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mercoledì 21 gennaio 2026

Università sotto pressione: quando Platone diventa pericoloso in Texas

Nel gennaio 2026, la Texas A&M University ha chiesto al professor Martin Peterson di censurare o rimuovere dal programma di Introduzione alla Filosofia il dialogo O Banquete di Platone, accusato di “promuovere ideologia di genere”. La decisione si inserisce nelle nuove direttive accademiche del Texas, che vietano contenuti su razza, genere, orientamento sessuale o identità di genere senza approvazione preventivaO GLOBO+1. Secondo Folha de Ponta Grossa, la misura è un effetto diretto delle leggi anti‑woke approvate nel 2023, che limitano la discussione di temi considerati “sensibili”.

Diverse testate sottolineano che queste politiche educative si allineano alle direttive dell’amministrazione Trump, che ha promosso linee guida contro quella che definisce “ideologia di genere” e “ideologia razziale” nelle scuole e nelle università. Secondo O Globo, l’università ha giustificato la censura come adeguamento alle nuove norme federali e statali, che richiedono la rimozione di materiali ritenuti “non conformi”O GLOBO. Il Corriere Blog osserva che la destra trumpiana in Texas ha già oltrepassato vari limiti, creando un clima culturale in cui la censura diventa uno strumento di governo.

La censura di Platone non è un incidente isolato: è un sintomo. Quando un governo decide quali storie possono essere raccontate, quali identità possono esistere e quali parole sono “pericolose”, non sta proteggendo la società — sta riscrivendo il mondo.

Il Banquete è un testo che attraversa eros, desiderio, corpi, relazioni. È un dialogo che non si lascia addomesticare. E proprio per questo diventa un bersaglio: perché la filosofia, quando è viva, non obbedisce.

Le politiche che le fonti collegano all’amministrazione Trump mirano a eliminare dai programmi scolastici tutto ciò che riguarda genere, razza, orientamento, identità. Ma cancellare parole significa cancellare persone. Censurare un testo significa censurare chi quel testo lo abita, lo interpreta, lo incarna.

La censura accademica non è mai neutra. È un gesto che prepara il terreno:

alla normalizzazione dell’esclusione,


alla marginalizzazione dei gruppi già vulnerabili,


alla costruzione di un immaginario unico, rigido, disciplinato.

Quando un governo decide che Platone è “troppo pericoloso”, non sta proteggendo gli studenti: sta proteggendo la propria narrazione.

E ogni narrazione autoritaria ha bisogno di tre cose:

silenziare le differenze,


controllare la memoria,


riscrivere il passato per governare il futuro.

La filosofia non è un manuale. È un luogo dove le domande respirano.

E se oggi un’università censura Platone, non è Platone a essere in pericolo: siamo noi. La nostra capacità di pensare, di dissentire, di immaginare mondi che non siano già stati decisi da altri.

La censura non è mai un gesto isolato. È sempre un preludio.

Fonti utilizzate

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