La Corte Suprema del Cile ha respinto il ricorso presentato da Claudio Andrés Hornig Weisser, figura nota per aver diffuso teorie pseudoscientifiche sulle cosiddette “terapie riparative” dell’omosessualità. Hornig accusava il Movimento di Integrazione e Liberazione Omosessuale (Movilh) e il canale televisivo Chilevisión di aver diffuso contenuti “denigratori” e di aver travisato le sue dichiarazioni.
Nella sentenza, datata 6 gennaio 2026, la Corte Suprema ha stabilito che tanto l’organizzazione LGBT quanto il mezzo di comunicazione hanno agito nell’ambito della libertà di espressione e del giornalismo investigativo, rigettando l’idea che le loro pubblicazioni costituissero atti illegali o arbitrari. La decisione annulla così una precedente sentenza della Corte d’Appello di Santiago, che aveva ordinato la rimozione dei contenuti critici.
Il caso trae origine da un video pubblicato dal Movilh nel febbraio 2024, in cui l’organizzazione denunciava pubblicamente le affermazioni di Hornig: secondo lui, l’omosessualità deriverebbe da “madri narcisiste e autoritarie” e dalla “mancanza della figura paterna”, e potrebbe essere “curata” tramite pratiche come le costellazioni familiari.
La sentenza della Suprema rappresenta un precedente importante nella tutela dei diritti umani e nella difesa del giornalismo libero in Cile. Dal 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce l’omosessualità come una variazione naturale della sessualità umana, non una malattia e non un disturbo da trattare.
Fonti consultate: comunicato del Movimento di Integrazione e Liberazione Omosessuale (Movilh) relativo alla sentenza della Corte Suprema del Cile.
— vanessa mazza TLGBQI+
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