Elezioni in Pakistan: la prima volta dei candidati transgender

Islamabad - Sono solo sette, su 23mila, i candidati transgender alle elezioni parlamentari che si terranno l’11 maggio in Pakistan. Una rappresentanza esigua dei circa 500mila 'eunuchi' pakistani che ha però la forza di una rivoluzione nel sistema politico pakistano. Perché è la prima volta che, come indipendenti, si presentano alle urne i rappresentanti di omosessuali, transessuali, travestiti, ermafroditi, uomini castrati. Eunuchi, appunto, che secondo la tradizione pakistana vengono chiamati a ballare ai matrimoni o alle celebrazioni per la nascita di un figlio secondo la credenza che chi è nato sfortunato porterà fortuna. E che ora vedranno i loro nomi nelle liste dei candidati a Karachi, Jehlum, Gujrat e Sargodha, come spiega Almas Boby, presidente della Pakistan Shemale Foundation che difende la comunità transgender pakistana. «Se riusciremo a entrare in Parlamento avremo un trattamento migliore nella società», ha detto.

Ma le chance di essere eletti sono limitate, visto che la maggior parte dei candidati ha risorse finanziarie limitate e la loro campagna elettorale si svolge porta a porta, afferma Boby. Riconosciuti nel 2011 dalla Corte suprema come “terzo sesso”, con tanto di carte d’identità ad hoc e con il riconoscimento del diritto al voto, quella dei transgender è una battaglia a tutela dei diritti umani e contro la violenza. A portarla avanti sono proprio loro, spesso trattati come oggetti sessuali e vittime di abusi, anche da parte degli stessi familiari, spesso impuniti. Costretti ad abbandonare presto la casa paterna e a trovare un modo per guadagnare i soldi necessari a sopravvivere, spesso prostituendosi.

«La gente non crede che possiamo essere corrotti perché non abbiamo né figli, né famiglia - dichiara la candidata indipendente a Sukkur, Sanam Faqeer, contattata da ‘Express Tribune’ - Non abbiamo bisogno di rubare soldi come fanno altri politici per costruirci ville per le nostre generazioni future». «Il mio obiettivo è dare giustizia ai poveri, benessere agli anziani, promuovere la meritocrazia e cancellare la disoccupazione. Una volta eletta, renderò la mia città più pulita e metterò fine al traffico caotico», afferma Faqeer, nata nel 1975 come Essa Gul, da sempre nel mirino dei suoi fratelli per i suoi atteggiamenti effimeri. A 15 anni, alla morte del padre, è stata allontanata da casa e affidata a un esponente di spicco della comunità transgender. Da qui il cambio di nome, la decisione di farsi crescere i capelli, di indossare abiti femminili e di lavorare come prostituta. Nel 2009 ha fondato una struttura per gli eunuchi anziani. Oggi la sua casa è trasformata in un istituto che offre ai transgender la possibilità di usare il computer e la prospettiva di un lavoro più rispettabile.

A farle eco è Resham, che nel Gujrat, al confine con l’India, tenta l’impossibile: sfidare il premier uscente e l’ex ministro della Difesa per un seggio in Parlamento in quello che definisce «un jihad per candidarmi». «I principali partiti politici non hanno ascoltato i problemi della gente», dice mentre conduce la sua campagna contro la povertà e l’inflazione galoppante. «Sono sicura di ottenere oltre 60mila voti», dice Resham, che sostiene di avere l’appoggio delle «donne che sono stufe dei pezzi grossi della politica. Mi hanno chiesto si sconfiggerli». Lo stesso vale per Bindiya Rana, candidata transgender, che quando va a presentarsi porta a porta nei bassifondi di Karachi trova gente che ascolta il suo programma piuttosto che guardare alla sua identità sessuale. Un programma mirato a combattere i reati di strada e le interruzioni di elettricità. «Se vinco, darò voce ai transgender, spesso vittime e umiliate», dice infine Lubna Lal, candidata per l’assemblea provinciaale di Jehlum nel Punjab.

Fonte:http://www.corrierenazionale.it/home/esteri/2013/05/08/news/97536-Elezioni-in-Pakistan-la-prima-volta-dei-candidati-transgender

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