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giovedì 5 marzo 2026

“80 anni dal voto alle donne. E il governo cancella le tutele”



A quattro giorni dall’8 marzo, nell’anno in cui celebriamo gli 80 anni del voto alle donne, questo governo decide di colpire ancora una volta i diritti delle donne. E lo fa con una precisione chirurgica.

Giorgia Meloni — la prima donna premier della storia d’Italia — sale su un palco dedicato al voto femminile e boccia le quote rosa.

Lo fa davanti alle istituzioni, davanti al Paese, davanti alla storia. Sostiene che le donne “non hanno bisogno di quote”, ignorando decenni di dati su discriminazioni, barriere strutturali, accesso diseguale al potere.

E mentre pronuncia queste parole, la ministra Eugenia Roccella deposita un decreto che elimina le Consigliere di Parità territoriali.

Una rete prevista dalla legge, presente in ogni regione e provincia, che:

tutela le lavoratrici discriminate,

interviene nei casi di molestie, mobbing, licenziamenti illegittimi,

vigila sulle aziende,

offre un presidio gratuito e vicino per chi non può permettersi un avvocato.

Il governo vuole cancellare tutto questo. Accentrando a Roma. Allontanando le donne dai luoghi dove possono denunciare. Indebolendo la vigilanza. Riducendo la protezione.

E tutto questo accade in un Paese dove i femminicidi continuano.

Dove ogni anno decine di donne vengono uccise da uomini che conoscevano. Dove la violenza maschile non è un’emergenza “occasionale”, ma una struttura. Dove servirebbero più tutele, più presidi, più strumenti. Non meno.

Il risultato è evidente:

Mentre si celebra il diritto di voto conquistato nel 1946, si smantellano gli strumenti che rendono quel diritto reale. Mentre si parla di merito, si cancellano le condizioni per competere ad armi pari. Mentre si invoca la storia, si indebolisce il presente.

Perché due donne — Giorgia Meloni ed Eugenia Roccella — scelgono di indebolire i diritti delle donne?

Non possiamo rispondere alle intenzioni personali. Ma possiamo guardare agli effetti concreti delle loro decisioni:

meno parità,

meno tutela,

meno vigilanza,

meno strumenti per denunciare,

meno presenza nei territori,

meno protezione per chi subisce discriminazioni e violenze.

Questi sono i fatti. E i fatti parlano più forte delle celebrazioni ufficiali.

— vanessa mazza TLGBQI+

Fonti: documenti storici sul voto alle donne (1946), rassegna stampa e comunicati istituzionali sulle politiche di genere.

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