'Legalize Love' Google dichiara guerra all'omofobia

Il più grande motore di ricerca mondiale, Google ha annunciato Lunedi, 9 luglio, che inizierà una nuova campagna per i diritti civili delle persone LGBT. La campagna è stata ba-tesata " Legalize Love"che arriverà prima nei paesi più omofobi.

Secondo il direttore della diversità e l'inclusione di Google, Mark Palmer-Edgecumbe, la campagna sarà "concentrata nei luoghi in cui si vive in una cultura omofobica o dove ci sono leggi contro i diritti omosessuali, prima di espandersi verso i paesi più liberali " .

Il progetto inizierà a Singapore e Polonia. "Vogliamo che i nostri dipendenti che sono gay , lesbiche o transgender abbiano gli stesso rispetto anche fuori dei nostri uffici, che siano trattati allo stesso modo che da noi", ha detto Google esecutivo.

Google, che si schiera dalla parti dei diritti. “I diritti di Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender sono diritti umani”.

Google è un’azienda con dipendenti in tutto il mondo e naturalmente tra di loro non mancano gay e lesbiche, e non in tutti i paesi dove risiedono uffici della compagnia gli omosessuali sono ben accetti, anzi: in alcuni sono oltraggiate le loro unioni, ma anche mal vista la loro presenza. Chiaramente questo genera in questi lavoratori malessere, e pertanto assumere o trasferire omosessuali nelle nazioni poco tolleranti è difficile e a volte costoso (può capitare infatti che qualcuno chieda una compensazione economica a fronte di una condizione di vita ritenuta poco piacevole).

La compagnia in realtà è impegnata da molto tempo per i diritti degli omosessuali. Per il tradizionale Gay Pride del mese di Giugno, ad esempio, l’azienda ha fuso il suo logo con la celebri bandiera Arcobaleno, diventata simbolo delle lotte per i diritti gay. “Fino ad oggi nel 2012, 1500 Googlers (utenti di Google, N.d.R.) hanno marciato durante i Gay Pride –sottolineano ancora i portavoce aziendali- tra cui Boston, Chicago, New York, San Francisco, San Paolo, Tel Aviv e Varsavia”.

Google ormai ha un potere economico di indubbio valore. Se le pressioni dell’azienda continueranno è possibile che i governi possano riflettere. A partire dall’Italia, che di certo non brilla per tolleranza sotto questo punto di vista.

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