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sabato 14 marzo 2026

Washington restringe i visti: il “sesso biologico alla nascita” mette a rischio la vita delle persone trans


USA: la nuova norma sul “sesso biologico alla nascita” mette a rischio le persone trans nei processi migratori

Negli Stati Uniti è stata finalizzata una nuova norma federale che obbliga chiunque richieda un visto, un passaporto o l’ingresso nel Paese a dichiarare esclusivamente il sesso assegnato alla nascita. Una misura che, secondo avvocati e attivisti, colpisce in modo diretto e sproporzionato le persone transgender e non binarie.

La norma, formalizzata l’11 marzo, nasce con l’obiettivo dichiarato di “combattere le frodi” nei programmi migratori. Ma la sua applicazione pratica apre scenari molto più ampi: il Dipartimento di Stato ha confermato che il requisito del “sesso biologico alla nascita” si estende a tutte le domande di visto, non solo alla Diversity Visa, la cosiddetta “lotteria della green card”.
Cosa cambia concretamente

Le persone trans devono indicare il sesso assegnato alla nascita, anche se i loro documenti legali riportano un genere diverso.

Qualsiasi discrepanza può essere considerata frode.

Una domanda può essere respinta o invalidata anche dopo l’ingresso negli Stati Uniti.

Il requisito si applica ora a tutti i visti, non solo alla lotteria.

I passaporti USA non riconoscono più il marker “X” e non accettano autodichiarazioni di genere.
Un rischio concreto per le persone trans

Secondo avvocati per i diritti civili, questa norma crea un meccanismo che permette al Dipartimento di Stato di:

squalificare domande di persone trans anche se i loro documenti sono perfettamente legali nel Paese d’origine;

revocare visti già concessi;

segnalare discrepanze come “frode intenzionale”.

Il rischio è particolarmente alto per le persone trans provenienti da Paesi dove aggiornare i documenti è difficile o impossibile.
Il ruolo dell’ICE

La nuova norma fornisce anche una giustificazione aggiuntiva per l’ICE, l’agenzia federale per l’immigrazione, che può:

fermare persone trans sulla base di discrepanze documentali;


considerare “sospetta” qualsiasi divergenza tra identità di genere e sesso alla nascita;


esercitare ampia discrezionalità nei controlli.

Le persone trans appartenenti a minoranze razziali sono, come sempre, le più esposte.
Un contesto politico ostile

La norma arriva in un momento in cui negli Stati Uniti sono state presentate centinaia di proposte di legge anti‑LGBTQIA+, molte delle quali mirate direttamente alle persone trans: accesso alla sanità, sport, documenti, spazi pubblici, istruzione.

In questo quadro, la nuova politica migratoria non è un episodio isolato, ma parte di una strategia più ampia che mira a restringere diritti e visibilità.

La norma sul “sesso biologico alla nascita” non è un dettaglio tecnico: è un dispositivo politico che può escludere, punire e mettere a rischio persone trans che cercano di entrare o vivere negli Stati Uniti. Un cambiamento che avrà conseguenze reali, soprattutto per chi non ha protezioni legali nel proprio Paese d’origine.

📌 Fonte: USCIS – “USCIS Updates Policy to Recognize Two Biological Sexes”

— vanessa mazza TLGBQI+

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