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martedì 14 luglio 2026

🌈🔥 Il tradimento del privilegio e la rinascita di un mito: dopo 60 anni la verità di Tulio Carella torna a fare paura

Fotografia in bianco e nero del 1956 che ritrae il drammaturgo argentino Tulio Carella in camicia bianca mentre si annoda la cravatta scura guardando di lato.
: Tulio Carella a Buenos Aires nel 1956, l'anno della pubblicazione di "Tango. Mito y esencia". Un'immagine diventata simbolo della sua magnetica modernità. 🌈🔥

Nel 1956 la foto-simbolo di un’eleganza magnetica. Nel 1968 la censura e il carcere in Brasile per il romanzo clandestino Orgía. Oggi, il recupero editoriale in lingua originale restituisce giustizia a un’icona della nostra genealogia queer.

Ci sono frammenti di storia che il patriarcato e le dittature tentano di seppellire con ogni mezzo, terrorizzati dalla loro carica sovversiva. Ma la memoria storica non è un archivio polveroso: è un’arma politica, e prima o poi i nodi tornano al pettine.

🌈🔥 1956: La promessa clandestina di un volto

In questi giorni, sui canali dell’attivismo letterario e queer, è tornata a circolare con la forza di un incendio una splendida fotografia del 1956. Ritrae il drammaturgo, saggista e intellettuale argentino Tulio Carella in tutta la sua sfrontata, fiera e modernissima bellezza.

Quello scatto, realizzato a Buenos Aires proprio nell’anno in cui Carella pubblicava il suo saggio politico Tango. Mito y esencia, sembrava contenere una promessa clandestina: la promessa di un uomo che, di lì a poco, avrebbe abbandonato la fortezza del privilegio maschile ed eteronormativo per bruciare la propria vita nei margini del desiderio.

🔥 1968: Il confino della carne e lo scandalo di Recife

Copertina del libro Orgía di Tulio Carella, edizione Mansalva. Sullo sfondo color seppia c'è il profilo dello scrittore e sopra spicca il titolo "ORGÍA" in lettere grandi di colore rosa.

  • La copertina ufficiale di "Orgía" (Editorial Mansalva), la prima storica traduzione in lingua spagnola dei diari clandestini di Carella a Recife.

Il vero cortocircuito intimo e politico si consuma nel 1960.

Carella si trasferisce a Recife, nel nord-est del Brasile, per insegnare teatro. È in quel porto carnale, tra i corpi non conformi e la violenza strutturale di una società classista e razzista, che l’intellettuale borghese crolla e si risignifica.

Sotto lo pseudonimo di Lucio Ginarte, Carella affida alle pagine di un diario intimo la cronaca febbrile, esplicita e militante dei suoi incontri homoerotici. Nel 1968, quel materiale incandescente diventa un caso letterario dirompente: viene pubblicata in Brasile la prima edizione in portoghese di Orgía, un romanzo che ficcionalizza quei diari e squarcia il velo di ipocrisia della sociologia sudamericana.

La risposta del potere fu immediata e spietata. Carella subì la persecuzione del regime militare brasiliano, l’arresto, il carcere e la tortura. Il libro fu messo all’indice, censurato, ricacciato nell’ombra della clandestinità.

📚 Mansalva e l’archeologia queer: la rinascita di Orgía

Ma i corpi e le parole che hanno fatto la rivoluzione non si cancellano. A distanza di quasi sessant’anni da quella brutale censura, la giustizia letteraria ha finalmente fatto il suo corso.

L’innovativa casa editrice argentina Mansalva ha pubblicato per la prima volta la traduzione ufficiale in spagnolo di Orgía, recuperando il testo direttamente dai manoscritti originali dell’autore.

Non si tratta di una semplice operazione editoriale per collezionisti. Questa pubblicazione è un vero atto di insubordinazione politica: restituire la voce a Tulio Carella nella sua lingua natia significa strapparlo dalle mani dei carnefici e ricollocarlo nel posto che merita — quello di una madre putativa e di un padre ribelle della nostra cultura trans, travesti e omosessuale globale.

✊🏾🌈 Dalla periferia alla barricata

Quando oggi guardiamo quel volto del 1956, incorniciato dagli emoji dell’orgoglio (🌈🔥), capiamo che la lotta delle persone queer non è una moda passeggera, ma una tradizione antica, radicata e feroce.

Carella ha pagato con la vita e l’esilio il diritto all’autenticità. Dalle Travestis di Rio de Janeiro ai Femminielli dei Quartieri Spagnoli di Napoli, il filo rosso della resistenza non si spezza.

Tulio Carella ha usato la sua penna per smantellare la cultura del possesso patriarcale. E noi, dalle pagine di questo blog e dalle piazze del nostro attivismo, continueremo a difendere quella stessa identica barricata.

Non arretreremo di un millimetro. Ieri, oggi, sempre. ✊🏾🏳⚧🏳🌈

— vanessa mazza TLGBQI+

Le fonti ufficiali dell'articolo:

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