Translate

giovedì 12 marzo 2026

Dal Brasile una storia che ci riguarda: chi è Erika Hilton e perché la sua nomina fa paura alla destra

 

A chi continua a camminare anche quando il mondo tenta di spegnerla. A chi trasforma la ferita in voce. A chi non smette di reclamare il proprio posto nella storia.

Ci sono momenti in cui la storia non avanza in silenzio: avanza tra ferite aperte, resistenze, e voci che cercano di spegnerla.

La nomina di Erika Hilton alla presidenza della Commissione dei Diritti delle Donne in Brasile è uno di questi momenti. E l’attacco violento che ha ricevuto da un conduttore televisivo non è un incidente: è il riflesso di un Paese che sta cambiando e di chi non accetta questo cambiamento.

Per chi guarda dall’Italia, può sembrare un episodio lontano. Non lo è. Riguarda la democrazia, la rappresentanza, il corpo delle donne, la vita delle persone trans. Riguarda tutte e tutti noi.

✦ 1. La storia di Erika Hilton: dalla marginalità al Parlamento

Erika Hilton non è solo una figura politica: è una traiettoria che rompe un destino imposto.

Cresciuta nella periferia di São Paulo, ha conosciuto la violenza, l’abbandono, la strada. Ha trasformato tutto questo in una forza politica che non chiede permesso, ma apre porte.

Lei stessa lo ha detto: «Eu vim da rua, da exclusão, da violência. Transformei a dor em política.» (“Vengo dalla strada, dall’esclusione, dalla violenza. Ho trasformato il dolore in politica.”)

E ancora: «A minha existência é resistência. E agora também é política pública.» (“La mia esistenza è resistenza. E ora è anche politica pubblica.”)

Oggi è deputata federale, una delle più votate del Paese, e guida una commissione che per decenni ha escluso proprio chi più subisce violenza.

✦ 2. La storia della violenza contro le persone trans in Brasile

Per capire la portata di questo traguardo, bisogna guardare la realtà: il Brasile è da oltre 15 anni il Paese con più omicidi di persone trans al mondo.

Secondo Transgender Europe (TGEU):

  • oltre 1/3 degli omicidi trans globali avviene in Brasile

  • le vittime sono soprattutto donne trans e travestis

  • spesso nere, povere, escluse dal lavoro formale

Erika lo ha detto in Parlamento con una chiarezza che non lascia scampo: «O Brasil mata pessoas trans como se fossem descartáveis. Eu estou aqui para romper esse ciclo.» (“Il Brasile uccide persone trans come se fossero usa e getta. Io sono qui per rompere questo ciclo.”)

✦ 3. La violenza contro le donne in Brasile: un’emergenza nazionale

Il Brasile vive una crisi profonda di violenza di genere.

Dati del Forum Brasileiro de Segurança Pública (2023):

  • 1 femminicidio ogni 6 ore

  • aumento delle aggressioni domestiche

  • crescita degli attacchi contro donne politiche e attiviste

A questo si aggiunge un clima politico in cui settori della destra e gruppi evangelici fondamentalisti:

  • negano la violenza contro le donne

  • attaccano le politiche di genere

  • demonizzano le persone LGBTQIA+

  • cercano di limitare diritti riproduttivi e civili

Erika lo ha denunciato più volte: «O fundamentalismo religioso não pode ditar as políticas públicas de um Estado laico.» (“Il fondamentalismo religioso non può dettare le politiche pubbliche di uno Stato laico.”)

✦ 4. L’attacco del conduttore: non un’opinione, ma un atto politico

Il conduttore che ha attaccato Erika Hilton non ha espresso un’opinione: ha riprodotto un discorso transfobico che nega la sua identità e la sua legittimità politica.

Un uomo che ha costruito la propria carriera spettacolarizzando la miseria dei più poveri, oggi tenta di delegittimare una donna trans che ha dedicato la vita ai diritti umani.

Erika ha risposto con lucidità: «Não é sobre mim. É sobre todas nós.» (“Non riguarda solo me. Riguarda tutte noi.”)

E ha ragione. L’attacco non è personale: è strutturale.

✦ 5. Perché tutto questo riguarda anche l’Italia

Raccontare questa storia in Italia significa:

  • riconoscere che la transfobia non è un problema lontano

  • capire che la violenza di genere è un fenomeno globale

  • difendere la rappresentanza delle minoranze nelle istituzioni

  • smascherare la disinformazione mediatica

  • ricordare che i diritti umani non sono mai garantiti una volta per tutte

Guardare al Brasile significa guardare anche a noi: ai nostri silenzi, alle nostre omissioni, alle nostre responsabilità.


L’11 marzo, nel giorno della sua elezione alla presidenza della Commissione dei Diritti delle Donne, Erika Hilton ha pronunciato un discorso che ha attraversato l’aula come una corrente elettrica. Non era solo un discorso di insediamento: era un atto di memoria, di riparazione e di futuro.

Ha ricordato che la sua presenza non è un fatto individuale, ma collettivo: una donna trans, cresciuta nella marginalità, che arriva a guidare una delle commissioni più simboliche del Parlamento brasiliano.

Ha parlato della violenza contro le donne — una ferita aperta nel Paese — e ha promesso politiche pubbliche più forti, più efficaci, più vicine alla realtà delle vittime.

Ha affermato che le donne trans e travestis non saranno più escluse dalle politiche di genere, perché la loro vita è parte della storia delle donne brasiliane.

Ha risposto con dignità agli attacchi transfobici ricevuti nei giorni precedenti, ricordando che l’odio non può decidere chi ha diritto di occupare lo spazio pubblico.

E ha concluso con un impegno: una gestione basata sul dialogo, sulla pluralità e sulla difesa della democrazia.

Un discorso che non chiede applausi: chiede responsabilità.

La nomina di Erika Hilton è un atto di riparazione storica.

È la prova che le istituzioni possono cambiare, che le voci messe ai margini possono diventare protagoniste, che la democrazia è un corpo vivo.

L’attacco che ha ricevuto non la ferma: rivela la paura di chi non accetta che il mondo stia cambiando.

Erika Hilton non è sola. E raccontare la sua storia — anche dall’Italia — significa scegliere da che parte stare: dalla parte della dignità, della memoria, della giustizia.

Sulla nomina di Erika Hilton e il suo discorso dell’11 marzo

  • Agência Brasil – copertura istituzionale del discorso e della nomina

  • Jornal de Brasília – analisi politica e reazioni parlamentari

  • Metro1 – estratti del discorso e dichiarazioni ufficiali

  • D24am – focus sulle priorità della Commissione e sul fenomeno “red pill”

  • Alma Preta Jornalismo – approfondimenti sulla rappresentanza nera e trans nel Parlamento.

  • Queste fonti sono state selezionate per garantire accuratezza, pluralità e affidabilità, mantenendo uno sguardo critico e rispettoso verso le comunità coinvolte. Sono strumenti utili per comprendere la complessità del momento storico che il Brasile sta attraversando — un momento che parla anche a noi, alle nostre democrazie e alle nostre responsabilità.

  • — vanessa mazza TLGBQI+

Nessun commento: