Human Rights Watch stila l’oscuro bilancio della Primavera araba


Due anni dopo la speranza suscitata dalla Primavera araba, i nuovi regimi si dimenticano troppo spesso dei rispetti dei diritti dell’uomo, e la vera sfida ora è quella di sottoscrivere le loro democrazie a questi principi, ha prevenuto nella giornata di giovedì l’organizzazione non governativa Human Rights Watch (HRW). “La parte più complessa della caduta dei regimi è quella di sostituire proprio questi regimi repressivi con delle democrazie fondate su rispetti dei diritti dell’uomo”, ha tenuto a sottolineare Kenneth Roth, direttore esecutivo dell’organizzazione di difesa dei diritti dell’uomo, presentando nella capitale britannica il suo rapporto per il 2013.



Human Rights Watch constata dunque la situazione dei partiti islamici che minacciano di utilizzare la religione per sopprimere i diritti delle donne, dei dissidenti o delle minoranze”, con il pretesto che sono imposti dall’Occidente e incompatibili con l’Islam o la cultura araba.

Tra I casi simbolo della Primavera araba c’è l’Egitto la cui situazione è scossa da una ondata di violenza che ha provocato la caduta di Hosni Mubarak. La nuova Costituzione del paese redatta da una commissione dominata dagli islamici e contestata dall’opposizione contiene delle “disposizioni vaghe” sulla libertà di espressione, la religione ola famiglia, che hanno pericolose implicazioni per i diritti delle donne e delle libertà sociali.

Nella Libia resa fragile dalla debolezza delle proprie strutture, e dopo il passaggio dell’eredità del potere personale di Muammar Gheddafi, le autorità trovano difficoltà nel controllare le forze armate durante il conflitto e le milizie che controllano diverse regioni commettono grave violenze in tutta impunità. Due anni dopo la caduta di Gheddafi milioni di persone sono sempre detenute sia dal governo sia dalle milizie senza prospettiva di un processo per ora, come evidenziato nel rapporto.

La situazione in Siria desta altrettanto preoccupazioni all’organizzazione. Le forze del governo sono responsabili di “crimini contro l’umanità” e di “crimini di guerra” e alcune forze dell’opposizione di grave azioni come “atti di tortura” ed “esecuzioni”. L’organizzazione stima che il deferimento del caso siriano di fronte alla Corte penale internazionale tramite il Consiglio di sicurezza dell’ONU avrà un effetto concreto e che comporterà l’inizio della giustizia per le vittime. Inoltre l’organizzazione deplora che molti governi occidentali non fanno abbastanza per creare le giuste pressioni sulla Russia e sulla Cina, alleate di Damasco.

L’emergenza passa anche per l’attuazione di istituzioni di governo efficace, di tribunali indipendenti e di una polizia professionale, come evidenziato dall’organizzazione. Il sostegno dell’Occidente ai diritti dell’uomo e alla democrazia nel Medio Oriente si è rivelato inefficace finché erano in gioco fattori come il petrolio e interessi militari, ricorda l’organizzazione.



Manuel Giannantonio

2 febbraio 2013

Fonte:http://www.2duerighe.com/attualita/7613-human-rights-watch-stila-l%E2%80%99oscuro-bilancio-della-primavera-araba.html

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