
Quando un Paese sceglie la dignità: Botswana e arcobaleno insieme per celebrare l’abrogazione delle leggi coloniali contro le persone LGBT+.
Il Parlamento elimina dal Codice Penale le norme introdotte dall’Impero britannico che punivano i rapporti tra persone dello stesso sesso. Una vittoria giuridica, storica e decoloniale.
Un passo storico: il Botswana chiude un capitolo coloniale
Il Botswana ha compiuto un gesto di enorme portata simbolica e politica: ha eliminato dal proprio Codice Penale le sezioni che criminalizzavano i rapporti consensuali tra adulti dello stesso sesso. Si trattava delle sezioni 164(a) e 164(c), introdotte in epoca coloniale britannica e rimaste in vigore per decenni, con pene fino a 7 anni di carcere.
Queste norme non erano africane. Non appartenevano alla cultura del Botswana. Erano strumenti di controllo imposti dall’amministrazione coloniale, pensati per disciplinare i corpi e le identità.
Dalla sentenza del 2019 alla riforma del 2026
Il percorso è iniziato nel giugno 2019, quando l’Alta Corte del Botswana ha dichiarato incostituzionale la criminalizzazione dell’omosessualità, affermando che violava dignità, privacy e uguaglianza. Nel novembre 2021, la Corte d’Appello ha confermato la decisione.
Ma, nonostante le sentenze, le norme erano rimaste materialmente scritte nel Codice Penale. La loro presenza continuava a generare stigma, paura, discriminazione e ostacoli nell’accesso alla salute.
Con la riforma approvata nel marzo 2026, il Parlamento ha finalmente cancellato quelle parole dal testo di legge. Un atto necessario, atteso, liberatorio.
Una vittoria per i diritti umani e per la decolonizzazione
La rimozione delle norme coloniali è molto più di un aggiornamento tecnico: è un atto di decolonizzazione giuridica. Significa dire, come Paese: questo non ci appartiene più.
Le associazioni locali, in particolare LEGABIBO, hanno definito la riforma “un passo fondamentale per la dignità delle persone LGBT+”, ricordando che la criminalizzazione — anche se non più applicabile — alimentava violenze, ricatti e discriminazioni.
Il Botswana si conferma così uno degli Stati africani più avanzati in materia di diritti LGBT+:
2010: divieto di discriminazione sul lavoro per orientamento sessuale
2017: possibilità di cambiare genere sui documenti
2019–2021: sentenze che dichiarano incostituzionali le norme anti‑omosessualità
2026: abrogazione formale delle leggi coloniali dal Codice Penale
Un percorso coerente, coraggioso, profondamente politico.
Un messaggio al continente e al mondo
In un’Africa dove molti governi mantengono o irrigidiscono le leggi anti‑LGBT+ di origine coloniale, il Botswana sceglie un’altra strada: quella della dignità, della memoria, della liberazione.
È un messaggio chiaro: le persone LGBT+ non sono un crimine. Non sono un errore. Non sono un’invenzione occidentale. Sono parte viva delle società africane, da sempre.
E oggi il Botswana lo afferma con la forza della legge.
— vanessa mazza TLGBQI+
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