Un bambino di cinque anni, Liam Conejo Ramos, è stato detenuto dagli agenti ICE a Minneapolis mentre tornava da scuola con suo padre. Entrambi sono stati trasferiti in un centro di detenzione in Texas. Le autorità scolastiche locali confermano l’episodio e segnalano che non si tratta di un caso isolato: altri minori sarebbero stati fermati nello stesso mese.
La domanda che arriva dalle istituzioni educative è semplice e devastante: perché detenere un bambino di cinque anni? E la risposta, oggi, non può più essere cercata nelle dinamiche di un normale governo democratico. Sempre più osservatori parlano di un sistema che agisce come un regime, capace di usare la paura come strumento politico e la disumanizzazione come pratica amministrativa.
La detenzione di un bambino non è un incidente. È un segnale. Un segnale di un Paese che accetta l’idea che la crudeltà possa essere una politica pubblica. Un segnale di un potere che considera i corpi migranti — anche quelli dei bambini — come materiale sacrificabile.
✦ Perché questo caso riguarda tutti noi
Perché quando un regime normalizza l’arresto di un bambino, sta dicendo al mondo che nessun limite è più invalicabile. Perché ciò che oggi accade a Minneapolis può diventare un precedente, un modello, un’abitudine. Perché la distopia non arriva all’improvviso: si costruisce un atto alla volta, un silenzio alla volta.
Non possiamo limitarci a osservare. Non possiamo archiviare questo episodio come “un’altra notizia dagli Stati Uniti”. Dobbiamo nominarlo, denunciarlo, condividerlo, scriverne. Dobbiamo rifiutare la normalizzazione della violenza istituzionale, ovunque si manifesti.
👉 Parlatene. Scrivetene. Non lasciate che l’arresto di un bambino diventi un fatto ordinario.
👉 Chiedete trasparenza, chiedete responsabilità, chiedete umanità.
👉 Non lasciamo che la distopia diventi la nostra quotidianità.

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