Il Tribunale per i minorenni di Venezia ha definito “irragionevole e discriminante” il divieto che impedisce alle coppie omosessuali unite civilmente di accedere all’adozione internazionale.
La decisione nasce dal caso di una coppia di uomini veneziani, uniti civilmente dal 2019, valutati idonei come genitori ma bloccati da una normativa che consente l’adozione ai single e alle coppie sposate, ma non alle unioni civili.
I giudici hanno ritenuto che questa esclusione produca effetti ingiustificati sia per gli adulti sia per i minori che potrebbero trovare una famiglia stabile. Per questo hanno rimesso la questione alla Corte Costituzionale, chiamata ora a valutare la legittimità dell’articolo 29‑bis della legge sulle adozioni.
È un passaggio che non cambia ancora la legge, ma apre una breccia importante: per la prima volta un tribunale minorile riconosce che la discriminazione non è più sostenibile, né sul piano giuridico né su quello umano.
Perché è una decisione storica
riconosce che il divieto attuale non tutela i minori;
afferma che le coppie unite civilmente non possono essere trattate come “genitori di serie B”;
apre la strada a un possibile intervento della Consulta che potrebbe cambiare la normativa nazionale;
inserisce l’Italia in un dibattito europeo dove la discriminazione nelle adozioni è sempre meno tollerata.
La palla passa ora alla Corte Costituzionale. Ma il segnale è chiaro: la realtà delle famiglie esiste già. È la legge che deve raggiungerla.
Fonte: Tribunale per i minorenni di Venezia, rassegna stampa del 13 marzo 2026 —
vanessa mazza TLGBQI+

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