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martedì 10 febbraio 2026

. Giappone queer — vite trans a Shinjuku tra archivio fotografico e cinema d’avanguardia


(Funeral Parade of Roses, Katsumi Watanabe e la storia che non ci hanno raccontato)

Nel cuore della Tokyo degli anni ’60, tra vicoli illuminati al neon e bar che non chiudevano mai, esisteva un mondo che la storia ufficiale ha quasi completamente ignorato: quello delle donne trans e delle persone queer che animavano Shinjuku. Le loro vite, i loro gesti quotidiani, la loro presenza ostinata e luminosa emergono oggi grazie a due fonti preziose: il film sperimentale Funeral Parade of Roses (1969) e le fotografie di Katsumi Watanabe, recentemente colorizzate e condivise da Retrosspection su Instagram .

Queste immagini non sono semplici documenti estetici: sono frammenti di una storia di autodeterminazione trans che il Giappone ha vissuto per un breve, intensissimo momento a metà del Novecento.

Un periodo breve, ma rivoluzionario (1950–1965)

Secondo la ricercatrice Eli Erlick, il Giappone conobbe un vero e proprio “heyday” di autodeterminazione trans nel dopoguerra. Tra il 1950 e il 1965, diverse cliniche offrirono interventi chirurgici di affermazione di genere, prima che il governo li vietasse. È un dettaglio che sorprende chi guarda al Giappone contemporaneo, spesso percepito come più conservatore sul tema.

In quegli anni, però, Tokyo era un laboratorio sociale: modernizzazione, subculture, avanguardie artistiche, movimenti studenteschi. E dentro questo fermento, le persone trans trovavano spazi di relativa libertà, soprattutto nei quartieri notturni.

Shinjuku: bar, comunità e sopravvivenza

Le foto di Watanabe mostrano donne trans che ridono, posano, fumano, lavorano nei bar, camminano per strada. Non sono immagini di marginalità, ma di vita. Tokyo non era un paradiso — discriminazione, precarietà e stigma erano reali — ma le leggi sul “crossdressing” erano meno punitive rispetto a quelle di molti Paesi occidentali.

I bar diventavano così:

luoghi di lavoro,


spazi di comunità,


rifugi temporanei,


palcoscenici di identità ancora senza nome.

È qui che nasce anche il termine “gay boy”, oggi obsoleto e problematico, usato all’epoca per indicare donne trans in un contesto linguistico che non aveva ancora parole adeguate. Il post lo segnala esplicitamente, ricordandoci quanto il linguaggio possa essere un’arma o una carezza.

Funeral Parade of Roses: un capolavoro queer

Il film di Toshio Matsumoto, girato nel 1969, è un’opera radicale che segue la vita di Eddie, una donna trans che lavora in un bar gay di Tokyo. È cinema d’avanguardia, psichedelico, frammentato, influenzato dalla Nouvelle Vague. È anche un documento prezioso: mostra la scena queer di Shinjuku dall’interno, con una delicatezza e una complessità rarissime per l’epoca.


Molti critici sostengono che abbia influenzato A Clockwork Orange di Kubrick. Ma soprattutto, ha dato un volto e una voce a persone che il cinema mondiale ignorava.

Katsumi Watanabe: l’occhio che non giudica

Watanabe fotografò la vita notturna di Shinjuku per decenni: drag queen, sex workers, yakuza, artisti, outsider. Le sue immagini non cercano il sensazionalismo: cercano la presenza. E oggi, grazie alla colorizzazione, quelle figure sembrano ancora più vicine, più vive, più contemporanee.

Katsumi Watanabe 1970

Guardarle significa riconoscere una genealogia queer che non ci è stata insegnata.

Perché questa storia ci riguarda oggi

Perché dimostra che le persone trans non sono un fenomeno recente, né occidentale, né “moderno”. Perché mostra momenti di libertà anche in contesti difficili. Perché ci ricorda che la lingua può cancellare o restituire dignità. Perché queste immagini — donne che ridono, che si truccano, che camminano insieme — sono atti di resistenza.

E perché, come scrive una persona nei commenti del post, “we’ve always been around, we’re always going to be around. End of story.”

Tokyo negli anni ’60 non era un’utopia, ma era un luogo dove, per un attimo, la vita trans poté fiorire in modi inaspettati. Oggi, guardando queste foto e rivedendo Funeral Parade of Roses, possiamo restituire a quelle persone ciò che la storia ha tolto: nome, spazio, memoria.

E possiamo continuare a raccontare — con cura, con precisione, con amore — le loro storie e le nostre.


La vita delle persone trans in Giappone oggi

Le persone trans in Giappone vivono una realtà mista, fatta di spazi di libertà nelle grandi città ma anche di leggi ancora molto restrittive.
🌈 Diritti e legge

Il cambio legale di genere è regolato da una legge del 2003, considerata tra le più dure dei Paesi sviluppati.

Richiede ancora diagnosi psichiatrica e altri requisiti molto invasivi.

Nel 2023 la Corte Suprema ha dichiarato incostituzionale l’obbligo di sterilizzazione, ma la legge non è stata ancora completamente aggiornata.
 Vita quotidiana

A Tokyo, Osaka e Fukuoka molte persone trans vivono con maggiore tranquillità.

Esistono comunità attive, soprattutto a Shinjuku Ni-chōme, il quartiere LGBTQ+ più grande dell’Asia.

Sul lavoro e a scuola, però, molte persone evitano il coming out per paura di discriminazioni.
 Accesso alla salute

Le terapie ormonali sono disponibili.

Gli interventi chirurgici esistono ma sono costosi e spesso non coperti dal sistema sanitario.

Il percorso resta molto medicalizzato.
Cultura e comunità

La comunità trans giapponese è viva, creativa e organizzata.

Ci sono associazioni, festival, cinema queer, club e spazi comunitari.

Alcune figure trans sono molto amate dal pubblico, segno di una crescente visibilità.

✨ Il Giappone è un Paese in cambiamento: la legge è indietro, la società è a metà, la comunità è forte. Le persone trans vivono tra ostacoli strutturali e spazi di libertà che si stanno lentamente ampliando.




luce & — vanessa mazza TLGBQI+

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