martedì 23 luglio 2013

Legge contro l’Omofobia: eran 400 emendamenti, erano forti e sono morti


Basta fare un salto sul blog di Ivan Scalfarotto, deputato Pd primo firmatario della Legge contro l’Omofobia, per rendersi conto dell’ostruzionismo che la Reazione, (in onore a Peppone e Don Camillo, sembra di stare ancora lì), ha messo in piedi per una legge semplice e laica, che mira a impedire che milioni di cittadini itaiani continuino ad essere impunemente offesi, discriminati, pestati, vilipesi, odiati su commissione.

La riunione del 22 luglio in Commissione Giustizia è stata lunghissima, poi è avvenuto un piccolo miracolo: la proposta di legge entrata in commissione targata PD, Sel, M5S, Scelta Civica ne è uscita targata PD-Pdl. Con un accordo al ribasso per evitare che la discussione in aula prevista per il 26 luglio slittasse ad autunno inoltrato con nuove riunioni di capigruppo… Siamo un paese complicato. Cosa dice il nuovo testo?

Innanzi tutto che c’è una magagna, quella che riguarda le lesioni personali, il tentato omicidio, l’ingiuria, i reati previsti dalla Legge Mancino che prevedono un’aggravante per finalità discriminatorie, che non sono entrati nel nuovo testo, perché per poter discutere la legge il 26 luglio si è dovuto pagare un prezzo. In qualche modo la proposta di legge c’è, si chiamerà “Norme urgenti in materia di discriminazione etnica, razziale, religiosa o fondata sull’omofobia o transfobia” e prevede che diventino reati l’istigazione a commettere o la commissione di atti di discriminazione fondati sull’omofobia o transfobia, l’istigazione a commettere o la commissione di atti di violenza fondati sull’omofobia o transfobia e vieterà ogni organizzazione che abbia tra i propri scopi l’istigazione alla discriminazione o alla violenza fondate sull’omofobia o transfobia, con la novità della pena accessoria di prestare un’attività non retribuita a favore della collettività.
C’è chi è furioso, a ragione, ma per l’Italia è una rivoluzione. Certo ci sono dei dubbi: si è aspettata questa legge per 20 anni, arriva monca e nemmeno si è sicuri del risultato.

Poi ci sono gli antefatti: le Destre integraliste, nascoste dietro varie sigle, che si sono scatenate. Paola Binetti che è riuscita dove non era riuscita fino ad ora dicendo che se si approva la legge “nessun giocatore di calcio potrà essere espulso da una squadra perché gay” cavalcando con intelligenza la fobia del maschio calciatore di essere violentato sotto la doccia: si chiama panico da saponetta. Jung ci ha scritto sopra due tomi da duemila pagine l’uno. Poco noti.
Ci sono gli integralisti simpatizzanti dei francesi del contre mariage pour tous che hanno lanciato una campagna di preghiera alla Vergine perché impedisca l’approvazione della legge.
Tante tra le tante xxxdaggini che sono state dette da vent’anni a questa parte e che continuano a venire ripetute, in un Paese – il nostro – dove la verità è quella che si grida più forte, in una inciviltà dell’ascolto pari soltanto ai decibel che sprigiona certa ignoranza.

In realtà, la legge non impedisce “la libertà di espressione” come il Pdl stava gridando da giorni (ne avevano inventato un’altra, la “moratoria sui temi etici”, considerando i diritti LGTB un tema etico, quando non lo sono, e commettendo un clamoroso autogol: “etico” è un termine così ampio applicabile ad una gamma tanto vasta di italiche questioni – etica finanziaria, etica morale, etica del rispetto, etica della giustizia, etica della politica, tra le altre – da far venir voglia di rispondere loro che la “moratoria sui temi etici” è in vigore da almeno vent’anni e chiudere lí la storia).
Tra i vari ostacoli sul cammino delle Legge quattrocento (400!) emendamenti da discutersi in un giorno. Se si fosse trattato di una finanziaria avrebbero gridato all’ostruzionismo. In questo caso nessuno ha detto niente.

Sta qui, in queste piccole, impercettibile sfumature nel comportamento dei media, nelle assurde idee preconcette sulle persone omosessuali, sulla presunta perdita della libertà d’espressione (ma che persona è quella che ritiene “libertà d’espressione” l’offendere e discriminare un altro essere umano?), sulla perdita del “privilegio” della “normalità” a causa dell’allargamento dei diritti a tutta la società, il vero cancro della società contemporanea.
Una larga parte della popolazione aspetta l’approvazione della Legge, un 60% di Italiani favorevoli alla sua approvazione e contrari alle discriminazioni. Noi, abituati ad essere pragmatici, non ci aspettiamo nulla. Ci aspettiamo cataclismi politici a sinistra se la legge non dovesse passare.

C’aspettavamo – e avevamo ragione – un tentativo di compromesso al ribasso tra i due partiti della Grosse Koalition teso a vanificare gli effetti della legge (“Abbiamo limitato i danni”, diranno quelli del Pdl al loro elettorato). Ci aspettavamo che venisse ignorata la soluzione tanto semplice della maggioranza trasversale (che esiste e che avrebbe, ed ha, i numeri per approvare la Legge) in nome della sopravvivenza del Governo.
Scriveva Victor Hugo nel suo capolavoro I Miserabili: “Che un gatto possa mutarsi in leone (…) non lo credono possibile, tuttavia ció accade, e questo è il miracolo del popolo…”, a dimostrazione che le genti vivono e muoiono, l’essere umano rimane.
GAIAITALIA.COM

C’è poco altro da dire, hanno già detto tutto quelli di Gaiaitalia.com, con cui è sempre un piacere lavorare, discutere, collaborare. A proposito, questo sito web ha appena lanciato i suoi ebook. Il primo, Storie, 5 racconti di Bo Summer’s e Soufiane El Khayat, è scaricabile gratuitamente dal sito ebooks.gaiaitalia.com (che cerca anche autori che vogliano pubblicare: info@gaiaitalia.com).
Aggiungo una cosa sola: se in Italia vince chi urla di più, facciamoci sentire. Tutti, qualsiasi sia il nostro orientamento sessuale, sono in gioco diritti fondamentali dell’umanità. Se volete, fatelo anche da questo blog, dai suoi commenti e dai suoi soliti riferimenti: l’account Twitter DiariodiAdamo, l’hashtag #maipiùomofobia, il mio Facebook, la mia email mgamba@condenast.it.



Di Matteo Gamba. 
Fonte:http://diariodiadamo.vanityfair.it/
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