martedì 3 giugno 2014

Può un uomo che ha varato delle leggi che limitano la libertà delle persone omosessuali, diventare presidente dell'ONU, un'istituzione in prima linea nelle battaglie contro l'omofobia?

NEW YORK - Polemiche all'Onu dove l'11 giugno il prossimo presidente dell'assemblea generale Sam Kutesa sarà eletto presidente dell'Assemblea Generale. L'elezione è un atto dovuto: Kutesa, che erediterà il posto dall'attuale presidente John Ashe, è il candidato designato dall'Unione Africana a cui spetta l'incarico per il prossimo mandato. Ma è anche il ministro degli esteri dell'Uganda, Paese che solo quattro mesi fa ha scritto nei codici la più severa legge antigay del mondo.

Le Nazioni Unite sono in prima linea nelle battaglie contro l'omofobia: l'ultima iniziativa dell'Alto Commissario per i Diritti Umani è un video a favore dei "gay rights" coreografato da Longi di Slumdog Millionnaire.

Partite dall'Uganda, voci di disapprovazione sono arrivate al Palazzo di Vetro e al Congresso americano. "Sarebbe inquietante vedere il ministro degli esteri di un Paese che ha passato una legge ingiusta e discriminatoria sulla base dell'orientamento sessuale che diventa presidente dell'Assemblea generale dell'Onu", ha detto la senatrice di New York Kirsten Gillibrand mentre in Gran Bretagna l'attivista per i diritti dei gay Peter Tatchell ha fatto appello al governo di David Cameron di intervenire per bloccare la candidatura.

Ad oggi ci sono pochi dubbi che la nomina di Kutesa passi e il successore di Ashe dovrebbe essere eletto, come consuetudine, per acclamazione. Intanto però una petizione su Change.org che fa appello al segretario di Stato John Kerry perché revochi a Kutesa il visto di ingresso e ai paesi membri dell'Onu perché' votino contro il ministro ha ottenuto finora alcune migliaia di firme. L'autore, Milton Allimadi, un giornalista ugandese a New York, ha argomentato che Kutesa "rappresenta l'antitesi di quel che simbolizzano globalmente le Nazioni Unite: pace, sicurezza e tutela dei diritti umani per tutti".

La legge ugandese contro l'omosessualità punisce con l'ergastolo i gay "recidivi", vale a dire le coppie omosessuali che impegnati in una relazione e con sette anni di carcere chi li aiuta a non essere scoperti. Cinque anni di prigione toccano invece a chi promuove l'omosessualità. Come ministro degli esteri, Kutesa ha contribuito a difendere le norme del suo paese a fronte della condanna internazionale sia pure con toni meno violenti del presidente dell'Uganda Yoweri Museveni: "La maggioranza degli africani aborrisce questa pratica", ha dichiarato, aggiungendo che l'omosessualità è "sbagliata e offende la nostra cultura".

Ats Ans
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