Vannacci durante il confronto a Otto e Mezzo.

Il vuoto che parla, la gente che disumanizza

Ieri sera, a Otto e Mezzo, è andato in scena qualcosa che somiglia più a un esperimento sociale che a un’intervista politica.
Io non l’ho guardata: per istinto, per rispetto verso me stessa. Ma stamattina ho letto la disamina di quell'intervista al Generale Roberto Vannacci, e quello che emerge è un quadro che fa tremare i polsi.
Basta lasciare parlare Vannacci, e il vuoto si rivela da solo.
🌈 Diritti LGBTQI+: l’uguaglianza ridotta a un parcheggio
Secondo lui, le persone gay “hanno tutti i diritti: possono guidare e se vanno in ospedale li curano”.
Ecco la sua idea di civiltà: la patente di guida e il codice d'urgenza ospedaliera. La nostra intera esistenza viene così declassata a un mero servizio pubblico subordinato. Non è un’ideologia: è una distopia burocratica al ribasso, che nega il diritto all'amore, alla famiglia e al pieno riconoscimento sociale.
📚 Il vocabolario scambiato per un politico
Poi la scena surreale: cita lo Zingarelli e lo chiama “Zingaretti”.
Un lapsus che non sarebbe grave… se non venisse da uno che si presenta come uomo di cultura e vende libri a centinaia di migliaia di copie. La forma che tradisce la sostanza.
🌉 Il Ponte sullo Stretto: prima il cemento, poi la legalità
Sul Ponte sullo Stretto dichiara: “L’importante è che si faccia, poi se c’è corruzione si vede dopo”.
La legalità come optional. La giustizia come un post-it da attaccare a fine cantiere, a giochi fatti. Per i poteri forti le regole si rimandano, mentre per i migranti la legalità diventa un’arma d'esclusione puntata addosso.
🧱 Caporalato: la colpa agli schiavi
Sul caporalato riesce a dire: “Se non ci fossero i clandestini, nessuno li sfrutterebbe”.
La colpa dello sfruttamento ricade interamente sugli sfruttati. Lo schiavo diventa responsabile delle proprie catene e il carnefice viene deresponsabilizzato. Un ribaltamento morale che fa rabbrividire.
✈️ Rimpatri: il vuoto travestito da fermezza
E poi il gran finale. Lilli Gruber gli chiede: “Come rimpatriamo i migranti se non c’è l’accordo con i paesi di origine?”
Risposta: “Paesi terzi sicuri”.
“Ma in concreto?”
“Li deportiamo.”
“Ma dove?”
Fine.
Una politica fatta di slogan vuoti, senza geografia, senza diritto, senza alcuna aderenza alla realtà.
💬 La vera vittoria di questa retorica non sta nello studio televisivo
La cosa più grave non l’ha detta lui in TV. Sta nel modo in cui questa retorica colonizza la mente di chi ascolta. La leggo nei commenti della gente, nei bar, nelle strade, sotto i post social.
Parlo dell'uso del termine “risorse” per definire i migranti. Una parola abusata da destra a sinistra.
Ma una risorsa è un pezzo di carbone, un metro cubo di gas, un fondo monetario da spendere. Gli esseri umani non sono risorse: sono persone. Dire “sono risorse” significa accettare l'idea che la loro dignità dipenda esclusivamente dal loro valore di mercato o dalla loro utilità. Come se il dolore, la fuga, la guerra, la fame e le perdite non contassero nulla se non generano un profitto.
È lì che nasce la disumanizzazione. Non nei palazzi del potere, ma nei commenti quotidiani. Nella sicurezza incrollabile con cui alcune persone si sentono migliori solo perché nate sul suolo italiano. Nel disprezzo travestito da opinione, in una superiorità ostentata come fosse un titolo nobiliare.
Quando si chiamano “risorse” gli esseri umani, si sta solo dicendo “schiavi” con una parola più accettabile.
✊ Io rifiuto la normalizzazione
Rifiuto categoricamente la narrazione del “mondo che va così”. Non posso e non voglio abituarmi a questo orrore verbale e concettuale.
Questo blog esiste proprio per ricordare che la dignità umana non è negoziabile. Che nessuno vale più di qualcun altro in base al luogo in cui è nato. Che le parole sono atti politici e che la disumanizzazione inizia sempre da un commento, da una battuta, da un termine sbagliato accettato in silenzio.
Finché avrò voce, continuerò a smontare questa retorica.
vanessa mazza TLGBQI+

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