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| Massacro di Wounded Knee, ca. 1900 Autore: ignoto, cultura Lakota (Teton Sioux) Collezione: National Museum of the American Indian |
Ieri, 29 dicembre, abbiamo ricordato il massacro di Wounded Knee.
Nel 1890, l’esercito degli Stati Uniti uccise centinaia di Lakota Sioux, molti dei quali donne e bambini. Un crimine coloniale, dentro l’America. Un crimine che non è mai stato riparato.
Nel 2025, il colonialismo non è finito. Diversi articoli riportano che il presidente Trump ha riaffermato l’idea che gli Stati Uniti dovrebbero “avere” la Groenlandia, definendola una questione di sicurezza nazionale. Alcune testate hanno descritto queste dichiarazioni come una forma di pressione politica verso un territorio che appartiene al Regno di Danimarca. Un linguaggio che ricorda logiche di espansione e controllo.
Allo stesso tempo, negli Stati Uniti si discute della rimozione o riscrittura di narrazioni storiche nei musei, soprattutto quelle che riguardano minoranze, diritti civili e lotte di liberazione. Molti osservatori vedono in queste scelte un tentativo di ridurre lo spazio della memoria critica.
E mentre si riaprono discorsi su territori da “prendere”, si moltiplicano anche le tensioni internazionali: alcune dichiarazioni ufficiali hanno evocato scenari di confronto con paesi come il Venezuela. Il linguaggio della forza continua a sostituire quello della diplomazia.
Ma il popolo Lakota è ancora qui. Come tutte le comunità che resistono. Come tutte le voci che non si piegano.
Wounded Knee è un luogo sacro. Ma è anche un avvertimento. La libertà si difende ricordando. La giustizia si costruisce denunciando.
Ieri abbiamo ricordato. E oggi continuiamo a lottare.
🌾 Chi erano le persone di Wounded Knee
Un breve riassunto per i lettori
Erano Lakota Sioux, una delle grandi nazioni delle Pianure del Nord America.
Vivevano in comunità organizzate, con una forte cultura spirituale, un rapporto profondo con la terra e una struttura sociale basata su clan e responsabilità condivise.
Nel 1890 erano già stati decimati da decenni di guerre, deportazioni, fame e politiche di assimilazione forzata.
A Wounded Knee non c’erano guerrieri in battaglia: c’erano famiglie in movimento, molte disarmate, molte in fuga.
Il massacro avvenne mentre stavano cercando protezione e negoziazione, non conflitto.
Le vittime furono soprattutto donne, bambini e anziani.
Ricordarli significa restituire loro dignità, non solo dolore. Significa riconoscere che la violenza coloniale non è un capitolo chiuso, ma una struttura che continua a trasformarsi.
Fonte
Informazioni storiche sul massacro di Wounded Knee da fonti pubbliche e materiali divulgativi disponibili online.

















