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venerdì 20 marzo 2026

🇪🇺 Il voto sul report Zan in Commissione AFCO: cosa è successo e cosa significa per l’Europa dei diritti


Il 18 marzo 2026, in Commissione Affari Costituzionali (AFCO) del Parlamento europeo, è accaduto qualcosa che segna un punto di svolta nel dibattito europeo sui diritti fondamentali.

Il Partito Popolare Europeo (PPE) ha scelto di votare insieme alla destra (ECR) e all’estrema destra (Patriots) contro il report dell’eurodeputato Alessandro Zan, dedicato all’attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Il testo è stato bocciato con 17 voti contrari e 13 favorevoli.
Che cosa prevedeva il report Zan?

Secondo le fonti, il report mirava a:

rafforzare la Carta dei diritti fondamentali dell’UE;

introdurre tutele specifiche contro i crimini d’odio basati su orientamento sessuale, genere e identità di genere;

garantire riconoscimento e protezione delle famiglie LGBTQI+ in tutti gli Stati membri;

trasformare la Carta da documento simbolico a strumento operativo e vincolante.

In pratica, una versione europea dell’articolo 6 del ddl Zan, resa obbligatoria per tutti i Paesi dell’Unione.

Perché il PPE ha votato contro?

Le motivazioni politiche non sono state esplicitate in modo univoco, ma il voto mostra una dinamica chiara:

il PPE ha scelto di allinearsi con le destre su un tema che riguarda diritti civili e riconoscimento delle famiglie;

il paragrafo più contestato era quello che denunciava le barriere ancora presenti nel riconoscimento delle famiglie arcobaleno e dei loro diritti genitoriali.

Il voto rappresenta una rottura rispetto alla tradizionale collocazione europeista del PPE, che in passato aveva mantenuto posizioni più sfumate su questi temi.

 Cosa significa questo voto per l’Europa?
1. Una frattura politica evidente

Il PPE, gruppo cardine del Parlamento europeo, si è schierato con forze che spesso contestano l’impianto dei diritti fondamentali dell’UE. È un segnale politico che potrebbe anticipare nuove convergenze nelle prossime votazioni.
2. Un colpo alla protezione delle famiglie LGBTQI+

La bocciatura blocca — almeno per ora — un tentativo di armonizzare le tutele per le famiglie omogenitoriali in tutta l’Unione. Il report prevedeva misure concrete e vincolanti, non semplici raccomandazioni.
3. Una battuta d’arresto nella lotta ai crimini d’odio

Il testo avrebbe introdotto standard comuni e sanzioni più severe per gli Stati che non contrastano adeguatamente i crimini d’odio. La sua bocciatura lascia il quadro frammentato e disomogeneo.
4. Un segnale preoccupante per il futuro della Carta dei diritti

Il report era legato al 25° anniversario della Carta. La sua bocciatura indica che una parte significativa del Parlamento non è disposta a rafforzarne la portata giuridica.

Reazioni politiche

Secondo le fonti, il voto non è passato inosservato:

esponenti europeisti hanno parlato di “scelta grave” e di “arretramento culturale”;

osservatori e associazioni LGBTQI+ hanno denunciato una convergenza pericolosa tra PPE ed estrema destra su temi di diritti fondamentali.

📚 Fonti

ANSA, Gay.it, Gayburg, Alto Adige — aggiornamenti del 18–19 marzo 2026.

— vanessa mazza TLGBQI+

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