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| GEORGE ETHEREDGE—The New York Times/Redux |
Tadáskía nasce a Santíssimo, nella zona ovest di Rio de Janeiro, in un territorio spesso raccontato solo attraverso marginalità e assenze. Lei, invece, ha trasformato quel punto di partenza in un centro di irradiazione poetica, politica e immaginativa. Educatrice, scrittrice e artista visiva, costruisce mondi che sfidano categorie e gerarchie, mescolando disegno, scultura, fotografia e performance in un linguaggio che è insieme fabolazione, spiritualità e insurrezione.
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| Fotografía: ® FERNANDO ESPINOSA |
Nel 2025 il suo nome entra definitivamente nel circuito globale: la rivista Time la seleziona tra le 100 stelle in ascesa dell’anno, riconoscendo nella sua opera una capacità rara di trasformare il quotidiano in rivelazione. La curatrice Diane Lima descrive le sue creazioni come “apparizioni”: forme e idee che emergono come profezie, invitando chi guarda a percepire ciò che normalmente resta invisibile.
Ma il suo impatto internazionale era già evidente. Nel 2024 Tadáskía diventa la prima donna trans a firmare una mostra personale al MoMA di New York, uno dei musei più influenti del mondo. La sua installazione Ave Preta Mística, già presentata alla 35ª Bienal de São Paulo, è un universo multisensoriale fatto di carbone, bambù, polveri colorate, parole, gusci dorati e disegni che si espandono nello spazio come un respiro collettivo.
La sua presenza nei grandi musei non è un gesto simbolico: è un atto di riparazione. È la prova che i corpi trans, neri e periferici non solo esistono, ma producono alcune delle visioni più radicali e necessarie del nostro tempo.
La traiettoria di Tadáskía — da Santíssimo al MoMA — non è un miracolo individuale. È un varco aperto. È la dimostrazione che l’arte può essere attraversamento, cura, disobbedienza e futuro.
Ma il suo impatto internazionale era già evidente. Nel 2024 Tadáskía diventa la prima donna trans a firmare una mostra personale al MoMA di New York, uno dei musei più influenti del mondo. La sua installazione Ave Preta Mística, già presentata alla 35ª Bienal de São Paulo, è un universo multisensoriale fatto di carbone, bambù, polveri colorate, parole, gusci dorati e disegni che si espandono nello spazio come un respiro collettivo.
La sua presenza nei grandi musei non è un gesto simbolico: è un atto di riparazione. È la prova che i corpi trans, neri e periferici non solo esistono, ma producono alcune delle visioni più radicali e necessarie del nostro tempo.
La traiettoria di Tadáskía — da Santíssimo al MoMA — non è un miracolo individuale. È un varco aperto. È la dimostrazione che l’arte può essere attraversamento, cura, disobbedienza e futuro.
Fonte: Time


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