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martedì 27 gennaio 2026

Oggi la memoria pesa. Paura, vergogna, tristezza… sembrano un brutto sogno che ritorna, come se l’umanità non imparasse mai davvero.


La Giornata della Memoria
«L’unica via d'uscita è per il camino»: l'orrore che si fece parola
Esistono frasi che non avrebbero mai dovuto essere pronunciate. Parole che, nella loro brutale brevità, racchiudono l'essenza di un sistema progettato per annientare non solo il corpo, ma l'anima di un essere umano.

Quando i treni merci si fermavano sulla Judenrampe di Auschwitz-Birkenau, il "benvenuto" dei carcerieri era un monito agghiacciante: "Non uscirete di qui se non attraverso il camino".

La geografia del male
Questa frase non era una semplice minaccia, ma la descrizione tecnica di una catena di montaggio della morte. Il "camino" era quello dei forni crematori, l'ultimo atto di un processo di deumanizzazione che iniziava con la spoliazione dei beni e terminava con la riduzione dell'uomo in cenere.

Scrittori come Primo Levi o testimoni diretti come Liliana Segre hanno raccontato come quel fumo acre, perennemente visibile all'orizzonte del campo, fosse il promemoria costante della fragilità della vita nel lager.
Perché ricordare oggi?
Ricordare queste parole non serve a nutrire il macabro, ma a mantenere alta la guardia. La frase sul camino rappresentava il culmine di un percorso iniziato anni prima con l'indifferenza, la discriminazione e le leggi razziali.

Oggi, onorare chi è "uscito per il camino" significa:
Restituire un nome a chi era diventato solo un numero tatuato sul braccio.
Riconoscere i segnali dell'odio prima che diventino sistema.
Coltivare la memoria come antidoto all'indifferenza, quella che [Liliana Segre definisce più colpevole della violenza stessa]

Che il silenzio che segue questa frase ci aiuti a riflettere su ciò che l'uomo è stato capace di fare, affinché la "via del camino" rimanga solo un tragico monito impresso nei libri di storia.

Affinché la "via del camino" rimanga solo un tragico monito impresso nei libri di storia.
[Vanessa Mazza]

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