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lunedì 20 luglio 2026

🚨 L'ITALIA A FACCIA IN GIÙ: SE MORIRE PER MANO DELLA POLIZIA DIVENTA CRONACA QUOTIDIANA

Un fermo immagine tratto dai video diffusi in rete che mostrano le fasi dell'immobilizzazione a terra di Abderrahim Fakir in via Italo Svevo a Bologna, il 19 luglio 2026. (Foto: Frame da video amatoriale / Social)

Il video che circola in queste ore sui social toglie il fiato. Un uomo bloccato a terra, prono sull’asfalto, schiacciato dal peso di due agenti di Polizia. Le sue grida strazianti, «Aiuto, basta, basta!», interrompono il silenzio del pranzo della domenica nel quartiere Pilastro di Bologna. Poi, il silenzio definitivo.
Abderrahim Fakir, 42 anni, residente a Sasso Marconi, è morto così il 19 luglio 2026. Un evento drammatico, documentato sia dai cellulari dei residenti sia dai filmati shock pubblicati da ANSA. Un episodio che ci catapulta violentemente in una realtà distopica, dove tecniche di contenimento letali sembrano essere diventate la macabra normalità sulle nostre strade.

⛓ I 39 minuti della bodycam: i fatti oggettivi al vaglio della magistratura
Per evitare speculazioni e respingere ogni tentativo di contestazione, la ricostruzione poggia sui dati ufficiali dell'inchiesta aperta dal Procuratore Capo di Bologna e dal pm Domenico Ambrosino:
  • Il fascicolo: La Procura ha iscritto il procedimento con il "Modello 45 bis" (atti relativi a fatti nei quali si accertano eventuali condotte colpose). Sotto la lente della magistratura ci sono sei persone: due agenti della Polizia di Stato e quattro operatori sanitari del 118.
  • Il filmato integrale: La prova regina non è solo il video amatoriale del cittadino, ma il contenuto integrale delle bodycam dei poliziotti, già acquisito formalmente dagli inquirenti. Le telecamere di servizio hanno registrato l'intero sviluppo dell'azione, quantificato in 39 minuti esatti dall'arrivo della pattuglia fino all'arresto cardiaco dell'uomo.
  • La dinamica certificata: Fakir si trovava in via Italo Svevo in forte stato di agitazione. Ha subìto prima la contaminazione da spray al peperoncino e poi un blocco forzato a terra in posizione prona per impedirne i movimenti. Come evidenziato dai dettagli dell'inchiesta pubblicati da Sky TG24, le urla d'aiuto si sono trasformate in lamenti prima che sopraggiungesse la perdita di coscienza. 
🧠 Sicurezza o Sanità? Didattica di un fallimento sistemico
Il caso di Abderrahim Fakir solleva un problema strutturale enorme: la totale e fallimentare sovrapposizione tra gestione dell'ordine pubblico e gestione del disagio sociale o psichico. Quando una persona attraversa una crisi emotiva o vive uno stato di forte alterazione, la risposta dello Stato non può essere di natura militare.
Dal punto di vista didattico, è necessario comprendere la differenza tra due approcci radicalmente opposti:
  • L'approccio securitario (repressivo): Tratta il soggetto in agitazione come una minaccia criminale da neutralizzare. Si ricorre subito a strumenti di coercizione fisica e all'immobilizzazione prona. Quest'ultima è una tecnica pericolosissima, scientificamente correlata al rischio di asfissia posturale, soprattutto in soggetti con battito cardiaco accelerato o sotto l'effetto di sostanze.
  • L'approccio socio-sanitario (de-escalation): Riconosce lo stato di alterazione come un'emergenza medica o psichiatrica. Prevede l'intervento immediato di personale sanitario specializzato e di mediatori capaci di contenere la crisi verbalmente, riducendo gli stimoli di stress per evitare lo scontro fisico.
In Italia, i tagli sistemici ai servizi sociali e alla sanità pubblica hanno trasformato le forze dell'ordine nell'unico "pronto soccorso" disponibile sul territorio. Il risultato è che agenti non formati a gestire la fragilità psicologica intervengono con logiche di scontro su corpi già vulnerabili.
📉 Una deriva autoritaria che non possiamo accettare
Il "Privilegio Bianco" e la giustizia a due velocità si mostrano chiaramente anche qui. Solo pochi giorni fa, l'opinione pubblica e la politica di governo difendevano e chiedevano la grazia per la violenza privata del gioielliere Mario Roggero, condannato in via definitiva per duplice omicidio volontario. Oggi, davanti a un cittadino di origini straniere che muore soffocato sull'asfalto gridando aiuto, la stessa politica si stringe nella difesa corporativa della divisa, parlando di "sciacallaggio" prima ancora dell'esito dell'autopsia.
Non possiamo abituarci a vedere le immagini di Minneapolis riprodotte sotto i portici di Bologna. Uno Stato di diritto si misura da come tratta i corpi degli ultimi, dei fragili, di chi si trova in un momento di estrema vulnerabilità. Finché la violenza sarà l'unica risposta al disagio, nessuno di noi sarà davvero al sicuro.
💬 ORA DICCI LA TUA NEI COMMENTI:
  • Secondo te, è accettabile che lo Stato risponda a una crisi di disagio psicologico o alterazione con tecniche di contenimento militare anziché con un protocollo sanitario di de-escalation?
  • Credi che le forze dell'ordine italiane ricevano una formazione adeguata per distinguere un criminale pericoloso da una persona fragile in preda a un forte stato di alterazione?
  • Come possiamo, come società civile, pretendere che le istituzioni locali e sanitarie tornino a occuparsi del territorio per evitare che queste tragedie vengano delegate interamente alle divise?
— Vanessa Mazza, TLGBQI+
📌 Fonti consultate e approfondimenti giornalistici:

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