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venerdì 6 febbraio 2026

La farsa della moralità: quando il potere culturale si traveste da coscienza

J.K. Rowling 

Negli ultimi anni, J.K. Rowling è diventata una delle figure più controverse del panorama culturale globale. Non per la sua produzione letteraria, ma per l’uso politico della sua immagine pubblica. Le sue posizioni ostili verso le persone trans hanno trasformato la sua voce in un megafono per movimenti conservatori e gruppi della destra radicale, che hanno trovato in lei una testimonial “rispettabile” per legittimare agende escludenti.

Il recente clamore mediatico legato ai documenti del caso Epstein — nonostante l’assenza di prove che la colleghino direttamente al finanziere — ha rivelato qualcosa di più profondo: la fragilità strutturale della moralità performativa di certe celebrità. Basta un’ombra, un’informazione mal interpretata, un dettaglio decontestualizzato, perché la loro immagine “etica” crolli. Non perché emergano nuovi crimini, ma perché la credibilità era già incrinata dalle loro scelte politiche.

Rowling, negli ultimi anni, ha scelto di usare la sua influenza per attaccare i diritti delle persone trans, alimentando narrazioni che negano la legittimità delle identità di genere e diffondendo paure costruite. Una donna che, invece di ampliare lo spazio della solidarietà, ha tradito il genere, trasformando il corpo in frontiera anziché in alleanza. E quando una figura pubblica costruisce la propria immagine su una moralità selettiva, il terreno sotto i piedi diventa inevitabilmente instabile.

Il punto non è il caso Epstein. Il punto è ciò che questo episodio rivela: la maschera della moralità cade sempre quando è costruita contro qualcuno. Quando la propria “coscienza” serve a colpire i più vulnerabili, non è coscienza: è potere travestito da virtù.

Il caso Rowling è solo uno dei tanti esempi di un fenomeno più ampio: celebrità che predicano purezza mentre finanziano o amplificano ideologie reazionarie; figure pubbliche che si proclamano difensori della verità mentre attaccano minoranze già marginalizzate; un discorso pubblico che tollera la violenza simbolica ma si scandalizza solo quando emergono ombre più grandi.

Eppure, la verità è semplice: chi tradisce la solidarietà umana non può sostenere a lungo il peso della propria maschera morale.

— vanessa mazza TLGBQI+

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