
Família em conserva”: quando il carnevale smaschera ciò che la retorica vuole tenere chiuso.
Una metafora dal carnevale brasiliano che ci costringe a guardare sotto il coperchio.
Nel carnevale di Rio de Janeiro, l’Acadêmicos de Niterói ha portato in scena una sfilata che è molto più di un’esibizione artistica. È un atto di memoria, una denuncia e un gesto politico. Omaggiando Lula da Silva mentre è ancora in vita, la scuola ha ripercorso gli ultimi anni della storia brasiliana: dalla destituzione di Dilma Rousseff al governo Bolsonaro, fino alla vittoria elettorale di Lula e al tentativo di golpe fallito nel gennaio 2023.
Tra le immagini più potenti della sfilata, una ha catturato l’attenzione del pubblico e dei media: la “família em conserva”, la famiglia tradizionale rappresentata come una latta perfettamente etichettata, sorridente, immacolata. Una latta che però, appena osservata da vicino, mostra crepe, ombre, parole che emergono dal bordo del coperchio: controllo, silenzio, potere.
La latta conserva ciò che non respira, ciò che non evolve, ciò che resta chiuso. È il simbolo perfetto di una retorica che difende un unico modello familiare come se fosse un dogma, mentre allo stesso tempo nasconde tutto ciò che non si vuole vedere:
la violenza di genere,
il femminicidio,
il disprezzo per l’immigrato,
il razzismo,
le discriminazioni quotidiane,
le guerre e i genocidi negati o minimizzati,
le famiglie “bastarde” che non trovano spazio nel racconto dominante,
il vietare agli altri ciò che si pratica di nascosto.
La latta diventa così un dispositivo ideologico: un contenitore rigido che promette purezza, ma che, una volta aperto, rivela ciò che la società preferisce non nominare.
L’arte che non addormenta
Come ricorda la militante Dona Irene Martínez, “l’arte non è fatta per addormentare le coscienze, ma per svegliarle”. La scuola di samba non inventa il conflitto: lo illumina. Non crea l’ipocrisia: la espone. E proprio per questo ha generato reazioni furiose. Chi si sente colpito preferisce attaccare la rappresentazione invece di interrogarsi sul contenuto.
Uno specchio anche per l’Italia
In Italia, la retorica della “famiglia tradizionale” è spesso presentata come un valore assoluto, un pilastro identitario. Ma raramente ci si chiede cosa questa retorica serva a nascondere. La metafora della latta ci invita a guardare dentro: a interrogarci su ciò che viene conservato, su ciò che viene escluso, su ciò che viene silenziato.
La famiglia non è un monumento da difendere, ma una realtà complessa da osservare con onestà. E l’arte — anche quella carnevalesca — può diventare uno specchio lucidissimo delle nostre contraddizioni.
Scrivo queste righe da un divano di San Giuliano, mentre fuori piove e il mondo sembra andare all’indietro. E forse è proprio per questo che la metafora della “famiglia in latta” mi colpisce così profondamente: perché parla anche di noi, delle nostre retoriche, dei nostri silenzi. Parla di ciò che scegliamo di non vedere, di ciò che preferiamo conservare chiuso, immobile, immutato, anche quando fa male.
Il carnevale brasiliano, con la sua forza popolare e la sua memoria viva, ci ricorda che l’arte può ancora aprire crepe, far entrare aria, costringerci a guardare dentro il coperchio. E forse è questo il compito più urgente oggi: non difendere etichette, ma ascoltare ciò che da quelle crepe prova a uscire. Perché è lì, in ciò che non vogliamo vedere, che si nasconde la possibilità di cambiare davvero.
Vanessa Mazza – TLGBQ+
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