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sabato 29 novembre 2025

🇨🇦 Il 28 novembre: le scuse del Canada alla comunità LGBTQIA+


Il governo canadese ha istituito il 28 novembre come giornata ufficiale di scuse alla comunità LGBTQIA+. Un gesto simbolico che riconosce decenni di persecuzioni, ma che apre anche interrogativi sulla concretezza delle politiche di inclusione.

La “LGBT Purge” (1950–1990): per oltre quarant’anni, militari, polizia federale (RCMP) e dipendenti pubblici furono indagati, schedati e licenziati perché sospettati di essere gay o lesbiche.


Metodi di persecuzione: interrogatori umilianti, sorveglianza, test psicologici, licenziamenti forzati e in alcuni casi imposizione di “terapie di conversione”.


Motivazione ufficiale: lo Stato considerava le persone LGBTQIA+ “ricattabili” e quindi un rischio per la sicurezza nazionale.


Conseguenze: migliaia di carriere spezzate, vite segnate dalla paura e dall’invisibilità.

Nel 2017, il primo ministro Justin Trudeau chiese scusa ufficialmente alla Camera dei Comuni, definendo la purga “una vergogna nazionale”.


Da allora, il 28 novembre è diventato giornata di memoria e riconciliazione, per ricordare le ingiustizie e restituire dignità alle vittime.


Il Canada è oggi considerato un paese all’avanguardia: ha vietato le terapie di conversione, riconosce i diritti delle persone trans e non binarie, e promuove la visibilità queer.


Tuttavia, la comunità denuncia ancora episodi di violenza e discriminazione, ricordando che la memoria deve tradursi in azioni concrete.


Il gesto delle scuse è potente sul piano simbolico: riconoscere il torto subito è un passo fondamentale per la dignità collettiva. Ma la critica degli attivisti è chiara: non basta chiedere perdono se non si garantiscono politiche strutturali contro omofobia e transfobia. La giornata rischia di trasformarsi in un rituale vuoto se non accompagnata da investimenti in educazione, sicurezza e diritti sociali.


Il 28 novembre non è solo una ricorrenza: è un invito a ricordare le vite spezzate dalle discriminazioni e a vigilare affinché la memoria non diventi retorica. La comunità LGBTQIA+ canadese ha trasformato il dolore in lotta e visibilità, ma la battaglia per l’uguaglianza reale continua.



Fonti principali

HuffPost Italia – La purga LGBT canadese



Wikipedia – Anti-gay purges in Canada


The Canadian Encyclopedia – Canada’s Cold War Purge of 2SLGBTQ+


Canadian Museum for Human Rights – The LGBT Purge



LGBT Purge Fund – FAQ

giovedì 27 novembre 2025

La telenovela come educazione popolare: il caso Brasile e la distopia italiana

In Três Graças, una svolta intensa segnerà il rapporto tra Leonardo (Pedro Novaes) e Viviane (Gabriela Loran).

Quando la fiction diventa pedagogia

In Brasile, la telenovela non è solo intrattenimento: è uno strumento di educazione collettiva. Três Graças, con la storia di Viviane – donna trans interpretata da Gabriela Loran – porta in prima serata la dignità di una transizione di genere. Una scena di rivelazione diventa specchio del pregiudizio e occasione di riflessione sociale. In Italia, invece, la televisione continua a raccontare queste vite con superficialità e distorsione, alimentando stigma anziché abbatterlo.

Brasile: la forza della rappresentazione

Le telenovelas brasiliane hanno una tradizione pedagogica: affrontano temi sociali con coraggio e continuità, trasformando la fiction in uno spazio di lotta e dignità.

Esempi recenti di narrazioni trans e LGBTQIA+:

A Força do Querer (2017): la transizione di Ivan, interpretato da Carol Duarte.
Ivan (Carol Duarte) de A Força do Querer 

A Dona do Pedaço (2019): Britney, interpretata da Glamour Garcia, attrice trans.
Glamour Garcia interpreta Britney in A Dona do Pedaço

Quanto Mais Vida, Melhor! (2021): tre attrici trans nel cast.


Quanto Mais Vida, Melhor”, di Mauro Wilson, punta sulla diversità e porta in scena tre donne trans nel cast: Carol Marra, A Maia e Nany People

Segunda Chamada (2019): Linn da Quebrada nel ruolo di Natasha.

Natasha (Linn da Quebrada



L’impatto culturale è enorme: milioni di spettatori imparano a riconoscere la violenza simbolica e a normalizzare identità trans, trasformando la TV in un’aula pubblica.

🌈 L’ascesa globale delle storie LGBTQIA+


La rappresentazione queer sta crescendo ovunque, grazie a cambiamenti sociali e alla spinta delle piattaforme di streaming.


Nuovi record: i rapporti annuali di GLAAD mostrano un aumento costante di personaggi LGBTQIA+ nelle serie e nei film.


Diversità e autenticità: cresce l’impegno di sceneggiatori e creatori queer, che portano narrazioni più fedeli alle esperienze vissute.


Impatto sociale: queste storie educano, combattono il pregiudizio, validano identità e stimolano il dialogo politico.

🇮🇹 Italia: la distopia della rappresentazione

In Italia la televisione non aiuta a distruggere la discriminazione: la amplifica.

Marginalizzazione: le persone trans vengono collocate ai margini della società, mai nei salotti dove “tutti sono qualcuno”.


Silenzio sulle difficoltà reali: non si racconta la fatica di trovare lavoro, di inserirsi nella società, di affrontare la violenza quotidiana.


Attacchi ignorati: le poche persone trans che riescono a entrare nelle istituzioni vengono derise e denigrate, invece di essere sostenute.


Oblio mediatico: il Transgender Day of Remembrance passa inosservato nei TG italiani, senza reportage né memoria.


Rappresentazioni degradanti: nel cinema e nei programmi TV i personaggi trans sono ancora trattati come caricature da circo, con gag che non fanno più ridere nessuno.

👉 Un caso emblematico: nel 2022 esponenti politici hanno chiesto di bloccare un episodio di Peppa Pig con una famiglia di due mamme, definendolo “propaganda LGBT”. Già nel 2017 si era tentato di censurare il cartone A casa dei Loud su Nickelodeon, perché mostrava una coppia di genitori dello stesso sesso.

La scena di Viviane in Três Graças mostra che la transizione non è un dramma, ma un percorso di autenticità. Il pregiudizio di Leonardo diventa specchio di una società che deve cambiare. In Italia, è tempo di chiedere una televisione che sappia raccontare la realtà trans con rispetto, che dia voce alle difficoltà concrete e che contribuisca a distruggere discriminazioni invece di amplificarle.

 Uscire dalla distopia

La televisione ha un potere enorme: può alimentare stigma o costruire dignità. Le telenovelas brasiliane e l’ascesa globale delle storie LGBTQIA+ dimostrano che raccontare con autenticità significa educare e mobilitare. L’Italia deve uscire dalla sua distopia televisiva e aprire spazio a narrazioni che siano specchio di una società più giusta e inclusiva.




Fonti

GLAAD, Where We Are on TV report


Articoli italiani su censura dei cartoni animati (Peppa Pig, A casa dei Loud)


mercoledì 26 novembre 2025

L’Europa riconosce i matrimoni omosessuali: sentenza vincolante della Corte di Giustizia UE


IL 25 novembre 2025 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che i matrimoni tra persone dello stesso sesso, legalmente contratti in uno Stato membro, devono essere riconosciuti da tutti i Paesi dell’UE. La decisione ha valore vincolante e riafferma la superiorità del diritto europeo rispetto alle legislazioni nazionali.

La vicenda nasce dal caso di due cittadini polacchi sposati in Germania, ai quali le autorità polacche avevano negato la trascrizione del matrimonio. Secondo la Corte, tale rifiuto viola la libertà di circolazione e il diritto al rispetto della vita privata e familiare.

La sentenza non obbliga gli Stati membri a introdurre il matrimonio egualitario nelle proprie leggi interne, ma impone il riconoscimento dello status matrimoniale acquisito altrove. In Italia, ad esempio, i matrimoni omosessuali celebrati all’estero vengono trascritti come unioni civili: la pronuncia europea apre un dibattito sulla necessità di approvare finalmente il matrimonio egualitario anche a livello nazionale.


“Sposati in un Paese UE, sposati in tutti i Paesi UE”: un principio che trasforma la libertà di circolazione in garanzia di dignità e uguaglianza.


Fonte autorevole: Eunews – Sentenza della Corte di Giustizia UE

sabato 22 novembre 2025

Ornella Vanoni (1934–2025), voce e volto della cultura italiana: dalla scena teatrale al mito musicale.


Ornella Vanoni, nata a Milano il 22 settembre 1934, è stata una delle figure più longeve e autorevoli della cultura italiana. La sua carriera, durata oltre settant’anni, ha attraversato teatro, cinema e musica, trasformandola in un simbolo nazionale.
Dalle scene teatrali al canto

Formata al Piccolo Teatro sotto la guida di Giorgio Strehler, Vanoni debuttò nel 1956 con Sei personaggi in cerca d’autore. La disciplina teatrale le fornì un approccio interpretativo unico, che avrebbe poi portato nella musica.
Le “canzoni della mala”

Alla fine degli anni ’50 si impose con le celebri canzoni della mala, ballate ispirate alla cronaca nera milanese. Fu un repertorio anticonvenzionale che la rese subito riconoscibile e diversa dalle altre interpreti dell’epoca.
Successi musicali

Negli anni ’60 e ’70 consolidò la sua fama con brani entrati nella memoria collettiva: “Senza fine”, “Una ragione di più”, “L’appuntamento”, collaborando con autori come Gino Paoli e avvicinandosi alla bossa nova e al jazz. La sua voce intensa e sensuale raccontava un’Italia in trasformazione.
Versatilità artistica

Parallelamente alla musica, Ornella recitò in film e partecipò a programmi televisivi, confermando la sua versatilità. Con oltre cento album pubblicati, ha attraversato generazioni, reinventandosi senza mai perdere autenticità.
Gli ultimi anni

Negli ultimi decenni ha continuato a esibirsi e a collaborare con artisti più giovani, mantenendo un legame forte con il pubblico. La sua scomparsa il 21 novembre 2025, a Milano, segna la fine di un’epoca.

Conclusione

Ornella Vanoni è stata molto più di una cantante: un’artista capace di trasformare fragilità in forza e intimità in racconto collettivo. La sua voce resterà parte integrante della memoria culturale italiana.



venerdì 21 novembre 2025

Quando la storia non insegna: il Ghana e la nuova frontiera della discriminazione

John Dramani Mahama

In Ghana, un Paese che conosce bene il peso del colonialismo e del razzismo, il Parlamento ha scelto di riprodurre nuove forme di oppressione. Il “Human Sexual Rights and Family Values Bill”, promosso nel 2021 da Samuel Nartey George e altri parlamentari con il sostegno della Commissione Affari Costituzionali, Legali e Parlamentari, non è solo una legge: è un manifesto di esclusione che criminalizza identità, solidarietà e amore.
Origini e contesto

La proposta nasce nel 2021, dopo l’apertura di un centro di advocacy LGBTQIA+ ad Accra, che provocò forti pressioni politiche e religiose.


Il testo è stato approvato dal Parlamento nel febbraio 2024, ma non firmato dall’allora presidente Nana Akufo-Addo. Con lo scioglimento del Parlamento a dicembre 2024, la legge è decaduta.


Oggi il nuovo presidente John Dramani Mahama ha dichiarato che, se ripresentata, la firmerà senza esitazione.

Contenuto della legge

Criminalizza l’identificazione come LGBTQIA+ o come alleato.


Prevede fino a 10 anni di carcere per chi difende i diritti queer.


Pene fino a 6 anni per proprietari che affittano a persone LGBTQIA+.


Relazioni omosessuali consensuali punite con fino a 5 anni di carcere.
Le contraddizioni della storia

È paradossale che chi porta ancora le cicatrici di secoli di sfruttamento e discriminazione scelga di infliggerne di nuove. La storia del Ghana, come quella di molte nazioni africane, è segnata da lotte per la dignità e la libertà. Eppure, invece di imparare da quel dolore, si perpetua la logica del capro espiatorio: oggi le persone LGBTQIA+ diventano bersaglio di un sistema che dovrebbe invece difendere i diritti umani universali.

La voce della comunità LGBTQIA+

La comunità queer in Ghana vive nell’ombra, costretta a nascondersi per sopravvivere. Ogni giorno diventa un rischio: affittare una casa, difendere un amico, persino dichiarare la propria identità. Questa legge non protegge valori, ma semina paura. Ha già incoraggiato arresti, violenze e discriminazioni, rafforzando atteggiamenti omofobi e isolando chiunque sia percepito come diverso. Eppure, nonostante il pericolo, attivisti e comunità queer continuano a organizzarsi, mantenendo reti di solidarietà e resilienza.

Questa legge non difende la famiglia, ma tradisce la dignità. Trasforma la paura in norma, la religione in arma, la politica in tribunale morale. È un passo indietro che mostra come la storia, se non ascoltata, si ripete sempre nello stesso punto: l’oppressione di chi è diverso.

Ogni volta che una legge nega un’identità, la storia tradisce se stessa.

Fonti e approfondimenti

Al Jazeera. “Ghana’s parliament passes anti-LGBTQ bill.” 28 Feb. 2024.


CBS News. “Ghana's parliament passes strict new anti-LGBTQ legislation.” 28 Feb. 2024.


DW. “Ghana pushes anti-LGBTQ+ bill as defense of 'family values'.” 14 May 202

“Indietro non si torna: memoria e lotta nel racconto di Monica J. Romano”


“Indietro non si torna” è il titolo del nuovo libro di Monica J. Romano, pubblicato da TEA nella collana Gli Strilli.

Monica J. Romano, nata a Milano nel 1979, è attivista, scrittrice e politica. Ha iniziato il suo percorso di affermazione di genere nel 1998 e nel 2006 ha ottenuto il riconoscimento legale del suo nome e genere. Laureata in Scienze Politiche con una tesi sulla discriminazione delle persone transgender, ha poi conseguito un master in Gender Equality e Diversity Management.

Da oltre vent’anni è impegnata nei movimenti per i diritti delle persone transgender e LGBT+. Nel 2021 è diventata la prima donna transgender eletta al Consiglio comunale di Milano, dove oggi è Vicepresidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili e della Commissione Speciale contro i discorsi d’odio.

Autrice di saggi e romanzi che raccontano la vita e le sfide delle persone transgender (Diurna. La transessualità e il lavoro, Trans. Storie di ragazze XY, L’altra metà del cielo), con Indietro non si torna intreccia la sua vicenda personale con la memoria collettiva della comunità LGBT+.

Dalla marginalità alla rappresentanza, dalla violenza alla dignità: il suo percorso è un ponte che ci ricorda che i diritti non sono concessioni, ma conquiste.

📚 Un libro necessario, che restituisce forza e visibilità a chi continua a lottare per un futuro di uguaglianza.

“La Giornata della Coscienza Nera come atto politico”


“Memoria selettiva: perché la schiavitù non ha un memoriale universale?”

Il mondo custodisce memorie con rispetto: Hiroshima, l’Olocausto, i memoriali di guerra in Europa. Sono storie che non devono mai essere dimenticate. E hanno ragione: ricordare è un dovere.

Ma quando si tratta della storia nera, il copione cambia. Ci viene detto: “supera”, “dimentica”, “è passato”. Come se la schiavitù fosse solo un capitolo chiuso nei libri, e non una ferita che continua a sanguinare.

I nostri antenati furono strappati dall’Africa, incatenati, torturati, trattati come merce. E oggi, mentre ci chiedono di “voltare pagina”, il razzismo continua a vivere:

nel giovane nero fermato con violenza dalla polizia,


nella donna nera umiliata sul lavoro,


nella vita spezzata ogni 23 minuti,


nello sguardo di sospetto che ci accompagna in un ascensore.

La verità è che il razzismo non è passato: è presente, strutturale, radicato nelle fondamenta della società. E la memoria non è vittimismo: è coscienza, è resistenza.

 20 novembre – Dia da Consciência Negra

In Brasile, dal 2003, il 20 novembre è la Giornata della Coscienza Nera. Una data scelta per ricordare Zumbi dos Palmares, leader della resistenza contro la schiavitù, ucciso nel 1695.

Questa giornata non è solo commemorazione: è un atto politico e culturale. È la risposta a chi ci chiede di dimenticare. È il grido che dice: la nostra memoria è viva, perché il nostro passato è ancora il nostro presente.

 Perché oggi

La coscienza nera è un invito universale:

a riconoscere la schiavitù come ferita ancora aperta,


a denunciare il razzismo che continua a uccidere,


a celebrare la cultura afrodiscendente come parte fondamentale della società,


a reclamare rispetto e giustizia, non pietà.

La Giornata della Coscienza Nera ci ricorda che la memoria non è un peso da dimenticare, ma una luce da portare avanti.


Viva Zumbi. Viva la coscienza nera. Viva la memoria che resiste.

giovedì 20 novembre 2025

“Italia Trans Agenda: la memoria che diventa progetto


“Un corpo politico contro la deriva transfobica”


Il 20 novembre è una data che non possiamo dimenticare. Ogni anno, il Transgender Day of Remembrance ci invita a pronunciare i nomi delle persone trans e non binarie vittime di violenza e transfobia. È un rito di memoria, ma anche un atto politico: trasformare il lutto in resistenza, la vulnerabilità in forza collettiva.

In questo tempo di ricordo, Italia Trans Agenda annuncia un passo decisivo: la nascita di un corpo politico nazionale nel 2026. Dopo due anni di coordinamento tra associazioni e collettivi, la rete sceglie di diventare struttura stabile, capace di trasformare conflitti e differenze in agenda comune. Un fronte unitario contro la propaganda d’odio, radicato nelle vite e nei territori trans*, che non uniforma ma mette in relazione.

In un Paese attraversato da politiche transfobiche e retoriche autoritarie, questo annuncio è un atto di visione e di cura. È la promessa che la memoria non resta confinata al silenzio, ma diventa progetto politico. Ogni candela accesa oggi, ogni nome pronunciato, ogni piazza che si illumina è parte di questo corpo collettivo che si prepara a durare.

Ogni candela accesa oggi, ogni nome pronunciato, ogni piazza che si illumina è parte di questo corpo politico che si prepara a durare.

Citazioni utili

Italia Trans Agenda | Associazioni trans e non binary

Gay.it: «Italia Trans Agenda diventa corpo politico: un fronte unitario contro la deriva transfobica».


Italia Trans Agenda – sito ufficiale: «Uniamoci per tessere alleanze e costruire un fronte comune contro la propaganda d’odio in Italia ai danni della comunità trans».


Arcigay Napoli (TDoR 2025): «Napoli ricorda le vittime di transfobia… la mattina con le detenute trans a Secondigliano, alle 19 fiaccolata a Scampia».


Hashtag Sicilia (Trans Pride Catania 2025): «Dal 20 al 22 novembre Catania ospita il Trans Pride 2025: lottare e manifestare per non dimenticare».

martedì 18 novembre 2025

Transgender Day of Remembrance 2025: il prezzo della transfobia nel mondo


Dal Brasile all’Europa, gli attivisti trans nel mirino della violenza


Il 20 novembre si celebra in tutto il mondo il Transgender Day of Remembrance (TDOR), giornata dedicata alla memoria delle persone trans e gender diverse vittime di violenza transfobica. Nato nel 1999 per ricordare Rita Hester, il TDOR è oggi un momento globale di commemorazione e denuncia, preceduto dalla Trans Awareness Week.

 I dati del rapporto TGEU 2025

Il nuovo rapporto Trans Murder Monitoring 2025 di TGEU rivela un quadro drammatico:

281 persone trans e gender diverse uccise tra ottobre 2024 e settembre 2025.


Dal 2009, sono stati registrati 5322 omicidi nel mondo.


Cresce la percentuale di attivisti e leader del movimento trans tra le vittime: il 14% nel 2025, contro il 9% nel 2024 e il 6% nel 2023.


La maggioranza delle vittime sono trans donne e persone transfemminili (90%), e persone trans nere o marroni (88%).


Il Brasile resta l’epicentro della violenza, con il 30% dei casi, mentre in Europa se ne contano cinque.


Negli Stati Uniti i casi registrati sono 31, in calo rispetto ai 41 del 2024.

Questi numeri raccontano una realtà dolorosa: la violenza non colpisce solo corpi vulnerabili, ma anche chi difende la comunità, in un tentativo sistematico di spegnere la voce degli attivisti.

🇮🇹 Le commemorazioni in Italia

Il TDOR 2025 sarà ricordato in diverse città italiane:

Siracusa: veglia pubblica con performance artistiche.


Campobasso: iniziativa del Comune e associazioni locali.


Pescara: proiezione del documentario Orlando e discussione collettiva.


Firenze: marcia cittadina organizzata da associazioni LGBTQ+.


Genova: prima adesione ufficiale del Comune, con l’introduzione dell’identità alias nei servizi.


A Milano, il 23 novembre 2025, torna la Trans Lives Matter March, la marcia per le vite trans organizzata da ACET – Associazione per la Cultura e l’Etica Transgenere e dallo Sportello Trans di ALA Milano Onlus in occasione del TDoR. Giunta alla quarta edizione, l’iniziativa – ideata da Monica Romano e Antonia Monopoli

Il TDOR non è solo ricordo: è resistenza poetica e politica. Ogni nome pronunciato, ogni candela accesa, ogni passo interrotto diventa parte di una memoria collettiva che chiede giustizia e dignità. In un tempo in cui gli attivisti stessi sono bersaglio di violenza, commemorare significa anche proteggere la voce della comunità e trasformare il dolore in forza,  dal Brasile all’Europa, la memoria diventa vita.”

Fonti e approfondimenti

TGEU – Trans Murder Monitoring 2025: rapporto che evidenzia il nuovo trend di violenza mirata contro attivisti e leader del movimento trans


NUPGE: archivio internazionale che riporta 354 persone trans e gender diverse uccise nel periodo 1 ottobre 2024 – 30 settembre 2025


Advocates for Trans Equality (A4TE): report nazionale USA che ricorda 58 persone trans scomparse nel 2025

Addio alle gemelle Kessler: insieme fino alla fine


Hanno attraversato il Novecento come un riflesso speculare: due corpi, un solo ritmo. Alice ed Ellen Kessler, nate nel 1936, hanno danzato sulle scene d’Europa portando leggerezza, ironia e bellezza. Le ricordiamo come icone televisive, come “le gambe della nazione”, ma soprattutto come sorelle inseparabili, capaci di trasformare la loro complicità in arte.

Il 17 novembre 2025 hanno scelto di congedarsi insieme, a 89 anni, attraverso il suicidio assistito in Germania. Un gesto che non è soltanto cronaca, ma poesia: l’ultimo passo di una coreografia che dura da una vita. Non c’è solitudine in questa decisione, ma la stessa armonia che le ha rese celebri.

Dal varietà italiano alle ribalte internazionali, le Kessler hanno incarnato un’epoca di spettacolo e di sogni. Erano specchi l’una dell’altra, eppure mai copie: due voci, due sorrisi, due presenze che si completavano. La loro arte era un diálogo contínuo, un passo a due che non si è mai interrotto.

La scelta di morire insieme è stata un atto di coerenza e di dignità. Dopo aver condiviso palcoscenici e applausi, hanno voluto condividere anche il silenzio dell’addio. È un gesto che interroga la società sul diritto all’autodeterminazione, ma che rimane soprattutto un segno di amore recíproco e di libertà.

Alice ed Ellen non sono soltanto un ricordo televisivo: sono un simbolo di sorellanza, di complicità e di bellezza che attraversa il tempo. La loro storia ci invita a riflettere sul valore della vita condivisa e sulla possibilità di scegliere il proprio destino con coraggio.


🌹 “Hanno danzato insieme per tutta la vita. Anche l’ultimo passo è stato condiviso.”




Messico, Repubblica Ceca, Brasile, ONU: la destra globale e il golpe digitale contro la memoria e la democrazia


Mentre in Messico la Generazione Z viene mobilitata via social per rovesciare la presidente progressista Claudia Sheinbaum, con un indice di gradimento superiore all’80%, si delinea una strategia inquietante: un golpe digitale orchestrato da interessi stranieri, con il sostegno di big tech e gruppi legati alla destra internazionale.

La Generazione Z vuole rovesciare la presidente messicana Claudia Sheinbaum, amata da oltre l’80% del Paese. Non è protesta spontanea: è un colpo di stato digitale, orchestrato attraverso i cellulari e le piattaforme globali. La nuova arma della destra mondiale non sono i carri armati, ma gli algoritmi.


In Brasile, il timore di un colpo di stato simile al 2013 si fa concreto. Meme, influencer e simboli pop (come la bandiera di One Piece) vengono strumentalizzati da gruppi estremisti per mascherare operazioni di destabilizzazione.
Generazione Z dal Nepal, dal Messico e dal Brasile. Tutti intorno ai 16 anni. Non è un caso: la destra globale usa i più giovani come pedine di un golpe digitale, orchestrato attraverso i cellulari e le piattaforme. La nuova arma non sono i carri armati, ma gli algoritmi.


In Europa, la Repubblica Ceca ha approvato una legge che dal 2026 criminalizza la promozione del comunismo, equiparandolo al nazismo, con pene fino a 5 anni. Il post virale di Henrique Lopes denuncia l’ipocrisia di chi celebra questa misura come difesa della libertà, mentre si tratta di censura ideologica.


A livello globale, l’ONU ha votato una risoluzione contro la glorificazione del nazifascismo, proposta dalla Russia. Eppure, i Paesi occidentali – tra cui Italia, Stati Uniti, Regno Unito e gran parte dell’UE – hanno votato contro, rivelando un inquietante doppio standard: si criminalizza la memoria del comunismo, ma si evita di condannare il nazismo.

In Italia, il governo ha approvato il Decreto Sicurezza che limita la libertà di espressione e criminalizza il dissenso. Il generale Vannacci, oggi europarlamentare della Lega, ha celebrato le leggi razziali fasciste, normalizzando il regime di Mussolini.


Il Parlamento europeo ha votato per vietare i simboli comunisti e nazisti, equiparandoli. Il Pd si è astenuto, mentre M5S e AVS hanno votato contro.

🇺🇸 Stati Uniti

Sotto la presidenza Trump, si intensificano le retoriche anti-comuniste e le pressioni sui paesi del Sud Globale.


La CIA viene citata in thread virali come finanziatrice di operazioni contro governi di sinistra in America Latina.
 Altri paesi segnalati da Amnesty International e Freedom House

Russia, Cina, Iran, Myanmar, Uganda, Sudan, Afghanistan: regimi autoritari con repressione del dissenso, censura, e persecuzione di minoranze.


In Africa orientale, Tanzania e Kenya mostrano tendenze autoritarie crescenti.

Il mondo si piega a una nuova forma di autoritarismo, mascherata da libertà e ordine. La destra globale usa la Generazione Z come veicolo di caos, le piattaforme digitali come armi geopolitiche, e la censura ideologica come strumento di repressione.

Quando l’antifascismo diventa negoziabile, la memoria vacilla e il futuro si oscura. 



(fonti autorevoli)

United Nations – Assemblea Generale: Documenti ufficiali sulle risoluzioni antifasciste.


Amnesty International – Rapporto 2025: Diritti umani e derive autoritarie.


Human Rights Watch – World Report 2025: Analisi su repressione politica e libertà di espressione.


Freedom House – Freedom in the World 2025: Indici sulla democrazia e la libertà digitale.


Reporters Without Borders (RSF): Classifica mondiale sulla libertà di stampa.


El Universal / La Jornada (Messico): Copertura sulle proteste contro Claudia Sheinbaum.


Brasil247 / Folha de São Paulo (Brasile): Notizie e analisi sul rischio di golpe digitale.


Radio Prague International / Euronews (Repubblica Ceca): Informazioni sulla legge anti‑comunismo.


Il Manifesto / Internazionale (Italia): Approfondimenti su Decreto Sicurezza e Vannacci.


Carnegie Endowment / Brookings Institution: Studi su big tech e politica globale.

“ONU: l’Occidente volta le spalle all’anti-nazismo. Un déjà vu distopico che ricorda L’uomo nell’alto castello”

Nel novembre 2025, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione contro la glorificazione del nazismo e del neonazismo. Ma qualcosa di inquietante è emerso dal voto: l’Occidente ha voltato le spalle all’anti‑fascismo.

La risoluzione, intitolata “Combating glorification of Nazism, neo‑Nazism & other practices that contribute to fueling contemporary forms of racism, racial discrimination, xenophobia & related intolerance”, ha ottenuto 119 voti favorevoli, 53 contrari e 10 astensioni. Tra i paesi contrari figurano Stati Uniti, Canada, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Australia e Ucraina. Una scelta che, secondo molti osservatori, riflette più logiche geopolitiche che principi etici: il timore che la Russia utilizzi la risoluzione come arma diplomatica per screditare chi sostiene l’Ucraina.

 Chi ha chiesto la risoluzione e perché

La risoluzione è stata presentata dalla Federazione Russa, come avviene ormai ogni anno dal 2005, in occasione della Giornata della Memoria dell’Olocausto. Mosca rivendica il proprio ruolo storico nella sconfitta del nazismo e utilizza questa iniziativa per ribadire la necessità di una condanna universale e permanente.

Negli ultimi anni, tuttavia, la proposta russa ha assunto anche un chiaro significato geopolitico. Il Cremlino accusa l’Ucraina e alcuni paesi europei di tollerare movimenti neonazisti e di riscrivere la memoria della Seconda Guerra Mondiale. Per Mosca, dunque, chi si oppone alla risoluzione non difende la democrazia, ma indebolisce la lotta contro il fascismo.

Come hanno votato i paesi

Favorevoli (119): Cina, Israele, Sudafrica, Brasile, gran parte dei paesi africani e asiatici.


Contrari (53): Stati Uniti, Canada, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Australia, Ucraina.


Astenuti (10): alcuni paesi europei e latinoamericani, che hanno scelto di non schierarsi né con la Russia né con l’Occidente.


Il voto rivela una frattura profonda: da un lato il Sud Globale, che ha sostenuto la risoluzione come atto di memória e giustizia; dall’altro l’Occidente, che ha preferito difendere la propria posizione geopolitica anche a costo di apparire in contraddizione con i valori antifascisti. La Russia, pur strumentalizzando la memoria, ha costretto il mondo a confrontarsi con un paradosso: chi proclama di difendere la democrazia ha scelto di non condannare apertamente il nazismo.

In questo scenario, le parole Occidente e Sud Globale si stagliano come opposti: Impero e Colonia. L’Occidente, aggrappato ai propri privilegi, sembra evocare un “Terzo Reich” come ultimo rifugio ideologico, mentre il Sud Globale, spinto dall’urgenza del collasso climatico, non può più restare subordinato.

Il conflitto appare inevitabile: da un lato un Impero che non vuole cedere, dall’altro un mondo multipolare che si ribella e cerca nuove forme di governance globale. Come in un déjà vu distopico che ricorda L’uomo nell’alto castello, la storia ci avverte: quando la memoria vacilla e l’anti‑fascismo viene abbandonato, il futuro rischia di piegarsi verso scenari che pensavamo impossibili.

La storia non perdona chi dimentica. E il futuro non aspetta chi esita.


Riferimenti:

United Nations Digital Library, documento A/79/753-S/2025/58.


Wikipedia, voce United Nations General Assembly Resolution ES‑11/8.


Casa del Sole TV, “L’ONU condanna l’esaltazione del nazismo”, novembre 2025.

sabato 15 novembre 2025

Papa Leo XIV a pranzo con donne trans: un gesto storico nel Giubileo dei poveri

In un gesto di avvicinamento della Chiesa cattolica, Papa Leo XIV pranzerà domenica 16 novembre con quattro donne trans, tra cui Alesia Nobile, durante le celebrazioni del Giubileo delle Persone in Situazione di Povertà in Vaticano.

L’incontro, definito “senza precedenti”, coincide con la Giornata Mondiale dei Poveri e riaccende il dibattito sul futuro della Chiesa nelle questioni LGBTQ+, dopo la morte di Papa Francesco.

Alesia, che aveva un rapporto stretto con Francesco, ha dichiarato di essere stata profondamente emozionata dall’invito e di voler chiedere a Leo XIV di “non retrocedere sui diritti”. Secondo lei, Francesco “ha sempre voluto le donne trans in prima fila”, e la sua apertura “ha cambiato tutto” per i cattolici LGBTQ+.

Leo XIV, primo pontefice nato negli Stati Uniti, è considerato il naturale successore dell’apertura di Francesco, pur mantenendo posizioni conservatrici su temi come il matrimonio egualitario. Tuttavia, ha già segnalato continuità in pratiche come la benedizione delle coppie dello stesso sesso, seppur in forma limitata.

Negli ultimi mesi, il nuovo Papa ha incontrato figure di rilievo nella difesa dei diritti LGBTQ+ nella Chiesa, tra cui il gesuita James Martin e l’organizzazione We Are Church.

Per Alesia, il silenzio di Leo XIV non è segno di arretramento: “Sono certa che continuerà il cammino di Francesco. Sento che il momento è vicino.”

venerdì 14 novembre 2025

🇬🇧 Trans Awareness Week: Londra accende i riflettori sui diritti trans


Dal 13 al 19 novembre 2025 si celebra nel Regno Unito la Trans Awareness Week, una settimana dedicata a dare visibilità alle persone trans e non-binarie, raccontare le loro esperienze e sensibilizzare la società sulle sfide che ancora devono affrontare.

Perché è importante

In Gran Bretagna, oltre il 60% delle persone trans ha subito molestie o violenze a causa della propria identità. I crimini d’odio sono quasi raddoppiati negli ultimi cinque anni e l’accesso alle cure di affermazione di genere tramite il sistema sanitario nazionale (NHS) rimane estremamente lento.

Questa settimana diventa quindi un’occasione per riflettere su quanto resta da fare per garantire dignità, rispetto e uguaglianza.
 Il ruolo dei Liberal Democrats

Il partito dei Liberal Democrats ha una lunga storia di impegno per i diritti LGBTQ+:

Ha contribuito all’abolizione della famigerata Section 28, che vietava la “promozione dell’omosessualità” da parte delle autorità locali.


Ha sostenuto la legalizzazione del matrimonio egualitario.


Ha ottenuto i pardoni ufficiali per chi era stato ingiustamente criminalizzato per la propria sessualità.

Oggi il partito rilancia il suo impegno con il piano Free to Be Who You Are, che propone:

Riduzione dei tempi di attesa per i servizi di identità di genere.


Riconoscimento legale delle identità non-binarie.


Abolizione del “veto del coniuge” nel processo di transizione legale.


Divieto totale delle “conversion therapies”.


Maggiori protezioni contro discriminazioni in scuole, luoghi di lavoro e servizi pubblici.
Un messaggio universale

La Trans Awareness Week non riguarda solo il Regno Unito. È un invito globale a costruire società più inclusive, dove ognuno possa vivere autenticamente, senza paura o pregiudizio.

Per noi in Italia, conoscere queste iniziative significa aprire un dialogo su come migliorare anche il nostro contesto sociale e politico, affinché le persone trans e non-binarie possano sentirsi parte integrante della comunità.

Fonti

Transgender Awareness Week | Awareness Days


Trans Awareness Week - Liberal Democrats


Trans Awareness Week and Transgender Day of Remembrance 2025 - University of Sussex

https://www.libdems.org.uk/news/article/trans-awareness-week-1

Liniker, la voce che rompe barriere: tre vittorie storiche ai Latin Grammy 2025


Una serata che segna un’epoca


Liniker, cantautrice e attrice brasiliana, ha inciso il suo nome nella storia della musica latina. Alla 26ª edizione dei Latin Grammy, tenutasi a Las Vegas, ha conquistato tre premi che consacrano il suo talento e la sua forza simbolica. Dopo essere stata la prima artista trans a vincere un Latin Grammy nel 2022 con Indigo Borboleta Anil, nel 2025 ha superato ogni aspettativa, diventando la protagonista assoluta della serata.



I riconoscimenti

Miglior Album Pop Contemporaneo in Lingua Portoghese – Caju


Miglior Canzone in Lingua Portoghese – Veludo Marrom


Miglior Interpretazione Urbana in Lingua Portoghese – Ao Teu Lado

Tre vittorie che non rappresentano soltanto un trionfo musicale, ma anche un passo avanti nella lotta per la visibilità e la dignità delle persone trans e nere in Brasile e nel mondo.

Liniker ha dichiarato sul palco:

“Essere una compositrice travesti in Brasile, un paese che ci uccide, è estremamente difficile. Per questo è fondamentale che la nostra storia possa essere raccontata e celebrata sempre di più, come accade oggi.”


“Liniker ha scelto di definirsi ‘travesti compositora’, un termine che in Brasile e in America Latina ha un significato politico e storico. Diversamente da ‘transgender’, parola più recente e importata dal discorso internazionale, ‘travesti’ è radicata nella cultura locale e rappresenta una identità di resistenza. Usarla sul palco dei Latin Grammy è stato un atto di affermazione e di memoria collettiva.”
Le sue parole hanno trasformato il palco in un manifesto di resistenza e speranza. 

Liniker non è soltanto un’artista: è una donna trans che, con la sua musica, rompe barriere e apre strade.

Impatto culturale e sociale

La vittoria di Liniker è stata definita “storica e simbolica” da attivisti e personalità pubbliche.


La sua arte intreccia identità, amore e lotta sociale, diventando un faro per la comunità LGBTQ+ e per la cultura brasiliana.


In un paese dove la violenza contro donne trans e travestis, soprattutto nere, è ancora una realtà drammatica, il successo di Liniker assume un valore immensurabile.

Liniker ha dimostrato che la musica può essere molto più di intrattenimento: può diventare resistenza, rappresentanza e bellezza. Con Caju e Veludo Marrom, ha portato la sua voce e la sua storia al centro della scena mondiale. Le sue vittorie ai Latin Grammy 2025 non sono soltanto premi, ma un segnale di cambiamento e di speranza.



EXTRA


Liniker brilha, e brasileiros como Sorriso Maroto e João Gomes conquistam destaque no Grammy Latino 2025; confira os vencedores


https://extra.globo.com/entretenimento/musica/noticia/2025/11/liniker-brilha-e-brasileiros-como-sorriso-maroto-e-joao-gomes-conquistam-destaque-no-grammy-latino-2025-confira-os-vencedores.ghtml




ISTOÉ Independente


Grammy Latino 2025: Liniker vence em três categorias; confira lista completa - ISTOÉ Independente


https://istoe.com.br/grammy-latino-2025-liniker-vence-em-3-categorias




SBT News


Grammy Latino 2025: Liniker é destaque com 3 prêmios; veja os vencedores - SBT News


https://sbtnews.sbt.com.br/noticia/cultura/

martedì 11 novembre 2025

“Arte come resistenza: i libri di Harry Potter diventano ritratti delle vittime trans”


“Tai Ericson: trasformare Harry Potter in memoriale contro l’odio transfobico”


Tai Ericson non è un artista qualunque. Nato artisticamente nel 2007, ha dovuto interrompere il suo percorso per le difficoltà economiche della vita a Boston. Ma nel 2023, trasferendosi in Vermont, ha finalmente trovato lo spazio e il tempo per riprendere la sua ricerca creativa. Da allora, la sua arte è diventata un atto di resistenza e di testimonianza.
✨ L’idea rivoluzionaria

Nel 2025 Ericson ha iniziato il progetto HP Series: smontare fisicamente i libri di Harry Potter e trasformarli in ritratti di persone transgender assassinate.

Da lontano, le opere raccontano una storia universale.


Da vicino, rivelano la loro vera identità: memoriali che restituiscono dignità a chi è stato cancellato dall’odio transfobico.

È un gesto radicale: distruggere un simbolo culturale amato da milioni, ma legato a un’autrice che ha diffuso idee trans-escludenti, e ricostruirlo come monumento di memoria e giustizia.
 Arte come atto politico

Ericson dimostra che l’arte non è mai neutrale.

Oggetti quotidiani diventano strumenti di denuncia.


Libri amati si trasformano in memoriali.


Creatività diventa resistenza contro la cultura dell’odio.

Il suo messaggio è chiaro e potente:


“Trans women are women. Trans men are men. Trans rights are human rights.”
 Onorare le vittime

Ogni ritratto è un grido silenzioso che ricorda le vite spezzate dall’odio transfobico. Ericson non si limita a creare arte: costruisce memoria, invita alla riflessione e ci obbliga a guardare in faccia la realtà.

 Mentre Ericson usa la sua creatività per dare voce a chi non c’è più, altre figure famose scelgono di usare il proprio potere mediatico per diffondere odio e discriminazione. L’autrice di Harry Potter è un esempio tragico: le sue parole hanno contribuito a normalizzare un clima ostile che mette a rischio vite reali.

Ericson ribalta questa dinamica: prende ciò che è stato usato per ferire e lo trasforma in un memoriale che cura. La sua arte è un atto di giustizia, un invito a non restare in silenzio.

Onorare le vittime significa anche celebrare chi, come Tai Ericson, ha il coraggio di trasformare il dolore in bellezza e resistenza.



Fonti

Ericson Arts – About Tai Ericson
Approfondimenti su progetti artistici e memoria trans da articoli e interviste disponibili online

“Proteggere i bambini? No, alimentare discriminazioni: il copione della destra sul sesso e l’affettività”


La política usa i ragazzi come slogan, ma ignora la loro salute e i loro diritti.


In Italia si continua a discutere di educazione sessuale come se fosse un pericolo da cui difendersi. Matteo Salvini ripete lo slogan: “proteggere i bambini dal gender”. Ma la verità è che non si tratta di protezione: si tratta di alimentare discriminazioni verso le persone LGBT e di riproporre parole già sentite dalle destre mondiali, che hanno paura della verità e della modernità.

Mentre in Europa si distribuiscono preservativi per prevenire malattie e gravidanze indesiderate, da noi si preferisce il silenzio. Un silenzio che sa di Medioevo. In un paese laico, si dovrebbe parlare di mascolinità tossica, patriarcato, rispetto e inclusione. Invece, si preferisce bollare tutto come “woke” e affidare l’educazione sessuale alla Chiesa cattolica, tanto cara a Meloni, Salvini, Roccella, Pillon e a tutto il governo del “dio, patria e famiglia”.

Il copione político

Negli ultimi giorni Salvini ha parlato di confini da difendere, del conflitto Russia–Ucraina, del voto in Romania, dell’estrema destra tedesca, della Croce Rossa… e, tra un argomento e l’altro, anche di educazione sessuale. Poi, quando gli chiedono di Gaza, risponde: “Mi occupo di dighe e treni”. Senza mai nominare il Ponte.

 La vera educazione sessuale


Educare alla sessualità significa educare all’affettività, sviluppare consapevolezza, imparare a gestire emozioni e sentimenti. Significa prevenire comportamenti a rischio e insegnare il rispetto verso l’altro. Come ricordano le linee guida internazionali: dobbiamo insegnare educazione sessuale ai bambini per proteggerli dagli abusi, promuovere l’autoconoscenza del corpo, combattere i pregiudizi, prevenire malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze adolescenziali. Una didattica adeguata all’età, con linguaggio appropriato e strumenti ludici, aiuta i ragazzi a capire concetti come consenso, limiti corporei e a riconoscere situazioni di rischio.
 La realtà che non si dice

Più dell’80% degli abusi avviene in casa. Non da “mostri sconosciuti”, ma da adulti di fiducia: zii, padri, cugini, vicini. Il silenzio è la regola. Solo 1 caso su 15 viene denunciato. Ecco perché l’educazione sessuale non è un lusso, ma un’urgenza. Non è ideologia, è protezione. Non è un complotto, è un diritto.


Se davvero vogliamo proteggere i bambini, dobbiamo dar loro strumenti per capire il mondo, non paure prefabbricate. La scuola e la famiglia devono collaborare, non contrapporsi. E la politica deve smettere di usare i ragazzi come slogan, iniziando finalmente a occuparsi della loro libertà e della loro sicurezza.

lunedì 10 novembre 2025

“La Corte Suprema chiude la porta: il matrimonio egualitario resta intoccabile”

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto un nuovo tentativo di mettere in discussione la storica sentenza Obergefell v. Hodges del 2015, che ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso. A dieci anni da quella decisione, il diritto al matrimonio egualitario rimane saldo e protetto, nonostante le pressioni di gruppi contrari.
La sentenza del 2015

Obergefell v. Hodges ha sancito che il matrimonio è un diritto costituzionale anche per le coppie dello stesso sesso.


La decisione si basava sul XIV emendamento, garantendo uguaglianza e libertà fondamentali.


Ha uniformato la legislazione in tutti i 50 stati, ponendo fine a decenni di battaglie legali.

 La sfida recente

L’ex funzionaria Kim Davis, nota per aver rifiutato di rilasciare licenze matrimoniali a coppie gay, ha chiesto alla Corte di ribaltare la sentenza del 2015.


La Corte Suprema, oggi a maggioranza conservatrice, ha rifiutato di esaminare il caso, lasciando intatta la decisione.


Davis è stata condannata a pagare ingenti risarcimenti alle coppie discriminate.

Impatto sociale e político

La decisione rafforza la stabilità del matrimonio egualitario negli Stati Uniti.


Le associazioni LGBTQ+ hanno accolto con sollievo la notizia, vedendola come una conferma della protezione dei diritti acquisiti.


Rimane acceso il dibattito sulla libertà religiosa, ma la Corte ha chiarito che i diritti civili non possono essere messi in discussione.

Conclusione

Il rifiuto della Corte Suprema di riaprire la questione dimostra che il matrimonio egualitario è ormai un pilastro del sistema giuridico americano. A dieci anni dalla storica sentenza, la società statunitense ha consolidato un passo fondamentale verso l’uguaglianza.

2025: la Corte Suprema respinge nuove sfide, confermando la validità della sentenza


Cosa ne pensi di questa decisione? Scrivi nei commenti la tua opinione o condividi il post per sostenere i diritti civili. L’uguaglianza non è solo una conquista giuridica, ma un valore da difendere ogni giorno.



Fonti giuridiche e istituzionali

Supreme Court of the United States (SCOTUS) – www.supremecourt.gov Per accedere direttamente alle sentenze ufficiali, opinioni dei giudici e documenti legali.


Congress.gov – www.congress.gov Per seguire l’evoluzione delle leggi federali e i dibattiti parlamentari.


American Bar Association (ABA) – www.americanbar.org Offre analisi legali, commenti e aggiornamenti sulle decisioni della Corte.

venerdì 7 novembre 2025

🌈 Meu Nome é Tiana: la storia che l’Italia deve conoscere



Il 10 novembre arriva su HBO Max, HBO e TLC il documentario Meu Nome é Tiana, diretto da Dafny Bastet, parte del programma Narrativas Negras Não Contadas – Black Brazil Unspoken, promosso da Warner Bros. Discovery Access.

A 92 anni, Tiana è la travesti nera più anziana del Brasile, sopravvissuta in un paese che guida le statistiche mondiali di violenza contro le persone trans. Vive a Governador Valadares (MG), è devota cattolica e attiva nella comunità LGBTQIAPN+. Il documentario racconta la sua vita, la sua fede, la sua identità e la sua resistenza.

🎥 Perché guardarlo?

È un atto di memoria e giustizia.


Celebra la longevità come forma di resistenza.


Mostra che fede e identità trans possono convivere.


È diretto da una voce emergente del cinema brasiliano, Dafny Bastet, artista e attivista del Vale do Rio Doce.

Con la partecipazione del collettivo House of Bastet, il film è una ode alla dignità trans nera, un racconto che rompe il silenzio e ispira generazioni.


Fonte: Puoi leggere la notizia completa su Black&CO.

“Passaporti, potere e pregiudizio: il volto reale dell’America trumpiana”


La decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di sostenere le politiche discriminatorie sui passaporti è una tragedia sociale e politica. Non è solo una questione burocratica: è un attacco diretto alla dignità, alla sicurezza e all’identità di migliaia di persone trans e non binarie.

Il 6 novembre 2025, la Corte Suprema ha dato il via libera alla politica dell’amministrazione Trump che impone l’uso del sesso assegnato alla nascita nei passaporti, eliminando la possibilità di scegliere un indicatore di genere neutro come “X”. Questa decisione sospende un’ingiunzione precedente che bloccava la misura, permettendo al governo di applicarla immediatamente.

 Contesto legale e politico

Dal 2021, sotto l’amministrazione Biden, era possibile scegliere tra “M”, “F” o “X” nei documenti ufficiali.


L’amministrazione Trump ha ribaltato questa apertura, sostenendo che il sesso biologico è l’unico criterio valido per l’identificazione.


La Corte, con una maggioranza conservatrice (6-3), ha approvato la sospensione senza firmare ufficialmente la decisione, segnalando che si tratta di una misura temporanea in attesa di ulteriori procedimenti.

 Perché è grave in un mondo dove essere trans significa già affrontare violenza, esclusione, precarietà e stigma, questa sentenza aggiunge un ulteriore peso. Viaggiare con un documento che non riflette la propria identità di genere può esporre le persone trans a umiliazioni, controlli invasivi, discriminazioni e pericoli concreti.

Un segnale inquietante. Questa non è una semplice battaglia legale. È una battaglia per l’anima di una società. E oggi, quella società ha scelto di voltare le spalle ai suoi cittadini più vulnerabili. L’America, che si è sempre vantata di essere la terra della libertà, sta sprofondando in un buco nero di regressione e odio istituzionalizzato.

 Non possiamo restare in silenzio Ogni passo indietro è una ferita che ci riguarda tutti. Le persone trans meritano rispetto, protezione e riconoscimento. Questa sentenza è un campanello d’allarme per chiunque creda nei diritti umani. È il momento di alzare la voce, di mobilitarsi, di resistere.


Fonte autorevole: La notizia è stata riportata da NPR e CBS News

🇺🇸 Erica Deuso fa la storia: prima sindaca transgender dichiarata in Pennsylvania

Erica Deuso

Downingtown, Pennsylvania — 6 novembre 2025. Con il 64% dei voti, Erica Deuso è stata eletta sindaca di Downingtown, segnando un momento storico come prima donna transgender dichiarata a ricoprire la carica di sindaco nello stato della Pennsylvania.

Deuso, 45 anni, manager presso Johnson & Johnson e attivista locale, ha condotto una campagna incentrata su sicurezza pubblica, sviluppo infrastrutturale e coesione comunitaria, evitando di focalizzarsi direttamente su tematiche LGBTQ+. Nonostante abbia subito attacchi transfobici durante la campagna, ha dichiarato:


“Essere eletta come prima sindaca transgender della Pennsylvania è profondamente significativo. Spero che ricordi a chiunque si sia sentito invisibile o sottovalutato che la propria voce conta e che merita di essere nella stanza dove si prendono le decisioni”.

La sua elezione si inserisce in una notte di vittorie per candidati pro-LGBTQ+, tra cui Zohran Mamdani, nuovo sindaco di New York City.

Altri pionieri transgender nella politica americana

La vittoria di Erica Deuso si aggiunge a una lista sempre più ampia di persone transgender e non binarie che hanno ottenuto cariche pubbliche negli Stati Uniti. Ecco alcuni esempi significativi:

Stu Rasmussen è stato eletto sindaco di Silverton, Oregon, nel 2008. È stato il primo sindaco apertamente transgender negli Stati Uniti.


Lisa Middleton è diventata consigliera comunale a Palm Springs, California, nel 2017. È stata la prima donna transgender eletta in una carica pubblica in California.


Andrea Jenkins è stata eletta vicepresidente del consiglio comunale di Minneapolis, Minnesota, nel 2017. È anche una poetessa e attivista per i diritti civili.


Tyler Titus ha ricoperto il ruolo di presidente del consiglio scolastico a Erie, Pennsylvania, nel 2021. È stato il primo uomo transgender a guidare un consiglio scolastico negli USA.


James Roesener è stato eletto deputato statale nel New Hampshire nel 2022, diventando il primo uomo transgender a far parte di una legislatura statale americana.

Queste figure hanno aperto la strada a una maggiore inclusività nella politica, dimostrando che l’identità di genere non è un ostacolo alla leadership.

🌈 Un segnale di cambiamento

Secondo il Victory Institute, nel 2024 erano oltre 50 le persone transgender e non binarie elette in cariche pubbliche negli Stati Uniti. La loro presenza è fondamentale per promuovere politiche inclusive e contrastare la retorica discriminatoria.

Come ha dichiarato Sarah Kate Ellis, presidente di GLAAD:


“Gli americani stanno respingendo la política divisiva contro le persone LGBTQ+ e chiedono leadership focalizzata su famiglia, libertà e accessibilità”.

giovedì 6 novembre 2025

Screening oncologici e persone transgender: serve un cambiamento strutturale


Nel 2025, il 2nd Patient Access Journey Report ha evidenziato un grave problema: le persone transgender in Italia partecipano meno agli screening oncologici, soprattutto per tumori della sfera genitale. Questo accade perché il sistema sanitario basa gli inviti sul genere anagrafico, escludendo chi ha rettificato i propri documenti ma conserva organi a rischio.

 Le conseguenze?


Diagnosi tardive


Costi sanitari più alti


Minority stress e sfiducia nel sistema


Esclusione da percorsi di prevenzione

 Le soluzioni proposte:

Inclusione dei codici fiscali nei programmi di screening in base agli organi presenti


Formazione specifica per il personale sanitario


Linguaggio inclusivo (es. “persone con cervice”)


Procedure dedicate per chi ha intrapreso un percorso di affermazione di genere


Copertura economica da parte del SSN anche dopo la rettifica anagrafica

Obiettivo: garantire equità, diagnosi precoce e rispetto per tutte le identità di genere.

Fonte: 2nd Patient Access Journey Report 2025 – Urbes Editore

Quando la bellezza si ribella: Miss Universo e il coraggio di dire basta

 Fátima Bosch, Miss Messico

In un mondo che spesso confonde eleganza con silenzio, le concorrenti del Miss Universo 2025 hanno dimostrato che la vera bellezza risiede nel coraggio. Durante una cerimonia ufficiale, la Miss Messico è stata pubblicamente insultata dal direttore del concorso, che l’ha definita “Scema” per aver mancato un incontro con gli sponsor. Ma ciò che è accaduto dopo ha cambiato il volto del concorso.


Bangkok, 6 novembre 2025 — Il concorso Miss Universo 2025 si è trasformato in un palcoscenico di indignazione e protesta. Durante una cerimonia pre-gara, il direttore tailandese dell’evento, Nawat Itsaragrisil, ha pubblicamente insultato la concorrente messicana Fátima Bosch, chiamandola “stupida” per aver saltato uno shooting con gli sponsor.

Le altre partecipanti, in un gesto di solidarietà potente e inaspettato, hanno abbandonato la sala. Nessun abito scintillante, nessuna corona: solo dignità, sorellanza e una voce che si è alzata contro l’umiliazione.




Cosa ci insegna questo episódio?

Che la bellezza non è passiva, ma attiva e consapevole.


Che la solidarietà tra donne è rivoluzionaria, soprattutto in contesti dove si è abituati a competere.


Che alzare la voce non è mancanza di grazia, ma espressione di forza.

La presidente del Messico ha commentato: “Le donne sono più belle quando alzano la voce”. E noi non potremmo essere più d’accordo.

DDL Disforia: quando la tutela diventa controllo. Il caso Terragni e la deriva anti-trans del governo


A cura di Vanessa per Movimento Elagà

 il linguaggio della tutela, la logica del controllo

Il DDL Disforia, approvato dal Consiglio dei Ministri italiano, viene presentato come una misura di “protezione” per i minori con disforia di genere. Ma dietro la retorica della prudenza si cela un impianto repressivo che mira a ostacolare l’autodeterminazione delle persone trans, in particolare dei più giovani. Il governo Meloni, con il sostegno di figure come Marina Terragni, si inserisce in una rete internazionale di governi autoritari — da Orbán a Erdoğan, da Trump alla Slovacchia — che stanno conducendo una vera e propria guerra ideologica contro la comunità LGBTQIA+.

 Il DDL Disforia: cosa prevede


Il disegno di legge introduce:

Un registro nazionale per i farmaci usati nei percorsi di transizione.


L’obbligo di autorizzazione da parte di comitati etici.


Una diagnosi multidisciplinare e documentazione psicoterapeutica per accedere ai trattamenti.

Queste misure, presentate come “garanzie”, si traducono in ostacoli burocratici, violazioni della privacy e un clima di sospetto verso i giovani trans. È una legge che non protegge: sorveglia, giudica, punisce.

 Marina Terragni: la voce del biopotere

Durante un’intervista pubblica, Marina Terragni — Garante per l’Infanzia — ha dichiarato che “otto su dieci” dei casi di disforia sarebbero “bambine impaurite dalla pubertà”. Nessuna fonte, nessun dato: solo una narrazione paternalista che riduce l’identità trans a una fase da correggere. Le sue parole ricalcano la propaganda dei movimenti anti-gender internazionali, che mirano a patologizzare l’identità queer e a riportare il corpo dentro i confini del binarismo.

La risposta della comunità

Il Movimento Elagà, insieme a numerose realtà LGBTQIA+, ha denunciato il DDL come un attacco diretto ai diritti umani. Alice Benedetti, presidente del movimento, ha dichiarato:


“Questo governo non protegge i bambini: li sorveglia, li giudica, li punisce. È un modello autoritario che non ha nulla a che fare con la salute.”

Sui social, il video dell’intervento di Terragni ha scatenato una valanga di indignazione. La comunità è stanca di essere trattata come un problema da risolvere.

L’Italia non è sola: la mappa della repressione globale
🇺🇸 Stati Uniti


Oltre 950 proposte di legge anti-trans nel 2025, con 120 approvate.


Divieti su bloccanti della pubertà, accesso ai bagni, contenuti LGBTQIA+ nelle scuole.


La nuova presidenza Trump ha intensificato la repressione, con Amnesty International che parla di “crociata contro i diritti umani”.
🇭🇺 Ungheria

Divieto del Pride, uso del riconoscimento facciale per identificare attivisti.


Leggi che vietano il cambiamento di genere nei documenti.


Orbán ha imposto il binarismo di genere nella Costituzione.
🇹🇷 Turchia

Erdoğan ha vietato il Pride e represso attivisti LGBTQIA+.


Retorica islamista e nazionalista contro la “minaccia queer”.
🇸🇰 Slovacchia

Blocco del riconoscimento legale del genere.


Crescente influenza di partiti ultra-conservatori.
🇬🇧 Regno Unito

Pressioni politiche per limitare l’accesso ai servizi sanitari per persone trans.


Clima mediatico ostile e campagne contro i centri di affermazione di genere.

la libertà non si negozia

Il DDL Disforia non è un caso isolato. È parte di una strategia globale che mira a cancellare l’identità trans e queer, a colpi di leggi, censura e propaganda. L’Italia, con il governo Meloni, si sta allineando a modelli autoritari che vedono nella diversità un nemico da reprimere.

Ma noi non ci faremo cancellare.

Amnesty International, report USA 2025

TGEU – Transgender Europe, mappa dei diritti 2025

Corte di Giustizia UE, sentenza su Ungheria

Intervento pubblico di Marina Terragni, agosto 2025

Movimento Elagà, comunicati ufficiali


https://www.instagram.com/movimentoelaga/


https://www.instagram.com/alics.benedetti/followers/mutualOnly