I vescovi contro una risoluzione approvata dal Parlamento Europeo sul rispetto dei diritti umani.


13/12/2012 - Avvenire critica una risoluzione approvata a Strasburgo

Il quotidiano della Cei ‘Avvenire’ critica una risoluzione approvata ieri dal Parlamento Europeo sul rispetto dei diritti umani dell`Ue – col voto contrario del Ppe – che menziona, tra l’altro, l’aborto e le nozze gay. “Atto dopo atto, certi eurodeputati ormai si sono spinti a dare per assodato e indiscutibile ciò che solo pochi anni fa spiccava come la lampante negazione di una civiltà giuridica e degli stessi valori umani sui quali cammina la storia del continente”, scrive il quotidiano della Cei in un corsivo. “Ora invece, per insistenza e abitudine, non suona più stonato alla maggioranza degli eurodeputati l`affermazione che aborto e nozze tra persone dello stesso sesso sarebbero ‘diritti fondamentali dell`Unione’ meritevoli di promozione e di speculari rampogne agli Stati che non li riconoscono come tali. Nel nome di una vuota tolleranza, allergica a ogni pretesa di verità sull`uomo (a cominciare da quella espressa dalla religione cristiana), si impone ai cittadini europei di accettare che la natura umana sia quella codificata nei corridoi di Strasburgo, un`alchimia che mescola le istanze di gruppi minoritari fortemente organizzati in un cocktail di pretese vendute come diritti. Esortare i Paesi europei ad agevolare la soppressione dei bambini non ancora nati e a promuovere i matrimoni gay perché nessuno si senta discriminato vuol dire picconare la struttura portante dei diritti associati alla natura dell`uomo: la vita, la nascita in una famiglia costituita da una donna e un uomo, l`educazione affidata a papà e mamma. Chi si attarda a sostenerlo sarebbe oggi degno del più sdegnato euro­biasimo. E meno male che ci si ferma a questo”.

Fonte (http://www.giornalettismo.com/archives/658063/i-vescovi-contro-aborto-e-nozze-gay-in-europa/ )


Parlamento Ue: non 'toccare' aborto, sì a unioni gay
Approvata risoluzione su diritti fondamentali per 2010 e 201113
 dicembre, 15:03

STRASBURGO - Non limitare l'accesso all'aborto e riconoscere le ''unioni tra persone dello stesso sesso''. Cosi', approvando la relazione sui diritti fondamentali nella Ue per il 2010 ed il 2011, il Parlamento Ue chiede oggi agli Stati membri di intervenire in questi due settori molto discussi. Prima del voto sulla risoluzione, approvata con 308 si', 229 no e 48 astensioni, il Parlamento ha respinto una mozione alternativa presentata dal Ppe, un testo molto piu' 'leggero': 6 pagine contro 43.

Quanto all'aborto, il Parlamento Ue ''esprime preoccupazione per le recenti restrizioni all'accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva in alcuni Stati membri, con particolare riferimento all'aborto sicuro e legale e all'educazione sessuale''. Preoccupazione anche ''per i tagli ai finanziamenti per la pianificazione familiare''. Questo punto e' stato votato a parte ed approvato con 415 si', 169 no e 38 astensioni.

Sul fronte dei diritti delle persone Lgbt, lesbiche, gay, bisessuali e transgender, Strasburgo ritiene che questi ''sarebbero maggiormente tutelati'' se gli Lgtb ''avessero accesso a istituti giuridici quali coabitazione, unione registrata o matrimonio''. Per questo l'Assemblea ''plaude al fatto che 16 Stati membri offrano attualmente queste opportunita' e invita gli altri a prendere in considerazione tali istituti''.

Strasburgo, inoltre, invita i 27 a rispettare pienamente i diritti dei migranti, chiedendo in particolare che vengano previste ''misure alternative alla detenzione'', e critica con forza le espulsioni collettive dei Rom''. Infine, c'e' preoccupazione ''per il deteriorarsi della situazione in materia di liberta' e pluralismo dei media, in particolare della stampa''. Fonte lhttp://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/internetsocieta/2012/12/12/Ue-Parlamento-toccare-aborto-unioni-gay_7944778.html )

Strasburgo: il Parlamento Europeo invita l'Italia a tutelare le unioni omosessuali

Tutelare i diritti fondamentali delle persone lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) attraverso istituti quali "coabitazione, unione registrata o matrimonio".

L'Europarlamento di Strasburgo lancia ai Paesi che non hanno già tali Istituti (11 su 27) un invito a introdurli nei propri ordinamenti, attraverso l'approvazione a larga maggioranza della Relazione sui Diritti Fondamentali nella UE per il 2010-2011.
L'Italia, come è ben noto, è fanalino di coda dei diritti e fa parte di quei paesi cui è rivolto l'invito.

"Siamo ormai in vergognosa solitudine tra gli 11 paesi su 27 a non avere alcuna legge che garantisca pieni diritti alle coppie gay e lesbiche" osserva infatti il Presidente di Arcigay, Flavio Romani.

Ed è diffusa la soddisfazione nel mondo dell'associazionismo lgbt sull'invito del Parlamento Europeo.
Secondo Manuela Loforte, Presidente di Frame, "ancora una volta, in assenza di un impegno politico nazionale, è l'Unione Europea a suonare la sveglia dei diritti fondamentali in Italia".


"La relazione sui diritti fondamentali nell'UE" dichiara Sergio Lo Giudice, storico attivista del movimento, presidente onorario di Arcigay ed esponente del PD, "come ogni anno segnala la protezione inadeguata dei diritti delle persone lgbt e chiede agli Stati membri di dare riconoscimento giuridico alle coppie dello stesso sesso come strumento di contrasto alle discriminazioni. La novità di quest'anno è che anche la nostra Corte di Cassazione, come già prima la Corte Costituzionale, ha chiesto al Parlamento Italiano la stessa cosa. La prossima legislatura dovrà essere quella del pieno riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso: o il Parlamento andrà in questa direzione o sarà costretto ad adeguarsi dai Tribunali italiani ed europei."



Michele Giarratano, avvocato e attivista per i diritti umani




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