mercoledì 23 settembre 2015

Vetch: Alla vigilia della sua prima edizione, esclusivamente per opere di scrittori che si identificano come trans.

Vetch, una rivista bi-annuale di poesia e poetica trans, ha recentemente pubblicato il suo primo numero. La rivista ha l’intento di pubblicare opere che mettano in evidenza il modo in cui si plasma il linguaggio, la poesia e le relazioni fra trans. Gli editori Stephen Ira e Kay Gabriel, si sono fatti intervistare dalla stagista Emily Kaufman per discutere, tra le altre cose, di questo periodico online.

Emily: Perché avete creato Vetch?

Vetch: Abbiamo deciso di creare Vetch perché non esistevano riviste dedicate alla poesia trans, e volevamo che ce ne fosse una. Semplicemente questo. Anche THEM Lit pubblica narrativa di autori trans e il NYC Trans Poets Workshop pubblica una fanzine alla quale contribuiscono i suoi membri, e ci piacciono molto queste riviste . (Se state leggendo questo articolo, andate subito a cercarli su Google!). Ma noi volevamo una pubblicazione che, come la maggior parte delle riviste di poesia, desse la possibilità di inviare i propri manoscritti e che pubblicasse solo poesia. E’ un modo per creare spazio per gli scrittori trans nel mondo della poesia.

Emily: Cosa sperate che possa offrire Vetch al pubblico?

Vetch: Chiediamo che ci vengano inviati lavori di “poesie trans nel linguaggio dei trans”, che “non intende essere tradotto in un linguaggio per un lettore cis”. Per ottenere questo scopo concepiamo Vetch come un lavoro di supporto ai poeti trans, che permetta di dialogare principalmente fra trans, e che non abbia la necessità di autenticarsi a un pubblico di cisgender, ricorrendo a una serie di stereotipi limitati e riduttivi. Noi speriamo che Vetch possa aiutare ad ampliare gli orizzonti della poetica trans e grazie alle opere che pubblichiamo, ad incoraggiare la poesia trans scritta con un registro nuovo e attualmente inimmaginabile.

Emily: I media hanno messo sotto i riflettori la cultura trans in diversi modi, inclusi spettacoli come Transparent. Secondo voi perché i media hanno impiegato cosi tanto tempo per mettere in evidenza le questioni dei trans, e come pensate possa cambiare in futuro il volto dei trans nei mezzi di informazione?

Vetch: Al giorno d’oggi è molto comune parlare dell’importanza della visibilità dei trans e della loro rappresentazione nei media correnti. Il fatto è che i trans, soprattutto le donne, sono già molto sovraesposti nella nostra cultura. Pensiamo agli sguardi e alle molestie che i trans donna ricevono per strada, o il modo in cui il corpo dei trans viene scrutato dall'ambiente medico per poter essere idonei a cure salvavita, o le costanti battute dei media che definiscono i trans donna come ripugnanti soggetti per delle battute. Nel 2015, apparentemente l’anno migliore per essere trans in America, sono comunque state uccise 23 trans donna. Quindi questo aumento della visibilità non porta necessariamente a migliori condizioni di vita, soprattutto per quei trans che vivono ai margini della società; la maggior parte dei trans donna uccise erano nere. In futuro, noi speriamo che i trans abbiano una rappresentanza e una capacità di raccontare le nostre storie ai mezzi di informazione sempre maggiore, invece di dover far scrivere sceneggiature e dirigere spettacoli dai cis al posto nostro. Forse questo può portare la discussone oltre la visibilità, in modo da poter fare domande diverse: Quando vediamo dei trans sui media, cosa stanno facendo? La rappresentazione dei trans nei media come ci porta a trattarli nella vita quotidiana? Come spettacoli disgustosi e usa e getta, o come esseri umani tridimensionali a pieno titolo?



Pubblicato September 15, 2015 by augurybooks

Tradotto da Claudia Molinari 

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