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martedì 30 dicembre 2025

Wounded Knee non è finito: memoria, colonialismo e presente americano

Massacro di Wounded Knee, ca. 1900 Autore: ignoto, cultura Lakota (Teton Sioux) Collezione: National Museum of the American Indian

Ieri, 29 dicembre, abbiamo ricordato il massacro di Wounded Knee.

Nel 1890, l’esercito degli Stati Uniti uccise centinaia di Lakota Sioux, molti dei quali donne e bambini. Un crimine coloniale, dentro l’America. Un crimine che non è mai stato riparato.

Nel 2025, il colonialismo non è finito. Diversi articoli riportano che il presidente Trump ha riaffermato l’idea che gli Stati Uniti dovrebbero “avere” la Groenlandia, definendola una questione di sicurezza nazionale. Alcune testate hanno descritto queste dichiarazioni come una forma di pressione politica verso un territorio che appartiene al Regno di Danimarca. Un linguaggio che ricorda logiche di espansione e controllo.

Allo stesso tempo, negli Stati Uniti si discute della rimozione o riscrittura di narrazioni storiche nei musei, soprattutto quelle che riguardano minoranze, diritti civili e lotte di liberazione. Molti osservatori vedono in queste scelte un tentativo di ridurre lo spazio della memoria critica.

E mentre si riaprono discorsi su territori da “prendere”, si moltiplicano anche le tensioni internazionali: alcune dichiarazioni ufficiali hanno evocato scenari di confronto con paesi come il Venezuela. Il linguaggio della forza continua a sostituire quello della diplomazia.

Ma il popolo Lakota è ancora qui. Come tutte le comunità che resistono. Come tutte le voci che non si piegano.

Wounded Knee è un luogo sacro. Ma è anche un avvertimento. La libertà si difende ricordando. La giustizia si costruisce denunciando.

Ieri abbiamo ricordato. E oggi continuiamo a lottare.

🌾 Chi erano le persone di Wounded Knee

Un breve riassunto per i lettori

Erano Lakota Sioux, una delle grandi nazioni delle Pianure del Nord America.


Vivevano in comunità organizzate, con una forte cultura spirituale, un rapporto profondo con la terra e una struttura sociale basata su clan e responsabilità condivise.


Nel 1890 erano già stati decimati da decenni di guerre, deportazioni, fame e politiche di assimilazione forzata.


A Wounded Knee non c’erano guerrieri in battaglia: c’erano famiglie in movimento, molte disarmate, molte in fuga.


Il massacro avvenne mentre stavano cercando protezione e negoziazione, non conflitto.


Le vittime furono soprattutto donne, bambini e anziani.

Ricordarli significa restituire loro dignità, non solo dolore. Significa riconoscere che la violenza coloniale non è un capitolo chiuso, ma una struttura che continua a trasformarsi.


Fonte

Informazioni storiche sul massacro di Wounded Knee da fonti pubbliche e materiali divulgativi disponibili online.

A chi legge, a chi passa, a chi resta: buon 2026. Con gratitudine e presenza.


Il 2025 si chiude con una certezza:

la lotta per i diritti non è un capitolo da archiviare,

ma un impegno quotidiano che attraversa i nostri corpi,

le nostre parole, le nostre scelte.




Abbiamo visto regressioni, resistenze, tentativi di cancellazione.

Eppure siamo ancora qui: visibili, presenti, determinate*.

Ogni gesto è politico, ogni voce è necessaria.




A chi passa in silenzio su questo blog,

a chi lascia un commento,

a chi mi accompagna da anni con una presenza costante:

grazie.

La vostra attenzione, anche quando non fa rumore,

è parte della stessa resistenza.




Vi chiedo scusa per il lungo periodo di silenzio.

A volte la vita chiede pause, ascolto, riorientamento.

Ma sono tornata.

E potete contare sulla mia voce:

chiara, vigile, ostinata nel pretendere dignità e libertà.




Che il nuovo anno ci trovi più consapevoli,

più solidali, più capaci di costruire mondi giusti.

La storia non si osserva: si attraversa.


“La storia si attraversa. Insieme.” Buon inizio 2026 
Vanessa Mazza.

lunedì 22 dicembre 2025

🌈 2025: Diritti LGBTQ+ tra avanzamenti e regressioni. Un anno che smaschera il mondo


Un bilancio globale basato sui dati

Il 2025 si chiude con un quadro netto: i diritti LGBTQ+ avanzano solo in alcune aree del mondo, mentre in altre arretrano sotto la spinta di governi autoritari, movimenti anti‑gender e crisi democratiche. Le nuove mappe pubblicate da ILGA World e ILGA-Europe confermano un trend evidente: la battaglia per l’uguaglianza è entrata in una fase di forte polarizzazione.

Secondo ILGA World, “multiple storms hit the LGBTI movement over the past 12 months”. Le tempeste, quest’anno, hanno lasciato segni profondi.

📈 Dove il 2025 ha segnato progressi
Thailandia:
matrimonio egualitario nell’area ASEAN

Il percorso legislativo avviato nel 2024 si è consolidato nel 2025, rendendo la Thailandia il primo Paese del Sud‑Est asiatico a riconoscere il matrimonio egualitario.
Europa dell’Est: spiragli in territori ostili

La Romania ha iniziato a riconoscere i matrimoni tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero. Non è una piena equiparazione, ma rompe una lunga immobilità.
America Latina: identità di genere più tutelate

Diversi Paesi hanno ampliato le procedure per il cambio di genere legale, confermando la regione come una delle più avanzate al mondo sul tema.
Messico: la Corte Suprema elimina norme censorie

La Corte Suprema ha dichiarato incostituzionali alcune leggi locali che limitavano la diffusione di contenuti LGBTQ+. Un precedente importante per la libertà di espressione.

📉 Dove il 2025 ha segnato arretramenti
Criminalizzazione:
64 Paesi mantengono leggi anti‑LGBTQ+

I dati ILGA World aggiornati a maggio 2025 mostrano che in 64 Stati del mondo le relazioni tra persone dello stesso sesso sono ancora criminalizzate. In alcune regioni dell’Africa e del Medio Oriente, la repressione si è intensificata.
Europa: la crisi democratica trascina giù i diritti LGBTQ+

La Rainbow Map 2025 di ILGA-Europe registra un peggioramento significativo in:

Regno Unito

Ungheria

Georgia

Secondo ILGA-Europe, questi arretramenti “signal not just isolated regressions, but a coordinated global backlash”.
Diritti trans sotto attacco in Occidente

Il 2025 ha visto un aumento di proposte legislative contro le persone trans, soprattutto minori. Il Human Rights Research Center segnala che “recent developments in Western countries also warrant concern”.
Tagli ai finanziamenti

ILGA World denuncia una “significant reduction in funding for LGBTI movements and their data”. Un dato che pesa: senza risorse, i movimenti perdono capacità di monitoraggio e advocacy.

🔍 Il quadro complessivo

Trend 2025:


64 Paesi criminalizzano ancora le relazioni tra persone dello stesso sesso

Crescono le leggi restrittive contro le persone trans

Regressione in vari Paesi europei

Miglioramenti sulla libertà di espressione in Messico

Avanzamento del matrimonio egualitario in Thailandia

Il 2025 dimostra che i diritti LGBTQ+ non avanzano per inerzia. Avanzano quando la società civile è forte, quando le istituzioni democratiche reggono, quando i finanziamenti non vengono tagliati e quando la disinformazione non domina il discorso pubblico.

I dati di quest’anno non raccontano solo progressi e regressioni: raccontano la fragilità strutturale dei diritti LGBTQ+ nel mondo. E ricordano che ogni conquista è reversibile.



Fonti

ILGA World – State-Sponsored Homophobia Report 2025

ILGA-Europe – Rainbow Map & Annual Review 2025

Human Rights Research Center – Global LGBTQ+ Policy Trends 2025

Our World in Data – LGBTQ+ Rights Dataset (aggiornato al 2025)

Human Rights Watch – LGBTQ+ Rights Reports 2025

Amnesty International – Annual Human Rights Report 2025 (sezione LGBTQ+)

🇫🇷🏳️‍🌈 Francia: una riabilitazione storica per le persone condannate per omosessualità. Ma la battaglia politica è tutt’altro che chiusa

Manifestanti sfilano il 21 giugno 1980 nelle strade di Parigi per difendere i diritti e le libertà delle persone omosessuali. © AFP – Joël Robine

Il 18 dicembre, all’Assemblée nationale, 114 deputate e deputati francesi hanno votato all’unanimità una proposta di legge che mira a riabilitare le persone condannate per omosessualità nel corso del XX secolo.

Un voto definito “storico” da molte associazioni LGBTQIA+, ma che apre anche una serie di interrogativi politici, giuridici e memoriali tutt’altro che secondari.

Secondo i dati riportati da Similiqueer, più di 10.000 persone sono state condannate in Francia nell’arco di quarant’anni, con una pena detentiva nel 90% dei casi, esclusivamente a causa del loro orientamento sessuale. Una violenza istituzionale sistemica che ha segnato generazioni di persone queer.

Cosa prevede la proposta di legge


Il testo, presentato nel 2022 dal senatore socialista Hussein Bourgi, introduce tre misure principali:

10.000 € di indennizzo forfettario

150 € per ogni giorno di privazione della libertà

Rimborso delle ammende pagate

Queste compensazioni erano state eliminate dal Senato, a maggioranza di destra, ma sono state reintegrate dalla Commissione Affari Costituzionali dell’Assemblée nationale pochi giorni prima del voto.

Un contesto storico rimosso

Il “reato di omosessualità” è stato definitivamente abrogato solo nel 1982, con la legge Forni, sostenuta da Gisèle Halimi e Robert Badinter. Eppure, la repressione non è stata uniforme nel tempo: durante il regime di Vichy (1942–1945), le persecuzioni contro le persone omosessuali sono state documentate da storici e associazioni, ma restano ancora oggi un terreno di scontro politico.

Il nodo politico: la memoria queer è ancora contesa

La maggioranza di destra al Senato rifiuta di includere nel risarcimento il periodo 1942–1945, sostenendo che la Repubblica non debba “scusarsi per i crimini del regime di Vichy”. Una posizione che solleva questioni cruciali:

Chi decide quali vittime meritano riparazione?

È possibile separare la responsabilità storica dalla responsabilità istituzionale?

La memoria queer può essere riconosciuta solo parzialmente?

Questa scelta rischia di creare una memoria “a geometria variabile”, dove alcune vittime vengono riconosciute e altre invisibilizzate.

⚖️ La Commissione mista paritaria: il vero campo di battaglia

Il testo dovrà ora passare alla Commissione mista paritaria (CMP), che riunisce deputati e senatori. È qui che si deciderà:

se le compensazioni economiche resteranno,

se il periodo di Vichy sarà incluso,

se la legge avrà un impatto reale o resterà un gesto simbolico.

Molte voci della comunità LGBTQIA+ temono che il governo possa utilizzare questo voto come pinkwashing istituzionale, senza affrontare l’aumento attuale di omofobia e soprattutto transfobia in Francia — un timore espresso anche nei commenti al post originale.

La proposta di legge rappresenta un passo avanti importante, ma non ancora una vittoria. La Francia si trova davanti a una scelta: riconoscere pienamente la violenza istituzionale inflitta alle persone queer, oppure limitarsi a un gesto simbolico che lascia irrisolte le responsabilità storiche e le discriminazioni contemporanee.

La memoria queer non può essere selettiva. La giustizia non può essere parziale. E la riparazione non può essere un compromesso politico.

📦 Fonti e approfondimenti


Entrevue.fr – France, memory and rights: the Assembly examines the rehabilitation of those convicted of homosexuality
Link

PolitiqueMatin – Homosexualité : pourquoi la loi de réhabilitation votée à l’Assemblée est historique
Link

L’Essentiel – La France va réhabiliter et indemniser les homosexuels condamnés
Link

Ouest-France – Condamnations pour homosexualité : le Sénat adopte une loi de réhabilitation, sans volet indemnitaire
Link

France 24 – Le Sénat ouvre la voie à la réhabilitation des condamnés pour homosexualité
Link

giovedì 18 dicembre 2025

Visibilità e provocazione: Paul Cadmus, un artista gay contro il moralismo”


Paul Cadmus (1904–1999) è stato uno dei pittori più originali e controversi dell’arte americana del Novecento. Nato a New York, si impose con uno stile figurativo che univa la precisione tecnica rinascimentale a una satira pungente della società contemporanea.


Nel 1934 dipinse The Fleet’s In!, opera che raffigurava marinai in licenza a New York, immersi in scene di eccesso e sensualità. La Marina degli Stati Uniti censurò il quadro e lo rimosse da una mostra pubblica, ma quella stessa decisione trasformò Cadmus in un simbolo di rottura. L’artista, apertamente gay in un’epoca segnata da moralismo e repressione, portò sulla tela corpi e desideri che la società preferiva nascondere.


La sua carriera attraversò decenni di profondi cambiamenti culturali, dalla Grande Depressione alla nascita dei movimenti per i diritti civili. Con ironia e coraggio, Cadmus raccontò la vitalità delle comunità queer e le contraddizioni della vita urbana americana, aprendo spazi di rappresentazione per chi non ne aveva.

La forza di Cadmus sta nell’aver trasformato lo scandalo in occasione di emancipazione: un artista gay che, con il pennello, ha inciso nella storia dell’arte e ha dato voce a un’epoca di transizione, rendendo visibile ciò che era invisibile.

Fonti: Metropolitan Museum of Art; Artsy; Philadelphia Museum of Art; Crystal Bridges Museum of American Art.





“Aborto sicuro e legale: una vittoria storica per le donne in Europa”


“Le destre hanno provato a fermare la libertà, ma l’Europa ha scelto i diritti.”


Il Parlamento europeo ha approvato la risoluzione My Voice, My Choice con 358 voti favorevoli, 202 contrari e 79 astensioni. È un passo storico verso l’accesso sicuro e legale all’aborto in tutta l’Unione, sostenuto da oltre 1,12 milioni di firme raccolte nei Paesi membri.

Questa è una vittoria che parla di dignità, libertà e autodeterminazione. Una sconfitta per le destre, che hanno tentato di bloccare la risoluzione con testi alternativi e richiami ideologici, ma non sono riuscite a fermare la voce di milioni di cittadine e cittadini europei.

Chi ha votato a favore

Socialisti, Verdi e Sinistra hanno sostenuto compatto il testo.

Una parte significativa dei Popolari europei (PPE) ha scelto di votare sì, rompendo con la linea ufficiale contraria.

In Italia, i gruppi progressisti hanno votato a favore, mentre alcuni eurodeputati di destra hanno sorpreso sostenendo la risoluzione, creando un vero e proprio “giallo politico”.

Chi ha cercato di bloccare

I gruppi Conservatori e Patrioti, insieme a una parte del PPE, hanno votato contro.

In Italia, la maggioranza di Fratelli d’Italia e parte della Lega si è schierata contro, in linea con le destre europee.

Alcuni membri del PPE italiano hanno preferito l’astensione, riflettendo la spaccatura interna al gruppo.

Le Conferenze episcopali europee (Comece) hanno espresso “serie preoccupazioni”, chiedendo di tutelare la “vita non ancora nata”.

🇮🇹 Il voto italiano

Il voto italiano ha mostrato tutte le contraddizioni della politica nazionale:

Favorevoli: PD, Verdi e Sinistra.

Contrari: FdI e parte della Lega.

Astensioni: alcuni eurodeputati del PPE.

Sorprese: alcuni esponenti di destra che hanno scelto di sostenere la risoluzione, rompendo con la linea ufficiale.

Il significato politico

Questa votazione non è solo un atto parlamentare: è un segnale contro chi vuole riportare l’Europa indietro, smantellando diritti conquistati con decenni di lotte. È anche un messaggio di speranza per milioni di donne che ancora oggi, in diversi Paesi membri, affrontano ostacoli enormi per accedere a un aborto sicuro.

“Con My Voice, My Choice l’Europa ha scelto di stare dalla parte delle donne, della libertà e della dignità. Le destre hanno provato a fermare questo passo, ma la voce di milioni di cittadine e cittadini ha prevalso. È una vittoria che segna la strada verso un’Europa dei diritti, non dei divieti.”
Questa è una vittoria che parla di dignità, libertà e autodeterminazione. Una sconfitta per le destre, che hanno tentato di bloccare la risoluzione con testi alternativi e richiami ideologici, ma non sono riuscite a fermare la voce di milioni di cittadine e cittadini europei.

Chi ha votato a favore

Socialisti, Verdi e Sinistra hanno sostenuto compatto il testo.

Una parte significativa dei Popolari europei (PPE) ha scelto di votare sì, rompendo con la linea ufficiale contraria.

In Italia, i gruppi progressisti hanno votato a favore, mentre alcuni eurodeputati di destra hanno sorpreso sostenendo la risoluzione, creando un vero e proprio “giallo politico”.

Chi ha cercato di bloccare

I gruppi Conservatori e Patrioti, insieme a una parte del PPE, hanno votato contro.

In Italia, la maggioranza di Fratelli d’Italia e parte della Lega si è schierata contro, in linea con le destre europee.

Alcuni membri del PPE italiano hanno preferito l’astensione, riflettendo la spaccatura interna al gruppo.

Le Conferenze episcopali europee (Comece) hanno espresso “serie preoccupazioni”, chiedendo di tutelare la “vita non ancora nata”.

🇮🇹 Il voto italiano

Il voto italiano ha mostrato tutte le contraddizioni della politica nazionale:

Favorevoli: PD, Verdi e Sinistra.

Contrari: FdI e parte della Lega.

Astensioni: alcuni eurodeputati del PPE.

Sorprese: alcuni esponenti di destra che hanno scelto di sostenere la risoluzione, rompendo con la linea ufficiale.

Il significato politico

Questa votazione non è solo un atto parlamentare: è un segnale contro chi vuole riportare l’Europa indietro, smantellando diritti conquistati con decenni di lotte. È anche un messaggio di speranza per milioni di donne che ancora oggi, in diversi Paesi membri, affrontano ostacoli enormi per accedere a un aborto sicuro.

“Con My Voice, My Choice l’Europa ha scelto di stare dalla parte delle donne, della libertà e della dignità. Le destre hanno provato a fermare questo passo, ma la voce di milioni di cittadine e cittadini ha prevalso. È una vittoria che segna la strada verso un’Europa dei diritti, non dei divieti.”



Fonte: Parlamento europeo – Risoluzione My Voice, My Choice

sabato 13 dicembre 2025

“Orbán smascherato: la propaganda dei valori familiari crolla davanti allo scandalo abusi”


In Ungheria, il governo di Viktor Orbán è travolto da un dossier che documenta oltre 3.300 casi di abusi sessuali e fisici nei centri di assistenza e detenzione minorile. Video e testimonianze hanno mostrato violenze sistematiche, contraddicendo le dichiarazioni del premier che definiva la situazione “accettabile”. È una crisi istituzionale e morale che mette a nudo le contraddizioni di un potere che si proclama difensore dei valori familiari, ma che non ha protetto i più vulnerabili.
Corpo

Il dossier e le dimissioni: L’ex presidente Katalin Novák è stata costretta a lasciare l’incarico dopo la rivelazione di una grazia concessa a un dirigente condannato per aver insabbiato abusi su minori.


La reazione del governo: Orbán ha affidato i centri minorili alla polizia, ammettendo implicitamente il fallimento del sistema sociale.


La contraddizione politica: Mentre i bambini venivano abusati nelle strutture statali, il governo usava la retorica della “protezione dei minori” per reprimere la comunità LGBTQ+, vietando eventi e visibilità pubblica.


Il legame con l’Italia: Orbán non è un caso isolato. È considerato un alleato e un modello da parte della destra italiana, compresa la presidente del Consiglio. L’idea di “valori tradizionali” e “famiglia naturale” viene esportata come bandiera, ma dietro questa facciata si nascondono abusi, silenzi e repressione.

Questo scandalo dimostra come la retorica della protezione dei minori sia stata piegata a fini politici:

In Ungheria, per coprire violenze sistemiche e giustificare leggi discriminatorie.


In Italia, per alimentare un progetto politico che guarda a Orbán come modello di “ordine” e “tradizione”.

La realtà è che dietro la propaganda si nasconde un sistema che non difende i bambini, ma li abbandona; che non tutela la famiglia, ma la usa come slogan per reprimere diritti e libertà.

Lo scandalo ungherese non è solo una crisi nazionale: è un avvertimento per l’Europa. Quando un governo che si proclama difensore della famiglia si rivela incapace di proteggere i più vulnerabili, la sua retorica diventa pura propaganda. E quando questo modello viene indicato come esempio da seguire dalla destra italiana, la domanda diventa inevitabile: quale futuro ci aspetta se il “modello Orbán” diventa la regola?

sabato 6 dicembre 2025

Le 25 personalità più influenti del 2025 secondo il Financial Times


Ogni anno il Financial Times seleziona le 25 persone più influenti del mondo, un elenco che attraversa politica, cultura, economia e attivismo. L’edizione 2025 offre un ritratto potente del nostro tempo: figure che, nel bene o nel male, hanno inciso sulla storia recente e sul dibattito globale.

 Gli “Eroi” della democrazia e della cultura

Jane Fonda, attrice e attivista statunitense, continua a incarnare la lotta per la giustizia sociale e ambientale.


Margaret Atwood, scrittrice canadese, la cui opera The Handmaid’s Tale resta un faro di riflessione sui diritti e sul potere.


Alexandre de Moraes, giudice della Corte Suprema brasiliana, riconosciuto come “simbolo della democrazia e della giustizia” per la sua fermezza durante il tentativo di golpe del 2023.

🏛️ Politica e potere

Nigel Farage, leader populista britannico, ancora capace di influenzare il dibattito europeo.


Susie Wiles, capo di gabinetto della Casa Bianca sotto Donald Trump.


Zohran Mamdani, sindaco di New York, rappresentante di una nuova generazione di leadership urbana.


Margarita Simonyan, direttrice di Russia Today, inserita tra i “Leader” come voce centrale della propaganda russa.

💻 Innovazione e business

Jensen Huang, CEO di NVIDIA, celebrato per il ruolo cruciale nello sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori.

🇮🇹 L’Italia nella lista

L’Italia è rappresentata da Miuccia Prada, icona mondiale della moda e della cultura. La stilista è stata celebrata per la sua capacità di non seguire le tendenze ma di crearle, trasformando Prada in un linguaggio estetico e sociale unico. La sua influenza va oltre il mondo della moda: Prada è riconosciuta come voce culturale globale, capace di dialogare con l’arte, il cinema e la politica, e di incarnare un’Italia che continua a lasciare un segno nel panorama internazionale.

🏳️‍🌈 Voci LGBT

La lista del Financial Times ha dato spazio anche a personalità LGBT, riconoscendo il loro impatto culturale e politico. Queste figure hanno contribuito a ridefinire il linguaggio della rappresentazione e della giustizia sociale, rafforzando la visibilità delle comunità queer a livello globale.

La forza di questa lista non sta in un singolo nome, ma nella pluralità di voci: attivisti, politici, imprenditori e artisti che, con azioni diverse, hanno plasmato il 2025. Alexandre de Moraes, unico brasiliano citato, si affianca a Jane Fonda, Margaret Atwood, Jensen Huang e Miuccia Prada, componendo un quadro che riflette le tensioni e le speranze del nostro tempo.

Il Financial Times ci ricorda che l’influenza non è solo potere, ma anche capacità di resistere, innovare e ispirare. Dalla difesa della democrazia in Brasile, alle battaglie culturali e ambientali negli Stati Uniti, fino alle voci italiane e LGBT che arricchiscono il panorama globale, il 2025 si conferma un anno di sfide e di conquiste.

Articolo originale: Financial Times – The 25 most influential people of 2025【edge_current_page_context†source】

venerdì 5 dicembre 2025

Infantino e la farsa della pace: Trump incoronato al Mondiale 2026


Oggi, 5 dicembre, la FIFA si prepara ad assegnare un “premio per la pace” a Donald Trump, durante la cerimonia del sorteggio dei gironi del Mondiale 2026. Non è ancora accaduto, ma l’annuncio basta a rivelare l’assurdità di un gesto che svilisce lo sport e lo piega a un teatrino politico.

Il presidente della FIFA, Gianni Infantino, sostiene apertamente questa scelta, spalleggiato da Zaw Zaw, imprenditore birmano legato alla giunta militare del Myanmar e oggi a capo del Comitato per la Responsabilità Sociale della FIFA. Una nomina che smaschera l’ipocrisia di un’istituzione che parla di pace mentre si circonda di figure compromesse con regimi autoritari.
Un premio che suona come insulto

Contraddizione evidente: celebrare la pace premiando un leader che alimenta tensioni internazionali.


Il caso Venezuela: mentre si prepara la cerimonia, si moltiplicano le voci su possibili azioni ostili verso Caracas.


Il calcio come azienda: la FIFA appare sempre più come una corporation che usa simboli etici come facciata per interessi politici ed economici.
Il circo della retorica

La scena ricorda una puntata dei Simpson, dove un personaggio affermava che avrebbe “ucciso per vincere il premio della pace”. Satira che oggi sembra profezia: la pace ridotta a slogan, brandita come trofeo da chi non ne incarna i valori.

Non è pace quella che si assegna con cerimonie e premi vuoti. È marketing, è spettacolo, è un insulto alla dignità di chi lotta davvero per la giustizia. Il calcio, che dovrebbe essere linguaggio universale di inclusione e rispetto, si ritrova complice di un circo vergognoso.

Fonti

Il Napolista – “Mondiali 2026, l’evento politico di Trump. In mancanza del Nobel, riceverà il Premio Fifa per la pace”


Linkiesta – “Durante i sorteggi dei gironi dei prossimi Mondiali verrà assegnato un riconoscimento per la pace: dovrebbe vincerlo Trump”


Il Post – “Trump sta già monopolizzando i Mondiali di calcio del 2026”

La Scala condannata: libertà di espressione difesa


Ci sono gesti che diventano simboli. Il 4 maggio, una giovane lavoratrice della Scala ha scelto di rompere il silenzio gridando “Palestina libera”. Per quel gesto è stata licenziata, ma la giustizia ha parlato: il Tribunale del Lavoro di Milano ha annullato il provvedimento, riconoscendo che non si può punire un dipendente per aver espresso un’opinione. Questa sentenza non è solo una vittoria personale: è un precedente che riafferma il diritto alla libertà di espressione nei luoghi di lavoro e smaschera i limiti del potere disciplinare quando diventa censura. Applaudiamo questa lavoratrice coraggiosa, che ha trasformato un grido in un atto di dignità. La sua resistenza ci ricorda che la voce, quando è autentica, può ancora aprire varchi di giustizia.


Il contesto: il 4 maggio 2025, durante il concerto inaugurale dell’assemblea della Asian Development Bank al Teatro alla Scala, la dipendente – una studentessa universitaria assunta come maschera – ha gridato “Palestina libera” dalla galleria.


Il licenziamento: la Fondazione Teatro alla Scala ha disposto l’interruzione immediata del contratto, motivando la decisione con “giusta causa”.


La causa legale: la lavoratrice ha impugnato il provvedimento davanti al Tribunale del Lavoro di Milano.


La sentenza (novembre 2025): il giudice ha dichiarato il licenziamento illegittimo, condannando il teatro a pagare tutte le mensilità fino alla scadenza naturale del contratto e a coprire le spese legali.


La motivazione: il tribunale ha stabilito che un’espressione politica non costituisce giusta causa di licenziamento.


Il significato politico: sindacati e osservatori hanno definito la vicenda un “licenziamento politico”. La sentenza è stata letta come una vittoria contro il tentativo del governo e della premier Giorgia Meloni di imporre silenzio e disciplina anche fuori dal dibattito parlamentare.

Questa decisione giudiziaria non riguarda solo una singola lavoratrice: è stata interpretata come un atto di resistenza civile contro un clima politico che tende a reprimere dissenso e libertà di parola. La vittoria in tribunale diventa così un segnale forte: anche di fronte al potere istituzionale, la giustizia può ancora difendere chi sceglie di non tacere.Fonte autorevole

giovedì 4 dicembre 2025

Zerocalcare rinuncia a “Più libri più liberi”: «Non si condividono spazi con i nazisti»


Michele Rech, in arte Zerocalcare, è uno dei fumettisti più influenti della scena italiana contemporanea. Nato ad Arezzo nel 1983 e cresciuto a Rebibbia, ha trasformato il fumetto in uno strumento di memoria collettiva e impegno politico. Opere come La profezia dell’Armadillo, Kobane Calling e la serie Netflix Strappare lungo i bordi hanno raccontato con ironia e profondità le contraddizioni di una generazione, intrecciando autobiografia e cronaca sociale.

La sua decisione di rinunciare alla fiera “Più libri più liberi” non è un gesto isolato, ma un atto politico. La manifestazione romana, dedicata alla piccola e media editoria, ha confermato la presenza della casa editrice Passaggio al Bosco, nota per pubblicazioni che celebrano figure nazifasciste. Un gruppo di intellettuali, tra cui Alessandro Barbero e Antonio Scurati, aveva già lanciato un appello contro questa scelta. Zerocalcare ha scelto di non partecipare: «Ognuno ha i suoi paletti, questo è il mio. Non si condividono spazi con i nazisti».

Il caso mette in luce una dinamica inquietante: frange antidemocratiche sfruttano gli spazi della democrazia per diffondere idee che mirano a distruggerla.

La presenza di editori che esaltano il nazifascismo in una fiera culturale normalizza l’odio come “opinione legittima”.


La mancanza di prese di posizione nette da parte delle istituzioni culturali e politiche rischia di trasformarsi in complicità.


La democrazia, se non difesa, può essere trascinata lentamente verso nuove forme di autoritarismo, silenziose ma pervasive.


Il gesto di Zerocalcare è un atto di resistenza culturale. Ricorda che la libertà non è neutrale e che la cultura non può accogliere chi nega la dignità umana. In tempi di avanzata dell’estrema destra, dire no diventa un dovere civico e morale.

mercoledì 3 dicembre 2025

“DDL Valditara: un passo indietro nella lotta alla violenza di genere”


Il 3 dicembre 2025 la Camera ha approvato il DDL Valditara con 151 voti favorevoli, 113 contrari e 1 astenuto. Presentato come “libertà educativa per le famiglie”, in realtà sottrae ai ragazzi e alle ragazze strumenti fondamentali di consapevolezza e prevenzione.

📚 Cosa prevede

Infanzia e primaria: divieto totale di educazione sessuale e affettiva.

Medie e superiori: percorsi possibili solo con consenso scritto dei genitori.

Effetto reale: scuole scoraggiate dal proporre attività, giovani privati di conoscenze essenziali su rispetto, consenso e corpo.

Opposizioni (PD, M5S, AVS, +Europa, Azione): hanno votato contro, denunciando un passo indietro clamoroso nella lotta contro femminicidi e violenza di genere.

Maggioranza (FdI, Lega, FI): ha votato a favore, difendendo la norma come “buon senso”, ma in realtà trasformando la scuola in un terreno di scontro ideologico.

Società civile: associazioni femministe e LGBTQ parlano di “attacco alla prevenzione culturale” e di “censura educativa”.

🌍 Perché l’educazione sessuale e affettiva è cruciale

Insegnare educazione sessuale e affettiva nelle scuole è fondamentale per proteggere bambini e adolescenti da abusi sessuali, gravidanze precoci e infezioni sessualmente trasmissibili. La scuola è il luogo dove si formano cittadini consapevoli, responsabili e liberi.

Benefici concreti:

Prevenzione dei rischi: riduce gravidanze adolescenziali, IST e abusi.

Sviluppo sano: favorisce l’autoconoscenza del corpo e la comprensione dei cambiamenti della pubertà.

Riduzione di violenza e pregiudizi: promuove rispetto, uguaglianza e lotta contro discriminazioni.

Empowerment dei giovani: rafforza autonomia, autostima e capacità di denunciare abusi.

Contrasto alle informazioni sbagliate: offre un contesto sicuro, evitando che i ragazzi si affidino a pornografia o fonti imprecise.

Rispetto recíproco: insegna a dire “no” e a costruire relazioni sane.

Il governo italiano sceglie di punire i giovani con l’ignoranza, invece di proteggerli con la conoscenza.

Non insegna a riconoscere la violenza.

Non offre consapevolezza del corpo e del rispetto verso gli altri.

Non costruisce prevenzione.

È un attacco ideologico che porta indietro il Paese, mentre il mondo intero mostra come la discriminazione sia il vero termometro della libertà. 

 La democrazia si misura dalla capacità di educare al rispetto. Senza educazione, non c’è prevenzione. Senza prevenzione, non c’è libertà.

 Contraddizioni del governo

Mentre si taglia sull’educazione e sulla prevenzione, il governo:

Spende per Centri in Albania inutili.

Investe in un ponte sullo Stretto di Messina giudicato irrealistico.

Demonizza la magistratura e indebolisce la giustizia.

Agevola la sanità privata, riducendo quella pubblica.

Taglia su scuola, cultura e sicurezza, proprio dove servirebbero risorse.

E ora propone di reintrodurre la leva obbligatoria per la guerra.

Un elenco che mostra chiaramente come la priorità non siano i giovani, né la loro libertà, ma un’ideologia che guarda al passato e punisce il futuro.

✨La scuola dovrebbe essere il luogo dove imparare a riconoscere la violenza, a rispettare sé stessi e gli altri, a costruire libertà. Con il DDL Valditara, invece, si sceglie il silenzio e la censura. Ma la memoria resiste: ogni parola, ogni gesto, ogni voce che si alza diventa luce contro l’oscurità.

“La mappa del fallimento: quando i diritti LGBTQ diventano cartina di tornasole della democrazia”


Il Franklin & Marshall Global Barometer Report 2025 e la Rainbow Map di ILGA-Europe tracciano un panorama inquietante: la discriminazione contro le persone LGBTQ non è un fenomeno marginale, ma un indicatore del degrado democratico globale.

Negli Stati Uniti, il voto “F” fotografa un arretramento senza precedenti: oltre 60 leggi anti-LGBTQ approvate in 21 Stati, con attacchi mirati contro persone trans e contro l’educazione inclusiva. Un fallimento che mette a rischio la credibilità di una democrazia che si proclama modello universale.

In Russia, la repressione è brutale: raid nei club, arresti arbitrari, simboli arcobaleno criminalizzati. La violenza istituzionale diventa strumento di controllo sociale.

In Cina, la censura soffoca ogni visibilità, mentre la maggioranza dei cittadini dichiara di sostenere l’uguaglianza. Un divario che rivela la distanza tra società e potere.

In India, depenalizzata l’omosessualità, ma la discriminazione resta quotidiana: assenza di leggi antidiscriminatorie, violenze diffuse, stigmatizzazione sociale.

E l’Europa? Non è immune. La Rainbow Map 2025 colloca l’Italia al 35° posto su 49 paesi, peggiore tra gli Stati fondatori dell’UE. Malta resta in cima alla classifica, ma in paesi come Ungheria e Polonia si registrano arretramenti drammatici, con divieti di Pride e leggi liberticide. L’Italia arretra, incapace di garantire piena tutela alle famiglie arcobaleno e alle persone trans.

In America Latina, il quadro è frammentato: Argentina e Uruguay consolidano leggi avanzate su matrimonio egualitario e identità di genere, mentre Honduras, Guatemala e Paraguay mantengono politiche discriminatorie e violenze sistemiche. Brasile oscilla tra aperture giuridiche e un clima sociale ostile.

La fotografia globale è chiara: la discriminazione LGBTQ è il termometro della democrazia. Dove i diritti vengono compressi, anche libertà di stampa, giustizia e partecipazione politica sono minacciate.

Non si tratta di una battaglia identitaria, ma di una sfida universale: un paese che discrimina i suoi cittadini queer è un paese che tradisce la promessa di uguaglianza per tutti.

Fonti principali

Franklin & Marshall Global Barometers Annual Report 2025 →


Council for Global Equality – LGBTQI+ Human Rights Report Cards →


ILGA-Europe Annual Review 2025 →


Rainbow Map 2025 (ILGA-Europe) →


EU LGBTIQ Survey III (FRA – Agenzia UE per i Diritti Fondamentali)

“Dal pollaio alla prima pagina: la gallina che diventa gallo in Brasile”


In Rio Grande do Sul, Brasile, una gallina ha sorpreso tutti trasformandosi in gallo. Non è una leggenda metropolitana, ma un fenomeno biologico rarissimo: quando un ovário smette di funzionare, il corpo può produrre ormoni maschili e cambiare aspetto. Così, tra lo stupore dei vicini, la gallina ha iniziato a cantare come un gallo e a comportarsi da capo del pollaio. Un caso che fa sorridere, ma che ricorda anche quanto la natura sappia sfidare le nostre certezze.

Non solo pollai

La natura è piena di sorprese:

Pesci pagliaccio: il maschio dominante può diventare femmina se la compagna muore.


Pesci labridi: molte femmine si trasformano in maschi quando raggiungono una certa dimensione.


Rane e anfibi: alcuni cambiano sesso in risposta a fattori ambientali.


Rettili: in coccodrilli e tartarughe il sesso dipende dalla temperatura delle uova.


Uccelli selvatici: studi hanno mostrato che dal 3 al 6% degli individui presenta sex reversal spontaneo.


Piante: molte specie vegetali cambiano sesso per massimizzare la riproduzione.

La natura insegna che il sesso non è sempre binario e immutabile. Questi fenomeni ci ricordano che la diversità è la regola, non l’eccezione. La gallina brasiliana diventa così un simbolo ironico ma potente: anche nel pollaio, la vita sfida le nostre certezze.

Dal pollaio ai mari tropicali, dagli anfibi alle piante, la natura ci mostra che cambiare è possibile. Un promemoria simpatico ma giornalistico: la biologia è più fluida di quanto pensiamo, e forse dovremmo imparare a “cantare fuori dal coro” proprio come la gallina di Rio Grande do Sul.



Fonti

AcervoCharts/X – notizia originale sul caso della gallina in Rio Grande do Sul


BBC Science Focus – articoli divulgativi su sex reversal negli animali


National Geographic – approfondimenti su pesci pagliaccio e cambi di sesso in natura


Scientific American – studi su anfibi e rettili con inversione sessuale spontanea

Regno Unito - Dal suffragio all’esclusione: la parabola della Women’s Institute e i diritti trans

"Volti e voci del Women’s Institute durante la campagna ‘Thinking Differently’: un impegno pubblico per la neurodiversità che celebra l’inclusione di donne e ragazze autistiche e ADHD. Un gesto che contrasta con la recente decisione di escludere le donne trans, aprendo una frattura nella sorellanza istituzionale."

Dal suffragio all’esclusione: come la NFWI, simbolo della storia sociale femminile, si piega alla sentenza della Corte Suprema e ridisegna i confini della sorellanza.

Con “rammarico e tristezza”, la National Federation of Women’s Institutes (NFWI) ha annunciato che dal 2026 non accetterà più donne transgender come membri formali. La decisione, comunicata dalla CEO Melissa Green, è stata motivata dalla necessità di conformarsi alla sentenza della Corte Suprema britannica che ha stabilito che, ai fini dell’Equality Act, la definizione legale di “donna” si riferisce esclusivamente al sesso biologico.

Cos’è la NFWI

Fondata nel 1915, la NFWI è la più grande organizzazione femminile volontaria del Regno Unito. Nata per sostenere le comunità rurali durante la Prima guerra mondiale, nel tempo è diventata un movimento che promuove educazione, cittadinanza attiva e solidarietà femminile. Oggi raccoglie centinaia di migliaia di iscritte in Inghilterra, Galles e Isole del Canale, ed è considerata un simbolo della storia sociale britannica.

Motivazione ufficiale: adeguarsi alla sentenza della Corte Suprema.


Dichiarazioni: “Non avremmo preso questa decisione se non ci fossimo sentiti obbligati”, ha affermato Green.

Contraddizione interna: pur ribadendo che “le donne trans sono donne”, la NFWI restringe la membership, cercando di offrire alle donne trans solo forme di partecipazione non formale.

La scelta ha suscitato dolore e indignazione:

Molti membri parlano di “atto codardo” e di “arretramento” rispetto a decenni di inclusione.


Alcuni attivisti sottolineano che la sentenza non obbligava la NFWI a cambiare le regole, ma lasciava margini di discrezionalità.


Si prevede che la decisione possa aprire a contenziosi legali, come già accaduto in altri contesti.

Contesto legale inglese

La decisione della NFWI si inserisce in un quadro giuridico complesso.

Equality Act 2010: è la legge che tutela contro discriminazioni basate su sesso, etnia, religione e identità di genere.


Sentenza della Corte Suprema (2025): ha stabilito che, ai fini dell’Equality Act, la definizione di “donna” e “uomo” si riferisce esclusivamente al sesso biologico. Questo ha ridotto lo spazio di interpretazione che in passato permetteva l’inclusione delle persone trans nelle organizzazioni femminili.


Implicazioni: la sentenza non impone automaticamente l’esclusione, ma crea un quadro legale che molte istituzioni usano come giustificazione per restringere l’accesso.

La decisione della NFWI arriva poco dopo che Girlguiding UK ha annunciato il divieto di partecipazione per ragazze trans. Questi segnali mostrano un trend di esclusione che rischia di ridefinire il concetto stesso di sorellanza e comunità femminile nel Regno Unito.

La NFWI non è solo un’associazione: è un simbolo della storia sociale britannica. La sua scelta di escludere le donne trans mette in discussione il significato di “sorellanza” e apre un dibattito più ampio su diritti, inclusione e definizioni legali di genere. La contraddizione tra linguaggio inclusivo e pratica esclusiva rivela la tensione tra diritto e giustizia sociale: conformarsi alla legge non significa necessariamente fare la scelta giusta.

La decisione della NFWI segna un passaggio controverso. Dopo oltre 40 anni di inclusione, l’organizzazione rischia di perdere credibilità e di tradire la sua missione storica di solidarietà femminile. In un tempo di regressioni, la vigilanza e la solidarietà restano strumenti essenziali per difendere la dignità di tutte le donne.


Fonti giornalistiche inglesi da citare

Sky News – analisi della sentenza e dichiarazioni ufficiali.


Yahoo News UK
(8) – cronaca della decisione e reazioni.


The Independent
(14) – approfondimento politico e sociale.


Newsweek
– copertura internazionale con focus sul “rammarico” dichiarato.


Daily Mail – cronaca con riferimento al precedente di Girlguiding.