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lunedì 12 gennaio 2026
La legge del più forte: l’America invade, il mondo tace
Un continente ferito, un popolo che resiste.
Nella notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026, mentre Caracas dormiva, il Venezuela è stato colpito da un attacco vigliacco. Un’azione unilaterale che ha violato la sovranità di un Paese che non ha mai minacciato gli Stati Uniti né la sicurezza del popolo nord‑americano.
L’attacco ha colpito la capitale con una violenza devastante. Secondo il ministro dell’Interno venezuelano, ci sono almeno 100 morti e un numero simile di feriti. Le esplosioni hanno distrutto unità antiaeree, basi e infrastrutture strategiche, lasciando la città in uno stato di shock e lutto. Un popolo già provato da anni di sanzioni si è risvegliato sotto le macerie.
Ancora una volta ritorna la vecchia retorica del “narcotraffico”, usata come pretesto per giustificare un intervento armato. Un’accusa che Maduro ha respinto con forza nella sua prima udienza a New York, dichiarandosi innocente e denunciando di essere stato rapito dal suo Paese. L’impianto accusatorio affonda le sue radici nel 2020 e, ancora oggi, non è sostenuto da prove pubbliche solide: eppure è stato sufficiente per giustificare un’operazione militare senza precedenti.
Una narrativa che non regge alla prova dei fatti:
il Venezuela produce meno dell’1% delle droghe illegali del mondo
ma possiede le più grandi riserve petrolifere comprovate del pianeta
È difficile credere che l’obiettivo fosse davvero “fermare i cartelli”.
Tutto questo avviene dopo anni di sanzioni economiche che hanno strangolato il Paese: un embargo iniziato nel 2017 e intensificato nel 2019, che ha colpito soprattutto il settore petrolifero, riducendo le entrate statali, limitando l’accesso a medicinali e beni essenziali e aggravando una crisi umanitaria già profonda. Un popolo isolato, impoverito e stremato si ritrova ora anche sotto le bombe.
Quello che vediamo è un nuovo colonialismo in diretta mondiale: un attacco contro un Paese sovrano, contro un popolo che da anni resiste a pressioni economiche, politiche e mediatiche. Un’operazione condotta nell’ombra, mentre esplosioni scuotevano la capitale e il presidente Nicolás Maduro veniva catturato e portato via da forze statunitensi. Colpire quando un popolo dorme è un comportamento da ratto. Una strategia che rivela più di mille discorsi.
🇻🇪 Oggi la mia solidarietà è con il Venezuela. Con chi difende la propria terra, la propria dignità, il diritto a decidere il proprio futuro senza ingerenze esterne.
🔥 Un evento storico di proporzioni enormi
Questo è un evento storico di proporzioni enormi. L’invasione del Venezuela da parte del governo di Donald Trump rappresenta, per chi la osserva criticamente, un intervento brutale contro un Paese sovrano, un atto che dovrebbe essere respinto da tutte le nazioni che credono nell’autodeterminazione dei popoli. Violando la sovranità venezuelana, gli Stati Uniti hanno inaugurato una nuova era di belligeranza in una regione che, fino a oggi, era considerata una zona di pace e stabilità nel mondo.
Indipendentemente dal risultato delle ultime elezioni in Venezuela — ampiamente contestate — il sequestro di Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores viene percepito come un’azione illegale e ripugnante. Mai nella storia dell’America del Sud un governo statunitense si era spinto così lontano.
A mio giudizio, l’obiettivo dell’operazione appare evidente: il controllo delle immense riserve petrolifere venezuelane e l’affermazione di una logica di dominio che ricorda da vicino le dinamiche imperialiste attribuite all’amministrazione Trump. È una lettura politica che rivendico, perché ciò che è accaduto mostra una volontà di potere che va ben oltre la retorica ufficiale.
Il mondo si è svegliato davanti a un vero arretramento della civiltà. Chi ha un impegno autentico per la pace sente oggi la necessità di organizzarsi con coraggio, lucidità e determinazione per fermare la prepotenza della legge del più forte. Al popolo venezuelano — quello vero, quello che resiste — va la mia più profonda solidarietà.
Stiamo vivendo una nuova edizione, aggiornata e senza maschere, di un imperialismo aggressivo che non finge nemmeno più di preoccuparsi della democrazia negli altri Paesi.
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