L’aggressione subita dall’arbitro tedesco Pascal Kaiser non è un episodio isolato. È il sintomo di un clima che, in Europa, continua a rendere la visibilità LGBTQIA+ un atto di coraggio e, troppo spesso, un rischio.
Kaiser, una settimana dopo aver chiesto pubblicamente al suo compagno di sposarlo in uno stadio, si è ritrovato con l’indirizzo di casa diffuso online, minacce crescenti e un’aggressione da parte di tre uomini. Quando ha cercato protezione, la risposta ricevuta è stata che “non c’era pericolo immediato”. Una frase che pesa come una sentenza: la violenza è reale, ma la tutela istituzionale resta intermittente.
Un caso che parla di molti altri
La storia di Kaiser si inserisce in una lunga scia di episodi che mostrano quanto lo sport europeo sia ancora attraversato da ostilità verso chi rompe il silenzio sull’orientamento sessuale.
Josh Cavallo (2021–2023)
Il calciatore australiano, primo giocatore professionista in attività a fare coming out, ha ricevuto minacce di morte e insulti costanti, soprattutto durante le partite internazionali. La sua visibilità ha aperto una strada, ma ha anche mostrato quanto sia fragile la sicurezza di chi parla apertamente.
Jakub Jankto (2023)
Il centrocampista ceco, dopo il coming out, ha raccontato di aver subito pressioni, insulti e isolamento. La sua scelta di continuare a giocare senza nascondersi è stata definita “coraggiosa”, ma il fatto stesso che serva coraggio dice tutto.
Il caso dei giocatori della Bundesliga (2022–2024)
In Germania, diversi calciatori hanno dichiarato di non sentirsi sicuri nel fare coming out. La campagna “#IhrKönntAufUnsZählen” (“Potete contare su di noi”) ha raccolto il sostegno di centinaia di professionisti, ma nessun giocatore di prima divisione ha ancora fatto il passo. Il timore di perdere sponsor, carriera o sicurezza personale resta altissimo.
Le aggressioni ai tifosi LGBTQIA+ negli stadi europei
Dalla Premier League alla Serie A, dagli stadi tedeschi a quelli dell’Europa dell’Est, le organizzazioni antidiscriminazione continuano a registrare episodi di violenza, cori omofobi e intimidazioni. Molti club hanno introdotto protocolli, ma l’applicazione è discontinua e spesso lasciata alla sensibilità dei singoli steward.
Il nodo centrale: la visibilità come rischio
Il caso Kaiser è emblematico perché mostra un meccanismo preciso:
Una persona LGBTQIA+ si rende visibile.
Una parte della società reagisce con violenza.
Le istituzioni minimizzano o intervengono tardi.
Questo schema non riguarda solo lo sport, ma nello sport diventa più evidente: luoghi di massa, identità collettive, dinamiche di potere, esposizione mediatica.
Quando un arbitro, un calciatore o un allenatore decide di vivere apertamente, non dovrebbe diventare un bersaglio. E invece accade ancora troppo spesso.
Perché raccontarlo è necessario
Rendere pubblici questi episodi non significa alimentare paura, ma rompere il silenzio che protegge l’odio. Ogni volta che un’aggressione viene minimizzata, si manda un messaggio chiaro: la sicurezza delle persone LGBTQIA+ è negoziabile.
Non lo è. Non dovrebbe esserlo. E non possiamo permettere che lo diventi.
Il caso di Pascal Kaiser non è solo cronaca: è un monito. E raccontarlo è un atto di responsabilità civile.
— Vanessa Mazza TLGBQI+


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